Amianto

Una storia operaia

Di

Editore: Alegre

4.5
(123)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 188 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8898841027 | Isbn-13: 9788898841028 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Politica

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  • 4

    Questo libro è rimasto colpevolmente sul mio comodino per due anni; l'ho preso all'ultimo minuto, prima di un viaggio in treno, e mi sono ritrovato a leggere un libro di qualità, che ricorda quali era ...continua

    Questo libro è rimasto colpevolmente sul mio comodino per due anni; l'ho preso all'ultimo minuto, prima di un viaggio in treno, e mi sono ritrovato a leggere un libro di qualità, che ricorda quali erano le condizioni delle fbbriche italiane negli anni '60, '70 e '80, quanto sia ancora importante il tema della sicurezza sul lavoro e dell'igiene industriale, quanto il mio mestiere di responsabile della sicurezza nell'industria chimica abbia bisogno di essere valorizzato e sostenuto. Senza pietismi l'autore racconta la storia di suo padre ed estende la sua riflessione ai lavori precari delle nuove generazioni, non in un'ottica di scontro generazionale ma, al contrario, evidenziando quanto le diverse generazioni abbiano in comune.

    ha scritto il 

  • 0

    Una recensione a fumetti su #SegnaliDiFumo – Carmilla

    Amianto di Alberto Prunetti è un libro che ha già avuto da parte dei lettori un’accoglienza meritata e sentita, e l’autore ha nel frattempo ripreso a girare per l’Italia con nuovi compagni di viaggio, ...continua

    Amianto di Alberto Prunetti è un libro che ha già avuto da parte dei lettori un’accoglienza meritata e sentita, e l’autore ha nel frattempo ripreso a girare per l’Italia con nuovi compagni di viaggio, come l’oste anarchico e altri proletari della Maremma. Perché, riprendere ora, a fumetti, una riflessione su questo libro? Continua qua: https://www.carmillaonline.com/2016/09/13/segnali-fumo-amianto-alberto-prunetti/

    ha scritto il 

  • 4

    Cosa dire di Amianto? Dopo le classiche: è un non-romanzo, non una biografia né un saggio sociologico e neppure un lavoro scientifico sull'amianto. Eppure è tutto questo e la storia di Renato è la sto ...continua

    Cosa dire di Amianto? Dopo le classiche: è un non-romanzo, non una biografia né un saggio sociologico e neppure un lavoro scientifico sull'amianto. Eppure è tutto questo e la storia di Renato è la storia del lavoro senza sicurezza, delle morti sul lavoro e per il lavoro, della protervia e violenza del sistema capitalistico sulla persona, sui lavoratori che per vivere "non possono sputare nel piatto in cui mangiano"... È un libro ben scritto, Prunetti scrive bene e la sua scrittura fa bene al libro e all'indignazione che il libro suscita. È un libro da regalare a tutti coloro che non vogliono sentire i vedere la rapina dei beni comuni e della salute dei lavoratori, che non devono pensare né vivere ma solo lavorare. In che condizioni non fa nulla...

    ha scritto il 

  • 5

    Senza Fiato

    La presentazione di Amianto a Bolzano mi ha conquistato. Il viso gentile e la parlata simpatica di Alberto Prunetti sono stati veicolo per racconti e aneddoti spesso tutt'altro che leggeri. Così è anc ...continua

    La presentazione di Amianto a Bolzano mi ha conquistato. Il viso gentile e la parlata simpatica di Alberto Prunetti sono stati veicolo per racconti e aneddoti spesso tutt'altro che leggeri. Così è anche il libro: diretto, onesto, fluviale. La narrazione, incessante e avvincente, lega tra loro i vari racconti di vita di Renato, padre dell'autore e protagonista della vicenda. Amianto all'inizio ti diverte anche se sai sin dalle prime pagine che si parla di qualcuno che morirà o peggio, che è già morto nella realtà, ma, e qui sta il bello, Prunetti non cerca alcun patetismo o facile empatia e descrive il padre in maniera semplice e diretta con pregi, difetti, passioni e parolacce. E’ solo in un secondo momento, quando stai già sfogliando (divorando?) pagine su pagine inghiottito dalla stesura incredibilmente fluida che dà vita a un quadro coerente e tristissimo di quella che era la vita lavorativa di un operaio negli anni 70 e 80 che cominci a respirare anche tu tra le pagine un’aria malsana, così ti manca via via (e non a caso) il fiato mentre il destino di Renato si prefigura inesorabilmente.
    E anche alla fine, nel racconto davvero straziante delle ultime ore del protagonista, l’autore schiva ogni patetismo, strappa qualche risata e prepara la chiusura che è in realtà una apertura. Si perché come tutti i grandi libri Amianto una volta chiuso e riposto continua a parlare al cervello, a passare informazioni sottobanco lavorandoti ai fianchi e non facendoti smettere di pensare. Merito questo anche del bel capitolo aggiuntivo presente nella nuova edizione Alegre, capitolo che è quasi un riassunto delle suggestioni della vicenda, e merito anche del “Triello”, interessante scambio di vedute tra Alberto Prunetti, Wu Ming 1 e Girolamo De Michele, tre autori figli della classe operaia.

    ha scritto il 

  • 5

    Cosa non è Amianto.
    Amianto non è un romanzo, non è una biografia, non è una storia, non è il racconto di una vita.
    Amianto è poesia cruda, poesia vera di cronaca nera. E’ una denuncia. E’ l’urlo luci ...continua

    Cosa non è Amianto.
    Amianto non è un romanzo, non è una biografia, non è una storia, non è il racconto di una vita.
    Amianto è poesia cruda, poesia vera di cronaca nera. E’ una denuncia. E’ l’urlo lucido, analitico e di inchiesta, di un figlio al quale lo Stato, il Sistema, il guadagno, l’indifferenza, la politica, tutto quello che volete, hanno strappato il padre.
    E’ la vita di Renato, il papà di Alberto, che, come tanti della sua generazione, ha cominciato a lavorare molto presto, siamo nell’ultimo dopoguerra, in un’Italia che ha bisogno di rialzarsi e che sa di poter contare su una forza lavoro pronta a tutto. Anche a sacrificare la propria vita.

    ha scritto il 

  • 0

    Amianto Totale

    «Amianto, al pari delle microscopiche fibre che evoca, non è un libro facile da scrollarsi di dosso. Spietato quanto il nemico che combatte, colpisce dritto ai polmoni, sedimentando schegge di ribelli ...continua

    «Amianto, al pari delle microscopiche fibre che evoca, non è un libro facile da scrollarsi di dosso. Spietato quanto il nemico che combatte, colpisce dritto ai polmoni, sedimentando schegge di ribellione nella pleura e decostruendo narrazioni tossiche dominanti. Da racconto privato si costituisce al lettore in storia collettiva e lo fa rispettandone la filettatura, senza forzare il passo degli eventi e senza mai cadere in retoriche sentimentaliste».

    Continua qui: http://www.agoravox.it/Amianto-una-storia-operaia-di.html

    ha scritto il 

  • 5

    La prima cosa da dire è che Alberto Prunetti con questo romanzo, non-romanzo, si aggiunge a quella schiera di narratori militanti italiani, che contribuiscono a una delle pochissime cose positive prod ...continua

    La prima cosa da dire è che Alberto Prunetti con questo romanzo, non-romanzo, si aggiunge a quella schiera di narratori militanti italiani, che contribuiscono a una delle pochissime cose positive prodotte dal suolo italico: una narrativa carne, sangue e polvere, che racconta il presente e il passato, senza autocompiacimento, ed esente da intimismo e contemplazione onanistica, caratteristiche invece proprie di certo mainstream radical chic, modaiolo e da best seller alternativo. Lo fa, partendo dalla sua dura esperienza, pensando alla necessità di dare un contributo alle lotte e alla critica sociale, mettendo in campo una narrazione che aggredisca l'esistente e le dinamiche proprie dell'assoggettamento.
    "Amianto", oltre ad essere un coraggiosissimo esempio di scrittura insieme biografica e autobiografica, è una vera e propria storia operaia.
    Non descrive un altro tempo, racconta invece di un tempo della transizione che è ancora in corso, quello della precarizzazione della vita, non solo di quella lavorativa. Una sorta di narrazione in progress che si estende ben oltre le pagine stesse del racconto, così come avviene nell'ultima parte del libro, col "Triello", una conversazione a tre tra l'autore, Wu Ming 1 e Girolamo De Michele.
    Questo cancro sociale, che è appunto la precarietà che si allarga sempre più e che è ben simboleggiato dall'amianto.
    Sarebbe, quindi, assolutamente sbagliato vedere in queste pagine un periodo che fu, quando c'era ancora la classe operaia e non si sapeva che l'amianto fosse letale.
    Potrebbe essere sufficiente, come esempio, la storia dell’ILVA, ma si può benissimo far riferimento anche ad uno degli ultimi fatti di cronaca, un episodio paradigmatico: la morte di due operai ad Aprilia che lavoravano in un mega impianto industriale di trattamento dei rifiuti dell'ACEA. Un impianto altamente nocivo per l'ambiente circostante e per la salute dei cittadini, in cui, come se non bastasse, erano ignorate del tutto le più elementari misure di sicurezza sul lavoro, e in cui si perpretrava una forma di sfruttamento sempre più frequente: quella dell’esternalizzazione. Episodio, che insieme a molteplici altri, richiama il motivo di fondo della storia operaia di Prunetti, e che ripropone la necessità assoluta del legame tra le lotte contro la devastazione ambientale e la lotta di classe.
    L'interclassismo green, infatti, a prescindere dalle alleanze effimere e dalle altrettanto effimere proteste, si trova pienamente immerso all'interno delle solite dinamiche di sfruttamento del capitale, per cui basterebbe come sufficiente il rispetto del concetto di “a norma di legge” (concetto così ben richiamato anche da Girolamo De Michele nel “Triello”).
    La classe operaia, quindi, esiste ancora: soffre, è sfruttata, è avvelenata e... muore, in qualsiasi parte del globo essa si trovi. L'unica differenza con il passato è che ha perso quasi del tutto la sua soggettività, la sua capacità di essere collante delle lotte antagoniste col resto del proletariato (salariati, proletari da partita IVA, disoccupati, precari, pensionati).
    Un proletariato allo sbando a causa della violenta ristrutturazione della megamacchina capitalista, tesa alla frammentazione del corpo sociale e all'azzeramento di qualsiasi pratica solidaristica. Ma a causa anche del ruolo dei partiti che hanno tradito, del minimalismo delle altre organizzazioni della sinistra e dei grandi sindacati che in buona parte, nel corso dei decenni, si sono venduti ai padroni.
    Un proletariato tutto precarizzato, a cui si aggiungono anche con l'impoverimento della classe media e il sorgere del cosiddetto lavoro cognitivo non garantito: nel tempo, le morti dovute a cause del lavoro e le patologie usuranti si sono conseguentemente allargate. Quel che inoltre manca è una sorta di mappatura reale delle cause di queste morti e di queste patologie, tanto si è frantumata la rete di garanzie e di solidarietà, e la capacità di fare sintesi e prassi antagonista.
    Alberto Prunetti racconta, partendo dagli anni '70, del padre Renato, operaio tubista trasfertista, e di sé stesso, racconta delle fabbriche, del loro odore e del loro sapore, entrambi mefitici, di vite tossiche, di ambienti malsani. Racconta delle periferie e degli agglomerati industriali sparsi per ogni dove sulla nostra penisola, tutti squallidi e uguali a se stessi, ma ognuno con la sua particolarità, ognuno anche pieno di vita, risate e creatività, e le racconta persino con gioia. Perché è stracolmo di ricordi questo imperdibile libro, di ricordi di ogni genere.
    Racconta soprattuto delle zone operaie del litorale toscano, della maledetta via Aurelia, in particolare delle zone attorno a Livorno e alla Maremma grossetana. Lo fa con ironia e drammaticità, ma lo fa soprattutto con un realismo tragico tipico di chi è calato completamente nella cultura operaia.
    E racconta di veleni che ti trasformano gradatamente e radicalmente, non solo fisicamente, e che ti distruggono e ti uccidono.
    La sua prosa è incredibile, meravigliosa e ricca di suggestioni, priva di inutili orpelli descrittivi e di paraculaggine narrativa. È diretta, schietta, cruda e divertente.
    E, come dice Wu Ming 1, la botta arriva, arriva poderosa, e arriva la rabbia, così come dovrebbero arrivare per molti di noi.
    E poi ti viene da pensare al vecchio amato slogan "pagherete caro, pagherete tutto" e non puoi fare a meno di chiederti, per l'ennesima volta, quando mai pagheranno.
    Alla fine si piange, si piange di commozione e di rabbia... E, come direbbe Prunetti: “Maremma schifosa!”

    Dal mio blog: http://stultiferablog.blogspot.it/

    ha scritto il 

  • 5

    Maremma Maiala!

    Che libro che hai scritto compagno Alberto!
    La vita di Renato scorre davanti ai nostri occhi cosi' concreta da rendere uno squarcio di verità sui decenni che ci hanno preceduto.

    'Queste sono le ultime ...continua

    Che libro che hai scritto compagno Alberto!
    La vita di Renato scorre davanti ai nostri occhi cosi' concreta da rendere uno squarcio di verità sui decenni che ci hanno preceduto.

    'Queste sono le ultime cose che vorrei dirgli: babbo, il sacco al secondo piano di polvere di marmo io ce l'ho portato. Ma la ragioneria l'hanno gia' saccheggiata i padroni e per noi, figlioli degli operai che hanno provato a salire le scale, non c'e' rimasto niente. Ci hanno solo preso per il culo, Maremma schifosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Tante cose mi accomunano ad Alberto Prunetti, forse troppe e troppo dolorose. Abbiamo la stessa età, dunque nati in un periodo storico non facile, molto probabilmente gli stessi interessi e la stessa ...continua

    Tante cose mi accomunano ad Alberto Prunetti, forse troppe e troppo dolorose. Abbiamo la stessa età, dunque nati in un periodo storico non facile, molto probabilmente gli stessi interessi e la stessa visione della vita, sicuramente due tragedie comuni ci uniscono: aver perso uno dei due genitori per un tumore. Lui suo padre, io mamma. E li abbiamo persi allo stesso modo, tramite un percorso di sofferenza, di impotenza, di rabbia, di amarezza. Vedere i propri genitori passare una vita a lavorare, tra tanti sacrifici, e poi non vederli “godersi” il riposo dato dalla pensione, fa male, fa rabbia. I due mali che ci hanno strappato le persone a cui vogliamo bene, sono però diversi. Ma l’ulteriore punto in comune tra Alberto e me, è che io conosco cosa significa “mesotelioma pleurico” e “fibra di asbesto”. Lui l’ha imparato vivendo una tragedia, io perché lavoro nell’ambito della sicurezza e salute sul lavoro. E ogni riga scritta da Alberto la capisco, l’ho vissuta. Purtroppo quello che dice è vero, l’ambiente del lavoro si è deteriorato come il corpo dei nostri affetti. Si è insinuato come una fibra, come una radiazione alfa. È penetrato nei polmoni, ha covato per anni, si è ramificato in metastasi in ossa, cervello, ghiandole linfatiche. È esploso lasciandoci impotenti e soli.
    Alberto scrive che non è giusto morire per lavoro, che non è giusto che si sia arrivati così in basso (cita anche la tragedia di Taranto di questi giorni), che salute e lavoro non coincidano. Io la penso allo stesso modo. Ma ho pensieri anche sul “prezzo del progresso”, e non so se è un “prezzo equo”. Forse era meglio rimanere al freddo nelle caverne? Forse era meglio non avere il fuoco, la luce, il laser, il microscopio? Forse era meglio morire di setticemia per una ferita a trent’anni? Non lo so. Non lo so. Non lo so!
    Alberto chiude dicendo: “ci hanno preso per il culo, Maremma schifosa!”
    Io, letto il suo libro, condiviso tutto quello che ha scritto e con gli enormi “non lo so” che covano dentro, gli risponderei: “continuano a prenderci per il culo, Maremma schifosa!

    ha scritto il 

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