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American psycho

Di

Editore: Bompiani

3.9
(4696)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 438 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Finlandese , Olandese , Catalano , Ungherese , Polacco , Ceco , Portoghese

Isbn-10: 8845245926 | Isbn-13: 9788845245923 | Data di pubblicazione:  | Edizione 14

Traduttore: Pier Francesco Paolini

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Crime , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    E' un libro che va su e giù, a tratti strascicato a tratti talmente brillante che ti dimentichi di avere letto le scorse ventina di pagine di noia. Lo consiglio. Non è un capolavoro assoluto, ma sicuramente una lettura interessante, brillante e a tratti stimolante.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    It's Huey Lewis and The News!

    Si merita quattro stelle e non tre perché è il libro più strano che io abbia mai letto e la cosa, devo darne atto, va a suo favore.
    Patrick Bateman e compagnia cantante rappresentano una delle razze di essere umani che più odio in assoluto: quella dei broker.
    Gentaglia piena di soldi, ...continua

    Si merita quattro stelle e non tre perché è il libro più strano che io abbia mai letto e la cosa, devo darne atto, va a suo favore.
    Patrick Bateman e compagnia cantante rappresentano una delle razze di essere umani che più odio in assoluto: quella dei broker.
    Gentaglia piena di soldi, dedita alla bella vita, al lusso, alle limousine e al cibo raffinato in ristoranti costosissimi, ma solo se sono di moda sennò niente da fare.
    Gente che ti squadra da capo a piedi come se avesse la vista a raggi X e subito è in grado di identificare la marca di tutto quello che indossi, calzini compresi, per poi sì salutarti con una bella pacca sulla spalla e un gioviale: "Ciao, Simon!"... Peccato solo che, invece, ti chiami Joseph.
    Gente che in cessi lustrissimi tira piste di coca tagliatissima, che si domanda quali regole governino l'uso del fazzoletto da taschino, ma da quelle tascone piene di soldi non esce mezzo dollaro per un barbone nemmeno se li costringesse il papa.
    Gente marcia che vive in un mondo marcio.
    Patrick è esattamente come gli altri, ma allo stesso tempo un pochino diverso lo è.
    È pazzo. È un serial killer stupratore con una spiccata vena sadica. Lo dice anche più volte, eh. Qualche barlume di razionalità del suo cervello ogni tanto gli fa tirare fuori di bocca qualche mezza confessione: "voglio torturare e decapitare una donna", "ho la testa di una tizia nel frigo", "ieri ho stuprato una studentessa".
    Macché. La risposta a tutto questo è una risatina o una battutina, non di più. Perché Patrick è proprio un burlone. È il ceo dell'azienda di famiglia, è bello, ricco, raffinato, palestrato e molto, molto abbronzato. Però ogni tanto dice cose strane. Burlone, lui.
    Patrick vuole essere preso, a un certo punto. Come ogni serial killer che si rispetti, per quanta attenzione possa metterci, per quanto possa essere preciso e circospetto, per quanto se la faccia sotto ogni volta che si trova in una situazione in cui può essere smascherato, lui VUOLE essere smascherato. Deve pur esserci qualcuno che scopra il mostro, no? Qualcuno che inorridisca, visto che ormai neppure a lui le violenze che prima gli procuravano tanto piacere non fanno più tanto effetto. Ma niente da fare. Alla fine lo capisce. In un mondo così superficiale e schifoso chi vuole che si accorga di com'è fatto veramente lui? Che senso avrebbe, poi, chiedere aiuto se ormai la parte empatica, razionale e buona di sè è ridotta a un puntino in un mare nero di cattiveria? Patrick è ormai irrecuperabile. Alla fine del libro, quel puntino non c'è quasi più. Pure le allucinazioni, arrivano, e allora chi più lo può salvare ormai? Più logico sarebbe continuare con la propria vita fin quando si può, sia quel che sia. Non c'è altra via d'uscita.
    E questo m'è piaciuto.
    Cosa non mi è piaciuto Affatto, invece?
    È scritto in prima persona, siamo nella testa di Patrick e vediamo quello che vede lui, pensiamo quello che pensa lui. Patrick vede ogni capo d'abbigliamento che indossa la persona su cui posa lo sguardo ma non riconosce il volto. Partrick fa caso a ciò che ogni commensale prende a pranzo o a cena. Patrick vive ogni singolo momento sadico e sessuale della sua giornata. È intrigante, come cosa, e interessante. Fin qui ci siamo.
    Poi però questa cosa scoccia davvero. Non se ne può di leggere blusa, gonna, scarpe, doppiopetto, completo, giacca sportiva, sei bottoni, collana, capelli, profumo...
    Non ce la si fa a leggere tre capitoli dedicati ad altrettanti artisti musicali, con tanto di descrizioni degli album e di ogni singola canzone in esso registrata. Patrick è puntiglioso da fare schifo e noi dobbiamo capirlo, ma quesi tre capitoli non mi piacciono proprio. Diciamo pure che fanno schifo e sono inutili. Il loro scopo l'ho compreso, ma non significa che vadano davvero bene così come sono. Se venissero tolti non cambierebbe niente, non ci verrebbe sottratta alcuna informazione importante e questo è indice della loro completa inutilità.
    Per capire che Patrick è un serial killer schizofrenico bisogna aspettare tanto di quel tempo che non si può assolutamente biasimare chi l'abbia iniziato e poi abbandonato subito. È tutto troppo tirato per le lunghe, troppo farcito, troppi elenchi e, paradossalmente, troppe poche torture, pochi stupri, poche uccisioni. Avrei preferito leggere quelle, dico sul serio.
    Non mi sono affatto piaciuti il finale e il capitolo sull'inseguimento. Perchè quest'ultimo, che tra l'altro è da molti decantato? Perché non è credibile. Come cazzo hanno fatto a non prenderlo? Come cazzo hanno fatto a sbagliare palazzo?! Come diavolo è possibile che nessuno lo abbia visto in faccia... Ma i tassisti di New york hanno il suo ritratto? Chi l'ha fatto e perchè non è stato dato alla polizia? Com'è possibile che loro lo abbiano e la polizia no?
    Nel complesso però mi è piaciuto, seppure non tanto quanto mi immaginassi, sono onesta. Lo si legga armandosi di moltissima pazienza e si verrà a contatto con un personaggio incredibilmente ben caratterizzato in un mondo minuziosamente descritto. Se proprio non ce la si fa... Peccato, ma come diavolo darvi torto?!
    7/10

    ha scritto il 

  • 4

    Le due facce ambigue dell'individuo...

    Un libro intriso di violenza...che spira violenza come un vento malefico e che nella sua cruda esposizione, ci rammenta ancora una volta che l'uomo non è quella semplice entità al centro dell'universo ma può risultare diverso di come ci appare.
    il protagonista di questo libro è un uomo appa ...continua

    Un libro intriso di violenza...che spira violenza come un vento malefico e che nella sua cruda esposizione, ci rammenta ancora una volta che l'uomo non è quella semplice entità al centro dell'universo ma può risultare diverso di come ci appare.
    il protagonista di questo libro è un uomo apparentemente normale, ricco, elegante e con realazioni lavorative che lo rendono gradito al prossimo...
    Ma durante la notte si trasforma, svelando il suo lato oscuro: un assassino assetato di sangue, un misogino feroce che si accanisce sulle sue partner occasionali....
    L'esposizione cruda dell'autore ci ricorda inequicabilmente che l'uomo, se non trova un felice equilibrio nella sua esistenza può diventare un pericoloso killer...
    La doppia personalità, la maschera che porta per rendersi simile agli altri, durante il giorno, sono le caratteristiche di una personalità dissociata...
    Pericoloso, belva umana....individuo....con una doppia personalità...
    Che dire? Attualissima questa vicenda anche se ambientata negli anni '80...
    Pensiamo a tutti i criminali che nella nostra nazione uccidono le donne, sia per stalking, che per altre futili motivazioni...pensiamo alla insospettabile tata americana che ha trucidato i piccoli affidati dai genitori alle sue cure...al padre di famiglia che impazzisce e stermina senza rimorso, tutti coloro...che
    fanno parte del suo mondo affettivo....
    American psico....è solo un esempio del malessere che affligge la nostra società,
    una società ammalata, con dei labili valori....incapace di sorreggere e consolare i suoi figli...afflitti da innumerevoli problemi, una società che crea mostri, senza poi saperli gestire...o fermare in tempo, prima che in qualche modo....si facciano giustizia da soli...
    Una giustizia sommaria e irragionevole.
    Consigliato.
    Saluti.
    Ginseng666

    ha scritto il 

  • 4

    Patrick Bateman, giovane yuppie di Wall Street di ventisette anni, laureato alla prestigiosa Università di Harvard con un Master universitario in economia, ha un lavoro da 190 000 dollari all'anno, una fidanzata ricca, attraente e superficiale, una cerchia di amici come lui. Giudica le persone ch ...continua

    Patrick Bateman, giovane yuppie di Wall Street di ventisette anni, laureato alla prestigiosa Università di Harvard con un Master universitario in economia, ha un lavoro da 190 000 dollari all'anno, una fidanzata ricca, attraente e superficiale, una cerchia di amici come lui. Giudica le persone che gli gravitano attorno a seconda di quali abiti indossano (tutti capi firmati, come i suoi, e dei quali lui riconosce lo stilista e che descrive minuziosamente), fa lunghe sessioni di ginnastica nella palestra più esclusiva, trascorre con gli amici folli notti a base di sesso, alcol e cocaina nei locali più esclusivi di Manhattan. La mattina è scandita da normali occupazioni, la notte è all'insegna della trasgressione.

    Le luci, i colori, i suoni, le immagini patinate sono il ritratto degli anni ottanta. Ma la vita di Bateman è scandita da ritmi incalzanti e deliranti, da folli ossessioni: riuscire a prenotare un tavolo al "Dorsia", il ristorante più frequentato dal suo idolo Donald Trump, saperne di più sul misterioso "Portafoglio Fisher" gestito dallo scaltro collega Paul Owen, noleggiare in continuazione, in modo maniacale, la videocassetta del film Inside Lydia Ass, non perdere una puntata del Patty Winters Show.

    E di notte il "ragazzo della porta accanto" si trasforma in un mostro omicida, in un torturatore freddo, metodico e spietato. A tal punto che la routine quotidiana, la vita da favola e gli istinti e le pulsioni più terribili si fondono in un cocktail micidiale.

    Uno dei capitoli che mi è piaciuto di più di questo libro è la fuga nella notte, del protagonista, dalla polizia, una fuga che tiene col fiato sospeso, merita di essere riletto anche solo per quello ....e anche per tutto il resto.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi è piaciuto? no. O forse sì, a qualche livello.
    Tant'è che, dopo le prime 50-60 stentatissime pagine, ho iniziato a macinarlo, neanche la lettura fosse un lavoro, allo scopo di arrivare alla fine il prima possibile ed uscirne.
    Ma può proprio essere definito brutto un libro che susci ...continua

    Mi è piaciuto? no. O forse sì, a qualche livello.
    Tant'è che, dopo le prime 50-60 stentatissime pagine, ho iniziato a macinarlo, neanche la lettura fosse un lavoro, allo scopo di arrivare alla fine il prima possibile ed uscirne.
    Ma può proprio essere definito brutto un libro che suscita profonde sensazioni, fossero anche un profondissimo fastidio, e una profondissima noia, alternate?

    ha scritto il 

  • 3

    Fastidioso, antipatico, inutile, truce, splatter, improbabile, surreale e irritante.
    Nonostante tutto però merita di essere letto.

    Non per una ragione precisa ma perché ad ogni modo, una volta chiuso, lascia degli spunti di riflessione.
    Se avrete il coraggio (nel vero senso del ...continua

    Fastidioso, antipatico, inutile, truce, splatter, improbabile, surreale e irritante.
    Nonostante tutto però merita di essere letto.

    Non per una ragione precisa ma perché ad ogni modo, una volta chiuso, lascia degli spunti di riflessione.
    Se avrete il coraggio (nel vero senso della parola) di finirlo e sorbirvi tutte le 500 e rotte pagine, non lo dimenticherete così tanto presto.

    ha scritto il 

  • 5

    Un sanguinario yuppie.

    Che cosa vi viene in mente alla parola "Yuppies"? Si, è vero, anche il film anni 90 con Jerry Calà, Ezio Greggio e compagnia cantante, ma qui siamo negli anni 80 e a New York, periodo e patria degli yuppies originali. Il protagonista del nostro romanzo è Patrick Bateman, prototipo dello yuppie pe ...continua

    Che cosa vi viene in mente alla parola "Yuppies"? Si, è vero, anche il film anni 90 con Jerry Calà, Ezio Greggio e compagnia cantante, ma qui siamo negli anni 80 e a New York, periodo e patria degli yuppies originali. Il protagonista del nostro romanzo è Patrick Bateman, prototipo dello yuppie per eccellenza: giovane, ricco, bello, viziato, rampollo di una delle famiglie più ricche di New York e che lavora appunto nella società finanziaria di famiglia. Pat da vero yuppie passa le sue giornate frequentando locali alla moda e super costosi, acquistando abiti firmati, andando in palestra per mantenere il suo corpo al top, usando creme e cosmetici per levigare e rendere lucente la sua pelle, e criticando aspramente tutti quelli che non fanno la sua vita (in realtà critica anche chi è al suo livello economico, d'altra parte deve primeggiare). Sono gli anni 80, l'America è ricca e il benessere va mostrato, ostentare non è peccato, anzi, è quasi un dovere, apparire è il nuovo essere. Sei quello che mostri. E Pat così fa, si circonda di belle donne, macchine di lusso, e locali alla moda. C'è solo una cosa che non va: Patrick è anche un serial killer. Si, avete capito bene, Pat è pervaso da un istinto omicida che quotidianamente lo porta non solo a desiderare di uccidere, ma a farlo proprio in maniera pratica, inizialmente con persone sul gradino più basso della scala sociale, come barboni o prostitute, in seguito anche con suoi colleghi o ragazze che aveva conosciuto in un locale la sera prima. Ellis in questo romanzo è bravissimo a mischiare ironia a scene macabre (a tratti veramente forti e forse eccessive...), rendendo al massimo l'indifferenza del protagonista verso le vite altrui, Pat infatti da molta più importanza all'abito firmato Gucci che si sporca di sangue piuttosto che al passante gay accoltellato a morte, d'altra parte quella vita serve al suo divertimento e a nient'altro. Ho visto anche il film omonimo con Christian Bale (molto più censurato) ma credo che lì venga dato troppo risalto allo sfarzo e all'ironia, si perde invece il messaggio che Ellis vuole dare e cioè l'eccesso di materialità e il completo disinteresse per i sentimenti umani, fino a considerare la vita e la morte come un puro divertimento, lo dice anche nelle ultime pagine il protagonista quando in un lungo monologo nichilista dopo aver affermato che l'amore è dispiacere, la giustizia non esiste e cose simili finisce dicendo "quello che conta è la superficie, solo la superficie". Anche lo stile è impeccabile, chiaro, scorrevole, brillanti le continue descrizioni di abiti, scarpe, borse e outfit in generale di ogni singolo personaggio proprio a dare importanza al valore di ogni pezzo, come se ogni uomo fosse il totale di quello che indossa, e dall'altra parte, anche le scene cruente sono raccontate nei piccoli particolari, organi strappati a morsi, tagli, asportazioni, torture, tutto per semplice passatempo. Veramente un ottimo romanzo, scritto bene, divertente, originale e dal profondo significato, abbiamo superato gli anni 80, gli Yuppies non esistono più (forse?) ma probabilmente il materialismo è ancora parte integrante della nostra società.

    ha scritto il 

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