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Amleto

By William Shakespeare

(62)

| Others | 9788818026900

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Book Description

510 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Ottima edizione annotata dell'Amleto di Shakespeare.
    Vi consiglio questa edizione non solo per la bellissima copertina, ma anche perchè questa è la versione annotata, quindi molto interessante per chi volesse approfondire il dramma.
    Dell'Amleto Shake ...(continue)

    Ottima edizione annotata dell'Amleto di Shakespeare.
    Vi consiglio questa edizione non solo per la bellissima copertina, ma anche perchè questa è la versione annotata, quindi molto interessante per chi volesse approfondire il dramma.
    Dell'Amleto Shakespeariano ci sono tre versioni, Q1,Q2,F, questa edizione, come è specificato, racchiude tutte e tre le versioni, ovviamente nelle varie note a pie di pagina troverete tutte le precisazioni(come ad esempio il versetto tal dei tali manca nell'edizione F ma è presente in Q1 e Q2).
    Quindi una bellissima edizione per un bel dramma elisabettiano

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    Novacaineoverthetrip said on Aug 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Sono rimasto abbagliato da questa tragedia. Mammut della Newton Compton con tutto il teatro di Shakespeare, presto sarai mio!
    Consigliato assolutamente.

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    Nefastus (Libreria in costruzione) said on Aug 14, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Amleto è un personaggio complesso, articolato, in costante bilico tra ragione e pazzia, essere e apparire, schiacciato dai dubbi e continuamente esitante. Fin dal primo atto è a conoscenza della sua missione: uccidere lo zio assassino del padre e usu ...(continue)

    Amleto è un personaggio complesso, articolato, in costante bilico tra ragione e pazzia, essere e apparire, schiacciato dai dubbi e continuamente esitante. Fin dal primo atto è a conoscenza della sua missione: uccidere lo zio assassino del padre e usurpatore del trono. Tuttavia, il principe di Danimarca sembra non riuscire a compiere questa azione: prima riflette sulla morte del padre, poi mette a punto un piano per scoprire se lo spettro del padre gli ha raccontato la verità e solo alla fine, quando i fatti confermano la versione del defunto re, si vede costretto ad uccidere lo zio. Questo continuo procrastinare sarà fatale per lo stesso protagonista.
    La filosofia esistenzialista emerge nelle parole di Amleto stesso, in primo luogo nel celebre monologo “Essere o non essere” (che al contrario di quanto si crede comunemente non viene recitato con un teschio in mano), in cui l’essere è sinonimo di vita e azione, mentre il non essere è simbolo di inazione e morte. Il relativismo espresso dal principe è invece la credenza che non esista una sola verità assoluta, ma una cosa sia vera o falsa a seconda dei punti di vista, considerare che ogni cosa dipenda dalla prospettiva dell’individuo.

    Citazioni:
    • Orazio: “Un grano di polvere basta a turbare l’occhio del pensiero.”
    • Regina: Dunque perché sembra che tu ne soffra particolarmente?”
    Amleto: “Sembra, signora? È, io non so di ‘sembra’. Non è solo il mio mantello d’inchiostro, o il ricco abito nero di circostanza, non sono singhiozzi o sospiri forzati, né il fiume copioso dagli occhi, né un viso compunto, buona madre, con ogni forma, guisa, mostra di sofferenza, che possono farmi giustizia. Cosa che l’uomo può fingere, di queste diciamo ‘sembrano’; ma dentro io ho cosa che passa la mostra.”
    • Laerte: “La fanciulla più modesta è già prodiga, se offre senza veli la sua bellezza alla luna; la virtù non sfugge alla calunnia; spesso il verme rode la prole della primavera prima ancora che i boccioli si schiudano.”
    • Polonio: “Da’ orecchio a tutti, voce a pochi; ascolta i pareri degli altri, poi giudica da te.”
    • Amleto: “Spesso una goccia di male contamina la sostanza più pura.”
    • Spettro: “La virtù sta salda anche se il vizio la corteggia sotto apparenza divina.”
    • Amleto: “Dubita che le stelle siano fuoco, dubita che il sole si muova, dubita che la verità sia bugiarda, ma non dubitare del mio amore.”
    • Amleto: “Niente è buono o cattivo in sé, ma nel nostro pensiero.”
    • Amleto: “Potrei essere confinato in un guscio di noce e sentirmi un re dello spazio infinito, se non facessi cattivi sogni.”
    Guildestern: “I quali appunto sono ambizione, la cui sostanza è la mera ombra di un sogno.”
    Amleto: “Un sogno non è che ombra.”
    • Amleto: “Da tempo, – ma perché non so – ho perso la mia gaiezza, ho tralasciato ogni esercizio consueto; e il mio umore è così depresso, che questa vaga struttura, la terra, mi sembra uno sterile promontorio; questo padiglione fulgido, l’aria, con il bel firmamento sovrastante, soffitto maestoso adorno di fuochi d’oro, per me non è che un ammasso di vapori pestiferi.”
    • Amleto: “Essere, non essere, qui sta il problema: è più degno patire gli strali, i colpi di balestra di una fortuna oltraggiosa, o prendere armi contro un mare di affanni, e contrastandoli por fine a tutto? Morire, dormire, non altro, e con il sonno dire che si è messo fine alle fitte del cuore, a ogni infermità naturale alla carne: grazia da chiedere devotamente. Morire, dormire. Dormire? Sognare, forse. Ecco il punto: perché nel sonno di morte quali sogni intervengano a noi sciolti da questo viluppo, è pensiero che deve arrestarci. Ecco il dubbio che tiene in vita a così tarda età gli infelici, perché chi vorrebbe subire la sferza e gli sputi del tempo, i torti dell’oppressore, contumelie dell’uomo arrogante, pene per l’amore sprezzato, remore in luogo di legge, gli uffici e la loro insolenza, e gli oltraggi che il merito paziente ha inflitti dalla iniquità, quando egli stesso, nient’altro che con un pugnale, potrebbe far sua la pace? Chi vorrebbe portare some, gemere, smaniare sotto una vita opprimente, se lo sgomento di qualcosa dopo la morte, l’inesplorato dei continenti dalla cui frontiera non c’è viaggiatore che torni, non intrigasse la volontà, facendo preferire il peso dei mali presenti al volo verso altri di cui non si sa? È la coscienza che ci fa vili, noi quanto siamo. Così la tinta nativa della risoluzione si stempera sulla fiacca paletta del pensiero, imprese di grande flusso e momento insabbiano il loro corso e perdono il nome di azione.
    • Amleto: “Io sono probabilmente onesto, eppure potrei accusarmi di vizi tali, che sarebbe meglio se mia madre non mi avesse partorito: ambizioso, e molto, vendicativo, orgoglioso, con più peccati pronti al mio comando che io non abbia pensieri in cui versarli, fantasia per dare loro forma, o tempo per commetterli. Perché la gente come me deve strisciare tra cielo e terra? Siamo tutti della stessa razza: non credete a nessuno di noi.”
    • Rosencratz: “È un chiudere a catenaccio la guarigione, celare all’amico ciò che ci affligge.”
    • Amleto: “Che cos’è l’uomo più della bestia, se del suo tempo non fa uso migliore che per mangiare e dormire? Chi ci diede una mente di così gran tatto, capace del passato e del futuro, non ci creò con questi doni, per i quali il pensiero partecipa del divino, perché da noi si lasciassero muffire in noi senza usarli? […] Io davvero non so perché passo la vita a dire ‘questo è da farsi’, quando ho causa, volontà salute e mezzi per farlo.”
    • Re Claudio: “Il tempo, che dà principio all’amore, ne modifica il fuoco e la scintilla; io lo so per prova. Dentro la fiamma stessa dell’amore c’è uno stoppacci che la consuma. Niente che sia ottimo può mantenersi eternamente tale; anzi, ogni buona qualità, facendosi pletorica, muore del suo proprio eccesso. Ciò che vorremmo fare, dovremmo farlo quando vorremmo, perché quel ‘vorremmo’ cambia, passando crisi e indugi quante sono lingue, mani, evenienze; dunque il ‘dovremmo’ è come il sospiro del prodigo, che duole ma dà sollievo.”
    • Amleto: “Il vostro perdono, signore. Vi feci torto, ma perdonatemi. Sanno i presenti che io sono punito da una forma di pazzia. Ciò che ho fatto, e che potrebbe destare bruscamente la vostra natura, il vostro onore e la vostra suscettibilità, fu pazzia: lo proclamo qui. Fu Amleto a fare torto a Laerte? Non sia detto: se Amleto è alienato da se stesso, e mentre non è in sé fa torto a Laerte, non è Amleto, Amleto lo rinnega. Chi è dunque? La sua pazzia.”

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    Greta said on Jul 29, 2014 | Add your feedback

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    Note: Il libro che ho letto io presenta anche Romeo e Giulietta e Macbeth...

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    Larten said on Jul 20, 2014 | Add your feedback

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    Non avendo mai letto Shakespeare ho avuto difficoltà nel comprendere alcune parti del testo. Inoltre la trama, anche se scritta divinamente, non mi ha catturata. Prossimamente proverò a leggere altri classici e un giorno mi ricimenterò in Amleto.

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    babbuste said on Jul 16, 2014 | Add your feedback

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    Tre stelle su cinque non è "così così"! Un ottimo lavoro di uno dei più grandi della letteratura mondiale. Tre stelle su cinque vogliono dire: l'ho letto, ho apprezzato, non mi ha fatto innamorare, ma in ogni caso molto più che sufficiente.

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    Tiz Marchetti said on Jul 8, 2014 | Add your feedback

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