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Ammazza un bastardo!

Di

Editore: Spartaco

3.8
(42)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 151 | Formato: Altri

Isbn-10: 8887583749 | Isbn-13: 9788887583748 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: A. Bresolin

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Un noir dal ritmo incalzante, strutturato con un montaggio quasi cinematografico: sembra una tranquilla giornata di primavera a Parigi, che si sveglia tappezzata di manifesti inneggianti alla rivolta. Manifesti con una scritta terribile: "Ammazzate un bastardo". Sembra uno dei tanti messaggi da strapazzo, invece l'insurrezione scoppia davvero e si estende a macchia d'olio, in un susseguirsi di azioni spontanee. Il gruppo che la scatena si ispira apertamente all'atto surrealista più semplice evocato da Andre Breton: "Scendere in strada con il revolver in pugno e sparare a caso nella folla". Le indagini della polizia seguono a fatica le mosse dell'organizzazione, strutturata in piccole cellule autonome. L'uccisione del senatore Anet conduce l'ispettore Maistre sulle tracce dei sovversivi. Affrontando il caso, però, sprofonda nei dubbi; cercando di capire, si mette in discussione. Sarà Virginia Slapski, una giovane e sovversiva artista d'avanguardia, a cambiargli la vita per sempre...
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    Un filo nero e uno viola

    Un filo nero e uno viola: dallo humour noir di Breton e compagni al noir dei francesi Jouanne e Frémion (col nom d’emprunt di Colonel Durruti), un romanzo infarcito di riferimenti post-situazionisti, a cominciare dalla dedica a Mesrine (imponente figura di illegalista degli anni Settanta, di cui ...continua

    Un filo nero e uno viola: dallo humour noir di Breton e compagni al noir dei francesi Jouanne e Frémion (col nom d’emprunt di Colonel Durruti), un romanzo infarcito di riferimenti post-situazionisti, a cominciare dalla dedica a Mesrine (imponente figura di illegalista degli anni Settanta, di cui Nautilus ha pubblicato la splendida autobiografia) e dalla citazione da Il libro dei piaceri di Raoul Vaneigem, subito dopo il frontespizio.

    Ammazza un bastardo: una scritta che si riproduce sui muri di Parigi a marcare una campagna di destabilizzazione e sovversione che si estende anonimamente da un giorno all’altro, da una strada all’altra. Una campagna di un gruppo rivoluzionario che invita a far fuori i bastardi, sulla base di un manifesto che ricopre le strade di ogni arrondissement: “Ovunque siate, chiunque siate, c’è un bastardo che vi rende la vita impossibile. Ammazzatelo”. Iniziano gli attacchi. Quelli veri e quelli in effige. La carne e il simbolo, la politica e l’arte. Fino al minimalismo di un suicida che si bonzifica nell’esalazione della benzina, sostenendo un cartello con la scritta: “Sono un bastardo”.

    Sulla scena detective e politici, vedette dello spettacolo e giornalisti, criptorivoluzionari e artisti radicali. Critica alla maniera situazionista – semplificata nel racconto letterario, va detto - che rinfodera un plot nella tradizione del noir radicale d’oltralpe, mescolando abilmente surrealismo e hardboiled, critica radicale e letteratura di genere, nella tradizione di Manchette.

    Il risultato — proposto in italiano nella collana Dissensi della casa editrice Spartaco, che sta infilzando una serie eccellente di titoli di narrativa — è un bel romanzo noir, un noir che si volge al viola nel corso della lettura. Perché il viola? Perché lo spazio cromatico della rivolta prende questo colore come proprio vessillo, proprio nelle ultime pagine del libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Davvero sorprendente...
    Lo pseudonimo utilizzato dai due scrittori francesi Emmanuel Jouanne e Yves Frémion per firmare questo romanzo (e i successivi della serie che, in Francia, sono stati già pubblicati) è un omaggio a quel Buenaventura Durruti, anarchico protagonista della guerra civile ...continua

    Davvero sorprendente...
    Lo pseudonimo utilizzato dai due scrittori francesi Emmanuel Jouanne e Yves Frémion per firmare questo romanzo (e i successivi della serie che, in Francia, sono stati già pubblicati) è un omaggio a quel Buenaventura Durruti, anarchico protagonista della guerra civile spagnola.
    La struttura, all'apparenza, è quella di un noir, di un polar, ma bastano poche pagine per rendersi conto che lo scrittore collettivo denominato Colonel Durruti intende sovvertire anche i canoni del noir...
    Un giorno Parigi si risveglia invasa di manifesti che invitano ad "ammazzare un bastardo", chiunque egli sia. Un senatore viene ucciso nell'aula parlamentare, con una carica di esplosivo nella montatura degli occhiali. Altro omicidi seguono... La polizia brancola nel buio, come si dice in questi casi. A un certo punto, la rivolta cambia registro: le facciate degli edifici di un intero quartiere vengono dipinte di viola, nottetempo, e il viola diventa il colore simbolo dei sovversivi. Anche la moda ne risulta influenzata: magliette, indumenti e accessori viola compaiono nelle vetrine dei negozi...
    L'ispettore Maistre indaga e cerca di far luce in un organizzazione che però è pulviscolare e impalpabile. Due donne (ma specialmente una di loro, artista d'avanguardia dalla personalità inquietante) cambieranno il suo modo di porsi nei confronti della rivolta...

    ha scritto il