Amore e ostacoli

Di

Editore: Einaudi (I coralli)

3.6
(57)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 183 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8806194259 | Isbn-13: 9788806194253 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: M. Balmelli

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 2

    La traduttrice ostacolante.

    Maurizia Balmelli ha tradotto, strepitosamente, “Suttree”, il romanzo di McCarthy che per me è uno dei più bei romanzi mai letti in assoluto. Maurizia Balmelli è anche la traduttrice di Aleksandar Hem ...continua

    Maurizia Balmelli ha tradotto, strepitosamente, “Suttree”, il romanzo di McCarthy che per me è uno dei più bei romanzi mai letti in assoluto. Maurizia Balmelli è anche la traduttrice di Aleksandar Hemon, di Hemon ne dice ogni bene possibile nelle interviste che rilascia, è la sua traduttrice unica in Italia, si sono pure incontrati una volta, volendo romanticheggiare secondo me la Belmelli s’è presa una buona metà di cotta per Hemon, e dai, perché escludere che in futuro Hemon scriverà un romanzo d’amore tra uno scrittore e la sua traduttrice, che la Belmelli tradurrà poi a modo suo, infamata dal fatto che questo amore sarà l’ennessima invenzione letteraria di Hemon, che non è nuovo a questi giochetti con la sua autobiografia potenziale, anzi, non c’è bisogno di declinare al futuro, forse già sta succedendo la mesalliance, per questo la traduzione di “Amore e ostacoli” non mi ha preso per niente: la Belmelli sta tessendo da qualche anno la sua controtrama, a Hemon manda mail dove glielo dice chiaro e tondo: “O mi porti una volta almeno fuori a cena o ti tradurrò sempre più frigidamente”, ma il tutto si ritorce contro la Belmelli: lei crede di star traducendo male Hemon e invece le sue traduzioni stanno segnando il grande successo di Hemon: insomma, la classica storia in cui l’amore ti si ritorce contro quale che sia il modo con cui tu provi a ritorcelo contro chi te lo fa provare.

    Altrimenti la realtà è che il primo racconto di Hemon, conradiano per modo di dire, l’ho letto con qualche interesse, tra uno Spinelli messo lì a far scena e il nomignolo Archibucio dato all’io narrante, ma nella storia dopo già sono rimasto un poco interdetto: chi manderebbe il proprio figlio a comprare un congelatore orizzontale che ti costa una cifra, specie se è un tredicenne impacciato forte? Anche gli altri racconti ci provano a sviluppare una capacità affabulatoria, ma io non mi sono sentito affabulato per niente, e se il gioco è ancora quello metaletterario di un testo di testi o quello del portare allo scoperto, inventandosene un’altra, le interferenze tra realtà scritta e realtà non scritta, gli preferisco come giocatore il Michele Mari nel suo “Tu, sanguinosa infanzia.”

    Michele Mari non è un bosniaco emigrato a Chicago prima della guerra dei Balcani, ehbé, e a colpo d’occhio Mari non è affascinante come Hemon, per quanto a Mari restino più capelli, però queste sono valutazioni personali della traduttrice Belmelli, verso la quale un lettore rispettoso può e deve tenere per sé le sue e augurarsi soltanto che in Bosnia ci sia una traduttrice dall’italiano che stia riservando a Mari lo stesso controproducente trattamento di successo.

    ha scritto il 

  • 4

    Questa è la storia di un libro che ho appena finito e di uno che ancora devo leggere.

    E questo qui sopra è Aleksandar Hemon, uno scrittore bosniaco dal talento cristallino e una misteriosa capacità di ...continua

    Questa è la storia di un libro che ho appena finito e di uno che ancora devo leggere.

    E questo qui sopra è Aleksandar Hemon, uno scrittore bosniaco dal talento cristallino e una misteriosa capacità di incontrarti. “Amore e ostacoli”, la raccolta di racconti che mi ha accompagnato negli ultimi giorni, è una antologia che presenta una serie di Storie evidentemente collegate al vissuto di un autore costretto alla fuga da un conflitto imminente, ma che non si è mai rifugiato dietro al semplice cliché dell’intellettuale lontano dalla terra natìa. Così, “Amore e ostacoli” diventa la storia di un ragazzo che diventa uomo, di un uomo che diventa maturo, di un coscienza che attinge ai ricordi dell’infanzia per rendere viva testimonianza di un percorso.

    E’ raro, oggi, che un cammino venga descritto con questa forza e questa emozione: dai giochi di guerra dell’infanzia nella (allora) Jugoslavia, quasi presagistiche, al racconto dei lavori da immigrato nella Chicago che lo ha accolto, Hemon traccia i passaggi di un parabola umana con una forza narrativa che profuma di Hemingway, Salinger, Bukowski.

    Davvero una scoperta sorprendente, un piccolo regalo riservatomi dal giro del mondo letterario. Ma, come anticipavo, anche la storia di un libro che devo ancora leggere. Hemon troneggia nella lista dei 1001 libri da leggere a tutti i costi con “Nowhere man”, romanzo che – a giudicare dalla quarta di copertina Einaudi – promette un gran bene:

    “Jozef Pronek è nato a Sarajevo, Bosnia. Partito per un breve viaggio di studio negli Stati Uniti, ora vive a Chicago, Illinois. La sua storia è uguale a quella di molti ragazzi della sua età cresciuti da una parte o dall’altra della cortina di ferro negli anni Settanta e Ottanta. A Jozef piacevano i Beatles. Aveva una sua band. Suonava alle feste per far colpo sulle ragazze. Il materiale biografico non manca. Ma è possibile trasformarlo in una vita?
    Quando Jozef scrive a qualche amico rimasto a Sarajevo chiedendo notizie di una vecchia conoscenza, riceve risposte del tipo: sta bene, gli è stata amputata una gamba ma sta bene. E anche lui, a Chicago, apparentemente tutto intero, è come se fosse stato smembrato. Il suo passato è stato fatto a pezzi.”

    Sto sognando di metterci le mani sopra da un po’: online è irreperibile, in libreria mi hanno consigliato di darmi pace, persino nel circuito dei libri usati niente da fare. Oh, ho provato pure su un popolare sito di aste online… niente. Ma io lo so: da qualche parte c’è una copia di Nowhere man che mi aspetta. Arriverà.

    link: http://www.masedomani.com/2015/08/31/recensione-amore-e-ostacoli-di-aleksandar-hemon/

    ha scritto il 

  • 3

    Gli ingredienti per un grande romanzo d’impegno ci sono tutti: la Bosnia, della quale fa sempre “cool” parlarne; una scrittura rotonda, pulita e generosa; e la guerra in tutte le salse (tutti i lettor ...continua

    Gli ingredienti per un grande romanzo d’impegno ci sono tutti: la Bosnia, della quale fa sempre “cool” parlarne; una scrittura rotonda, pulita e generosa; e la guerra in tutte le salse (tutti i lettori sono sensibili alle guerre)
    Eppure in tutto c’è qualcosa che rimane sempre ai margini: la scrittura non si spazia mai in tutta la sua prorompenza , pur essendo evidente che sa e può farlo; la bosnia viene vista più che altro come un souvenir turistico da raccontarsi l’un con l’altro; e le guerre… beh, le guerre sono come un sottofondo, o meglio, come un fondale, sul quale poi si svolgono altre scene.
    Si badi bene, non è mica una mancanza dell’Autore, anzi sembra proprio che sia una sua scelta precisa. Un pò come se volesse dire: “cari lettori, so benissimo che la guerra è una cosa seria, anzi è una cosa tragica, e infatti vi racconto qualche episodio un po’ (non troppo) tragico. Però, suvvia, mentre che c’è la guerra dobbiamo pur vivere, abbiamo anche altre cose da fare”
    Così la guerra è nei cestini di carta riempiti a pietre da tirare al guardiano e che formano le “bombe a grappolo”; la guerra è nell’artiglieria mostrata dal ristoratore reduce di guerra mentre serve una pinta; la guerra è anche nella televisione che mostra i corpi dilaniati tra una insalata e l’altra.
    Allora è la vita che trionfa, mi piace pensare che sia questo il messaggio che vuole dare l’Autore. Anche in tempi di guerra, facciamo che chi viva possa vivere, onorando i morti e non dimenticando mai gli orrori d’accordo, ma diamo una opportunità ai vivi, ai sopravvissuti, anche alla pace.
    (A dirci la verità, magari l’Autore non ci ha pensato minimamente a questo, ma in fin dei conti un libro non è il modo di riappropriarci delle nostre libertà ?)
    Otto racconti, personaggi “colorati” dotati di una verve che suona a tratti come un film di kusturica, e aggiungiamoci anche un po’ di fantasia: quanto basta per la ricetta di una gradevole ed educata lettura

    ha scritto il 

  • 4

    Quanta eleganza trasuda dalla scrittura di Hemon. L'uso dell'aggettivazione, precisa ed efficace, delle metafore, mai superflue o banali, è avvilente per chi avesse velleità di scrittura. Si vede che ...continua

    Quanta eleganza trasuda dalla scrittura di Hemon. L'uso dell'aggettivazione, precisa ed efficace, delle metafore, mai superflue o banali, è avvilente per chi avesse velleità di scrittura. Si vede che Hemon, bosniaco trapiantato in Nordamerica per sfuggire alla guerra civile, con una giovanile passione per la poesia, ha appreso la lingua inglese con la spinta della necessità, quella di chi deve integrarsi in un mondo estraneo e alienante dominando, prima che superando, l'ostacolo principale al confronto con una diversa cultura. Ma la necessità contrassegna anche i contenuti. Scrivere è liberatorio, ed Hemon attraverso i suoi racconti di auto - fiction, non fa altro che rispondere con naturalezza a quel bisogno di ritrovare un senso, un filo comune, tra i pezzi di un'identità, individuale e collettiva, frantumata dalla follia della guerra. Il primo e l'ultimo i racconti più riusciti.

    ha scritto il 

  • 4

    "Era una perfetta notte africana,uscita direttamente dalle pagine di Conrad:l'umidità rendeva l'aria pastosa e stagnante,la notte odorava di carne bruciata e fecondità;le tenebre fuori erano vaste e inscalfibili.Mi sentivo addosso la malaria,

    anche se probabilmente era solo la stanchezza del viaggio."
    Questo in pratica è l'incipit del libro -stavo per dire romanzo ma questo non è un romanzo, essendo composto da otto racconti. Un incipit de ...continua

    anche se probabilmente era solo la stanchezza del viaggio."
    Questo in pratica è l'incipit del libro -stavo per dire romanzo ma questo non è un romanzo, essendo composto da otto racconti. Un incipit del genere ti affascina e ti soggioga completamente, ed ha il grosso impagabile pregio di mantenere le promesse: i racconti sono densi di fecondità come una notte africana. Tutti e otto girano attorno alla biografia del protagonista, alle sue varie esperienze tra la Bosnia e l'America.
    "Qualche giorno più tardi, la primavera investì Chigago: a un tratto l'aria era calma e fragrante, l'erba improvvisamente verde, come se l'avessero veniciata durante la notte. Bogdan iniziò a farsi crescere i baffi e a sognare di comprarsi una macchina fotografica."
    Ma soprattutto il mio racconto preferito, "Le api, parte prima", in cui racconta di suo padre: "Mio padre abbandonò il corso di inglese, furibondo nei confronti di una lingua che distribuiva a casaccio articoli senza senso e si ostinava a infilare un soggetto in ogni stupida frase."
    Insomma questo libro ha costituito un'autentica sorpresa, l'ho trovato davvero piacevole e scritto in modo piacevolissimo ed originale; non so bene perchè questo Aleksandar Hemon -che non conoscevo ed ho scoperto appunto scrittore di notevole spessore- mi fa pensare all'Alex che scorrazza Jonathan Safran Foer attraverso l'Ucraina alla ricerca di Trachimbrod in "Ogni cosa è illuminata". E questo mi parrebbe un complimento in grado di invogliare chiunque alla lettura di "Amore e ostacoli".

    ha scritto il 

  • 0

    Libro composto da otto racconti, che hanno tutti per protagonista l'io narrante, in diverse tappe della vita, dall'adolescenza all'età adulta e si svolgono tra Sarajevo e Chicago.
    Nel complesso un buo ...continua

    Libro composto da otto racconti, che hanno tutti per protagonista l'io narrante, in diverse tappe della vita, dall'adolescenza all'età adulta e si svolgono tra Sarajevo e Chicago.
    Nel complesso un buon libro, con alternanza di alti e bassi.
    Ho trovato stupendo l'ultimo racconto, intitolato "Le nobili verità del dolore".

    ha scritto il 

  • 4

    4-Star book

    A. Hemon, bosniaco ma come ama definirsi "americano in prova", è uno scrittore metropolitano il cui stile, apparentemente disarmonico, penetra nei meandri del dolore, della violenza, del male radicale ...continua

    A. Hemon, bosniaco ma come ama definirsi "americano in prova", è uno scrittore metropolitano il cui stile, apparentemente disarmonico, penetra nei meandri del dolore, della violenza, del male radicale ma anche in quelli fatti di intimità recondite ed umanità sensibili.
    Amore e ostacoli è un romanzo di matrice autobiografica formato apparentemente da racconti che sembrano indipendenti ma che in realtà formano un insieme eterogeneo che delinea la trama. Una storia che oscilla tra due mondi paralleli , tra realtà e finzione. I teatri principali sono l'America con le sue luci finte e le tante ombre, bisognosa di realtà per giustificare ed assolvere la sua anima votata al capitalismo più estremo con la sua produzione e riproduzione di menzogne e fantasie ed una Sarajevo immaginaria e surreale ferita mortalmente ma ancora in piedi . Libro interessante
    Four-star book

    ha scritto il 

  • 4

    “Come si può scrivere un libro – come si può scrivere anche solo un cazzo di frase – senza arrabbiarsi?”

    La risposta alla domanda è “il cammino”, l’addizione dei passi senza somma.
    Questa è la lezione che Hemon vuole condividere. La sua rabbia di uomo sradicato si stempera ora nell’ironia, ora nel sarcas ...continua

    La risposta alla domanda è “il cammino”, l’addizione dei passi senza somma.
    Questa è la lezione che Hemon vuole condividere. La sua rabbia di uomo sradicato si stempera ora nell’ironia, ora nel sarcasmo, poi nella comicità un po’ surreale alla Vonnegut, nelle ombre evocative conradiane e nell’irrequietezza di Rimbaud. In tutto questo, i ricordi si legano con una tenerezza molto discreta, lontanissima dall’autocompiacimento.
    Molto bella questa commistione di colori che danno alla ricerca dell’identità un passo disincantato, che procede insieme al presente.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando era giovane, come me, disse, pensava che tutti i grandi scrittori sapessero qualcosa che lui non sapeva. Pensava che se avesse letto i loro libri gli avrebbero insegnato qualcosa, l’avrebbero r ...continua

    Quando era giovane, come me, disse, pensava che tutti i grandi scrittori sapessero qualcosa che lui non sapeva. Pensava che se avesse letto i loro libri gli avrebbero insegnato qualcosa, l’avrebbero reso migliore; pensava che avrebbe acquisito quello che avevano loro: la saggezza, la verità, la compiutezza, la cosa vera, cazzo. Fremeva dalla voglia di scrivere, voleva penetrare quella raffinata conoscenza di cui era assetato. Ma adesso sapeva che era una sete vanagloriosa; adesso sapeva che gli scrittori non sapevano niente, per davvero; la maggior parte di loro fingeva soltanto. Lui non sapeva niente. Non c’era niente da sapere, niente dall’altra parte. Non c’era nessuno a camminare, nessuna strada da percorrere, solo il cammino. E questo era quanto, chiunque tu fossi, dovunque tu fossi, di qualunque cosa si trattasse, e dovevi metterti il cuore in pace.
    – Questo? – chiesi. – Cos’è «questo»?
    – Questo. Tutto.
    – Minchia.

    ha scritto il 

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