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Amleto

Di

Editore: Rizzoli (BUR)

4.4
(8805)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 528 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Portoghese , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Chi semplificata , Svedese , Catalano , Basco , Ungherese , Polacco , Finlandese

Isbn-10: 8817006955 | Isbn-13: 9788817006958 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Gabriele Baldini ; Curatore: Viola Papetti

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , Foreign Language Study , Philosophy

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Descrizione del libro
"Amleto" è l'opera che, più di ogni altra, inaugura la cultura moderna; anzi,per molti versi ne costituisce il mito fondante. Come personaggio "mitico", Amleto dà vita a un soggetto scisso, dilaniato, smarrito. Amleto è scisso, sul piano ideologico, fra fede umanista e scetticismo conoscitivo, fra segno e simulacro, fra cultura cattolica e riformismo protestante. È dilaniato, sul piano psicologico, dalla contesa fra nome del padre e richiamo affettivo della madre, fra passato aureo e presente decadente, fra eros e rifiuto del corpo, fra ragione e follia, fra follia recitata e follia sperimentata. Oltre all'ampia introduzione, questa nuova edizione fornisce un ricco commento critico-filologico, linguistico e storico-culturale. La traduzione, ormai classica, di Gabriele Baldini è analizzata e contestualizzata in un saggio di Viola Papetti.
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  • 3

    Doubt thou the stars are fire;
    Doubt that the sun doth move;
    Doubt truth to be a liar;
    But never doubt I love.

    Non è tra le mie tragedie shakespeariane preferite (so benissimo che siamo nel 600 e giud ...continua

    Doubt thou the stars are fire;
    Doubt that the sun doth move;
    Doubt truth to be a liar;
    But never doubt I love.

    Non è tra le mie tragedie shakespeariane preferite (so benissimo che siamo nel 600 e giudicare un'opera intramontabile come l'Amleto con gli occhi di una persona moderna e "aperta" è "ingiusto") a causa della marcatissima misoginia (non me ne voglia Guglielmo le cui commedie adoro e credo che abbia raggiunto un livello insuperabile in Macbeth che rimane la mia tragedia preferita).
    Se esiste una rivisitazione in chiave femminista (soprattutto dal punto di vista di Ofelia) la leggerò sicuramente...un po' come ha fatto Jean Rhys ne Il grande mare dei Sargassi.

    ha scritto il 

  • 4

    Perché gente come me deve strisciare fra cielo e terra? Siamo tutti della stessa razza: non credete a nessuno di noi.

    Scrivere o non scrivere, questo è il problema. Ma cosa scrivere, descrivere? Di un mondo tetro e oscuro, con le sue celle, i suoi sotterranei e le sue segrete. Di un sonno di morte che recide il filo ...continua

    Scrivere o non scrivere, questo è il problema. Ma cosa scrivere, descrivere? Di un mondo tetro e oscuro, con le sue celle, i suoi sotterranei e le sue segrete. Di un sonno di morte che recide il filo della vita.
    Io e Shakespeare ci incontrammo in una piccola libreria, a pochi metri dalla spiaggia. In una tediosa mattina di metà aprile, con un sole talmente caldo che sembrava presagire nulla di nuovo e un cielo terso che conferiva un senso di pace e solidarietà.
    Una vita monotona e inappagante, uniforme e scialba. Un percorso lungo o corto. Un'ammaliante, splendida realizzazione artistica di un uomo turbato dalla sua coscienza. Amleto ci parla esattamente di questo. Di quell'esile fuscello che, col suo passaggio, spalancò vecchie tombe. Risvegliò i morti, intrappolati nel sudario della polvere, ululando per le vie dell'Urbe. Come comete di fuoco che rigano il cielo, distrusse l'atmosfera, cadendo come gocce di sangue. Maestoso e, allo stesso, invulnerabile come l'aria. Un opera che, nella sua brevità, è una meraviglia. Il cui gemito ha eco in un gemito universale.
    Un inno all'individualità, alla totalitaria perdita della speranza, della giovialità, della coscienza che induce a tralasciare ogni consueto esercizio. Un dramma dai toni tragici e magici, romantici e seducenti, dove l'uomo è possessore di uno spazio infinito confinato in un guscio vuoto. Tormentato dai brutti sogni, prigioniero di ambizioni e prese di potere la cui sostanza è la mera ombra di un illusione. Possedente di un giardino di gramigna; quella vegetazione sconcia che pullula sovrana nel mondo, così tediosa, vuota, stantia, sterile.
    Leggendo Amleto tutto d'un fiato per la prima volta, di quest'uomo che un tempo splendeva nel firmamento come una meteora infuocata, ho intuito come tutto sembrasse profondo, impregnato di quella assurda solennità tipica delle tragedie shakespeariane con la quale la fugacità di un misero atto d'amore o sconsideratezza investiva inevitabilmente anche l'atto più insignificante. Lo specchio in cui la Danimarca vede riflessa la propria immagine: perfettamente ingannata da un racconto bugiardo.
    Sin dalle prime pagine, si avverte la melanconia malinconia del protagonista. Un forte senso di tristezza che avvolge le sue membra come una seconda pelle. Fardelli, tormenti interiori di una vita opprimente che gravano sulle sue spalle come un fardello troppo pesante, in cui è proprio la coscienza a renderlo vile. Codardo. Costringendo Amleto, questa figura evanescente che vaga lungo la riva dell'assurdo - immune alle emozioni e povero di ricordi - ad adattarsi in una nuova realtà parallela che sarebbe presto diventata la sua. Monologo interiore di una vita rubata di un giovane principe, nonché storia di tormenti e ossessioni che non sono mai stati tali. Lui che, tormentato dal demone dell'abitudine - in cui è tuttavia custodito un angelo - dall'esercizio di atti onesti fornisce una divisa, una veste perfetta da indossare. Lui che, rinchiuso nella solida cella della sua tragicità interiore, misura le parole o i gesti non soverchiando mai la natura.
    Amleto è una breve massima che compone il ciclo della produzione shakespeariana. Questa è la storia di un principe di Danimarca. Un uomo che tormenta senza posa le ferite della sua anima. Un ragazzo romantico e idealista incurante degli incauti sussulti del cuore, incapace di spiegare e di chiedere aiuto, trasportato qua e là dalla corrente della follia, osservando l'inutilità di un mondo fatto di cose grandi e piccoli di ricchi signori acutamente consapevoli del loro status sociale.

    Le mie parole volano, i miei pensieri rimangono a terra. Parole senza pensieri non giungono al cielo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Il re di Danimarca venne assassinato da suo fratello che così facendo riuscì a ottenere il trono e la defunta regina. A pochi giorni dal funerale lo spettro di un uomo corazzato svolazza a partire dal ...continua

    Il re di Danimarca venne assassinato da suo fratello che così facendo riuscì a ottenere il trono e la defunta regina. A pochi giorni dal funerale lo spettro di un uomo corazzato svolazza a partire dalla Mezzanotte per le mura del castello spaventando le guardie e avvertendo il giovane principe del crimine commesso. Egli non potrà riposare in pace fino a quando non sarà stato vendicato dal figlio Amleto, il quale dopo tale rivelazione sarà in preda ai dubbi e troppo preso dai complotti per accorgersi che per salvare lo spirito di un defunto sta falciando la sua vita, portando alla morte la sua amata e animando una tragedia senza vincitori.
    Apprezzabile per le tematiche forti e per la passione con cui sono state scritte queste righe, Amleto narra il travaglio vissuto da ogni adolescente che si rispetti, quello incentrato sull'Essere e il non Essere, sul vivere oppure morire, sul vendicarsi o meno. Amleto è l'adolescente che deve muovere i suoi passi per diventare l'adulto che non sarà mai.

    ha scritto il 

  • 3

    Dopo molto tempo torno a rileggere un testo di Shakespeare, dico subito che Romeo e Giulietta mi aveva preso molto di più. Amleto è giocato più sul livello psicologico che su quello dell'azione, e ren ...continua

    Dopo molto tempo torno a rileggere un testo di Shakespeare, dico subito che Romeo e Giulietta mi aveva preso molto di più. Amleto è giocato più sul livello psicologico che su quello dell'azione, e renderebbe di più visto a teatro che letto.

    ha scritto il 

  • 5

    In principio era il verbo.

    È curioso, l'inglese elisabettiano con i suoi thy, doth, dids't thou e nay, lo si ritrova invariabilmente legato a scene fatali, premonizioni o simili, dalla maledizione che Caleb William lancia al su ...continua

    È curioso, l'inglese elisabettiano con i suoi thy, doth, dids't thou e nay, lo si ritrova invariabilmente legato a scene fatali, premonizioni o simili, dalla maledizione che Caleb William lancia al suo persecutore nel romanzo di Godwin, a "Tribute" dei demenziali Tenacious D. Dev'essere l'influenza della bibbia di King James, più che Shakespeare, perché Shakespeare è brio puro, leggerezza.
    Anche in questo tragicissimo Amleto, l'autore non fa che giocare liberamente con la parola. Gli sproloqui della follia di Amleto sono godimento puro. Insomma, Amleto scopre che suo padre è stato ucciso da chi ora è marito di sua madre: non riesco a immaginare peggiore usurpazione, agli occhi di un giovane uomo. Shakespeare avrebbe potuto dipingere un Amleto lacrimoso, taciturno, invece lo fa sproloquiante.

    ha scritto il 

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