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Anatomia dell'irrequietezza

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 321)

3.8
(732)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 223 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8845912205 | Isbn-13: 9788845912207 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Franco Salvatorelli ; Curatore: Jan Borm , Matthew Graves

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Descrizione del libro
Per i lettori che conoscono e amano Bruce Chatwin Anatomia dell’irrequietezza diventerà una sorta di breviario, per quelli che hanno meno familiarità con l’opera del grande vagabondo sarà un’introduzione alle sue esperienze e alle sue idee, un viaggio con Chatwin alla scoperta di Chatwin. Forse mai come in certe parti di questo libro – soprattutto nelle notizie autobiografiche e nella memorabile lettera al suo editore Tom Maschler – Chatwin è stato prossimo a rivelare che cosa stava al fondo del suo essere e della sua inquietudine di uccello migratore, devoto per istinto alla «alternativa nomade». Ma perché il nomadismo può proporsi come alternativa alla cosiddetta civiltà? Le risposte si delineano di pagina in pagina attraverso scritti che abbracciano vent’anni di una vita breve, intensa, errabonda, dal 1968 al 1987, e rispecchiano le varie incarnazioni di Chatwin: esperto d’arte e archeologo, giornalista, esploratore e narratore. Sono racconti brevi, storie e schizzi di viaggio (dall’amata Patagonia alla Toscana, dall’Africa a Capri), ritratti (Konrad Lorenz, Axel Munthe, Curzio Malaparte); e anche abbozzi di un libro-sogno sul nomadismo al quale Chatwin lavorò a più riprese e che poi abbandonò ritenendolo «impubblicabile». Doveva essere, quel libro, un atto di fede: «Il nomade rinuncia; medita in solitudine; abbandona i rituali collettivi e non si cura dei procedimenti razionali dell’istruzione o della cultura. È un uomo di fede». E insieme un’autoanalisi, che gli permettesse di rispondere a una domanda elementare: «Perché divento irrequieto dopo un mese nello stesso posto, insopportabile dopo due?».
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  • 0

    Ho conosciuto Chatwin grazie a questo libro, anche se devo ammettere che il titolo mi ha ingannato. Infatti, quando l'ho acquistato, mi aspettavo un analisi dell'intimo umano (forse ho confuso irrequietezza con inquietudine), ma ciò che ho trovato è stato un inno al viaggio, all'avventura, alla s ...continua

    Ho conosciuto Chatwin grazie a questo libro, anche se devo ammettere che il titolo mi ha ingannato. Infatti, quando l'ho acquistato, mi aspettavo un analisi dell'intimo umano (forse ho confuso irrequietezza con inquietudine), ma ciò che ho trovato è stato un inno al viaggio, all'avventura, alla scoperta, alla curiosità, all' "instazionarietà".
    Consiglio questo libro a chiunque voglia conoscere la mente di un grande viaggiatore che non si stanca di scoprire e approfondire, che sa affrontare la letteratura con spirito critico meraviglioso, che elabora teorie sulla natura umana, che scrive storie di posti lontani e sconosciuti, giocando abilmente tra fantasia e realtà.

    ha scritto il 

  • 3

    Di fatto potrebbe valerne la pena per il solo titolo, ma è troppo poco perché io possa accontentarmi.
    La scrittura è piacevole anche se il fraseggio è un po' troppo corto per i miei personalissimi gusti e lui di cose ne sa a bizzeffe al punto da diventare difficile seguirlo in ogni passaggi ...continua

    Di fatto potrebbe valerne la pena per il solo titolo, ma è troppo poco perché io possa accontentarmi.
    La scrittura è piacevole anche se il fraseggio è un po' troppo corto per i miei personalissimi gusti e lui di cose ne sa a bizzeffe al punto da diventare difficile seguirlo in ogni passaggio.
    E' uno di quei personaggi che credo ormai appartengano a un mondo passato: fatti da sé, enciclopedici nella loro conoscenza, eclettici nei loro gusti e mai scontati nell'esporre i loro pensieri.
    Così e così perché è un pot-pourri di testi a volte troppo tecnici. Quindi forse è un così così dettato dalla mia ignoranza più che dal mio gusto.

    ha scritto il 

  • 4

    Leggere Chatwin e' un po' come viaggiare, perché ci si lascia trasportare dal suo inesauribile impulso alla scoperta di popoli, culture, tradizioni e luoghi del mondo, oltre che dagli intrecci leggeri e appassionanti che la sua cultura e il suo senso del bello ci regalano in ogni pagina.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho comprato questo libro per il suo titolo.
    È un libro postumo, che raccoglie brani inediti, lettere e considerazioni varie che lo scrittore inglese scrisse in vent'anni di vita intensa ed errabonda, prima di morire appena quarantenne.
    Nel libro ci sono brani autobiografici, quasi aut ...continua

    Ho comprato questo libro per il suo titolo.
    È un libro postumo, che raccoglie brani inediti, lettere e considerazioni varie che lo scrittore inglese scrisse in vent'anni di vita intensa ed errabonda, prima di morire appena quarantenne.
    Nel libro ci sono brani autobiografici, quasi autopsicanalitici ("Perché divento irrequieto dopo un mese nello stesso posto, insopportabile dopo due?"); analisi particolareggiate dell'istinto nomade dell'uomo; considerazionu sulla vita e sulle opere di scrittori famosi (Stevenson, Curzio Malaparte...), dell'etologo premio Nobel Konrad Lorenz e delle suo oche selvatiche («una perversione come un'altra», rispose un amico psichiatra alla moglie dello scienziato che gli chiedeva spiegazioni sulla mania di Lorenz per questi pennuti).
    Ci sono anche alcuni racconti, fra cui "Latte", che mi sono piaciuti molto.

    ha scritto il 

  • 4

    Caro Bruce,
    dunque eri sempre irrequieto, sempre in viaggio e, mi sembra, così felice.
    Oggi è lunedì, sono le nove e mezza e sono qui, in ufficio, davanti al computer.
    E non sono per niente felice.

    ha scritto il 

  • 2

    Purtroppo, nonostante i giudizi estremamente positivi di cui questo libro gode, non sono riuscita a trovarvi niente di particolarmente degno di nota...forse mi ero fatta troppe aspettative. A mio parere, il meno noto e meno celebrato Utz è di gran lunga migliore. Mi riprometto però di approfondir ...continua

    Purtroppo, nonostante i giudizi estremamente positivi di cui questo libro gode, non sono riuscita a trovarvi niente di particolarmente degno di nota...forse mi ero fatta troppe aspettative. A mio parere, il meno noto e meno celebrato Utz è di gran lunga migliore. Mi riprometto però di approfondire la questione-Chatwin, magari con "Le vie dei canti".
    Continuo a non comprendere tuttavia come mai Chatwin goda nel nostro paese di una fama così sproporzionatamente maggiore rispetto a Patrick Leigh Fermor, che di letteratura di viaggio aveva senza dubbio qualcosa da insegnargli (come evidentemente riconobbe Chatwin stesso, chiedendo di spargere le sue ceneri a Kardamili, vicino alla dimora del grande scrittore inglese).

    ha scritto il 

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