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Americana

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

3.5
(819)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 400 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8806189875 | Isbn-13: 9788806189877 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marco Pensante

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Ventotto anni, bello, manager di una grande rete televisiva: David Bell è il sogno americano diventato realtà. Cinico yuppie ante litteram nella New York degli anni Settanta, si nutre delle stesse immagini che trasmette il suo network. Ma dalla vetta del successo, gli si spalanca davanti un vuoto insostenibile. Decide così di lasciare il suo ufficio a Manhattan e di iniziare un pellegrinaggio nel cuore dell'America a bordo di un camper con tre improbabili compagni e la cinepresa in spalla. Il suo piano: filmare la vita della gente comune nelle piccole città di provincia. Un viaggio per catturare i volti veri, la rabbia, i conflitti di cui è intessuto il paese. E il film della sua vita, il suo film, il folle tentativo di scrivere un pezzo di storia americana, con l'arma di un umorismo raggelante e con gli scarti della cultura di massa.
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  • 3

    E' il primo libro di De Lillo che sono riuscito a finire. E' uno degli autori che ho più comprato e meno letto, e di tentativi ne ho fatti...
    Arrivato alla fine posso dire di averlo certamente apprezzato per la padronanza assoluta del linguaggio, che raggiunge livelli a tratti funambolici, ma que ...continua

    E' il primo libro di De Lillo che sono riuscito a finire. E' uno degli autori che ho più comprato e meno letto, e di tentativi ne ho fatti... Arrivato alla fine posso dire di averlo certamente apprezzato per la padronanza assoluta del linguaggio, che raggiunge livelli a tratti funambolici, ma questo non mi ha impedito di provare un'irritazione profonda nei confronti di un atteggiamento, di una posa culturale di cui De Lillo e il suo romanzo sono esemplari, in modo tutto sommato tipico, nemmeno eccezionale. Ho letto decine di libri e visto altrettanti film di lucida (o allucinata) denuncia del sistema dei media, della sua vacuità e del suo cinismo, di volta in volta incarnati in un personaggio prototipico o diffusi fra le pieghe di una struttura corale. Diciamo che i primi due o tre, magari anche dieci, me li sono bevuti con gusto, ma avevo venti o trent'anni... adesso, a cinquanta, non riesco proprio più ad appassionarmici. "Americana" appartiene ad un genere perfettamente integrato nel sistema dei media, funzionale alla sua sopravvivenza e al suo sviluppo (quello che ci ha portati dove ora siamo, fra Master Chef, X Factor e Real Time). Mica mi scandalizzo, semplicemente mi sono stancato di frequentarlo e quando mi imbatto in qualche sua manifestazione, magari anche ben confezionata, appunto mi irrito, perché tutto sommato mi sento un po' fesso ad esserci cascato ancora una volta.

    ha scritto il 

  • 5

    un libro bellissimo: una scansione profonda della società americana (ed ormai non solo americana) alimentata da una consistente ironia che scema leggermente nella parte finale del libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Nei libri di De Lillo non conta la meta, bensì il viaggio.
    Ogni volta che finisco di leggere uno dei suoi romanzi mi pento di non aver mai preso l'abitudine di sottolineare passaggi e frasi. Questo per estrapolare l'essenza dell'opera e per distillarne un senso compiuto e univoco.
    A lettura finit ...continua

    Nei libri di De Lillo non conta la meta, bensì il viaggio. Ogni volta che finisco di leggere uno dei suoi romanzi mi pento di non aver mai preso l'abitudine di sottolineare passaggi e frasi. Questo per estrapolare l'essenza dell'opera e per distillarne un senso compiuto e univoco. A lettura finita, rimane sempre un senso di smarrimento.

    ha scritto il 

  • 4

    Tutti al mondo desiderano rassicurazione. E' la monetina che infilano nel distributore di realtà. Non importa se dal distributore esce qualcosa o meno, purché la monetina venga restituita.

    Americana non ha esercitato su di me la stessa malìa di Underworld, tuttavia ho apprezzato molto la prima parte, nella quale DeLillo affronta il malessere esistenziale dell'uomo moderno catturato nella rete delle grandi aziende e dei media:


    "A volte mi veniva da pensare che tutti noi del n ...continua

    Americana non ha esercitato su di me la stessa malìa di Underworld, tuttavia ho apprezzato molto la prima parte, nella quale DeLillo affronta il malessere esistenziale dell'uomo moderno catturato nella rete delle grandi aziende e dei media:

    "A volte mi veniva da pensare che tutti noi del network esistessimo solo su videotape. Le nostre azioni, le nostre parole avevano un che di già trascorso. Tutte cose dette e fatte già da tempo, che poi venivano congelate e immagazzinate in attesa di essere trasmesse e ritrasmesse non appena disponibile uno spazio nel palinsesto. La sensazione diffusa era che da un momento all'altro qualche mignolo omicida potesse premere un bottone e cancellarci per l'eternità. Quegli istanti nel bagno in compagnia di dieci uomini intenti a lustrarsi i denti erano forse i peggiori in assoluto. Era come se fossimo segnali radio, e attraversavamo tempo e spazio a intermittenza, come in uno spot pubblicitario di cui è impossibile occultare la follia."

    ha scritto il 

  • 4

    Burt Lancaster sotto la luna bello come un Dio.

    1971- Don DeLillo esordisce con Americana e subito si colloca in quella corrente di scrittori celebri che furono (e sono) la coscienza critica della società consumistica americana.


    David Bell è bello, giovane, brillante, manager affermato in un network di successo. Rappresenta perfettamen ...continua

    1971- Don DeLillo esordisce con Americana e subito si colloca in quella corrente di scrittori celebri che furono (e sono) la coscienza critica della società consumistica americana.

    David Bell è bello, giovane, brillante, manager affermato in un network di successo. Rappresenta perfettamente lo stereotipo dello yuppie rampante tanto in voga qualche decennio fa. Se la gode alla grande nel suo ufficio super lux in cima a Manhattan, fra blande riunioni e colleghi spietatamente defenestrati come birilli al bowling. Qualche bevuta e un po’ di sesso tanto per spezzare la noia. Quando si guarda allo specchio la sua bellezza gli trasmette forza e identità ed è come una terapia psicologica, che lo rimanda direttamente all’immagine superbamente mascolina di Burt Lancaster in Da qui all’eternità. Nudo, illuminato dalla luna, stillante acqua marina. Di una bellezza perfetta, intagliata nell’io in formazione di intere generazioni di americani, e non solo. Se la gode alla grande fino a un certo punto. Il punto in cui la sua vita gli si rivela all’improvviso come l'eco dei miti consumistici, fatti di vuoto, apparenza, fatuità. Da qui la fuga. Il viaggio catartico verso Ovest. In cerca del reale.

    Ci sono passaggi molto belli, di bellezza narrativa, di bellezza innovativa sperimentale, di bellezza analitica acuminata. C’è tanta intelligenza e talento, con qualche eccesso poco riuscito e un finale che devia nella banalità. Ma c’è già tanta roba.

    “Volevo partire in quarta verso le pianure del Nord e arrampicarmi ascoltando Bartok sulle Montagne Rocciose, fra le canzoni dei cowboy e il suono strascicato erboso e nasale dei banjo, e poi l’Oregon, il mare in lontananza viscido di foche.”

    “Volevo liberarmi da quel montaggio di velocità, armi, torture, stupri, orge e merci confezionate che rappresenta la visione americana del sesso.”

    “Nel profilo del cranio di Weede Denney, calvo anzitempo e brunito di lentiggini, si rispecchiava la nudità curvilinea e soave del tavolino. Era come se l’arredatore avesse progettato entrambi simultaneamente, a trionfante dimostrazione di armonia ideale fra dirigente e habitat lavorativo.”

    “Allora pensai che in quella metropoli la folla era davvero essenziale all’individuo, perché senza di essa non c’era nulla contro cui rivolgere la rabbia, mancava l’eco del proprio dolore, si dissolveva ogni prova concreta.”

    “Non c’era nulla là fuori che si fosse mai trasformato per altra spinta se non la propria. Dio. La creazione di Dio, intatta."

    ha scritto il 

  • 5

    devo ammettere che quando ho iniziato a leggerlo ero un po' distratto e solo dopo molte pagine ho capito la reale ambientazione temporale. pensavo si riferisse ai giorni nostri.<br />estremamente attuale quindi, realistico, scuro ed onirico. piacerà a chi apprezza breat easton ellis.<br ...continua

    devo ammettere che quando ho iniziato a leggerlo ero un po' distratto e solo dopo molte pagine ho capito la reale ambientazione temporale. pensavo si riferisse ai giorni nostri.<br />estremamente attuale quindi, realistico, scuro ed onirico. piacerà a chi apprezza breat easton ellis.<br />a me è piaciuto molto.

    ha scritto il 

  • 0

    C’è un destino, forse, nel percorso che lega le opere di un autore. E se questo destino appare nella sua densa e stratificata misura fin dal primo libro, allora abbiamo a che fare con Don DeLillo.
    Il viaggio che si compie percorrendo la produzione di uno scrittore risponde a leggi strane e in par ...continua

    C’è un destino, forse, nel percorso che lega le opere di un autore. E se questo destino appare nella sua densa e stratificata misura fin dal primo libro, allora abbiamo a che fare con Don DeLillo. Il viaggio che si compie percorrendo la produzione di uno scrittore risponde a leggi strane e in parte sconosciute che, a nostra insaputa, creano misteriosi disegni. Così come la trama a ritroso di Underworld anch’io, nel percorrere il mio personale viaggio con DeLillo, giungo infine al suo primo libro. C’è stato un tempo in cui lo scrittore italoamericano lo si trovava edito da Tullio Pironti che, per primo, lo fece conoscere al pubblico italiano. Ma Americana era invece pubblicato dal Saggiatore, in base a quei misteriosi casi di trasferimento e acquisto dei cosiddetti foreign rights. Oggi DeLillo è pubblicato da Einaudi. Ho iniziato il mio personale viaggio tra le parole di DeLillo anni fa, con Rumore bianco. Viaggio che ora mi fa approdare a questa sua opera prima così definitiva. Definitiva nella misura in cui presenta da subito tutte le sue ossessioni. Il suo voyeurismo descrittivo che lo porta ad essere osservatore del frenetico dibattersi delle vite dei suoi personaggi. La presenza costante dei feticci che circostanziano lo scorrere del tempo di una collettività che rimane basita di fronte alla propria incapacità di porsi domande. Lo stagliarsi inquietante di un paesaggio, mai veramente descritto, ma tuttavia sempre presente, che confronta metropoli (luogo di angoscianti strutture che incombono quasi senza vita) e deserto (zona di autodafé senza assoluzione alcuna). E poi l’affascinante commistione di segni stilistici, di installazioni artistiche, di performances totalizzanti che in Americana prendono le forme di una resa dei conti condotta con il mezzo della cinepresa, strumento di autoanalisi, per mezzo del quale l’io narrante coinvolge chi gli sta intorno nella creazione di un film che è, poi, il film della sua propria vita. La parola scritta a DeLillo già non basta più. Deve lasciare spazio alla commistione, alla contaminazione dei generi. La parola che si fa vettore di idee, di confronti, di narrazione nella (della) narrazione. Un gioco di specchi dove l’origine dei personaggi si perde e si trasforma lentamente in un riflesso di ricordi, di azioni, di assente corporeità. Un riflesso che, alla fine, rivelerà il nulla che circonda la nostra società. Non c’è scampo nei romanzi di DeLillo. Per nessuno e per niente. L’ostensione del nulla della nostra contemporaneità è destinata a continuare. http://nottedinebbiainpianura.blogspot.it/2014/01/americana-di-don-delillo-einaudi.html

    ha scritto il 

  • 3

    È un viaggio nei ricordi e negli americani. Freddezza mi ha trasmesso, gelo, emozioni e affetti sopiti. Ci sono alcuni dialoghi e riflessioni davvero di altissimo livello, ma in alcuni punti ho fatto fatica a proseguire.

    ha scritto il 

  • 4

    Per quanto le capacità narrative di De Lillo siano fuori discussione, questo romanzo si avvicina pericolosamente, in quanto a trama, ad altri ben più famosi romanzi americani di stampo "on the road".
    La trama, oserei dire ovvia, narra di un giovane e promettente manager che decide di ritrovare s ...continua

    Per quanto le capacità narrative di De Lillo siano fuori discussione, questo romanzo si avvicina pericolosamente, in quanto a trama, ad altri ben più famosi romanzi americani di stampo "on the road". La trama, oserei dire ovvia, narra di un giovane e promettente manager che decide di ritrovare se stesso rinunciando a fama e denaro e intraprendendo questo viaggio accompagnato dai soliti soggetti strambi e borderline, viaggio che gli permetterà di scoprire il vero volto della gente, e di conseguenza anche di se stesso. Abbondano stereotipi made in USA, dalla limonata mentre si taglia il prato al padre che ti chiama "figliolo", ma, in linea di massima, forse era proprio ciò di cui si voleva raccontare.

    ha scritto il 

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