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Amerika

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Publisher: W W Norton and Co Inc

4.0
(1382)

Language:English | Number of Pages: 299 | Format: Others | In other languages: (other languages) Spanish , German , Italian , Portuguese , Dutch

Isbn-10: 0811200752 | Isbn-13: 9780811200752 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

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Book Description
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  • 4

    Il "sogno americano" di Kafka ...

    Il giovanissimo Karl Rossmann accetta suo malgrado dalla sua famiglia di allontanarsi da Praga per andare in America così da non dover affrontare lo scandalo da lui stesso provocato di non aver saputo resistere all'assalto amoroso (subìto passivamente) di una cameriera rendendola così madre.
    ...continue

    Il giovanissimo Karl Rossmann accetta suo malgrado dalla sua famiglia di allontanarsi da Praga per andare in America così da non dover affrontare lo scandalo da lui stesso provocato di non aver saputo resistere all'assalto amoroso (subìto passivamente) di una cameriera rendendola così madre.
    Ma in America , dopo un inizio promettente propiziato dall'incontro col suo facoltoso zio Jakob , le cose diventano improvvisamente complicate a causa di quella che viene considerata una mancanza di riguardo nei confronti dello zio stesso cosicché egli si ritrova nuovamente solo .
    E il grande e generoso “Continente Nuovo” non si rivela per lui quella fortunata terra promessa per chi vi cerca fortuna , bensì gli presenta il suo lato peggiore , quello della disoccupazione e della prevaricazione , costringendo il ragazzo , dal carattere timido e remissivo , ad affrontare avversità che non si sarebbe aspettato.
    Il romanzo , incentrato totalmente sulle figure dei personaggi , per lo più oscuri e sgradevoli come quello di Delamarche e di Brunelda , resta alla fine senza una conclusione .
    Ma nella determinazione di Karl di non soccombere nonostante tutto alle difficoltà che la sua nuova vita continua a proporgli e nella sua volontà di combattere per una riscossa (il circo Oklahoma ?) si può forse scorgere una speranza.
    Un'opera giovanile , rimasta incompiuta e pubblicato solo dopo la morte , che mi è parsa la meno “Kafkiana” fra tutte quelle scritte dal grande autore , ma nella quale si possono già intravedere quelle tematiche che diventeranno più ricorrenti nei suoi lavori successivi , quali il difficile rapporto col padre, i sensi di colpa ed il conseguente desiderio di espiazione da parte del protagonista.

    said on 

  • 2

    Il Kafka che mi è piaciuto meno.


    Come ha detto Brod, con America si completa la trilogia della solitudine, ma a differenza de Il Castello e Il Processo, a me America sembra proprio... scritto male.


    Risente ovviamente dell'essere incompleto (così come Il Castello, comunque), e ...continue

    Il Kafka che mi è piaciuto meno.

    Come ha detto Brod, con America si completa la trilogia della solitudine, ma a differenza de Il Castello e Il Processo, a me America sembra proprio... scritto male.

    Risente ovviamente dell'essere incompleto (così come Il Castello, comunque), e sono convinto che il giudizio sarebbe stato diverso, ma il fatto è che anche nel testo che ci è pervenuto vedo un'abbondanza di dettagli inutili che affaticano veramente la lettura (ad esempio nei flash-back di quando ricorda l'Europa, dove ricorda addirittura la posizione in casa di alcuni oggetti [...]).

    E poi, va bene, è Kafka, ma le vicende di Karl sono ridicole.
    Neanche il Fantozzi più sfigato.

    Il rimpianto è non aver potuto leggere ancora di più lo sviluppo dei personaggi di Robinson, Delamarche e soprattutto Brunelda, che erano davvero eccellenti.

    said on 

  • 4

    Karl Kafka? Ancora una volta un personaggio kafkiano è così simile al suo autore. Ci mette tutta la buona volontà del mondo ma non riesce mai ad imporsi o a dimostrare la sua innocenza in qualsiasi situazione. Rimane però sempre in piedi nonostante tutti gli sconvolgimenti, tutte le vicende, spes ...continue

    Karl Kafka? Ancora una volta un personaggio kafkiano è così simile al suo autore. Ci mette tutta la buona volontà del mondo ma non riesce mai ad imporsi o a dimostrare la sua innocenza in qualsiasi situazione. Rimane però sempre in piedi nonostante tutti gli sconvolgimenti, tutte le vicende, spesso comiche e grottesche che gli capitano. La sua dignità rimane intatta ed anche se il libro è incompiuto, le ultime pagine aprono uno scenario di speranza, tranquillità e felicità. Finalmente.

    said on 

  • 2

    «?»

    Incompiuto come gli altri, America è il romanzo più potabile di Kafka.
    Resta per me un bel punto interrogativo non tanto la sua produzione letteraria quanto il diffuso entusiasmo suscitato dalla stessa, specie presso la critica.

    said on 

  • 3

    Un Kafka meno allucinato....

    ... rispetto ad altre opere.
    Sono riconoscibili i soliti temi di sconfitta, di ingiustizia subita, di inutili tentativi di costruzione dei suoi protagonisti sempre demolite con sistematicità dagli antagonisti.
    L'arrivo nel continente è solo accennato, non si parla e non si descrive l' ...continue

    ... rispetto ad altre opere.
    Sono riconoscibili i soliti temi di sconfitta, di ingiustizia subita, di inutili tentativi di costruzione dei suoi protagonisti sempre demolite con sistematicità dagli antagonisti.
    L'arrivo nel continente è solo accennato, non si parla e non si descrive l'America di inizio secolo se non di sfioro e superficialmente; si torna sempre agli uomini, alle loro nefandezze, alle loro scorrettezze, alla loro cattiveria gratuita.
    Non completato, il romanzo mi riesce slegato, slabbrato, quasi come un racconto a episodi.
    Tre stelle sono larghe.

    said on 

  • 4

    "Il fuochista" primo capitolo del primo romanzo di Kafka fu pubblicato singolo in una rivista nei primi anni del'900 e si può ritenere l'unica parte non manomessa e coscientemente pubblicata della prima opera di Kafka, cominciata con il titolo de"Il disperso" e poi abbandonata dallo scrittore con ...continue

    "Il fuochista" primo capitolo del primo romanzo di Kafka fu pubblicato singolo in una rivista nei primi anni del'900 e si può ritenere l'unica parte non manomessa e coscientemente pubblicata della prima opera di Kafka, cominciata con il titolo de"Il disperso" e poi abbandonata dallo scrittore con le precise istruzioni di dare il resto alle fiamme.
    Fu Max Brod, suo amico e collaboratore, a venir meno ai voleri dello scrittore tanto che lo fece arrivare alla pubblicazione postumo nel 1927 con il titolo di"America", presentandolo a mio avviso in modo non poco truffaldino come l'opera ultima in cui Kafka considerava il suo ultimo romanzo come "Più ricco di gioiosa speranza e più luminoso; come una sorte di riappacificazione con l'animo tormentato dopo tanta angoscia e nevrosi".
    Tra Brod e la critica letteraria quindi, si formarono varie correnti interpretative: dal "romanzo teologico" con un triplo peccato originale e conseguente cacciata(Piero Citati su tutti),al
    dualismo innocenza-colpevolezza ed espiazione della colpa, fino alle forzate migrazioni dei molti connazionali verso gli stati degli USA e le loro precarie se non peggiori condizioni di vita. E poi appunto le sostanziali differenze con gli altri romanzi che così nette a me non son sembrate. Certo la lettura di Kafka è impegnativa, i personaggi e i fatti hanno sempre un'altissima valenza simbolica,
    un concentrato metaforico dove per capire il contesto bisogna conoscere anche l'uomo-artista e la sua visione della vita.
    Quindi anche "America", per quanto molto sia stato detto, non si discosta così tanto nell'essenza del messaggio. A parte gli indizi simbolici(con la k l'inizio di Karl come con la k l'inizio del nome dei protagonisti nel Processo e nel Castello)sono appunto i piani narrativi, i temi centrali di colpa-espiazione,processo o accusa accanita, esilio o viaggio quasi irreale con il mistero dietro al tendone dell'ultima pagina. Nei temi più realistici troviamo la giustizia come
    ambiguo baluardo dell'imposizione(in America la statua della libertà al posto della fiaccola ha in mano una spada), dell'aggressione rispetto all'umanità inerme...e da qui si può ritornare ai rapporti di Kafka con l'autorità costituita, contro ogni forma di nazionalismo, di paternalismo o di potere gerarchizzato, Kafka si opponeva al carattere autoritario del sistema anche con la fantasia estrema o con quell'ironia della sua immaginazione che trasformano le disavventure di un giovane sbarcato in America in un allucinato ed ambiguo viaggio stile Pinocchio di Collodi con tutte le sue somiglianze e con la stessa
    ironia che dalla risata riporta al disagio: quindi sdoppiamenti, effetti non consequenziali alle loro cause, deja-vu,
    presentimenti e una grande abilità dello scrittore di rappresentare il sogno e il suo habitat...è nota la passione di
    Kafka di riscrivere i suoi sogni per poi riabilitarli negli allucinati racconti:città fantastiche, animali(soprattutto cani), metamorfosi e quant'altro sono presenti anche in "America"tanto che le descrizioni di questa grande nazione a volte sono così inquietanti forse perchè in qualche modo riflettono una verità...l'ultimo capitolo che potrebbe fare storia a se, è la descrizione del Teatro Nuovo di Oklahoma, in esso Kafka crea un mondo autosufficiente e surreale suggestivo quanto misterioso. Una maestosa e luccicante organizzazione che promette lavoro a tutti, c'è posto per tutti dicono, mentre pompose ed enormi messinscena esprimono un fasto ipnotico fine a se stesso...questo grande artificio ambulante non può che creare curiosità ma se è questo il lieto fine non si può non percepire quel magnetismo, quell'incognita o quell'inquieto mistero che fanno pensare a qualcosa di celato, di non detto. Qual'è il lavoro? a quanto la paga? di che tipo di teatro si tratta? e se più di qualcuno ha fatto riferimento al paese dei balocchi di Collodi,bè, magari la posta è così simile da essere in qualche modo la propria identità?
    Di fronte a un enorme faranoica costruzione soltanto il sacrificio della propria individualità può esser la posta in palio. Prima di arrivare ad Oklahoma City sono invece vistosi i riferimenti del popolo ebraico: la diaspora, il peregrinare, l'attesa nella città di Ramses dai grattaceli come alveari riporta alla città della schiavitù per il popolo eletto fino ad arrivare alla città di New York, dai mille tentacoli e altrettante
    contraddizioni, questo Golem sgangherato dove ai suoi piedi un mare di esistenze naufragano o vivacchiano tra i vicoli, con descrizioni tra l'uso costante dell' immaginazione usando come supporto esperienze e relazioni di viaggio e esigenze formali sull'esempio dei naturalisti francesi, quasi un tributo a quella corrente o al realismo di Dickens o agli autori ottocenteschi dalle narrazioni di grande respiro. Attorno al Libero Teatro si possono fare le ultime considerazioni...della simpatia di Kafka per le masse meno agiate segno della sua militanza nei circoli anarchici praghesi, e la trasformazione delle nuove situazioni da qualcosa di incomprensibile in qualcosa di accettato e possibile, critica pioneristica alla civiltà dello spettacolo e del tutto possibile...anche se con un po' di stanchezza finale, con i codici kafkiani, nel rifiuto del facile psicologismo preferendo il linguaggio teatrale della cultura jiddish: è qui che Kafka da un'immagine dell'America, la più delirante, la più inquietante e grottesca. Per poi arrivare dinnanzi al Libero Teatro di Oklahoma per chiederci se dietro a quei tendoni c'è davvero la piena e nuova soddisfazione, la felicità.
    Kafka purtroppo non lo svelerà ma dalle ottimistiche previsioni di Brod si è ben lontani;piuttosto torna quel clima kafkiano in cui una piccola bega può trasformarsi nel più grande degli incubi;è l'abilità di questo grande scrittore,l'aspetto enigmatico permanente generato in"America" sono le stesse ossessioni site in tutta l'opera di Kafka, le stesse ossessioni descritte con quella ilarità, quella ironica leggerezza, punto di rottura del nostro specchio che una volta esploso ci lascia con l'affinità più che precisa tra l'ambiguità di un epoca e le nostre ossessioni...fantasmi enormi ed efficaci che ci fanno confondere un raffinato incubo come "America" nel romanzo della speranza di Franz Kafka.(scusate l'andatura alla Enrico Ghezzi ma è sempre l'effetto di quel diavolaccio di F.K...).

    said on 

  • 3

    Giudizio incerto, probabilmente da rivedere una volta avrò letto altro dello stesso autore (confesso che de "Il processo" non ricordo quasi nulla).


    La verità è che, benché la storia prenda ed i dialoghi siano ben strutturati, manca un elemento che caratterizzi univocamente il romanzo. Alla ...continue

    Giudizio incerto, probabilmente da rivedere una volta avrò letto altro dello stesso autore (confesso che de "Il processo" non ricordo quasi nulla).

    La verità è che, benché la storia prenda ed i dialoghi siano ben strutturati, manca un elemento che caratterizzi univocamente il romanzo. Alla fine di ogni capitolo mi ritrovavo a chiedermi come sarebbe finito e che cosa Kafka volesse dirmi. E probabilmente non l' ho capito, o non del tutto.
    Forse che la vita dell'emigrante è difficile, piena di pregiudizi, che l'America non è quel paese che ci si aspetta, che è facile trovarsi soli e poveri.
    A questo concorre, o probabilmente ne è la causa, l'incompletezza del romanzo (pubblicato postumo da Max Brod, biografo di Kafka) che rende la vicenda incoerente in alcuni punti e poco convincente in altri.

    La storia è quella di Carlo Rossmann (odio italianizzare i nomi, ma la vecchia edizione Mondadori di mio padre questo proponeva), sedicenne costretto dalla famiglia a lasciare l'Europa perché sedotto da una cameriera dalla quale aspetta un figlio. Un giovane sensibile, onesto, ingegnoso ma incapace di difendersi e molto sfortunato. Una volta giunto in America sarà ospitato da un ricco zio che sembra prospettargli una vita agiata e felice ma dal quale sarà presto disconosciuto per aver accettato un invito da parte di un gentiluomo a lui poco simpatico. Da questo momento in poi Carlo dovrà imparare a cavarsela da solo. Ben presto stringe amicizia con due vagabondi: il francese Delamarche e l'irlandese Robinson, che lo porteranno a sperperare buona parte del denaro da lui conservato. Convintosi dell'inadeguatezza di questa amicizia, Carlo abbandonerà i due per prendere servizio nell' "Albergo Occidentale" dove, grazie alla simpatia che suscita nella capocuoca, anch'essa di origine tedesca, lavorerà come ragazzo dell'ascensore. Ma questa parentesi felice dell'esperienza di Carlo in America sarà destinata a finire un mese dopo quando, in seguito alla visita di Robinson ubriaco che egli porta a riposare nel suo dormitorio, verrà licenziato per i pochi minuti in cui si assenta. A nulla serviranno la benevolenza della capocuoca, convinta dal responsabile degli ascensori della mala fede del piccolo europeo, né le lacrime di Teresa, dattilografa a lui molto legata. E così ricominciano le peripezie di Carlo, ridotto in schiavitù da un'odiosa e grossa cantante, dalla quale i due vecchi vagabondi europei ormai dipendono.
    L'ultima scena che abbiamo di Rossmann è in treno, diretto ad Oklahoma City in qualità di meccanico e probabilmente anche verso un futuro migliore.

    said on 

  • 4

    Non posso dare cinque stelle solo perché è un lavoro incompiuto, e per incompiuto intendo che la storia si interrompe proprio a metà, sul più bello.


    Tuttavia, a mio parere, DEVE essere letto da chi ha apprezzato "il processo" e le altre sue opere.


    Adoro la sua capacità di trasportar ...continue

    Non posso dare cinque stelle solo perché è un lavoro incompiuto, e per incompiuto intendo che la storia si interrompe proprio a metà, sul più bello.

    Tuttavia, a mio parere, DEVE essere letto da chi ha apprezzato "il processo" e le altre sue opere.

    Adoro la sua capacità di trasportarti in un mondo così assurdo che passi tutta la giornata a chiederti "ma come cavolo gli è venuto in mente?".

    Ottimo

    said on 

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