American psycho

Di

Editore: Bompiani

3.9
(4962)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 438 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Finlandese , Olandese , Catalano , Ungherese , Polacco , Ceco , Portoghese

Isbn-10: 8845245926 | Isbn-13: 9788845245923 | Data di pubblicazione:  | Edizione 14

Traduttore: Pier Francesco Paolini

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Criminalità , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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    485 pagine per sapere qualcosa di più dello psicopatico protagonista che non fossero il suo dress code,il suo cibo,i suoi esercizi in palestra,il palinsesto del suo programma preferito,le sue ossessio ...continua

    485 pagine per sapere qualcosa di più dello psicopatico protagonista che non fossero il suo dress code,il suo cibo,i suoi esercizi in palestra,il palinsesto del suo programma preferito,le sue ossessioni sessuali...troppe per me

    ha scritto il 

  • 5

    sono molto vicino....all'umanità

    "La superficie, la superficie, la superficie, ecco l'unica cosa in cui ciascuno trovava un qualche significato...”
    Non sei un lavoro prestigioso a Wall Street, non sei il contenuto della tua AmEx o de ...continua

    "La superficie, la superficie, la superficie, ecco l'unica cosa in cui ciascuno trovava un qualche significato...”
    Non sei un lavoro prestigioso a Wall Street, non sei il contenuto della tua AmEx o del tuo portafogli preso da Bottega Veneta, non sei il tuo abito Valentino o la tua cravatta Paul Smith, non sei nemmeno i posti che frequenti o le riviste che leggi, non sei la gemma di nulla astrale riflessa nello sguardo degli altri, non sei niente di tutto questo, e questo libro non è una lista dei marchi più chic sul mercato, non è un'accozzaglia di dialoghi tra persone appartenenti ad una generazione malsana, non è un ributtante esempio di violenza e sadismo; questa è solo la superficie, la fredda superficie, l'istintiva superficie; il fermarsi ad essa, credere di poter trovare la chiave di lettura sulla superficie del libro equivarrebbe a replicare lo stesso modus operandi con cui Bateman scruta le persone che frequenta, dal modello di scarpe al taglio di capelli. Semplicemente “American Psycho” non è lì....
    Patrick Bateman è l'uomo destrutturato, è il lato spirituale annientato da uno stile di vita che è in grado di dissipare tutto ciò che è positivo, è l'angelo risucchiato dentro il maelstrom abissale di un culto che fa del Superficiale un dogma primario. Lo sfarzo, i programmi tv, le droghe, il sesso, gli omicidi,la follia fanno da cornice a un vuoto esistenziale terrificante, ad un abisso profondo e radicato, una sorta di astrazione dal reale (ma cosa è rimasto del reale?) in cui dell'uomo che c'era permane solo un male inarrestabile e mai domo, il progresso rievoca la bestia, le barriere crollano, l'uomo torna l'animale selvaggio che è sempre stato e sempre sarà....rimane una vaga idea di Patrick Bateman e questa recensione non ha alcun significato...

    “E anche se non si è trattato in alcun modo di una serata romantica, mi abbraccia con un calore al quale non sono abituato. Sono talmente avvezzo a immaginarmi ogni cosa come succede nei film, a visualizzare la realtà come una serie di eventi che prendono forma sullo schermo, che mi sembra di sentire il commento musicale, e di vedere una cinepresa fare una panoramica dal basso, con i fuochi artificiali che esplodono al rallentatore sopra le nostre teste, l'immagine a settanta millimetri delle sue labbra che si aprono e il successivo sussurro: - Ti voglio, - in Dolby Stereo. Ma il mio abbraccio è freddo e avverto, dapprima confusamente e poi con maggiore chiarezza, che la tempesta dentro di me si sta gradualmente calmando, e quando lei mi bacia sulla bocca il suo gesto mi riporta a una specie di realtà e la spingo via gentilmente. Lei mi guarda spaventata. - Senti, devo andare, - dico, controllando il Rolex. - Non voglio perdermi.... Stupidi Animali Ammaestrati. “

    ha scritto il 

  • 4

    Più che sorprendermi la violenza di Bateman mi ha stupito l'indifferenza del mondo che lo circoda. Gente vacante e superficiale, superficilità incosapevole quindi più gretta e sconcertante. Generazion ...continua

    Più che sorprendermi la violenza di Bateman mi ha stupito l'indifferenza del mondo che lo circoda. Gente vacante e superficiale, superficilità incosapevole quindi più gretta e sconcertante. Generazione completamente marcia. Almeno Bateman ha dalla sua la follia, mentre a loro non resta che una perenne sensazione di inadeguatezza generata da una società che basa i suoi fondamenti sulla competizione e il concetto di dover essere di più, sempre di più, i migliori, perché in fondo noi possiamo e dobbiamo essere qualunque cosa desideriamo... E via con le nevrosi!

    ha scritto il 

  • 5

    Pazzesco

    Patrick Bateman è bello, palestrato, ricco sfondato, pieno di donne ma è anche completamente e totalmente pazzo nonché tossico. Le sua più grandi preoccupazione sono i capelli, i vestiti, i muscoli, ...continua

    Patrick Bateman è bello, palestrato, ricco sfondato, pieno di donne ma è anche completamente e totalmente pazzo nonché tossico. Le sua più grandi preoccupazione sono i capelli, i vestiti, i muscoli, in quale locale alla moda andare a cena o trovare cocaina e con quale "corpoduro" andare a letto. Ha una fidanzata, un'amante e un corollario di donne con cui fare sesso, peccato che poi molte di loro si ritrovino fatte a pezzi non dopo aver sopportato indicibili sevizie e torture. A volte può capitare ad un barbone. A volte ad un animale. Altre volte a uno qualsiasi che gli attraversi la strada. Bateman è così, non riesce a controllarsi e quando gli parte la follia a chi tocca tocca. Un libro pazzesco, completamente fuori di testa che non mi ha concesso lunghe pause dalla lettura. Il personaggio viene fuori un pò per volta, Ellis scopre le carte lentamente ma una volta fatto uscire allo scoperto, Bateman da il meglio di se. Potrebbe essere scoperto più volte, lui stesso ci prova a farsi fermare, confessa, butta li gli omicidi nel mezzo delle conversazioni ma le persone non ascoltano, non guardano, non si soffermano, i suoi amici quando non lo sentono o non gli credono perchè è pazzo e allora lui che fa?! continua......
    Il protagonista, la sua mente, i suoi pensieri intricati, al sua vita mi hanno trascinata in un vortice incredibile. Ipnotico. Magari un pò meno splatter sarebbe stato più digeribile. Consigliato per stomaci forti.

    Avevo tutte le caratteristiche di un essere umano - carne, ossa, sangue, pelle, capelli - ma la mia spersonalizzazione era tanto intensa, era penetrata così in profondo, che non esisteva più in me la normale capacità di provare compassione. Questa era stata sradicata, cancellata del tutto. Io stavo semplicemente imitando la realtà; avevo una vaga somiglianza con un essere umano; solo un’area limitata del mio cervello funzionava ancora. Qualcosa di orribile stava accadendo, ma non riuscivo a capirne il motivo; non riuscivo neppure a capire di che cosa effettivamente si trattasse. L’unica cosa che avesse il potere di calmarmi era il tintinnio dei cubetti di ghiaccio dentro un bicchiere di whisky.

    … c’è un’idea di Patrick Bateman, una sorta di astrazione, ma non esiste un vero e proprio “me”. C’è soltanto qualcosa di illusorio, al mio posto, un’entità che è anche possibile toccare con mano, sennonché io non ci sono. Puoi pure sentire la mia carne a contatto con la tua, e credere che i nostri stili di vita siano comparabili, ma io semplicemente non ci sono. Per me, è diffìcile avere un senso, a qualsiasi livello. Io sono un’invenzione, un’aberrazione. Sono un essere umano incoerente. La mia personalità è appena abbozzata, informe; solo la mia crudeltà è persistente e alligna nel profondo. La mia coscienza, la mia pietà, le mie speranze, sono scomparse molto tempo fa (probabilmente ad Harvard), se mai sono esistite. Non esistono più frontiere da varcare. Sono ormai al di là di ogni cosa. Sono assolutamente indifferente al male che ho fatto. Non me ne importa niente di ciò che ho in comune con i pazzi e gli energumeni, con i viziosi e i maligni. Tuttavia mi tengo ancora saldo a una singola, squallida verità: nessuno è al sicuro, nessuno si salva, non c’è redenzione per nessuno. Comunque, non mi si può biasimare. Si presume che qualsiasi modello di comportamento umano abbia una sua validità. Il male sta in quello che sei? O in quello che fai? La mia pena è costante, acuta, e io non spero in un mondo migliore, per alcuno. Anzi, voglio che la mia pena sia inflitta anche ad altri. Ma anche dopo aver ammesso questo (e io l’ho ammesso innumerevoli volte, pressoché in ogni atto che ho commesso), anche dopo essermi trovato a faccia a faccia con queste verità, non avviene la catarsi. Non acquisto una conoscenza più profonda di me stesso. Nessuna nuova comprensione si ricava da ciò che racconto. Non avevo, non ho nessun motivo per raccontarvi tutto questo. Questa mia confessione non significa assolutamente nulla…

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Una trama avvincente e una scrittura potente, portate avanti nella rischiosa prima persona e al tempo presente.
    Ellis ha totale padronanza della materia e delle tecniche di narrazione e le utilizza co ...continua

    Una trama avvincente e una scrittura potente, portate avanti nella rischiosa prima persona e al tempo presente.
    Ellis ha totale padronanza della materia e delle tecniche di narrazione e le utilizza con grande maestria. Si scopre il nome del protagonista appena a pagina 11 tramite una presentazione. Molti altri tasselli di puzzle, fondamentali per comprendere la storia e per mantenere sospesa l’incredulità (per esempio come fa il protagonista a guadagnare così tanto pur essendo così giovane e senza in apparenza fare alcunché, oppure dettagli sulla sua famiglia o sul comportamento della signora delle pulizie), vengono messi al loro posto solo nella seconda metà del romanzo, e a volte addirittura nelle ultime pagine.
    Patrick Bateman è un personaggio che non si dimentica, costruito alla perfezione, ha una sua pagina su Wikipedia ed è stato citato in numerosi altri romanzi e canzoni. Di grande attualità la sua passione per Donald Trump; come serial killer può essere scoperto innumerevoli volte ma ciò non avviene mai, neppure quando lui stesso confessa i suoi delitti ai suoi colleghi, alle sue donne e persino al suo avvocato, personaggi apparentemente alienati quanto lui. Per decine di pagine non si sospetta nulla della sua doppia vita, poi Ellis, con sapienza e in dosi crescenti, butta lì quasi a caso poche ambigue parole fra le pagine 34-35, dando il primo reale indizio a pagina 91.
    A pagina 470, poi, con quattro parole l'autore cambia magistralmente il senso dell’intero libro.
    Dal punto di vista letterario, il romanzo contiene inoltre molte fonti d’ispirazione, parecchi spunti, innumerevoli idee brillanti. L’ho trovato perfetto sotto tutti i punti di vista. Un capolavoro.
    P.S.: nel romanzo sono presenti molti errori d’ortografia; non è la prima volta che Einaudi toppa in questo senso, tuttavia continuo a trovarlo imbarazzante.

    ha scritto il 

  • 3

    Welcome to Trumpland

    Il classico di Easton Ellis è stato definito come la pietra tombale degli anni '80. Letto oggi, a pochi giorni dall'insediamento alla Casa Bianca dell'eroe del killer psicopatico Patrick Bateman, fa e ...continua

    Il classico di Easton Ellis è stato definito come la pietra tombale degli anni '80. Letto oggi, a pochi giorni dall'insediamento alla Casa Bianca dell'eroe del killer psicopatico Patrick Bateman, fa echeggiare suoni e visioni degli anni nei quali a nato Trump, inteso come brand sociale e culturale.
    Al netto degli inserti porno-horror (scritti in modo piatto e quasi oggettivo), in questo libro ci sono parecchi spunti assolutamente ispirati e rivelatori di cosa è stato (ed è) il consumismo degli yuppies. Le persone non si riconoscono tra loro, tutti sono identici a tutti e nessuno sa davvero chi sieda al tavolo vicino o con chi si stia parlando "C'è qualcuno che vede davvero qualcun altro? Tu mi hai mai visto? Vedersi?". La vittima di Bateman vive ancora a Londra (testimonia l'avvocato), il protagonista stesso viene chiamato in mille modi diversi, lo stesso "presidente eletto" del 2016 e la sua famiglia appaiono e scompaiono come divinità nascoste di questi giovani milionari. (Fantastico l'appuntamento che Patrick inventa per sganciarsi dal detective: "Ho un pranzo con Cliff Huxtable"!)
    Specularmente, gli oggetti del consumo sono identificati senza fallo da Bateman, in ogni loro dettaglio, a partire dall'elemento che dà loro l'esistenza: il brand, la firma, la marca - l'unico criterio di realtà. E non è un caso che l'unica persona che riconosce senza dubbi il killer è un tassista, l'unico uomo medio incontrato in queste 500 pagine - ma non è per una punizione di classe del buon povero contro il malvagio ricco: il tassista vuole solo il suo Rolex, biglietto di entrata per il mondo di egoismo e lusso a cui anch'egli aspira.
    Il processo di frantumazione del reale e totale esplosione dell'identità di Bateman passa per un abile passaggio della narrazione da prima a terza persona, nel pieno dell'evento topico, gli omicidi e l'inseguimento della polizia che sembrano preludere ad una conclusione di questo incubo, mentre invece è solo un altro episodio dell'incubo. Ed il vero finale è invece un dialogo senza più alcun senso, frasi slegate, parole smozzicate "- Yup yup yup yup"

    ha scritto il 

  • 1

    Risparmiate il tempo: prendete un catalogo de La Rinascente con tutte le marche più chic, aggiungeteci la descrizione di qualche omicidio e il gioco è fatto.

    Ma dico, stiamo scherzando? Su oltre 500 pagine almeno la metà sono costituite da elenchi di marche di vestiti (quando me lo dicevano non ci credevo, ho dovuto leggerlo per rendermene conto), l'altra ...continua

    Ma dico, stiamo scherzando? Su oltre 500 pagine almeno la metà sono costituite da elenchi di marche di vestiti (quando me lo dicevano non ci credevo, ho dovuto leggerlo per rendermene conto), l'altra metà da descrizioni raccapriccianti di omicidi/torture o di inutili episodi di vita quotidiana del protagonista. L'approfondimento psicologico (o anche la sola presentazione) dei personaggi è inesistente, tanto che nei dialoghi si accavallano l'uno sull'altro perché è impossibile distinguerli (anche perché il lettore non ha alcun interesse a impegnarsi dato il livello delle conversazioni che è di una banalità e di una noia mortale).
    Di sicuro un libro del genere ha spiazzato i critici dell'epoca per quanto riguarda i suoi contenuti, ma oggi che non ci impressioniamo più di niente rimane solo lo stile: ovvero il nulla più totale, fatto di elenchi su elenchi su elenchi (tipo: Entro in palestra. Mi tolgo il mio completo Armani. Ripongo nell'armadietto la mia cravatta Chanel. Mi metto la mia tuta Ralph Loren. Vado in sala pesi. Prendo i manubri. Li sollevo. Contraggo i muscoli). Orrendo. Fosse stato un libro lungo la metà, questi elenchi magari avrebbero avuto anche un senso per caratterizzare un protagonista freddo, privo di valori (perché il messaggio del romanzo in realtà è questo se uno non muore di noia mentre lo legge), ma un libercolo di oltre 500 pagine tutto uguale costruito in questo modo è una porcheria.

    ha scritto il 

  • 4

    (1991)

    "Se i tuoi amici sono dei cretini, fargli saltare le cervella con una
    Magnum 38, è un delitto, un'infrazione o un atto di dio?" si chiede
    Patrick Bateman, il ragazzo della porta accanto, lo yuppie di ...continua

    "Se i tuoi amici sono dei cretini, fargli saltare le cervella con una
    Magnum 38, è un delitto, un'infrazione o un atto di dio?" si chiede
    Patrick Bateman, il ragazzo della porta accanto, lo yuppie di Wall
    Street e psicopatico protagonista di questo controverso romanzo di
    Ellis. Questo brano, che ha il sapore di una resa dei conti
    generazionale, secondo me riassume la filosofia di "American Psycho".
    Lo stile visivo del libro ricorda molto i videoclip degli anni '80 e
    non è un caso che il film più noleggiato da Bateman sia "Omicidio a
    luci rosse" (Body Double, 1984), il capolavoro di Brian De Palma, e
    non solo per l'omicidio della donna con il trapano che eccita tanto
    Bateman.
    Ellis è molto bravo a muoversi sulle superfici, fra le griffe e i
    locali alla moda, abbronzature e linee dell'addome - fra questi
    "corpiduri" levigati e puliti che spesso hanno solo "un residuo di
    cocaina a imbiancare la pelle sotto la narice".
    Le cose che preferisco del romanzo sono: le videocassette da
    restituire (il tormentone del libro) e i continui scambi di persona
    (di nuovo il Body Double). Il romanzo è deliziosamente disseminato da
    "un tizio che credo sia" o "un tale che somiglia molto a" oppure "un
    altro tizio identico a" che culminano in brani come questo: "Paul Owen
    mi ha chiamato Marcus per quattro volte, finora, e, con mio sommo
    sollievo, anche Evelyn è stata chiamata Cecilia per due volte (...)
    Comunque, nessuno ha corretto Paul Owen, ed è molto improbabile che
    qualcuno lo correggerà". Manna dal cielo per un pluriomicida.
    "American Psycho" è qualcosa di più di un romanzo sensazionalistico,
    c'è più disperazione che gore, è più disarmante che violento. Ed è
    terribilemte intelligente.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo libro.
    E' il primo libro di Bret Easton Ellis che leggo, di American Psycho (avevo visto il film anni fa, interpretato (ottimamente) da Christian Bale)
    Patrick Bateman, protagonista, raccon ...continua

    Bellissimo libro.
    E' il primo libro di Bret Easton Ellis che leggo, di American Psycho (avevo visto il film anni fa, interpretato (ottimamente) da Christian Bale)
    Patrick Bateman, protagonista, racconta la sua vita e i suoi pensieri, le sue azioni e i suoi sentimenti a riguardo, ma il libro non è, a mio avviso, solo l'introspezione di un ragazzo psicopatico (se è poi questa la definizione) ma anche e soprattutto l'analisi e la critica della società e di un certo tipo di società, la classe sociale di chi si può permettere tutto, l'élite.
    Bateman lascia trapelare poco del suo passato, o meglio, da soprattutto informazioni oggettive, brevi.
    E' infelice, insoddisfatto della sua vita, e, da quanto si evince dalla narrazione, ha subito diversi traumi da bambino. E' agghiacciante leggere certe scene ma l'autore non risparmia niente al lettore, vuole che veda cosa c'è dentro la testa di una persona del genere, e come una persona del genere possa arrivare a tanto. Nel libro si affrontano molti temi, come la disattenzione delle persone che ci circondano, la troppa individualità, il troppo pensare a se stessi, perché in fondo Patrick è da inizio libro che ha confessato di ammazzare la gente, ma nessuno lo ascolta, l'autore nei dialoghi, in normalissimi dialoghi, inserisce oscenità di cui le persone non si accorgono (es: "Ciao Beatman come stai? "Bene, ho appena ucciso una prostituta e ci ho fatto uno stufato con i suoi resti e tu come stai?" "O bene bene grazie, ecc...) penso che così facendo l'autore sottolinei quando l'essere umano moderno sia incentrato troppo su se stesso e non sente e non vede le cose importanti che lo circondano, né tantomeno presta attenzione alle altre persone. Se qualcuno avesse ascoltato veramente il protagonista o, di quei pochi che l'hanno fatto, l'avessero preso sul serio, Beatman sarebbe arrivato solo a pagina trenta al massimo. Altro elemento sempre presente, dall'inizio alla fine del libro, è la miseria e la povertà; il tema dei "i miserabili" accompagna il lettore per tutto il tempo, anzi, è proprio ciò che fa da introduzione al libro- Altro elemento ancora è l'amico del protagonista, Time Price, che all'inizio è una persona come i suoi amici, spavaldo, saturo di tutto ciò che la vita gli possa offrire con i soldi, droga sesso ecc... che sparisce per tutto il libro per poi tornare alla fine cambiato dopo essere stato riabilitato.
    Mi rendo conto che il mio commento è raffazzonato e farraginoso, ammetto che sono di fretta, e ci sono così tanti elementi da analizzare in questo libro che ci si potrebbe scrivere un libro XD
    Il punto è che la storia non è per niente fine a se stessa, e sì, il protagonista è uno psicopatico, ma il libro è più incentrato sulla società di quegli anni (che sotto gli aspetti trattati non è evoluta per niente) e a cosa può portare la mancanza di valori in una società, cosa causa l'individualità portata al parossismo, la miseria, il tema dei soldi...Veramente molta carne al fuoco, lo consiglio solo a chi non si disgusta facilmente e non lo leggerà superficialmente

    ha scritto il 

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