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Americana

Di

Editore: Einaudi (Super ET)

3.5
(826)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 400 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8806189875 | Isbn-13: 9788806189877 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Marco Pensante

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Ventotto anni, bello, manager di una grande rete televisiva: David Bell è il sogno americano diventato realtà. Cinico yuppie ante litteram nella New York degli anni Settanta, si nutre delle stesse immagini che trasmette il suo network. Ma dalla vetta del successo, gli si spalanca davanti un vuoto insostenibile. Decide così di lasciare il suo ufficio a Manhattan e di iniziare un pellegrinaggio nel cuore dell'America a bordo di un camper con tre improbabili compagni e la cinepresa in spalla. Il suo piano: filmare la vita della gente comune nelle piccole città di provincia. Un viaggio per catturare i volti veri, la rabbia, i conflitti di cui è intessuto il paese. E il film della sua vita, il suo film, il folle tentativo di scrivere un pezzo di storia americana, con l'arma di un umorismo raggelante e con gli scarti della cultura di massa.
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  • 3

    Americana

    Mi sonno avvicinato a Don DeLillo (all'anagrafe Donald Richard DeLillo, di origini molisane) perché mi si era presentato come membro illustre della medesima corrente letteraria di Chuck Palahniuk, “I cannibali”, quindi le aspettative erano alte. Forse troppo alte.
    Spesso quando decido di i ...continua

    Mi sonno avvicinato a Don DeLillo (all'anagrafe Donald Richard DeLillo, di origini molisane) perché mi si era presentato come membro illustre della medesima corrente letteraria di Chuck Palahniuk, “I cannibali”, quindi le aspettative erano alte. Forse troppo alte.
    Spesso quando decido di imbattermi in un nuovo autore di cui non ho mai letto nulla o prendo il suo primo lavoro o, se non lo trovo o è troppo gettonato, punto su quello meno conosciuto, proprio per tentare di non avere nessuna influenza esterna. Ma ora veniamo al libro.

    Il tema centrale di “Americana” è il viaggio. In senso fisico si tratta di un viaggio di lavoro intrapreso dal protagonista David Bell per riprendere la situazione dei nativi d'America nelle loro riserve naturali, un tema ricorrente nel mondo dell'attivismo americano: “Gli indiani non vogliono compassione. Vogliono dignità.”.
    Metaforicamente possiamo assaporare due diversi livelli di introspezione: il primo ha come destinazione la cultura americana degli anni '70 con tutte le sue attrazioni e le sue contraddizioni; il secondo avrà come meta una profonda analisi della psiche del protagonista, un manager ventottenne bello e spavaldo, David è l'incarnazione del sogno americano (tema spesso affrontato da Don Delillo, come una promessa che l'America non è più grado di mantenere) che si affaccia sul grande vuoto che porta dentro.

    Nella prima parte del libro vediamo la New York degli anni '70 attraverso gli occhi e l'io narrante del protagonista. Uno sguardo di un cinismo dissacrante porta il lettore a conoscenza dell'ambiente lavorativo, fatto di monotoni convenevoli e di tante piccole frivolezza senza le quali i suoi colleghi sembrano perdersi.
    Un mondo che l'autore descrive come di marzapane: dolce, divertente, stucchevole, tutto sommato inutile.

    Tutta la seconda parte del libro è una analessi sul passato del protagonista, dall'infanzia ai primi anni al Network televisivo. Come se tutto il passato fosse una continua preparazione all'avventura che aspetta il nostro David.
    Molto forte la figura materna, fin da sempre vista come un corpo estraneo all'interno della famiglia ma indispensabile nella crescita emotiva del personaggio.
    Dall'infanzia a Old Holly passiamo agli anni del college in California (con improbabili compagni di corso), al suo fidanzamento da qui la rapida successione al matrimonio, il trasferimento nella Grande Mela, la monotonia della vita coniugale e l'esperienza del tradimento con la speranza, che poi si rivelerà essere vana, di sfuggire alla noia.
    E' in questa parte del libro che possiamo apprezzare maggiormente la capacità di prosa di Don Delillo, essendo il primo libro si possono apprezzare i colti e complessi ragionamenti dell'autore senza filtri, la complessità dell'esposizione non implica assolutamente una maggiore difficoltà di lettura, anzi questa rimane scorrevole per la maggior parte del tempo.
    Qui il contesto sociale è decadente, e descrive la voglia cieca di successo dei personaggi come una frenetica corsa all'oro che porta a perdere completamente di vista quali in realtà solo le fonti della felicità autentica, così che spesso i traguardi sono raggiunti ma portano seco una sensazione di vuoto, una depressione alla quale il protagonista si ribella.

    La terza parte è proprio quella del viaggio vero e proprio; il protagonista, in compagnia di tre personaggi stravaganti (un'artista post-moderna, uno scrittore “di pagine bianche” e un veterano di guerra), parte dal Maine alla volta di... girare il documentario sui Navajo per il Network (?).
    Cinepresa in spalla raggiungono alcune città sperdute nell'ovest degli Stati Uniti d'America dove il protagonista perde completamente di vista il suo dovere verso la società televisiva e si cimenta nella realizzazione di video avanguardisti; alle volte incentrati sulla sua stessa vita (come se, insoddisfatto della sua vita, David Bell fosse alla ricerca dell'auto-celebrazione) e alle volte per raccontare scene di vita quotidiana così opprimenti da far pensare al fallimento del genere umano caduto ormai nel maelstrom degli automatismi privi di ogni ragione.
    La quarta e ultima parte (la più breve, appena 36 pagine) è la più stravagante, David molla tutto e tutti, viaggia in macchina con Clavenger, uno sconosciuto che appare all'improvviso, abbandonandosi completamente al suo inconscio.
    Lasciarsi andare può riservare bellissime esperienza come quella che ha in un campo di Nativi, Hippie e Misfits ma può anche portarti a spiacevoli esperienze come quelle in Texas nell'officina di Clavenger o in macchina con un marinaio senza un braccio. “I bravi bambini non accettano passaggi dagli sconosciuti.”.

    Un libro crudo, diretto e affascinante. Consigliato a chiunque voglia una lettura alternativa da una parte e allo stesso tempo lasciarsi andare ad un viaggio che permetterà di cogliere sfumature di quegli anni valide ancora oggi.

    ha scritto il 

  • 5

    … L’America può essere salvata solo da ciò che cerca di distruggere ...

    Di nuovo in viaggio, De Lillo al volante, Lynch e Wallace seduti in silenzio sul sedile posteriore, perdendosi tra le “vaste distese sognate da tutti i poeti e istruttori scout, ad ovest verso il nostro destino manifesto”, tra alcolisti, attori, reduci di guerra, pubblicitari di successo, fantasm ...continua

    Di nuovo in viaggio, De Lillo al volante, Lynch e Wallace seduti in silenzio sul sedile posteriore, perdendosi tra le “vaste distese sognate da tutti i poeti e istruttori scout, ad ovest verso il nostro destino manifesto”, tra alcolisti, attori, reduci di guerra, pubblicitari di successo, fantasmi che si fanno largo nelle profondità dell’America e nelle ossessioni di tutti.

    Tutti al mondo desiderano rassicurazione. È la monetina che infilano nel distributore di realtà. Non importa se dal distributore esca qualcosa o meno, purché la monetina venga restituita.

    Aprii la finestra. La stanza si riempì del vapore dolce di aprile, e quando mi sfuggì un sospiro parve quasi possibile credere che qualcuno o qualcosa all’esterno me lo restituisse, qualcosa che infuriava nel vento contro gli alberi protesi, qualcosa di terribile che sfiorava l’erba, un istante in cui la natura cedeva allo stupro, simile a un uccello in volo, infangato di sangue.

    La commedia vera eravamo noi, e noi avevamo bisogno di ombre su cui disegnare a gesso la nostra luce, di velocità per vincere la sequenza, di fori infinitesimi in cui piantare le nostre coscienze.

    ha scritto il 

  • 3

    E' il primo libro di De Lillo che sono riuscito a finire. E' uno degli autori che ho più comprato e meno letto, e di tentativi ne ho fatti...
    Arrivato alla fine posso dire di averlo certamente apprezzato per la padronanza assoluta del linguaggio, che raggiunge livelli a tratti funambolici, ...continua

    E' il primo libro di De Lillo che sono riuscito a finire. E' uno degli autori che ho più comprato e meno letto, e di tentativi ne ho fatti...
    Arrivato alla fine posso dire di averlo certamente apprezzato per la padronanza assoluta del linguaggio, che raggiunge livelli a tratti funambolici, ma questo non mi ha impedito di provare un'irritazione profonda nei confronti di un atteggiamento, di una posa culturale di cui De Lillo e il suo romanzo sono esemplari, in modo tutto sommato tipico, nemmeno eccezionale.
    Ho letto decine di libri e visto altrettanti film di lucida (o allucinata) denuncia del sistema dei media, della sua vacuità e del suo cinismo, di volta in volta incarnati in un personaggio prototipico o diffusi fra le pieghe di una struttura corale.
    Diciamo che i primi due o tre, magari anche dieci, me li sono bevuti con gusto, ma avevo venti o trent'anni... adesso, a cinquanta, non riesco proprio più ad appassionarmici.
    "Americana" appartiene ad un genere perfettamente integrato nel sistema dei media, funzionale alla sua sopravvivenza e al suo sviluppo (quello che ci ha portati dove ora siamo, fra Master Chef, X Factor e Real Time).
    Mica mi scandalizzo, semplicemente mi sono stancato di frequentarlo e quando mi imbatto in qualche sua manifestazione, magari anche ben confezionata, appunto mi irrito, perché tutto sommato mi sento un po' fesso ad esserci cascato ancora una volta.

    ha scritto il 

  • 5

    un libro bellissimo: una scansione profonda della società americana (ed ormai non solo americana) alimentata da una consistente ironia che scema leggermente nella parte finale del libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Nei libri di De Lillo non conta la meta, bensì il viaggio.
    Ogni volta che finisco di leggere uno dei suoi romanzi mi pento di non aver mai preso l'abitudine di sottolineare passaggi e frasi. Questo per estrapolare l'essenza dell'opera e per distillarne un senso compiuto e univoco.
    A l ...continua

    Nei libri di De Lillo non conta la meta, bensì il viaggio.
    Ogni volta che finisco di leggere uno dei suoi romanzi mi pento di non aver mai preso l'abitudine di sottolineare passaggi e frasi. Questo per estrapolare l'essenza dell'opera e per distillarne un senso compiuto e univoco.
    A lettura finita, rimane sempre un senso di smarrimento.

    ha scritto il 

  • 4

    Tutti al mondo desiderano rassicurazione. E' la monetina che infilano nel distributore di realtà. Non importa se dal distributore esce qualcosa o meno, purché la monetina venga restituita.

    Americana non ha esercitato su di me la stessa malìa di Underworld, tuttavia ho apprezzato molto la prima parte, nella quale DeLillo affronta il malessere esistenziale dell'uomo moderno catturato nella rete delle grandi aziende e dei media:


    "A volte mi veniva da pensare che tutti noi del n ...continua

    Americana non ha esercitato su di me la stessa malìa di Underworld, tuttavia ho apprezzato molto la prima parte, nella quale DeLillo affronta il malessere esistenziale dell'uomo moderno catturato nella rete delle grandi aziende e dei media:

    "A volte mi veniva da pensare che tutti noi del network esistessimo solo su videotape. Le nostre azioni, le nostre parole avevano un che di già trascorso. Tutte cose dette e fatte già da tempo, che poi venivano congelate e immagazzinate in attesa di essere trasmesse e ritrasmesse non appena disponibile uno spazio nel palinsesto. La sensazione diffusa era che da un momento all'altro qualche mignolo omicida potesse premere un bottone e cancellarci per l'eternità.
    Quegli istanti nel bagno in compagnia di dieci uomini intenti a lustrarsi i denti erano forse i peggiori in assoluto. Era come se fossimo segnali radio, e attraversavamo tempo e spazio a intermittenza, come in uno spot pubblicitario di cui è impossibile occultare la follia."

    ha scritto il 

  • 4

    Burt Lancaster sotto la luna bello come un Dio.

    1971- Don DeLillo esordisce con Americana e subito si colloca in quella corrente di scrittori celebri che furono (e sono) la coscienza critica della società consumistica americana.


    David Bell è bello, giovane, brillante, manager affermato in un network di successo. Rappresenta perfettamen ...continua

    1971- Don DeLillo esordisce con Americana e subito si colloca in quella corrente di scrittori celebri che furono (e sono) la coscienza critica della società consumistica americana.

    David Bell è bello, giovane, brillante, manager affermato in un network di successo. Rappresenta perfettamente lo stereotipo dello yuppie rampante tanto in voga qualche decennio fa. Se la gode alla grande nel suo ufficio super lux in cima a Manhattan, fra blande riunioni e colleghi spietatamente defenestrati come birilli al bowling. Qualche bevuta e un po’ di sesso tanto per spezzare la noia.
    Quando si guarda allo specchio la sua bellezza gli trasmette forza e identità ed è come una terapia psicologica, che lo rimanda direttamente all’immagine superbamente mascolina di Burt Lancaster in Da qui all’eternità. Nudo, illuminato dalla luna, stillante acqua marina. Di una bellezza perfetta, intagliata nell’io in formazione di intere generazioni di americani, e non solo.
    Se la gode alla grande fino a un certo punto. Il punto in cui la sua vita gli si rivela all’improvviso come l'eco dei miti consumistici, fatti di vuoto, apparenza, fatuità.
    Da qui la fuga. Il viaggio catartico verso Ovest. In cerca del reale.

    Ci sono passaggi molto belli, di bellezza narrativa, di bellezza innovativa sperimentale, di bellezza analitica acuminata. C’è tanta intelligenza e talento, con qualche eccesso poco riuscito e un finale che devia nella banalità. Ma c’è già tanta roba.

    “Volevo partire in quarta verso le pianure del Nord e arrampicarmi ascoltando Bartok sulle Montagne Rocciose, fra le canzoni dei cowboy e il suono strascicato erboso e nasale dei banjo, e poi l’Oregon, il mare in lontananza viscido di foche.”

    “Volevo liberarmi da quel montaggio di velocità, armi, torture, stupri, orge e merci confezionate che rappresenta la visione americana del sesso.”

    “Nel profilo del cranio di Weede Denney, calvo anzitempo e brunito di lentiggini, si rispecchiava la nudità curvilinea e soave del tavolino. Era come se l’arredatore avesse progettato entrambi simultaneamente, a trionfante dimostrazione di armonia ideale fra dirigente e habitat lavorativo.”

    “Allora pensai che in quella metropoli la folla era davvero essenziale all’individuo, perché senza di essa non c’era nulla contro cui rivolgere la rabbia, mancava l’eco del proprio dolore, si dissolveva ogni prova concreta.”

    “Non c’era nulla là fuori che si fosse mai trasformato per altra spinta se non la propria. Dio. La creazione di Dio, intatta."

    ha scritto il 

  • 5

    devo ammettere che quando ho iniziato a leggerlo ero un po' distratto e solo dopo molte pagine ho capito la reale ambientazione temporale. pensavo si riferisse ai giorni nostri.<br />estremamente attuale quindi, realistico, scuro ed onirico. piacerà a chi apprezza breat easton ellis.<br ...continua

    devo ammettere che quando ho iniziato a leggerlo ero un po' distratto e solo dopo molte pagine ho capito la reale ambientazione temporale. pensavo si riferisse ai giorni nostri.<br />estremamente attuale quindi, realistico, scuro ed onirico. piacerà a chi apprezza breat easton ellis.<br />a me è piaciuto molto.

    ha scritto il 

  • 0

    C’è un destino, forse, nel percorso che lega le opere di un autore. E se questo destino appare nella sua densa e stratificata misura fin dal primo libro, allora abbiamo a che fare con Don DeLillo.
    Il viaggio che si compie percorrendo la produzione di uno scrittore risponde a leggi strane e ...continua

    C’è un destino, forse, nel percorso che lega le opere di un autore. E se questo destino appare nella sua densa e stratificata misura fin dal primo libro, allora abbiamo a che fare con Don DeLillo.
    Il viaggio che si compie percorrendo la produzione di uno scrittore risponde a leggi strane e in parte sconosciute che, a nostra insaputa, creano misteriosi disegni. Così come la trama a ritroso di Underworld anch’io, nel percorrere il mio personale viaggio con DeLillo, giungo infine al suo primo libro.
    C’è stato un tempo in cui lo scrittore italoamericano lo si trovava edito da Tullio Pironti che, per primo, lo fece conoscere al pubblico italiano. Ma Americana era invece pubblicato dal Saggiatore, in base a quei misteriosi casi di trasferimento e acquisto dei cosiddetti foreign rights. Oggi DeLillo è pubblicato da Einaudi.
    Ho iniziato il mio personale viaggio tra le parole di DeLillo anni fa, con Rumore bianco. Viaggio che ora mi fa approdare a questa sua opera prima così definitiva. Definitiva nella misura in cui presenta da subito tutte le sue ossessioni. Il suo voyeurismo descrittivo che lo porta ad essere osservatore del frenetico dibattersi delle vite dei suoi personaggi. La presenza costante dei feticci che circostanziano lo scorrere del tempo di una collettività che rimane basita di fronte alla propria incapacità di porsi domande. Lo stagliarsi inquietante di un paesaggio, mai veramente descritto, ma tuttavia sempre presente, che confronta metropoli (luogo di angoscianti strutture che incombono quasi senza vita) e deserto (zona di autodafé senza assoluzione alcuna). E poi l’affascinante commistione di segni stilistici, di installazioni artistiche, di performances totalizzanti che in Americana prendono le forme di una resa dei conti condotta con il mezzo della cinepresa, strumento di autoanalisi, per mezzo del quale l’io narrante coinvolge chi gli sta intorno nella creazione di un film che è, poi, il film della sua propria vita. La parola scritta a DeLillo già non basta più. Deve lasciare spazio alla commistione, alla contaminazione dei generi. La parola che si fa vettore di idee, di confronti, di narrazione nella (della) narrazione. Un gioco di specchi dove l’origine dei personaggi si perde e si trasforma lentamente in un riflesso di ricordi, di azioni, di assente corporeità.
    Un riflesso che, alla fine, rivelerà il nulla che circonda la nostra società.
    Non c’è scampo nei romanzi di DeLillo. Per nessuno e per niente.
    L’ostensione del nulla della nostra contemporaneità è destinata a continuare.
    http://nottedinebbiainpianura.blogspot.it/2014/01/americana-di-don-delillo-einaudi.html

    ha scritto il 

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