Anatomia di un'indagine

Di

Editore: Marsilio

3.3
(207)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 551 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Svedese , Olandese , Tedesco , Inglese , Polacco

Isbn-10: 8831793314 | Isbn-13: 9788831793315 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giorgio Puleo

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , eBook , Paperback

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Nel mezzo di un'estate svedese insolitamente torrida, l'attenzione dell'intera nazione converge sulla tranquilla località di Vaxjo: Linda Wallin, vent'anni, brillante e attraente allieva della scuola di polizia, è stata brutalmente uccisa nell'appartamento di sua madre. Nella penuria di uomini dettata dalle vacanze estive, è il commissario Backstrom, arrogante ed egocentrico imbroglione, a guidare un'indagine serratissima. E se nella sua presunzione, Backstrom ritiene di poter risolvere il caso affidandosi a un estenuante controllo del dna dell'intera popolazione maschile del posto, fortunatamente la sua indolenza è bilanciata dall'ottimo lavoro sistematico di poliziotti che, passo dopo passo, con metodi più tradizionali riescono a mettere insieme i pezzi che portano alla soluzione. Ma nel cinico mondo di Persson, popolato di avvoltoi d'ogni genere, giornalisti a caccia di notizie, attorucoli in cerca di fama e pseudopsichiatri più matti dei loro pazienti, la giustizia trionfa solo parzialmente. Il suo è un romanzo impietoso ma assolutamente esilarante, dove il realismo più crudo è sempre bilanciato da una comicità trascinante: con il nuovo caso per Johansson e colleghi, Persson racconta in dettaglio come lavora - e a volte non lavora - la polizia, dimostrando ancora una volta la sua profonda conoscenza del genere umano e la sua capacità di trasformare magistralmente un classico caso di omicidio in un'amara commedia di costume.
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  • 3

    Leif vs. Camilla - 21 mag 17

    Dalla lotteria della grande riserva di gialli provenienti dalla Svezia, dopo due letture di autori non svedesi (come ho scritto l’ultima volta), ecco che approdiamo ad un puro prodotto della capitale. ...continua

    Dalla lotteria della grande riserva di gialli provenienti dalla Svezia, dopo due letture di autori non svedesi (come ho scritto l’ultima volta), ecco che approdiamo ad un puro prodotto della capitale. Dove conosciamo uno strano autore, già consulente della polizia a Stoccolma, e poi, trentenne, al centro di uno scandalo per aver accusato, proprio da consulente, il ministro della Giustizia allora in carica di essere al centro di un giro di prostitute. Capite bene, si era nel 1976! E neanche in Italia! Fatto bersaglio di una campagna di odio, arriva quasi al suicidio, per poi salvarsi cominciando a scrivere, e tronando a fare, ma solo dopo il 2000, il consulente per omicidi ed altre nefandezze. Tuttavia qui non ci occupiamo dell’omicidio irrisolto di Olof Palme, uno dei pallini di Persson, ma dei suoi libri polizieschi. Che riprendono l’andamento di “procedural thriller” istanziatosi in Svezia su di un filone di critica sociale sin dai tempi del commissario Martin Beck, creato da Maj Sjöwall e Per Wahlöö. Con la scoperta intenzione di rovesciarne i canoni. Tanto da mettere al centro di tutto questo volume il personaggio di Evert Bäckström, che è maleducato, pigro, sovrappeso, razzista, sessista e cinico. Evert che tratta tutti i suoi colleghi maschi come se fossero finocchi, forse con l’eccezione del solo Rogersson, ma solo in quanto compagno di bevute. Evert che tratta tutte le donne come se non vedessero l’ora di entrare nel suo letto. Tanto da ricevere ben presto anche una denuncia per atti osceni. Evert che, per prendere l’assassino di cui narriamo in questo libro, pensa bene di prelevare il DNA di quasi tutta la popolazione di Växjö, facendone, durante le più di 500 pagine, analizzare almeno 700. Ovviamente senza cavare un ragno dal buco. Evert che ogni cosa che fa mi fa innervosire, e che, in questo primo romanzo, non mostra nessun segno delle “brillanti capacità deduttive”, che dovrebbero almeno fare da contraltare alla sua rozzezza. Qui, l’unico suo intento è bere, mangiare, cercare di scopare (senza riuscirci), il tutto facendo in modo di addossare i costi all’amministrazione centrale della Polizia (cui carica anche la visione per quasi tutta la notte di film porno). Tanto che mi sono domandato, dopo aver fatto un giro su vari siti che parlavano di Persson, di Bäckström, nonché della serie TV che gli americani ne hanno tratto, dov’è che saltasse fuori l’empatia positiva per questo personaggio. Visto che non salta fuori, teniamola lì, come un piccolo gingillo da sopra il camino, e veniamo agli altri meccanismi del romanzo. O dell’anti-romanzo. Che, intanto, nel titolo originale fa riferimento al nome della donna morta, Linda, ed al suo “caso di omicidio”, senza che si parli di anatomia, di indagine vivisezionata (tanto che in Francia fu pubblicato con il titolo “Linda”, in Germania come “Idillio omicida”, e nei paesi anglosassoni come “Linda, come nel caso dell’omicidio di Linda”). Anti-romanzo perché in realtà quello che seguiamo è il progredire delle indagini, molto infruttuose invero, seguite all’omicidio di Linda Wallin, un’avvenente aspirante poliziotta. Fin dall’inizio sappiamo quasi tutto: Linda è andata a bere con delle amiche, poi è tornata a casa tardi, qualcuno ha suonato, lei ha aperto, si conoscevano perché lo fa entrare, fanno all’amore sul divano (lasciando tracce di DNA), poi si spostano in camera da letto, dove i giuochi finiscono per diventare più audaci, tanto che alla fine Linda muore. E l’assassino fugge inopinatamente da una finestra, ancora in mutande. Sembrerebbe un gioco da ragazzi arrivare alla soluzione. Ma qui entra in gioco il primo Evert, che per quasi la prima metà del libro domina la scena, inquinando l’inquinabile e non facendo progredire di un passo le indagini. Poi viene alla ribalta l’ispettore Lewin, sicuramente più meticoloso, sicuramente con una sua idea del possibile scenario, sicuramente in ansia perché lì, in trasferta a Växjö, c’è venuto con una collega che diventa sua amante. Cosa che non favorisce di certo le indagini. Che saranno portate presto a compimento quando il nuovo capo della polizia manda due donne poliziotto ad aiutare sul campo Bäckström ed i suoi (che ormai sono alla settima inconcludente settimana). In men che non si dica, basandosi su una foto trovata in casa della madre, un pullover e dei fili di lana trovati sul luogo del delitto, trovano l’assassino, lo arrestano. Il romanzo però continua il suo corso, che a Persson poco interessa la dinamica della morte (pur spiegandocela a dovere). Ma interessa la Polizia, i suoi meccanismi, i suoi uomini corrotti, le sue insondabili ragnatele di rapporti umani. L’assassino forse sarà riconosciuto mentalmente disabile o forse no, ma Bäckström non subirà conseguenze alle sue malefatte, se non un accantonamento verso una sezione innocua del meccanismo poliziesco (tipo Ufficio Oggetti Smarriti), mentre delle due poliziotte che hanno risolto il caso, Lisa si dimette e si laurea in filosofia, mentre Anna fa carriera (e diventerà il capo di Bäckström). Un ultimo commento sulla frase sotto riportata, che non è memorabile in sé, ma che è ripresa in un libro posteriore di due anni di Camilla Läckberg “Il bambino segreto”, dove il poliziotto inutile come detective la utilizza per dare il suo assenso a non so che richiesta. Ricordo per i poco attenti che la Parton è nota per il suo prosperoso seno. Alla fine però, seppur interessante nella sua contro lettura del mondo poliziesco svedese, di certo poco gentile con il nostro autore, e foriero di alcune riflessioni sull’uso etico delle tecnologie moderne, rimane ancora leggermente troppo involuto per i miei gusti “noir”.
    “Dolly Parton riesce a dormire sulla pancia?” (145)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Una scoperta avvenuta per caso, non sapevo infatti che la serie televisiva Backstrom si fosse ispirata al Backstrom di questi tre romanzi. All'inizio ho fatto un po' fatica, non riuscivo a separare l' ...continua

    Una scoperta avvenuta per caso, non sapevo infatti che la serie televisiva Backstrom si fosse ispirata al Backstrom di questi tre romanzi. All'inizio ho fatto un po' fatica, non riuscivo a separare l'immagine del personaggio della tv con quello della carta (tra l'altro simili davvero alla lontana) ma anche perché la scrittura proprio non mi prendeva, poi però il libro è decollato e l'ho letto d'un fiato. Non mi è piaciuto particolarmente il finale perché sono stati introdotti all'ultimo dei personaggi che poi hanno chiuso l'indagine, e soprattutto perché per il protagonista non c'è alcun riscatto: il caso non lo ha risolto lui. Comunque sono curiosa e leggerò anche gli altri due libri con protagonista questo detective amorale e egoriferito senza alcun bilanciamento di attitudini positive.

    ha scritto il 

  • 1

    Cinquecentocinquantuno pagine zeppe di personaggi inutili e un finale tirato via alla bell'e meglio quando l'autore non sapeva più che cosa inventare per arrivare a pagina seicento

    ha scritto il 

  • 2

    A volte un romanzo non ci piace perché è scritto male (nella maggior parte dei casi...); a volte perché la trama è inconcludente, noiosa, oppure perché l'autore, del quale conosciamo vita morte e mira ...continua

    A volte un romanzo non ci piace perché è scritto male (nella maggior parte dei casi...); a volte perché la trama è inconcludente, noiosa, oppure perché l'autore, del quale conosciamo vita morte e miracoli ci ha traditi (ebbene sì, capita anche questo...); altre, ma è cosa rara almeno per quanto mi riguarda, perché le aspettative non sono quelle iniziali. Per "Anatomia di un'indagine" è stato così. L'ho letto perché affascinato dal Backstrom della serie televisiva e mi immaginavo di ritrovare gli stessi tic, gli stessi vizi, gli stessi difetti. Invece non c'è praticamente nulla (a parte la birra...) del detective. Eccolo il primo inciampo. L'indagine di cui parla il titolo è quella relativa all'omicidio brutale di una giovane poliziotta ed è condotta dagli investigatori locali supportati da quelli nazionali, profiler, strizzacervelli. Il romanzo perciò descrive nel dettaglio le azioni della polizia, le indagini vere e proprie senza quella suspance letteraria come succede nella maggior parte dei casi. Forse perchè Persson è un criminolo e un insegnante. Fatto sta che il libro - e il mio interesse - prende vita nelle ultime cento pagine (tra l'altro con l'assenza del mio povero Backstrom...) e la storia si chiude salvandosi in corner. A essere onesti, comunque, non credo di voler ripetere l'esperienza.

    ha scritto il 

  • 2

    Di solito i noir provenienti dalla Scandinavia mi piacciono abbastanza, per via del loro tono poco ampolloso e delle descrizioni disincantate di una società che noi siamo portati a considerare pratica ...continua

    Di solito i noir provenienti dalla Scandinavia mi piacciono abbastanza, per via del loro tono poco ampolloso e delle descrizioni disincantate di una società che noi siamo portati a considerare praticamente perfetta. Qui però siamo andati un po' troppo oltre. Il protagonista maschile è una brutta caricatura, i comprimari delle macchiette, i rimedi peggiori dei mali, tutti mentono e quel poco che di buono avviene, avviene per puro caso, senza che né i personaggi né l'autore possano qualcosa per far andare la barca in una direzione voluta.
    In più, il libro è molto, molto verboso.

    ha scritto il 

  • 5

    backstom in carriera

    Vorrei sapere quando Persson ha preso la pazza e per me riuscitissima decisione di rendere protagonista il piú sgangherato sbirro della letteratura scandinava!! Ora Mengacci può ambire a diventare una ...continua

    Vorrei sapere quando Persson ha preso la pazza e per me riuscitissima decisione di rendere protagonista il piú sgangherato sbirro della letteratura scandinava!! Ora Mengacci può ambire a diventare una star del porno, Cassano laurearsi in lettere e Hannibal leckter vincere masterchef.

    ha scritto il 

  • 3

    Grigio chiaro

    Grigia l'atmosfera che mi ha avvolto mentre mi inoltravo in questa storia che si si snoda lungo giornate straordinariamente calde e solari. Minuziose e impietose fotografie di personaggi indaganti e ...continua

    Grigia l'atmosfera che mi ha avvolto mentre mi inoltravo in questa storia che si si snoda lungo giornate straordinariamente calde e solari. Minuziose e impietose fotografie di personaggi indaganti e indagati che riescono a non trasmettere tristezza grazie all'ironia che fa compagnia per tutto il cammino. A tratti lento ma solido, non alletta con studiata suspence ma trattiene e conduce fino alla fine. Spassoso Backstrom nella sua furbesca meschinità che pure non lo premia.
    Non mi ha travolto ma mi è piaciuto

    ha scritto il 

  • 4

    Grande backstrom

    Pieno zeppo di rimandi e riferimenti ironici, basti dire che la vittima è una istruttrice di polizia di nome .. Linda ed il padre si chiama Henning !!

    ha scritto il