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American psycho

Di

Editore: Bompiani

3.9
(4708)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 438 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Finlandese , Olandese , Catalano , Ungherese , Polacco , Ceco , Portoghese

Isbn-10: 8845245926 | Isbn-13: 9788845245923 | Data di pubblicazione:  | Edizione 14

Traduttore: Pier Francesco Paolini

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Crime , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 0

    Ci ho provato, me lo sono quasi imposta di leggerlo, ma non ce l'ho fatta. Ho trovato odiose quanto inutili le descrizioni minuziose di ogni oggetto, capo di abbigliamento, ecc., tutto rigorosamente f ...continua

    Ci ho provato, me lo sono quasi imposta di leggerlo, ma non ce l'ho fatta. Ho trovato odiose quanto inutili le descrizioni minuziose di ogni oggetto, capo di abbigliamento, ecc., tutto rigorosamente firmato, anche i dialoghi banali, sproloqui senza fondamento.... Forse mi sono arresa troppo presto, ma questo libro non fa per me.

    ha scritto il 

  • 5

    Gli anni '90

    ...là dove c’era natura e terra, vita e acqua, vidi un paesaggio desertico senza confini, che sembrava una sorta di cratere, così privo di ragione e di luce e di spirito che la mente non poteva afferr ...continua

    ...là dove c’era natura e terra, vita e acqua, vidi un paesaggio desertico senza confini, che sembrava una sorta di cratere, così privo di ragione e di luce e di spirito che la mente non poteva afferrarlo ad alcun livello conscio e, se ti avvicinavi, la mente indietreggiava vacillando, incapace di comprenderlo. Era una visione talmente chiara e reale e vitale che, nella sua purezza, era quasi astratta. Questo è ciò che riuscii a capire, questo è il modo in cui vissi la mia vita, intorno a questo, la mia vita ruota; è così che ho affrontato il tangibile. Questa è la geografia intorno alla quale la mia realtà ha sempre ruotato: non mi è mai passato per la testa, a me, mai, che la gente possa essere buona, che uno possa mai cambiare in meglio, o che il mondo possa essere migliorato dall’amore, dal piacere che uno prova per uno sguardo o un gesto d’affetto; insomma, che l’amore o la gentilezza possano modificare alcunché. Non c’è mai stato nulla di positivo, nulla di affermativo, per me, frasi come “bontà d’animo”, “generosità dello spirito” sono sempre state vuote, per me, vani stereotipi, scherzi di dubbio gusto. Il sesso si riduce a matematica. L’individualità è fuori questione. Che significato ha l’intelligenza? E la ragione, come definirla? Il desiderio: una cosa senza senso. L’intelletto è impotente. La giustizia è morta. Paura, recriminazione, innocenza, comprensione, senso di colpa, spreco, fallimento, dolore, sono tutte cose, emozioni, sentimenti, che nessuno prova più. La riflessione è inutile. Il mondo non ha nessun senso. Solo il male vi ha permanenza. Dio non è vivo. Dell’amore non ci si può fidare. Solo ciò che è superficiale conta qualcosa… Questa è la civiltà moderna, qual io la vedo e l’intendo…

    ha scritto il 

  • 1

    L'inventario del vuoto

    Un vortice di tutti i marchi del lusso si rincorrono in un fragore accecante e pirotecnico e sono i veri protagonisti di queste pagine, l’unico propellente che anima e distingue i soggetti di questo r ...continua

    Un vortice di tutti i marchi del lusso si rincorrono in un fragore accecante e pirotecnico e sono i veri protagonisti di queste pagine, l’unico propellente che anima e distingue i soggetti di questo romanzo, i piccoli uomini nevrastenici e vacui del mondo finanziario newjorkese.
    Ai fitti, insulsi dialoghi che tessono questa storia si potrebbero tranquillamente elidere tutti i nomi dei personaggi e la comprensione del testo non ne subirebbe alcun danno, tanto sono uguali e sovrapponibili i profili subumani di ciascuno.
    Tutti prigionieri di un’ossessione narcisistica consumistica, anaffettivi riprodotti con lo stesso calco.
    L’autore pare voler spingere il lettore all’interno di una spirale asfittica per gettarlo in modo ruvido di fronte alla sua visione della società occidentale che descrive come spellata di ogni umanità, dove solo le cose mantengono una dignità: il rango che attribuiscono loro le firme dei grandi stilisti.
    Personalmente credo che la letteratura nordamericana sia di gran lunga la più ricca e articolata del ‘900, ma questo libro cosa c’entra con la letteratura?
    Forse nell’intento dell’autore questa doveva essere una performance, una provocazione, di uno di quelli che dicono che il romanzo è morto, però continuano a scrivere.
    L’ho trovato solo un brutto libro, irritante e, davvero imperdonabile, noioso.
    No, a qualcosa ci può essere utile questa lettura: se avete un paio di mocassini con nappine, no, non indossatele con un completo, proprio non va.
    Ma ora, siccome amo i provocatori veri, ma soprattutto gli scrittori puri, comincerò a leggere l’ultimo di Houellebecq che ancora mi manca, lui si, un maestro.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libro che va su e giù, a tratti strascicato a tratti talmente brillante che ti dimentichi di avere letto le scorse ventina di pagine di noia. Lo consiglio. Non è un capolavoro assoluto, ma sicur ...continua

    E' un libro che va su e giù, a tratti strascicato a tratti talmente brillante che ti dimentichi di avere letto le scorse ventina di pagine di noia. Lo consiglio. Non è un capolavoro assoluto, ma sicuramente una lettura interessante, brillante e a tratti stimolante.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    It's Huey Lewis and The News!

    Si merita quattro stelle e non tre perché è il libro più strano che io abbia mai letto e la cosa, devo darne atto, va a suo favore.
    Patrick Bateman e compagnia cantante rappresentano una delle razze d ...continua

    Si merita quattro stelle e non tre perché è il libro più strano che io abbia mai letto e la cosa, devo darne atto, va a suo favore.
    Patrick Bateman e compagnia cantante rappresentano una delle razze di essere umani che più odio in assoluto: quella dei broker.
    Gentaglia piena di soldi, dedita alla bella vita, al lusso, alle limousine e al cibo raffinato in ristoranti costosissimi, ma solo se sono di moda sennò niente da fare.
    Gente che ti squadra da capo a piedi come se avesse la vista a raggi X e subito è in grado di identificare la marca di tutto quello che indossi, calzini compresi, per poi sì salutarti con una bella pacca sulla spalla e un gioviale: "Ciao, Simon!"... Peccato solo che, invece, ti chiami Joseph.
    Gente che in cessi lustrissimi tira piste di coca tagliatissima, che si domanda quali regole governino l'uso del fazzoletto da taschino, ma da quelle tascone piene di soldi non esce mezzo dollaro per un barbone nemmeno se li costringesse il papa.
    Gente marcia che vive in un mondo marcio.
    Patrick è esattamente come gli altri, ma allo stesso tempo un pochino diverso lo è.
    È pazzo. È un serial killer stupratore con una spiccata vena sadica. Lo dice anche più volte, eh. Qualche barlume di razionalità del suo cervello ogni tanto gli fa tirare fuori di bocca qualche mezza confessione: "voglio torturare e decapitare una donna", "ho la testa di una tizia nel frigo", "ieri ho stuprato una studentessa".
    Macché. La risposta a tutto questo è una risatina o una battutina, non di più. Perché Patrick è proprio un burlone. È il ceo dell'azienda di famiglia, è bello, ricco, raffinato, palestrato e molto, molto abbronzato. Però ogni tanto dice cose strane. Burlone, lui.
    Patrick vuole essere preso, a un certo punto. Come ogni serial killer che si rispetti, per quanta attenzione possa metterci, per quanto possa essere preciso e circospetto, per quanto se la faccia sotto ogni volta che si trova in una situazione in cui può essere smascherato, lui VUOLE essere smascherato. Deve pur esserci qualcuno che scopra il mostro, no? Qualcuno che inorridisca, visto che ormai neppure a lui le violenze che prima gli procuravano tanto piacere non fanno più tanto effetto. Ma niente da fare. Alla fine lo capisce. In un mondo così superficiale e schifoso chi vuole che si accorga di com'è fatto veramente lui? Che senso avrebbe, poi, chiedere aiuto se ormai la parte empatica, razionale e buona di sè è ridotta a un puntino in un mare nero di cattiveria? Patrick è ormai irrecuperabile. Alla fine del libro, quel puntino non c'è quasi più. Pure le allucinazioni, arrivano, e allora chi più lo può salvare ormai? Più logico sarebbe continuare con la propria vita fin quando si può, sia quel che sia. Non c'è altra via d'uscita.
    E questo m'è piaciuto.
    Cosa non mi è piaciuto Affatto, invece?
    È scritto in prima persona, siamo nella testa di Patrick e vediamo quello che vede lui, pensiamo quello che pensa lui. Patrick vede ogni capo d'abbigliamento che indossa la persona su cui posa lo sguardo ma non riconosce il volto. Partrick fa caso a ciò che ogni commensale prende a pranzo o a cena. Patrick vive ogni singolo momento sadico e sessuale della sua giornata. È intrigante, come cosa, e interessante. Fin qui ci siamo.
    Poi però questa cosa scoccia davvero. Non se ne può di leggere blusa, gonna, scarpe, doppiopetto, completo, giacca sportiva, sei bottoni, collana, capelli, profumo...
    Non ce la si fa a leggere tre capitoli dedicati ad altrettanti artisti musicali, con tanto di descrizioni degli album e di ogni singola canzone in esso registrata. Patrick è puntiglioso da fare schifo e noi dobbiamo capirlo, ma quesi tre capitoli non mi piacciono proprio. Diciamo pure che fanno schifo e sono inutili. Il loro scopo l'ho compreso, ma non significa che vadano davvero bene così come sono. Se venissero tolti non cambierebbe niente, non ci verrebbe sottratta alcuna informazione importante e questo è indice della loro completa inutilità.
    Per capire che Patrick è un serial killer schizofrenico bisogna aspettare tanto di quel tempo che non si può assolutamente biasimare chi l'abbia iniziato e poi abbandonato subito. È tutto troppo tirato per le lunghe, troppo farcito, troppi elenchi e, paradossalmente, troppe poche torture, pochi stupri, poche uccisioni. Avrei preferito leggere quelle, dico sul serio.
    Non mi sono affatto piaciuti il finale e il capitolo sull'inseguimento. Perchè quest'ultimo, che tra l'altro è da molti decantato? Perché non è credibile. Come cazzo hanno fatto a non prenderlo? Come cazzo hanno fatto a sbagliare palazzo?! Come diavolo è possibile che nessuno lo abbia visto in faccia... Ma i tassisti di New york hanno il suo ritratto? Chi l'ha fatto e perchè non è stato dato alla polizia? Com'è possibile che loro lo abbiano e la polizia no?
    Nel complesso però mi è piaciuto, seppure non tanto quanto mi immaginassi, sono onesta. Lo si legga armandosi di moltissima pazienza e si verrà a contatto con un personaggio incredibilmente ben caratterizzato in un mondo minuziosamente descritto. Se proprio non ce la si fa... Peccato, ma come diavolo darvi torto?!
    7/10

    ha scritto il 

  • 4

    Le due facce ambigue dell'individuo...

    Un libro intriso di violenza...che spira violenza come un vento malefico e che nella sua cruda esposizione, ci rammenta ancora una volta che l'uomo non è quella semplice entità al centro dell'universo ...continua

    Un libro intriso di violenza...che spira violenza come un vento malefico e che nella sua cruda esposizione, ci rammenta ancora una volta che l'uomo non è quella semplice entità al centro dell'universo ma può risultare diverso di come ci appare.
    il protagonista di questo libro è un uomo apparentemente normale, ricco, elegante e con realazioni lavorative che lo rendono gradito al prossimo...
    Ma durante la notte si trasforma, svelando il suo lato oscuro: un assassino assetato di sangue, un misogino feroce che si accanisce sulle sue partner occasionali....
    L'esposizione cruda dell'autore ci ricorda inequicabilmente che l'uomo, se non trova un felice equilibrio nella sua esistenza può diventare un pericoloso killer...
    La doppia personalità, la maschera che porta per rendersi simile agli altri, durante il giorno, sono le caratteristiche di una personalità dissociata...
    Pericoloso, belva umana....individuo....con una doppia personalità...
    Che dire? Attualissima questa vicenda anche se ambientata negli anni '80...
    Pensiamo a tutti i criminali che nella nostra nazione uccidono le donne, sia per stalking, che per altre futili motivazioni...pensiamo alla insospettabile tata americana che ha trucidato i piccoli affidati dai genitori alle sue cure...al padre di famiglia che impazzisce e stermina senza rimorso, tutti coloro...che
    fanno parte del suo mondo affettivo....
    American psico....è solo un esempio del malessere che affligge la nostra società,
    una società ammalata, con dei labili valori....incapace di sorreggere e consolare i suoi figli...afflitti da innumerevoli problemi, una società che crea mostri, senza poi saperli gestire...o fermare in tempo, prima che in qualche modo....si facciano giustizia da soli...
    Una giustizia sommaria e irragionevole.
    Consigliato.
    Saluti.
    Ginseng666

    ha scritto il 

  • 4

    Patrick Bateman, giovane yuppie di Wall Street di ventisette anni, laureato alla prestigiosa Università di Harvard con un Master universitario in economia, ha un lavoro da 190 000 dollari all'anno, un ...continua

    Patrick Bateman, giovane yuppie di Wall Street di ventisette anni, laureato alla prestigiosa Università di Harvard con un Master universitario in economia, ha un lavoro da 190 000 dollari all'anno, una fidanzata ricca, attraente e superficiale, una cerchia di amici come lui. Giudica le persone che gli gravitano attorno a seconda di quali abiti indossano (tutti capi firmati, come i suoi, e dei quali lui riconosce lo stilista e che descrive minuziosamente), fa lunghe sessioni di ginnastica nella palestra più esclusiva, trascorre con gli amici folli notti a base di sesso, alcol e cocaina nei locali più esclusivi di Manhattan. La mattina è scandita da normali occupazioni, la notte è all'insegna della trasgressione.

    Le luci, i colori, i suoni, le immagini patinate sono il ritratto degli anni ottanta. Ma la vita di Bateman è scandita da ritmi incalzanti e deliranti, da folli ossessioni: riuscire a prenotare un tavolo al "Dorsia", il ristorante più frequentato dal suo idolo Donald Trump, saperne di più sul misterioso "Portafoglio Fisher" gestito dallo scaltro collega Paul Owen, noleggiare in continuazione, in modo maniacale, la videocassetta del film Inside Lydia Ass, non perdere una puntata del Patty Winters Show.

    E di notte il "ragazzo della porta accanto" si trasforma in un mostro omicida, in un torturatore freddo, metodico e spietato. A tal punto che la routine quotidiana, la vita da favola e gli istinti e le pulsioni più terribili si fondono in un cocktail micidiale.

    Uno dei capitoli che mi è piaciuto di più di questo libro è la fuga nella notte, del protagonista, dalla polizia, una fuga che tiene col fiato sospeso, merita di essere riletto anche solo per quello ....e anche per tutto il resto.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi è piaciuto? no. O forse sì, a qualche livello.
    Tant'è che, dopo le prime 50-60 stentatissime pagine, ho iniziato a macinarlo, neanche la lettura fosse un lavoro, allo scopo di arrivare alla fine il ...continua

    Mi è piaciuto? no. O forse sì, a qualche livello.
    Tant'è che, dopo le prime 50-60 stentatissime pagine, ho iniziato a macinarlo, neanche la lettura fosse un lavoro, allo scopo di arrivare alla fine il prima possibile ed uscirne.
    Ma può proprio essere definito brutto un libro che suscita profonde sensazioni, fossero anche un profondissimo fastidio, e una profondissima noia, alternate?

    ha scritto il 

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