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Americana

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Publisher: Penguin Books Ltd

3.5
(839)

Language:English | Number of Pages: 384 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , German , Spanish , French

Isbn-10: 0141188235 | Isbn-13: 9780141188232 | Publish date: 

Also available as: Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

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Book Description
His first novel, Don DeLillo's "Americana" passionately articulates the neurotic landscape of contemporary American life through a disintegrating embodiment of the American dream. Prosperous, good-looking and empty inside, 28-year-old advertising executive David Bell appears on the surface to have everything. But he is a man on the brink of losing his sanity. Trapped in a Manhattan office with soulless sycophants as his only company, he makes an abrupt decision to leave New York for America's mid-west. His plan: to film the small-town lives of ordinary people and make contact with the true heart of his homeland. But as Bell puts his films together in his hotel room, he grows increasingly convinced that there is no heart to find. Modern America has become a land that has reached the end of its reel...Don DeLillo (b.1936) was born and raised in New York City. "Americana" (1971), his first novel, announced the arrival of a major literary talent, and the novels that followed confirmed his reputation as one of the most distinctive and compelling voices in late-twentieth-century American fiction.
DeLillo's comic gifts come to the fore in "White Noise" (1985), which won the National Book Award, "Underworld" (1997), hailed by Martin Amis as 'the ascension of a great writer', "Cosmopolis" (2003), adapted into a film by David Cronenberg, due to be released later this year, and "Falling Man" (2007), a novel about the aftereffects of the 9/11 terrorist attacks in New York. If you enjoyed "Americana", you might like DeLillo's "Libra", also available in "Penguin Modern Classics". "He's a writer who, once you read him, makes you want to read everything he's done". (Martin Amis, "Sunday Times"). "Witty, clever and incisive...a marvellously realized plot". ("Time Out"). "Nearly every sentence of "Americana" rings true...DeLillo is a man of frightening perception". (Joyce Carol Oates).
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  • 4

    Americana, un romanzo in cui si racconta la scorribanda attraverso l'America di David Bell, giovane manager di una rete televisiva, incarnazione del mito del "sogno americano": disgustato da un'esiste ...continue

    Americana, un romanzo in cui si racconta la scorribanda attraverso l'America di David Bell, giovane manager di una rete televisiva, incarnazione del mito del "sogno americano": disgustato da un'esistenza insulsa, Bell si butta in un'avventiura on the road e va verso il West, filmando scene di violenza e morte.

    said on 

  • 3

    Americana

    Mi sonno avvicinato a Don DeLillo (all'anagrafe Donald Richard DeLillo, di origini molisane) perché mi si era presentato come membro illustre della medesima corrente letteraria di Chuck Palahniuk, “I ...continue

    Mi sonno avvicinato a Don DeLillo (all'anagrafe Donald Richard DeLillo, di origini molisane) perché mi si era presentato come membro illustre della medesima corrente letteraria di Chuck Palahniuk, “I cannibali”, quindi le aspettative erano alte. Forse troppo alte.
    Spesso quando decido di imbattermi in un nuovo autore di cui non ho mai letto nulla o prendo il suo primo lavoro o, se non lo trovo o è troppo gettonato, punto su quello meno conosciuto, proprio per tentare di non avere nessuna influenza esterna. Ma ora veniamo al libro.

    Il tema centrale di “Americana” è il viaggio. In senso fisico si tratta di un viaggio di lavoro intrapreso dal protagonista David Bell per riprendere la situazione dei nativi d'America nelle loro riserve naturali, un tema ricorrente nel mondo dell'attivismo americano: “Gli indiani non vogliono compassione. Vogliono dignità.”.
    Metaforicamente possiamo assaporare due diversi livelli di introspezione: il primo ha come destinazione la cultura americana degli anni '70 con tutte le sue attrazioni e le sue contraddizioni; il secondo avrà come meta una profonda analisi della psiche del protagonista, un manager ventottenne bello e spavaldo, David è l'incarnazione del sogno americano (tema spesso affrontato da Don Delillo, come una promessa che l'America non è più grado di mantenere) che si affaccia sul grande vuoto che porta dentro.

    Nella prima parte del libro vediamo la New York degli anni '70 attraverso gli occhi e l'io narrante del protagonista. Uno sguardo di un cinismo dissacrante porta il lettore a conoscenza dell'ambiente lavorativo, fatto di monotoni convenevoli e di tante piccole frivolezza senza le quali i suoi colleghi sembrano perdersi.
    Un mondo che l'autore descrive come di marzapane: dolce, divertente, stucchevole, tutto sommato inutile.

    Tutta la seconda parte del libro è una analessi sul passato del protagonista, dall'infanzia ai primi anni al Network televisivo. Come se tutto il passato fosse una continua preparazione all'avventura che aspetta il nostro David.
    Molto forte la figura materna, fin da sempre vista come un corpo estraneo all'interno della famiglia ma indispensabile nella crescita emotiva del personaggio.
    Dall'infanzia a Old Holly passiamo agli anni del college in California (con improbabili compagni di corso), al suo fidanzamento da qui la rapida successione al matrimonio, il trasferimento nella Grande Mela, la monotonia della vita coniugale e l'esperienza del tradimento con la speranza, che poi si rivelerà essere vana, di sfuggire alla noia.
    E' in questa parte del libro che possiamo apprezzare maggiormente la capacità di prosa di Don Delillo, essendo il primo libro si possono apprezzare i colti e complessi ragionamenti dell'autore senza filtri, la complessità dell'esposizione non implica assolutamente una maggiore difficoltà di lettura, anzi questa rimane scorrevole per la maggior parte del tempo.
    Qui il contesto sociale è decadente, e descrive la voglia cieca di successo dei personaggi come una frenetica corsa all'oro che porta a perdere completamente di vista quali in realtà solo le fonti della felicità autentica, così che spesso i traguardi sono raggiunti ma portano seco una sensazione di vuoto, una depressione alla quale il protagonista si ribella.

    La terza parte è proprio quella del viaggio vero e proprio; il protagonista, in compagnia di tre personaggi stravaganti (un'artista post-moderna, uno scrittore “di pagine bianche” e un veterano di guerra), parte dal Maine alla volta di... girare il documentario sui Navajo per il Network (?).
    Cinepresa in spalla raggiungono alcune città sperdute nell'ovest degli Stati Uniti d'America dove il protagonista perde completamente di vista il suo dovere verso la società televisiva e si cimenta nella realizzazione di video avanguardisti; alle volte incentrati sulla sua stessa vita (come se, insoddisfatto della sua vita, David Bell fosse alla ricerca dell'auto-celebrazione) e alle volte per raccontare scene di vita quotidiana così opprimenti da far pensare al fallimento del genere umano caduto ormai nel maelstrom degli automatismi privi di ogni ragione.
    La quarta e ultima parte (la più breve, appena 36 pagine) è la più stravagante, David molla tutto e tutti, viaggia in macchina con Clavenger, uno sconosciuto che appare all'improvviso, abbandonandosi completamente al suo inconscio.
    Lasciarsi andare può riservare bellissime esperienza come quella che ha in un campo di Nativi, Hippie e Misfits ma può anche portarti a spiacevoli esperienze come quelle in Texas nell'officina di Clavenger o in macchina con un marinaio senza un braccio. “I bravi bambini non accettano passaggi dagli sconosciuti.”.

    Un libro crudo, diretto e affascinante. Consigliato a chiunque voglia una lettura alternativa da una parte e allo stesso tempo lasciarsi andare ad un viaggio che permetterà di cogliere sfumature di quegli anni valide ancora oggi.

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  • 5

    … L’America può essere salvata solo da ciò che cerca di distruggere ...

    Di nuovo in viaggio, De Lillo al volante, Lynch e Wallace seduti in silenzio sul sedile posteriore, perdendosi tra le “vaste distese sognate da tutti i poeti e istruttori scout, ad ovest verso il nost ...continue

    Di nuovo in viaggio, De Lillo al volante, Lynch e Wallace seduti in silenzio sul sedile posteriore, perdendosi tra le “vaste distese sognate da tutti i poeti e istruttori scout, ad ovest verso il nostro destino manifesto”, tra alcolisti, attori, reduci di guerra, pubblicitari di successo, fantasmi che si fanno largo nelle profondità dell’America e nelle ossessioni di tutti.

    Tutti al mondo desiderano rassicurazione. È la monetina che infilano nel distributore di realtà. Non importa se dal distributore esca qualcosa o meno, purché la monetina venga restituita.

    Aprii la finestra. La stanza si riempì del vapore dolce di aprile, e quando mi sfuggì un sospiro parve quasi possibile credere che qualcuno o qualcosa all’esterno me lo restituisse, qualcosa che infuriava nel vento contro gli alberi protesi, qualcosa di terribile che sfiorava l’erba, un istante in cui la natura cedeva allo stupro, simile a un uccello in volo, infangato di sangue.

    La commedia vera eravamo noi, e noi avevamo bisogno di ombre su cui disegnare a gesso la nostra luce, di velocità per vincere la sequenza, di fori infinitesimi in cui piantare le nostre coscienze.

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  • 3

    E' il primo libro di De Lillo che sono riuscito a finire. E' uno degli autori che ho più comprato e meno letto, e di tentativi ne ho fatti...
    Arrivato alla fine posso dire di averlo certamente apprezz ...continue

    E' il primo libro di De Lillo che sono riuscito a finire. E' uno degli autori che ho più comprato e meno letto, e di tentativi ne ho fatti...
    Arrivato alla fine posso dire di averlo certamente apprezzato per la padronanza assoluta del linguaggio, che raggiunge livelli a tratti funambolici, ma questo non mi ha impedito di provare un'irritazione profonda nei confronti di un atteggiamento, di una posa culturale di cui De Lillo e il suo romanzo sono esemplari, in modo tutto sommato tipico, nemmeno eccezionale.
    Ho letto decine di libri e visto altrettanti film di lucida (o allucinata) denuncia del sistema dei media, della sua vacuità e del suo cinismo, di volta in volta incarnati in un personaggio prototipico o diffusi fra le pieghe di una struttura corale.
    Diciamo che i primi due o tre, magari anche dieci, me li sono bevuti con gusto, ma avevo venti o trent'anni... adesso, a cinquanta, non riesco proprio più ad appassionarmici.
    "Americana" appartiene ad un genere perfettamente integrato nel sistema dei media, funzionale alla sua sopravvivenza e al suo sviluppo (quello che ci ha portati dove ora siamo, fra Master Chef, X Factor e Real Time).
    Mica mi scandalizzo, semplicemente mi sono stancato di frequentarlo e quando mi imbatto in qualche sua manifestazione, magari anche ben confezionata, appunto mi irrito, perché tutto sommato mi sento un po' fesso ad esserci cascato ancora una volta.

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  • 5

    un libro bellissimo: una scansione profonda della società americana (ed ormai non solo americana) alimentata da una consistente ironia che scema leggermente nella parte finale del libro.

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  • 4

    Nei libri di De Lillo non conta la meta, bensì il viaggio.
    Ogni volta che finisco di leggere uno dei suoi romanzi mi pento di non aver mai preso l'abitudine di sottolineare passaggi e frasi. Questo pe ...continue

    Nei libri di De Lillo non conta la meta, bensì il viaggio.
    Ogni volta che finisco di leggere uno dei suoi romanzi mi pento di non aver mai preso l'abitudine di sottolineare passaggi e frasi. Questo per estrapolare l'essenza dell'opera e per distillarne un senso compiuto e univoco.
    A lettura finita, rimane sempre un senso di smarrimento.

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  • 4

    Tutti al mondo desiderano rassicurazione. E' la monetina che infilano nel distributore di realtà. Non importa se dal distributore esce qualcosa o meno, purché la monetina venga restituita.

    Americana non ha esercitato su di me la stessa malìa di Underworld, tuttavia ho apprezzato molto la prima parte, nella quale DeLillo affronta il malessere esistenziale dell'uomo moderno catturato nell ...continue

    Americana non ha esercitato su di me la stessa malìa di Underworld, tuttavia ho apprezzato molto la prima parte, nella quale DeLillo affronta il malessere esistenziale dell'uomo moderno catturato nella rete delle grandi aziende e dei media:

    "A volte mi veniva da pensare che tutti noi del network esistessimo solo su videotape. Le nostre azioni, le nostre parole avevano un che di già trascorso. Tutte cose dette e fatte già da tempo, che poi venivano congelate e immagazzinate in attesa di essere trasmesse e ritrasmesse non appena disponibile uno spazio nel palinsesto. La sensazione diffusa era che da un momento all'altro qualche mignolo omicida potesse premere un bottone e cancellarci per l'eternità.
    Quegli istanti nel bagno in compagnia di dieci uomini intenti a lustrarsi i denti erano forse i peggiori in assoluto. Era come se fossimo segnali radio, e attraversavamo tempo e spazio a intermittenza, come in uno spot pubblicitario di cui è impossibile occultare la follia."

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  • 4

    Burt Lancaster sotto la luna bello come un Dio.

    1971- Don DeLillo esordisce con Americana e subito si colloca in quella corrente di scrittori celebri che furono (e sono) la coscienza critica della società consumistica americana.

    David Bell è bello ...continue

    1971- Don DeLillo esordisce con Americana e subito si colloca in quella corrente di scrittori celebri che furono (e sono) la coscienza critica della società consumistica americana.

    David Bell è bello, giovane, brillante, manager affermato in un network di successo. Rappresenta perfettamente lo stereotipo dello yuppie rampante tanto in voga qualche decennio fa. Se la gode alla grande nel suo ufficio super lux in cima a Manhattan, fra blande riunioni e colleghi spietatamente defenestrati come birilli al bowling. Qualche bevuta e un po’ di sesso tanto per spezzare la noia.
    Quando si guarda allo specchio la sua bellezza gli trasmette forza e identità ed è come una terapia psicologica, che lo rimanda direttamente all’immagine superbamente mascolina di Burt Lancaster in Da qui all’eternità. Nudo, illuminato dalla luna, stillante acqua marina. Di una bellezza perfetta, intagliata nell’io in formazione di intere generazioni di americani, e non solo.
    Se la gode alla grande fino a un certo punto. Il punto in cui la sua vita gli si rivela all’improvviso come l'eco dei miti consumistici, fatti di vuoto, apparenza, fatuità.
    Da qui la fuga. Il viaggio catartico verso Ovest. In cerca del reale.

    Ci sono passaggi molto belli, di bellezza narrativa, di bellezza innovativa sperimentale, di bellezza analitica acuminata. C’è tanta intelligenza e talento, con qualche eccesso poco riuscito e un finale che devia nella banalità. Ma c’è già tanta roba.

    “Volevo partire in quarta verso le pianure del Nord e arrampicarmi ascoltando Bartok sulle Montagne Rocciose, fra le canzoni dei cowboy e il suono strascicato erboso e nasale dei banjo, e poi l’Oregon, il mare in lontananza viscido di foche.”

    “Volevo liberarmi da quel montaggio di velocità, armi, torture, stupri, orge e merci confezionate che rappresenta la visione americana del sesso.”

    “Nel profilo del cranio di Weede Denney, calvo anzitempo e brunito di lentiggini, si rispecchiava la nudità curvilinea e soave del tavolino. Era come se l’arredatore avesse progettato entrambi simultaneamente, a trionfante dimostrazione di armonia ideale fra dirigente e habitat lavorativo.”

    “Allora pensai che in quella metropoli la folla era davvero essenziale all’individuo, perché senza di essa non c’era nulla contro cui rivolgere la rabbia, mancava l’eco del proprio dolore, si dissolveva ogni prova concreta.”

    “Non c’era nulla là fuori che si fosse mai trasformato per altra spinta se non la propria. Dio. La creazione di Dio, intatta."

    said on 

  • 5

    devo ammettere che quando ho iniziato a leggerlo ero un po' distratto e solo dopo molte pagine ho capito la reale ambientazione temporale. pensavo si riferisse ai giorni nostri.
    estremamente attu ...continue

    devo ammettere che quando ho iniziato a leggerlo ero un po' distratto e solo dopo molte pagine ho capito la reale ambientazione temporale. pensavo si riferisse ai giorni nostri.<br />estremamente attuale quindi, realistico, scuro ed onirico. piacerà a chi apprezza breat easton ellis.<br />a me è piaciuto molto.

    said on 

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