Among Women Only

(Peter Owen Modern Classics)

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Publisher: Peter Owen Publishers

3.9
(265)

Language: English | Number of Pages: 198 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , Catalan

Isbn-10: 0720612144 | Isbn-13: 9780720612141 | Publish date: 

Translator: D. D. Paige

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Book Description
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  • 5

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/05/11/tra-donne-sole-cesare-pavese/

    “- Non per sapere i fatti tuoi, - disse guardandomi, - ma se tu ti sposassi, vorresti fare dei figli?
    - Tu ne hai fatti? - ...continue

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/05/11/tra-donne-sole-cesare-pavese/

    “- Non per sapere i fatti tuoi, - disse guardandomi, - ma se tu ti sposassi, vorresti fare dei figli?
    - Tu ne hai fatti? - dissi ridendo. - La gente si sposa per questo.
    Ma lei non rise. - Chi fa figli, - disse fissando il bicchiere, - accetta la vita. Tu l’accetti la vita?
    - Se uno vive l’accetta, - dissi, - no? I figli non cambiano la questione.
    - Però non ne hai fatti... - disse alzando la faccia del bicchiere e scrutandomi.
    - I figli sono grossi pasticci, - disse Morelli, - ma le donne ci tengono tutte.
    - Noi no, - disse Momina, di scatto.
    - Ho sempre visto che chi non ha voluto figli, gli toccano quelli degli altri...
    - Non è questo, - lo interruppe Monina. - La questione è che una donna se fa un figlio non è più lei. Deve accettare tante cose, deve dire di sì. E vale la pena di dir di sì?
    - Clelia non vuol dir di sì, - disse Morelli.
    Allora dissi che discutere di queste cose non aveva senso, perché a tutti piacerebbe un bambino ma non sempre si può fare come si vuole. Chi vuol fare un bambino lo faccia, ma bisogna stare attenti a provvedergli prima una casa, dei mezzi, ché non abbia poi a maledire sua madre.
    Momina, che aveva acceso una sigaretta , mi squadrò con gli occhi socchiusi nel fumo. Tornò a chiedermi se accettavo la vita. Disse che per fare un figlio bisognava portarselo dentro, diventare come cagne, sanguinare e morire - dir di sì a tante cose. Questo voleva sapere. Se accettavo la vita.
    - Adesso smettetela, - disse Morelli, - nessuna di voi è incinta.”
    (Cesare Pavese, “Tra donne sole”, ed. Einaudi)

    In una lettera datata 27 luglio 1949, riportata all’inizio dell’edizione Einaudi che ho letto, il grande Italo Calvino, legato a Cesare Pavese da un rapporto di profonda stima reciproca, chiamato dal più maturo scrittore a scrivergli le proprie impressioni su “Tra donne sole”, non lesinava critiche: “Tra donne sole è un romanzo che ho subito deciso che non mi sarebbe piaciuto. Sono ancora di tale opinione, sebbene l’abbia letto con grande interesse e divertimento... è un certo modo di vedere le donne, e di trarne vendetta allegra o triste. E la cosa che scombussola di più è quella donna-cavallo pelosa, con la voce cavernosa e l’alito che sa di pipa e fin dal principio si capisce che sei tu con la parrucca e con i seni finti... quel che non mi convince è, e già altre volte ho avuto occasione di dirtelo, la tua rappresentazione dei borghesi... per scrivere bene del mondo elegante bisogna conoscerlo e soffrirlo fino alle midolla come Proust, Radiguet e Fitzgerald, amarlo e odiarlo non importa, ma aver chiara la propria posizione rispetto ad esso. Tu non l’hai chiara: si scopre dall’insistenza con cui ritorni sul tema, che non è vero che te ne infischi, ma non hai, mi sembra, fatto ancora la scoperta del piglio che devi prendere rappresentando la gente chic...”. Pavese, due giorni dopo, gli rispose con uguale franchezza: “Applichi due schemi, come due occhiali, al libro e ne cavi impressioni discordanti che non ti curi di comporre”.
    Se fossi un critico letterario o qualche creatura simile, potrei, a distanza di quasi settant’anni, disquisire su quanta ragione vi fossero nelle critiche di Calvino e quanta nella difesa di Pavese, ma siccome sono solo un lettore, anzi in particolare (lo confesso) un innamorato cotto di Cesare Pavese, va da sé che la questione per me è già risolta, a maggior ragione dopo averlo letto questo romanzo che, per motivi che mi sfuggono, era l’unico che mancava alla mia collezione di letture “pavesiane”. Ho divorato “Tra donne sole” in un pomeriggio, attaccato alla pagina, sottolineando e segnandomi i passaggi che più mi avevano colpito, per accorgermi alla fine che sono talmente tanti che ho difficoltà nello sceglierne qualcuno da proporre in quest’articolo.

    “Avrei voluto andarmene. Quello era tutto il mio passato, insopportabile eppure così diverso, così morto. M’ero detta tante volte in quegli anni - e poi più avanti, ripensandoci -, che lo scopo della mia vita era proprio di riuscire, di diventare qualcuna, per tornare un giorno in quelle viuzze dov’ero stata bambina e godermi il calore, lo stupore, l’ammirazione di quei visi familiari, di quella piccola gente. E c’ero riuscita; e le facce la piccola gente eran tutti scomparsi. Carlotta era andata, e il Lungo, Giulio, la Pia, le vecchie. Anche Guido era andato. Chi restava, come Gisella, non le importava più di noi, né di allora. Maurizio dice sempre che le cose si ottengono, ma quando non servono più.”

    “Tra donne sole” fu pubblicato nel 1949, nello stesso volume che conteneva “La bella estate” (titolo anche della raccolta) e “Il diavolo sulle colline”. La narratrice/co-protagonista del romanzo è Clelia, donna più che trentenne, autosufficiente, non sposata, amareggiata dalla vita ma corazzata contro la stessa, che ritorna a Torino per decisione della ditta per cui lavora (deve aprire un negozio di vestiti) e che osserva i vizi della società di “imbruttiti e sfasati” che frequenta quasi suo malgrado. L’arrivo in albergo è subito contraddistinto da un episodio che segnerà la sua vicenda: una vicina di stanza in albergo, la giovane Rosetta, che tenta (fallendolo) il suicidio. Rosetta sarà una delle donne che Clelia conoscerà e con le quali stringerà un rapporto più empatico. La terza amica, che per Rosetta in verità è stata qualcosa di più, è Momina, quasi coetanea di Clelia. Attorno a questo nucleo, ruotano altri personaggi più o meno importanti, sinceri, ipocriti o “palloni gonfiati”, che Clelia conosce in quei luoghi borghesi cui Calvino si riferiva nel criticare la (presunta?) mancanza di conoscenza da parte di Pavese, ossia nei salotti della Torino “bene”, ma anche nelle bettole dove non mancano l’alcool e i discorsi conseguenti.
    A prescindere dai luoghi, però, ciò che emerge nel romanzo è l’impossibilità di godersi la solitudine. Clelia, che pure come detto è molto severa nei confronti di ciò che osserva, si accorge altresì che la sua dedizione al lavoro non è utile a “bastare a sé stessa”. La vicenda di Rosetta, poi, la porta a interrogarsi anche su quali possa essere stati i motivi alla basta del tentativo di suicidio e a spingersi in considerazioni ulteriori su quanto e come sia davvero possibile vivere lontano dagli altri o almeno evitare di ferire o essere feriti dagli altri. La corazza che si è costruita negli anni vacilla e ciò che più atterrisce è che attorno a lei aleggi, anche nelle serate più “festose”, una sfondo di rovina imminente.
    Insomma, Calvino mi perdonerà, ma stavolta dissento da lui, perché, se anche questo romanzo avesse (e indubbiamente li ha, perché nulla è perfetto al mondo, per fortuna) dei difetti strutturali o anche di contenuto, resta il fatto che, leggendolo, ho avuto più volte la “pelle d’oca”. Ma io, l’ho già detto, scrivo da innamorato di Cesare Pavese.
    P.s.: nell’edizione Einaudi che ho letto, oltre al romanzo e alle due lettere di Calvino e Pavese, c’è anche la trascrizione della sceneggiatura del film “Le amiche” di Michelangelo Antonioni, tratto appunto dal romanzo di Pavese.

    “- Io non ci credo a questa storia dei bambini, - le dissi. - Gli uomini non sono bambini. Crescono anche da soli.
    Di nuovo Rosetta ebbe un’uscita che non m’aspettavo. - Sporcano, - disse. Sporcano come i bambini.
    - Come, sporcano?
    - Quello che toccano. Sporcano noi, sporcano il letto, il lavoro che fanno, le parole che usano...
    Parlava convinta. Non era nemmeno irritata.
    - La differenza è tutta qui, - disse, - i bambini non sporcano che se stessi.
    - Le donne non sporcano? - dissi.”

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  • 4

    In una vecchia recensione che avevo scritto su internet dissi che Pavese mi piace e mi annoia, e ciò che più mi piace di lui, è che mi annoia. Quel che è certo è che di questo libro non mi è rimasto n ...continue

    In una vecchia recensione che avevo scritto su internet dissi che Pavese mi piace e mi annoia, e ciò che più mi piace di lui, è che mi annoia. Quel che è certo è che di questo libro non mi è rimasto nulla: trama ed entusiasmo se ne sono andati.

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  • 4

    "E allora perchè si è avvelenata? - dissi - Alla sua età?
    Non per amore, ne sono certa - disse Momina corrugandosi. - Lei fa la vita che ho fatto io, che fanno tutte...Sappiamo bene cos'è il cazzo...
    ...continue

    "E allora perchè si è avvelenata? - dissi - Alla sua età?
    Non per amore, ne sono certa - disse Momina corrugandosi. - Lei fa la vita che ho fatto io, che fanno tutte...Sappiamo bene cos'è il cazzo...
    Tacque per un poco, attenta alla strada.
    non so - dissi - ma fa succedere grossi guai. Sarebbe meglio che non ci fosse.
    Può darsi - chiaccherò Momina - Ma a me mancherebbe. A te no? Figurati. Tutti carini e dignitosi, tutti per bene. Non ci sarebbero più momenti di verità. Più nessuno sarebbe costretto a uscire dalla tana, e mostrarsi com'è, brutto e porco com'è. Come faresti a conoscere gli uomini?"

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  • 5

    Rassegnazione

    A me viene tanto difficile capire come, di norma, la gente trovi noioso Cesare Pavese: se ci si riuscisse a soffermare sulla scelta delle parole - che mai sono casuali, sugli avvenimenti che poi non c ...continue

    A me viene tanto difficile capire come, di norma, la gente trovi noioso Cesare Pavese: se ci si riuscisse a soffermare sulla scelta delle parole - che mai sono casuali, sugli avvenimenti che poi non contano mai tanto. Se si riuscisse, si scoprirebbe un modo di fare letteratura (e guai a chi la chiama "narrativa") davvero rivoluzionario. E' vero che altri autori già hanno esplorato tutto, ma in Cesare c'è un dolore autentico. Mi chiedo, in passato, come si possa non aver capito cosa albergava in quell'uomo.
    Si sarebbe riusciti, a salvarlo.
    C.P. in memoria, nel cuore, eternamente. Sempre e comunque.

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  • 4

    "M'ero detta tante volte in quegli anni,che lo scopo della mia vita era proprio di riuscire,di diventare qualcuna,per tornare un giorno in quelle viuzze dov'ero stata bambina e godermi il calore,lo st ...continue

    "M'ero detta tante volte in quegli anni,che lo scopo della mia vita era proprio di riuscire,di diventare qualcuna,per tornare un giorno in quelle viuzze dov'ero stata bambina e godermi il calore,lo stupore,l'ammirazione di quei visi familiari,di quella piccola gente.E c'ero riuscita,tornavo; e le facce la piccola gente eran tutti scomparsi."

    Nel 1949 uscì la stesura del romanzo breve "Tra Donne Sole",che pochi mesi dopo vide la pubblicazione nella raccolta "La Bella Estate",che comprendeva il romanzo omonimo,"Tra Donne Sole" e "Il Diavolo sulle Colline".
    Un anno dopo,nel 1950,l'autore dell'opera,Cesare Pavese (1908-1950) vinse il prestigioso premio "Strega",che gli valse la gloria come scrittore.

    La vicenda,ambientata a Torino nel primo dopoguerra,vede come protagonista Clelia,una donna matura,nata nel mondo operaio-contadino,con i suoi valori di semplicità e lavoro,che ritorna nella città piemontese,benestante,dopo anni di gavetta e orgogliosa fatica per riuscire ad essere qualcuno.
    Clelia,diventata modista,deve aprire un negozio di abbigliamento e nella preparazione del locale ha la possibilità di incontrare la società bene di Torino, a cui aveva sempre agognato.Conosce Rosetta,Momina,Mariella,giovani donne della borghesia che rappresentano con le loro vite la vacuità,la scarsità di sentimenti,rapporti falsi,il cinismo,la negatività della loro classe.

    "Quand'ero bambina invidiavo le donne come Momina,Mariella e le altre,le invidiavo e non sapevo chi fossero.Le immaginavo libere,ammirate,padrone del mondo.A pensarci adesso non mi sarei cambiata con nessuna di loro.La loro vita mi pareva una sciocchezza,tanto più sciocca perché non se ne rendevano conto."

    Un mondo vuoto che accresce giorno dopo giorno la delusione di Clelia e il vanto di essere lei,la vera libera,di aver raggiunto solo con le proprie forze il suo scopo,diversamente dalla leggerezza delle sue compagne.
    Anche l'amore,forse quello giusto,per Beccuccio,viene rifiutato,per non essere sottomessa,per continuare a sentirsi libera,nonostante la solitudine interiore.
    L'unica a carpirne la vuotezza di questa vita,oltre a Clelia,sembra essere Rosetta.che si uccide,tra l'indifferenza generale,non per amore come le amiche credono,ma per la propria vita priva di senso.

    Questi personaggi sembrano rappresentare la forte dualità di Cesare Pavese: il successo,l'orgoglio (Clelia) e l'insoddisfazione,la solitudine (Rosetta).
    Un mese dopo aver ricevuto il premio,l'autore si suiciderà in una stanza d'albergo come la Rosetta del suo romanzo.

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  • 2

    Mi ricordavo dai tempi della scuola che Pavese non mi piaceva, ma ci ho voluto riprovare. Questo libro ha confermato il mio giudizio.
    Magari non l'avrò capito io, ma......che noia!!!!!!!!!! ...continue

    Mi ricordavo dai tempi della scuola che Pavese non mi piaceva, ma ci ho voluto riprovare. Questo libro ha confermato il mio giudizio.
    Magari non l'avrò capito io, ma......che noia!!!!!!!!!!

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  • 1

    Tra donne sole

    Ok, forse non sono ancora pronta per questo tipo di letteratura. Va bene che il Novecento italiano, letterariamente parlando, non è mai stato la mia passione, ma caspita, arrivare ad odiare un libro c ...continue

    Ok, forse non sono ancora pronta per questo tipo di letteratura. Va bene che il Novecento italiano, letterariamente parlando, non è mai stato la mia passione, ma caspita, arrivare ad odiare un libro come ho fatto io con questo non mi era mai successo! Non trovo nemmeno un lato positivo. Con tutta probabilità dovrei approfondire la tecnica dell'autore, i messaggi che voleva trasmettere, i significati nascosti o chissà cos'altro, ma in ogni caso, ora come ora, l'ho trovato orrendo. Davvero orrendo. E tutto ciò, detto di un autore italiano tanto importante, potrebbe sembrare ignoranza o altro, ma sinceramente non mi sento proprio di poterlo lodare.

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  • 4

    Terzo libro della trilogia (La bella estate, Il diavolo sulle colline, Tra donne sole): bello, ma non mi è piaciuto. Come scrive Calvino nelle lettere aggiunte all'edizione, anche a me stona Pavese ch ...continue

    Terzo libro della trilogia (La bella estate, Il diavolo sulle colline, Tra donne sole): bello, ma non mi è piaciuto. Come scrive Calvino nelle lettere aggiunte all'edizione, anche a me stona Pavese che si racconta come se fosse una donna.
    C'è molto di lui in questi libri e forse per questo rimangono un pò pesanti. L'impossibilità di comunicazione e la solitudine dei personaggi, la borghesia ricca e vuota,... non so... ma si capisce perchè Pavese si è suicidato se questo è tutto quello che era il suo mondo.

    p.s. Nell'edizione c'è anche la sceneggiatura del film Le amiche che Antonioni ha tratto dal romanzo. Ho letto solo la prima parte perchè preferisco vedere il film senza leggere la sceneggiatura.
    p.p.s. Ho visto il film di Antonioni e ha un'impostazione molto diversa dal film: più acido, più romantico, più triste. Insomma, dal film e dal racconto sembra che la borghesia medio-alta degli anni 50 si basasse su di uno squallore morale unico.

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  • 3

    Come in altri libri si parla di solitudine. Questa volta è la protagonista che più cerca di starsene da sola più, invece, è circondata da persone che non apprezza. é interessante il finale, che si col ...continue

    Come in altri libri si parla di solitudine. Questa volta è la protagonista che più cerca di starsene da sola più, invece, è circondata da persone che non apprezza. é interessante il finale, che si collegherà all'esperienza prsonale dell'autore.

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