Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

American psycho

By Bret Easton Ellis

(223)

| Paperback | 9788845245923

Like American psycho ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

757 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 1 person finds this helpful

    Leggendo le prime pagine stavo per mollarlo..."ha intenzione di rifilarmi sto pippone sulle marche di abbigliamento per tutto il libro?", pensavo.

    Invece superate le prime trenta pagine ti ritrovi invischiato nella mente malata di un assassino, prim ...(continue)

    Leggendo le prime pagine stavo per mollarlo..."ha intenzione di rifilarmi sto pippone sulle marche di abbigliamento per tutto il libro?", pensavo.

    Invece superate le prime trenta pagine ti ritrovi invischiato nella mente malata di un assassino, prima con qualche sporadico riferimento tra una discussione relativa al modo corretto di indossare il fermacravatte e un'altra su un locale alla moda; poi in modo esplicito con le descrizioni dettagliate delle orrende mutilazioni e torture a cui il protagonista sottopone le sue vittime.

    Magistrale e inquietante il continuo cambio di registro del libro. Chapeau

    Is this helpful?

    Salvatore Scarpato said on Sep 14, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Questo è il primo libro in assoluto che ho pensato di non finire e di buttare nella spazzatura. Qualcuno si indignerà e penserà che di libri non capisco nulla. Ma onestamente non avevo mai letto un libro così pessimo.
    Secondo me il problema principal ...(continue)

    Questo è il primo libro in assoluto che ho pensato di non finire e di buttare nella spazzatura. Qualcuno si indignerà e penserà che di libri non capisco nulla. Ma onestamente non avevo mai letto un libro così pessimo.
    Secondo me il problema principale risiede nella gratuità. E' un libro dove tutto è gratuito. La violenza, il sesso, l'esasperazione del cinismo dei cosiddetti "arricchiti".
    Che tipo di romanzo vuole essere? Un horror? Un thriller? Un attacco alla società? Un libro pornografico? Un libro sulle ossessioni? Il fatto è che non è nessuno di questi. Solo un calderone di capitoli buttati li, di descrizioni di firme di vestiti e di album di cantanti che non ha ne capo ne coda.
    Non sono una persona di stomaco facile e ho letto molti libri dove le descrizioni di omicidi e sevizie erano molto crude però un personaggio così disumano non lo avevo mai incontrato. L'autore si dilunga in descrizioni raccapriccianti che sono totalmente inutili, dopo che mi hai minuziosamente raccontato che le hai squarciato l'addome e le hai fatto mangiare i suoi intestini cosa devo pensare?
    Bah i veri maestri dell'horror si staranno rivoltando nella tomba....

    Is this helpful?

    Harrystuart (io i libri non li abbandono) said on Sep 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Da dove cominciare. Innanzitutto il perché di sole due stelline. A partire da cinque, ne ho tolta una per la lunghezza eccessiva del romanzo in relazione al messaggio da trasmettere. Un'altra stellina per l'inesistenza del suddetto messaggio. Un'altr ...(continue)

    Da dove cominciare. Innanzitutto il perché di sole due stelline. A partire da cinque, ne ho tolta una per la lunghezza eccessiva del romanzo in relazione al messaggio da trasmettere. Un'altra stellina per l'inesistenza del suddetto messaggio. Un'altra stellina per la vacuità della narrazione, che gira e rigira attorno alle stesse cose ma non porta mai a nulla. Esatto, e per quanto possano esistere pareri discordanti di hipster amanti del postmoderno in quanto Nome ma non Contenuto, in barba a tutti voi io mi ritengo ancora più hipster perché non mi basta il strafare o il far troppo poco ma mi serve e soddisfa una sostanziale moderazione di fondo detta equilibrio che Bret Easton Ellis non sa nemmeno dove stia di casa. Le prime cento pagine inducono a pensare a un calibrato crescendo di orrida estrapolazione di nefandezze psicologiche, per poi far raggiungere alle restanti quattrocento pagine un ribasso in gusto e in valore dell'importanza concettuale, assenza che, va bene, quando è realmente voluta e intesa come concettualizzazione del vuoto in sé è ben più che apprezzabile, ma che quando permane come struttura inoppugnabile del romanzo è per me ben più che inaccettabile. Il genere del non ho nulla da dire ma solo dita da puntar contro a qualcuno che non è meglio di me ma forse nemmeno peggio è meglio concepibile quando a esser steso è un racconto o un romanzo breve, non un prolisso materiale di cinquecento e oltre pagine in cui l'unica cosa che ti rimane impressa è anzi sono una decina al massimo di ossessioni e ripetizioni che aleggiano vacue nel romanzo, disseminate senza ordine né ragione, e non parlo di quell'ordine-non-ordine che è comunque un disordine studiato, ma proprio di quell'ordine-non-ordine che è ordine non studiato e pertanto privo di valore o meritata stima. I continui riferimenti al J&B on the rocks che beve sempre il nostro Pat Bateman, alle feste articoli pettegolezzi avvistamenti dei Trump, alle videocassette da riportare al videonoleggio, alla violenza (sulla quale non mi soffermerò. Lo ha già fatto abbastanza l'autore), ai mendicanti e a Les Miserables, a cosa porta tutto ciò? Di spiegazioni plausibili ne ho soltanto per gli ultimi due elementi&elencati, che, probabilmente, non so, però penso, credo, chissà, servono solo a far partire in quarta la disarmante voluttà omicida che aggredisce Pat in ordine a un da me ipotizzato senso di inferiorità nei confronti delle persone che lo circondano. Pat, che a sua volta aggredisce chi gli ha fatto lievemente germogliare quella sua delicata voglia di crudeltà manifesta. Chi è che colpisce quindi, due punti. Persone insignificanti, come bambini o mendicanti, dalle cui sevizie inflitte attinge l'autostima necessaria per sentirsi nuovamente un gradino più in alto di loro. Ragazze innocenti e deboli fisicamente, seviziate anche loro, per dimostrare quanto Bateman sia più forte e scaltro. Senzatetto affamati, che mostrano per contrasto come Bateman abbia avuto sufficiente buonsenso per raggiungere al contrario di loro il vero successo, i vestiti griffati, amici affermati, le cene ai ristoranti esclusivi, ed ecco, è qui che abbiamo un collegamento, il famoso DORSIA, il ristorante al quale Bateman non potrà mai avvicinarsi, un ristorante per tutti tranne che per lui, sempre zeppo di prenotazioni, liste d'attesa lunghe chilometri di rotoloni regina, un ristorante che è aperto al pubblico ma non a Bateman. Il collegamento sta nel fatto dunque che il Dorsia e altri elementi come persone agli occhi di Bateman irritanti perché hanno avuto successo nella vita suscitino in lui nuovamente questo senso di inferiorità di cui parlavamo prima, un senso di inadeguatezza, un carico di umiliazione che lo porta a commettere, nel disperato tentativo di trarne gratificazione e sollievo, nuovi delitti nella confusione più totale. Delitti inaccurati e senza premeditazione. E, plausibilmente, prove ovunque. Qui infatti una domanda sorge spontanea, e cioè... la polizia. Dove sta? Possibile che sia un'altra critica sociale, possibile anche che però sia tutto frutto dell'immaginazione di Bateman e che nulla sia in realtà accaduto. Perché la descrizione della psicosi di Bateman è accurata tanto quanto i suoi omicidi. (Rivolgo un pensiero nostalgico agli scritti di Schnitzler). Psicosi americana, dunque... nient'altro che una descrizione monotona e ripetitiva di quella che è la degenerazione anni 80/90 tra cocaina e futilità di valore commerciale? La vera psicosi è stata quella dell'editore, che ha permesso che un romanzo così di per sè fondamentalmente vuoto potesse rappresentare il vuoto di una generazione.
    E così, due stelline.

    Is this helpful?

    Ludovica Scaramuzzino said on Aug 29, 2014 | Add your feedback

  • 7 people find this helpful

    A pagina 341 posso finalmente dirlo, che questo romanzo è una schifezza inenarrabile.

    IL TROPPO STROPPIA - Riflessioni sconclusionate post lettura [SPOILER]

    Non salto mai le pagine, odio saltare le pagine, di solito. Qui non ce l'ho fatta, d ...(continue)

    A pagina 341 posso finalmente dirlo, che questo romanzo è una schifezza inenarrabile.

    IL TROPPO STROPPIA - Riflessioni sconclusionate post lettura [SPOILER]

    Non salto mai le pagine, odio saltare le pagine, di solito. Qui non ce l'ho fatta, dopo aver letto un paio di descrizioni di torture con sparachiodi, motoseghe, trapani eccetera eccetera ho pensato che l'autore poteva andare a cagare e che io quello schifo lì non l'avrei più letto. Mi sono anche chiesta se il signor Ellis fosse uno psicopatico con una malsana passione per la tortura e la violenza carnale. Non mi sbilancio nelle conclusioni, ma io a bere J&B col vecchio Ellis non ci andrei neanche per sogno.

    Leggendo le avventure quotidiane degli yuppies pensavo che anche a me sarebbe venuta voglia di uccidere, se avessi dovuto passare le mie giornate con loro a preoccuparmi dell'abbinamento tra i calzini e il pantalone. Poi pensavo che della loro merdosissima alienazione non me ne fregava niente e che era più interessante leggere di quella della gente normale e che almeno questi avevano i soldi per comprarsi un bel po' di droga per combatterla, l'alienazione. E che comunque potevano sempre andarsene in vacanza in Europa.
    Non è che io pensi che non ci sia tristezza in tutte le classi sociali, ma quella dei super ricchi mi fa meno pena, che se ti riempi la vita di merda, poi non ti devi stupire che puzzi.

    Forse l'autore ha raggiunto il suo scopo...innanzitutto mi ha fatto davvero innervosire e poi mi ha sconvolto, non con la sua violenza (schifato sì, ma non sconvolto), ma con i dialoghi dei protagonisti, la loro vita, i rapporti completamente superficiali e vuoti tra loro. Però anziché farmi pena, mi facevano rabbia, quella rabbia così frustrante che ti assale davanti alla stupidità della gente. Mi è sembrato di leggere la storia di un gruppo di uomini super poveri che si credevano super ricchi, perché andavano nei ristoranti à la page.

    Direi che mi è piaciuto il finale, perché tutto il sangue versato da Patrick era sostanzialmente inutile alla storia. Non c'era bisogno di alcun omicidio per sottolineare la pazzia di chi decide di vivere una vita del genere.

    Ho odiato "American Psycho", un romanzo lontano anni luce da tutto quello che penso e con una delle visioni più negative della gente nella quale mi sia mai imbattuta. Se questo è quello che Ellis ha da dire, e soprattutto se questo è il modo in cui intende raccontarlo, a me non interessa ascoltarlo.

    (Ma almeno ho scoperto gli "Huey Lewis & The News", che sono bravissimi e l'autore è stato abbastanza politically uncorrect da uccidere bambini. Non tutti i mali vengono per nuocere)

    Is this helpful?

    Sara said on Aug 6, 2014 | 9 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Non lo so, cioè, lo so. Mi è piaciuto. Sul serio, neanche dopo cinque minuti pensavo fosse terribile, ma poi mi son ricreduta. La lettura si è fatta pressante. Mi è piaciuto, davvero, solo che, mah. Secondo me non si giunge a niente. È come star a pr ...(continue)

    Non lo so, cioè, lo so. Mi è piaciuto. Sul serio, neanche dopo cinque minuti pensavo fosse terribile, ma poi mi son ricreduta. La lettura si è fatta pressante. Mi è piaciuto, davvero, solo che, mah. Secondo me non si giunge a niente. È come star a preparare una cosa buonissima sul barbecue e poi rendersi conto che non si è condita a dovere. Manca qualcosa. Visto che io apprezzo questo osare estremo mi aspettavo più carica, più impeto. Ho apprezzato tantissimo la satira, l'osceno, ma poi, alla fine, mica mi son entusiasmata. In ogni caso credo lo rileggerò anche in lingua, c'è qualcosa che non mi quadra, e leggendo qualche passo originale mi son accorta che non sono queste tre stelle che in realtà sono tre meno, ma sarebbero almeno tre piene.

    Is this helpful?

    mementomihi said on Jul 22, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    questi non sono tempi adatti agli innocenti..

    Quando il romanzo fu pubblicato per la prima volta in America nel 1991, scatenò subito un vespaio di polemiche e proteste, soprattutto da parte della National Association for women, che accusava l’autore di cinismo e sadismo. Bret Easton Ellis è sen ...(continue)

    Quando il romanzo fu pubblicato per la prima volta in America nel 1991, scatenò subito un vespaio di polemiche e proteste, soprattutto da parte della National Association for women, che accusava l’autore di cinismo e sadismo. Bret Easton Ellis è senza dubbio uno scrittore scomodo, nella misura in cui il libro va interpretato come una critica aperta dell’ipocrisia e del perbenismo di certe categorie sociali; da questo punto di vista, egli si muove decisamente al di fuori degli schemi canonici del romanzo, complice uno stile diretto e contenuti fin troppo espliciti che lo rendono sicuramente un autore non facile da capire ed apprezzare.
    Novello Dorian Gray del XXI secolo, Patrick Bateman è il “ridiculous villain” su cui ruota il romanzo: un giovane e rampante uomo di successo di Wall Street, che dietro un’apparente parvenza di bon ton e rispettabilità, nasconde abissi di perversione e una componente sado-voyeuristica, che trovano il loro precursore ideale nella figura del libertino depravato, teorico delle più sofisticate perversioni e omicida per natura, il Dolmancé frutto della penna del “divino” marchese, de Sade appunto. Bateman conduce una doppia vita: nel pubblico, è un uomo colto e affascinante, vestito impeccabilmente, esteticamente ineccepibile, un salutista dedito ad un culto fin troppo esasperato dell’aspetto fisico; nel privato, quando “l’odore del sangue penetra nei suo sogni” e “il bisogno di dedicarsi a pratiche omicide su larga scala” diventa “insopprimibile”, è il suo lato oscuro ad avere la meglio. Nessuno, meglio di lui stesso, è in grado di percepire e descrivere il dualismo tra il ”ragazzo della porta accanto” , come lo definisce la fidanzata Evelyn, e lo psicopatico sanguinario che stupra, tortura e uccide a sangue freddo: “c’è quest’idea di Patrick Bateman, una specie di astrazione che tuttavia non ha nulla a che vedere con chi sono veramente, è solo un’entità, è qualcosa di illusorio… Io semplicemente sono altro. Io sono un prodotto, un’aberrazione. La mia personalità è abbozzata, informe, la mia crudeltà è radicata e persistente...” Probabilmente la maggiore fonte di shock per il lettore dipende dalla particolare crudezza delle scene di violenza, dall’estrema freddezza, disinvoltura e metodicità con cui egli compie i crimini più efferati, dalla totale mancanza di empatia (“una crescente incapacità di sentire"), di sensi di colpa o pentimento, dal fatto che è una follia lucida e premeditata, del tutto priva di remore o inibizioni, a dominarlo - non c’è mai un raptus scatenante, una causa ben precisa, una qualsiasi motivazione che possa costituire in qualche modo una giustificazione alle sue azioni, questa è semplicemente la sua realtà, una realtà che esula dalle convenzioni sociali e dalle regole etico-morali, realtà nella quale peraltro egli non trova mai una qualche forma di catarsi alle inquietudini che lo tormentano (“in realtà desidero infliggere agli altri il mio dolore. Non voglio che nessuno mi sfugga. Ma anche dopo aver ammesso tutto questo [..] non c’è catarsi” . La psicosi viene rappresentata dal suo primo manifestarsi fino al parossismo più estremo, così, nuda e cruda, del tutto fine a sé stessa e senza abbellimenti, giustificazioni o attenuanti di sorta. La gratuità di omicidi commessi senza una ragione precisa ma con l’unico scopo di provocare dolore (“.. si tratterà come al solito di una morte inutile, insensata, ma sia come sia ormai all’orrore sono abituato. Sembra distillato, e nemmeno in questo momento riesce a turbarmi più di tanto..”) e la mancanza di una qualsiasi forma di rimorso o dispiacere (“non me ne importa nulla di tutto quello che ho in comune con i pazzi e i deliranti, i perversi e i malvagi, sono oltre tutto il dolore che ho causato e anche oltre la totale indifferenza che ho provato”), rendono il quadro ancor più aberrante e mostruoso, al di là delle scene cruente e, fuor di dubbio, sadiche, descritte con dovizia di particolari, che comunque costituiscono un numero di pagine trascurabili rispetto alla mole complessiva del libro.
    Veniamo gradualmente, strategicamente guidati in modo subdolo in questa mente alienata dallo stesso protagonista, narratore della vicenda in prima persona. Il primo centinaio di pagine ci appare forse anche un po’ noioso nel suo esagerato, parodistico insistere nelle descrizioni particolareggiate del modo di vestire dei personaggi che via via incrociano le loro esistenze con quella del protagonista. Il lettore non sospetta nulla, anche se qua e là inquietanti dettagli, buttati quasi a caso, lo lasciano perplesso, facendo presagire inquietanti sviluppi. L’ossessione per i dettagli estetici non è superflua ma è parte integrante della natura psicotico-narcisista del personaggio: dominato dai suoi istinti e dalle passioni più bestiali, come pure da ansie e paure incontrollate che lo rendono dipendente da Valium, Xanax e cocaina, gestire la propria immagine dà probabilmente al protagonista una sia pur minima illusione di controllo sulla propria vita.
    Se termini quali SPERSONALIZZAZIONE, PERVERSIONE, SCHIZOFRENIA, possono fornire una qualche chiave di lettura del romanzo, ci sono altri aspetti da non sottovalutare e su questo punto vale la pena citare le parole stesse dell’autore in un’intervista col giornalista Charlie Rose: “TO ME IT WAS NOT A BOOK ABOUT VIOLENCE, IT’S BASICALLY BLACK COMEDY, SOCIAL SATIRE. THERE’S BEEN A MISREADING: PEOPLE ASSUME THAT THE BOOK IS ALL ABOUT VIOLENCE BUT VIOLENT SEQUENCES ARE FEW. IT’S CRITICISM ON MALE BEHAVIOUR. “ L’idea era appunto quella di portare avanti una critica dell’universo maschile - qui resa evidente soprattutto dalla vacuità dei dialoghi (Patrick e la sua cricca parlano di tutto e di niente allo stesso tempo; non si va oltre il sesso, la cocaina, le “corpoduro”, come definiscono le donne sessualmente appetibili, o il ristorante più in voga del momento) - di mostrare un mondo reso ridicolo dalla propria superficialità (“La superficie, la superficie, la superficie, ecco l’unica cosa in cui ciascuno trovava un qualche significato…questa era la civiltà dal mio punto di vista...”; Mary Harron, la regista che ha curato la trasposizione cinematografica del libro, parla di “A VERY BLACK COMEDY OF MANNERS MAKING FUN OF CRAZY SOCIETY), scuotendo nel contempo le coscienze anestetizzate dal conformismo e dall’ossessione per l’apparenza, l’estetismo esasperato, e smascherando l’ipocrisia del perbenismo delle classi “alte”. Satira sociale dunque che finisce col ridicolizzare lo stesso “cattivo” di turno: Patrick porta gli occhiali, anche se non ne ha bisogno, perché sono di marca e fanno chic, è perennemente preoccupato che i suoi capelli, dal taglio all’ultima moda, siano a posto, ostenta compiaciuto un’abbronzatura perfetta e un corpo muscoloso, costantemente allenato, fa a gara con gli amici per chi possiede la carta di credito e il biglietto da visita più belli e s’innervosisce se non riesce a prenotare al ristorante più ”in” della città. L’episodio che lo rappresenta mentre discute imbestialito con la vecchia cinese della tintoria, insultandola e minacciandola di morte, senza che lei comprenda neanche una parola di ciò che sta dicendo, il capitolo dell’esilarante giro di telefonate tra lui e i suoi “compagni di merende” per riuscire a prenotare per la cena in un dato locale, senza riuscire in alcun modo a mettersi d’accordo, la scena ai limiti del paradosso allo Yale Club, nel separé, quando il suo tentativo di strangolare Luis, fidanzato di Courtney, con la quale va a letto, viene da questi - gay e innamorato di lui! - interpretato come un approccio sessuale, sono un trionfo di comicità surreale: se non fosse uno spietato maniaco omicida e antropofago, a volte risulterebbe persino patetico! D’altro canto i capitoli sui Genesis, Whitney Houston e Huey Lewis and the news sono piccoli capolavori di competenza e critica musicale. Cos’altro aggiungere? Il libro mi è piaciuto, malgrado tutto, basta non fermarsi alle apparenze per cui sarebbe fin troppo facile liquidarlo come un romanzo sadico, maschilista e violento, e prendersi la briga di scavare più a fondo, dietro la facciata. Ellis scrive bene anche quando scrive del ”male”: del resto, per dirla citando proprio il nostro buon Bateman , “questi non sono tempi adatti agli innocenti”.

    Is this helpful?

    Roxy said on Jul 9, 2014 | Add your feedback

Book Details

Improve_data of this book