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Americana

By Don DeLillo

(45)

| Paperback | 9780141188232

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Book Description

His first novel, Don DeLillo's "Americana" passionately articulates the neurotic landscape of contemporary American life through a disintegrating embodiment of the American dream. Prosperous, good-looking and empty inside, 28-year-old advertising exe Continue

His first novel, Don DeLillo's "Americana" passionately articulates the neurotic landscape of contemporary American life through a disintegrating embodiment of the American dream. Prosperous, good-looking and empty inside, 28-year-old advertising executive David Bell appears on the surface to have everything. But he is a man on the brink of losing his sanity. Trapped in a Manhattan office with soulless sycophants as his only company, he makes an abrupt decision to leave New York for America's mid-west. His plan: to film the small-town lives of ordinary people and make contact with the true heart of his homeland. But as Bell puts his films together in his hotel room, he grows increasingly convinced that there is no heart to find. Modern America has become a land that has reached the end of its reel...Don DeLillo (b.1936) was born and raised in New York City. "Americana" (1971), his first novel, announced the arrival of a major literary talent, and the novels that followed confirmed his reputation as one of the most distinctive and compelling voices in late-twentieth-century American fiction.
DeLillo's comic gifts come to the fore in "White Noise" (1985), which won the National Book Award, "Underworld" (1997), hailed by Martin Amis as 'the ascension of a great writer', "Cosmopolis" (2003), adapted into a film by David Cronenberg, due to be released later this year, and "Falling Man" (2007), a novel about the aftereffects of the 9/11 terrorist attacks in New York. If you enjoyed "Americana", you might like DeLillo's "Libra", also available in "Penguin Modern Classics". "He's a writer who, once you read him, makes you want to read everything he's done". (Martin Amis, "Sunday Times"). "Witty, clever and incisive...a marvellously realized plot". ("Time Out"). "Nearly every sentence of "Americana" rings true...DeLillo is a man of frightening perception". (Joyce Carol Oates).

147 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Nei libri di De Lillo non conta la meta, bensì il viaggio.
    Ogni volta che finisco di leggere uno dei suoi romanzi mi pento di non aver mai preso l'abitudine di sottolineare passaggi e frasi. Questo per estrapolare l'essenza dell'opera e per distillar ...(continue)

    Nei libri di De Lillo non conta la meta, bensì il viaggio.
    Ogni volta che finisco di leggere uno dei suoi romanzi mi pento di non aver mai preso l'abitudine di sottolineare passaggi e frasi. Questo per estrapolare l'essenza dell'opera e per distillarne un senso compiuto e univoco.
    A lettura finita, rimane sempre un senso di smarrimento.

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    Pacladam said on Apr 15, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Tutti al mondo desiderano rassicurazione. E' la monetina che infilano nel distributore di realtà. Non importa se dal distributore esce qualcosa o meno, purché la monetina venga restituita.

    Americana non ha esercitato su di me la stessa malìa di Underworld, tuttavia ho apprezzato molto la prima parte, nella quale DeLillo affronta il malessere esistenziale dell'uomo moderno catturato nella rete delle grandi aziende e dei media:

    "A volte ...(continue)

    Americana non ha esercitato su di me la stessa malìa di Underworld, tuttavia ho apprezzato molto la prima parte, nella quale DeLillo affronta il malessere esistenziale dell'uomo moderno catturato nella rete delle grandi aziende e dei media:

    "A volte mi veniva da pensare che tutti noi del network esistessimo solo su videotape. Le nostre azioni, le nostre parole avevano un che di già trascorso. Tutte cose dette e fatte già da tempo, che poi venivano congelate e immagazzinate in attesa di essere trasmesse e ritrasmesse non appena disponibile uno spazio nel palinsesto. La sensazione diffusa era che da un momento all'altro qualche mignolo omicida potesse premere un bottone e cancellarci per l'eternità.
    Quegli istanti nel bagno in compagnia di dieci uomini intenti a lustrarsi i denti erano forse i peggiori in assoluto. Era come se fossimo segnali radio, e attraversavamo tempo e spazio a intermittenza, come in uno spot pubblicitario di cui è impossibile occultare la follia."

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    e-bookworm (do androids dream of electric sheep?) said on Mar 7, 2014 | Add your feedback

  • 14 people find this helpful

    Burt Lancaster sotto la luna bello come un Dio.

    1971- Don DeLillo esordisce con Americana e subito si colloca in quella corrente di scrittori celebri che furono (e sono) la coscienza critica della società consumistica americana.

    David Bell è bello, giovane, brillante, manager affermato in un net ...(continue)

    1971- Don DeLillo esordisce con Americana e subito si colloca in quella corrente di scrittori celebri che furono (e sono) la coscienza critica della società consumistica americana.

    David Bell è bello, giovane, brillante, manager affermato in un network di successo. Rappresenta perfettamente lo stereotipo dello yuppie rampante tanto in voga qualche decennio fa. Se la gode alla grande nel suo ufficio super lux in cima a Manhattan, fra blande riunioni e colleghi spietatamente defenestrati come birilli al bowling. Qualche bevuta e un po’ di sesso tanto per spezzare la noia.
    Quando si guarda allo specchio la sua bellezza gli trasmette forza e identità ed è come una terapia psicologica, che lo rimanda direttamente all’immagine superbamente mascolina di Burt Lancaster in Da qui all’eternità. Nudo, illuminato dalla luna, stillante acqua marina. Di una bellezza perfetta, intagliata nell’io in formazione di intere generazioni di americani, e non solo.
    Se la gode alla grande fino a un certo punto. Il punto in cui la sua vita gli si rivela all’improvviso come l'eco dei miti consumistici, fatti di vuoto, apparenza, fatuità.
    Da qui la fuga. Il viaggio catartico verso Ovest. In cerca del reale.

    Ci sono passaggi molto belli, di bellezza narrativa, di bellezza innovativa sperimentale, di bellezza analitica acuminata. C’è tanta intelligenza e talento, con qualche eccesso poco riuscito e un finale che devia nella banalità. Ma c’è già tanta roba.

    “Volevo partire in quarta verso le pianure del Nord e arrampicarmi ascoltando Bartok sulle Montagne Rocciose, fra le canzoni dei cowboy e il suono strascicato erboso e nasale dei banjo, e poi l’Oregon, il mare in lontananza viscido di foche.”

    “Volevo liberarmi da quel montaggio di velocità, armi, torture, stupri, orge e merci confezionate che rappresenta la visione americana del sesso.”

    “Nel profilo del cranio di Weede Denney, calvo anzitempo e brunito di lentiggini, si rispecchiava la nudità curvilinea e soave del tavolino. Era come se l’arredatore avesse progettato entrambi simultaneamente, a trionfante dimostrazione di armonia ideale fra dirigente e habitat lavorativo.”

    “Allora pensai che in quella metropoli la folla era davvero essenziale all’individuo, perché senza di essa non c’era nulla contro cui rivolgere la rabbia, mancava l’eco del proprio dolore, si dissolveva ogni prova concreta.”

    “Non c’era nulla là fuori che si fosse mai trasformato per altra spinta se non la propria. Dio. La creazione di Dio, intatta."

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    Gloria Albonetti said on Feb 17, 2014 | 8 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    devo ammettere che quando ho iniziato a leggerlo ero un po' distratto e solo dopo molte pagine ho capito la reale ambientazione temporale. pensavo si riferisse ai giorni nostri.<br />estremamente attuale quindi, realistico, scuro ed onirico. pi ...(continue)

    devo ammettere che quando ho iniziato a leggerlo ero un po' distratto e solo dopo molte pagine ho capito la reale ambientazione temporale. pensavo si riferisse ai giorni nostri.<br />estremamente attuale quindi, realistico, scuro ed onirico. piacerà a chi apprezza breat easton ellis.<br />a me è piaciuto molto.

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    Marco said on Feb 6, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    C’è un destino, forse, nel percorso che lega le opere di un autore. E se questo destino appare nella sua densa e stratificata misura fin dal primo libro, allora abbiamo a che fare con Don DeLillo.
    Il viaggio che si compie percorrendo la produzione di ...(continue)

    C’è un destino, forse, nel percorso che lega le opere di un autore. E se questo destino appare nella sua densa e stratificata misura fin dal primo libro, allora abbiamo a che fare con Don DeLillo.
    Il viaggio che si compie percorrendo la produzione di uno scrittore risponde a leggi strane e in parte sconosciute che, a nostra insaputa, creano misteriosi disegni. Così come la trama a ritroso di Underworld anch’io, nel percorrere il mio personale viaggio con DeLillo, giungo infine al suo primo libro.
    C’è stato un tempo in cui lo scrittore italoamericano lo si trovava edito da Tullio Pironti che, per primo, lo fece conoscere al pubblico italiano. Ma Americana era invece pubblicato dal Saggiatore, in base a quei misteriosi casi di trasferimento e acquisto dei cosiddetti foreign rights. Oggi DeLillo è pubblicato da Einaudi.
    Ho iniziato il mio personale viaggio tra le parole di DeLillo anni fa, con Rumore bianco. Viaggio che ora mi fa approdare a questa sua opera prima così definitiva. Definitiva nella misura in cui presenta da subito tutte le sue ossessioni. Il suo voyeurismo descrittivo che lo porta ad essere osservatore del frenetico dibattersi delle vite dei suoi personaggi. La presenza costante dei feticci che circostanziano lo scorrere del tempo di una collettività che rimane basita di fronte alla propria incapacità di porsi domande. Lo stagliarsi inquietante di un paesaggio, mai veramente descritto, ma tuttavia sempre presente, che confronta metropoli (luogo di angoscianti strutture che incombono quasi senza vita) e deserto (zona di autodafé senza assoluzione alcuna). E poi l’affascinante commistione di segni stilistici, di installazioni artistiche, di performances totalizzanti che in Americana prendono le forme di una resa dei conti condotta con il mezzo della cinepresa, strumento di autoanalisi, per mezzo del quale l’io narrante coinvolge chi gli sta intorno nella creazione di un film che è, poi, il film della sua propria vita. La parola scritta a DeLillo già non basta più. Deve lasciare spazio alla commistione, alla contaminazione dei generi. La parola che si fa vettore di idee, di confronti, di narrazione nella (della) narrazione. Un gioco di specchi dove l’origine dei personaggi si perde e si trasforma lentamente in un riflesso di ricordi, di azioni, di assente corporeità.
    Un riflesso che, alla fine, rivelerà il nulla che circonda la nostra società.
    Non c’è scampo nei romanzi di DeLillo. Per nessuno e per niente.
    L’ostensione del nulla della nostra contemporaneità è destinata a continuare.
    http://nottedinebbiainpianura.blogspot.it/2014/01/ameri…

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    Angelo Ricci said on Jan 3, 2014 | Add your feedback

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