Anatomia di un istante

Di

Editore: Guanda

3.9
(367)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 462 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese

Isbn-10: 8860886430 | Isbn-13: 9788860886439 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Pino Cacucci

Disponibile anche come: Altri

Genere: Storia , Non-narrativa , Politica

Ti piace Anatomia di un istante?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Un romanziere come Javier Cercas vuole raccontare in forma di romanzo il tentativo di colpo di stato del 23 febbraio 1981 in Spagna. Scopre, però, che "per una volta la storia è stata coerente, simmetrica e geometrica, e non disordinata, casuale e imprevedibile", che quella realtà possiede in sé "tutta la forza drammatica e il potenziale simbolico che esigiamo dalla letteratura". E allora decide coraggiosamente di rinunciare, o forse di fingere di rinunciare, alla fiction per fare l'"anatomia di un istante" ed esporre i fatti: quelli che videro il colonnello Tejero entrare armi in pugno nel parlamento di Madrid. Ma i "nudi fatti" non sono per nulla semplici: sono anche la loro interpretazione e il loro racconto. Ciò che Cercas vede in quell'istante cruciale, mentre le pallottole dei golpisti fischiano nelle Cortes e i parlamentari cercano riparo sotto i banchi dell'emiciclo, sono tre uomini - il primo ministro Adolfo Suàrez, il tenente generale Gutiérrez Mellado e il segretario del partito comunista Santiago Carillo - simbolo di valori diversi e perfino opposti, che rimangono seduti ai loro posti a sfidare il golpe. Nel suo racconto, quel loro gesto dà senso alle rispettive traiettorie esistenziali, illuminando al contempo un'epoca, un Paese e il suo futuro.
Ordina per
  • 0

    L'ho lasciato ...

    Lui scrive anche bene, ma le giravolte politiche, gli intrighi, i trabocchetti della Spagna 1988 sono troppo simili ai nostri (colpo di stato escluso) per poterlo leggere serenamente.

    ha scritto il 

  • 4

    Se questo libro fosse stato un saggio politico a tutti gli effetti probabilmente non sarei riuscita a leggerlo con tanto interesse e piacere. La forma, infatti, è quella del romanzo, e cioè di un'oper ...continua

    Se questo libro fosse stato un saggio politico a tutti gli effetti probabilmente non sarei riuscita a leggerlo con tanto interesse e piacere. La forma, infatti, è quella del romanzo, e cioè di un'opera che anche se non "fiction" ha una forte componente narrativa, fatta di documentazioni, fonti, accuratezza storica, attenzione al linguaggio e allo stile e dunque appaga totalmente. Genera curiosità verso quella vicenda, circuisce con la loquacità del racconto, diverte con costruzioni verbali ironiche e piacevoli.

    ha scritto il 

  • 4

    Io>loro=Noi

    Da qualche parte, nelle prime pagine del suo non-romanzo, Javier Cercas dice che tutti gli spagnoli sanno dov’erano e cosa stavano facendo alle diciotto e ventitré minuti del 23 Febbraio 1981, quando ...continua

    Da qualche parte, nelle prime pagine del suo non-romanzo, Javier Cercas dice che tutti gli spagnoli sanno dov’erano e cosa stavano facendo alle diciotto e ventitré minuti del 23 Febbraio 1981, quando un manipolo di militari golpisti irruppe nel parlamento spagnolo in procinto di eleggere il successore al dimissionario Adolfo Suarez.
    Confesso di averlo scoperto, per approssimazione però, solo alle ultime pagine e non perché mi avessero illuminato. Molto probabilmente la domanda, a mia insaputa, aveva continuato a cercare tra gli schedari della memoria e alla fine aveva trovato la risposta per liberarmi dal sospetto di stare perdendo colpi.

    Infatti posso ancora dire con precisione assoluta l’ora della morte di Pio XII*: facevo a gara di palloncini con le ‘ciunghe’, almeno sei, che mi ero infilata in bocca. Papa Giovanni morì mentre mangiavo un’enorme brioche fragola e panna, e Kennedy mentre leggevo ‘ I tre moschettieri’. Quando passarono in tv le foto della passione e morte del Che mi ero appena seduta a tavola del tinello; quella di Bob Kennedy l’appresi dalla voce rotta di mia sorella, che spalancò la porta dell’aula come fosse quella di un saloon mentre il prof. di matematica aveva iniziato a spiegare: entrambe sospese e conseguente messa in posa di un cancello che impedisse agli scalmanati del ginnasio di invadere il sacro suolo del liceo. La bomba di piazza Fontana mi sorprese febbricitante e sferruzzante, per la prima e ultima volta, una sciarpa blu lunga un paio di metri da utilizzare alle manifestazioni. Sul sequestro Moro taccio dopo avervi detto che la reazione fu simile a quella della notizia del crollo delle Torri Gemelle. Fatevi il conto che so dov’ero e cosa facevo quando Chruscev batté la scarpa sullo scranno dell’ONU, quando mori’ Breznev o quando Gorbacev fu tenuto in ostaggio per tre giorni dai golpisti: disperatamente cercavo tra i rovi, vicino una baita dove eravamo in vacanza, i grilli catturati dal mio pargolo e trafugati dagli altri bambini.
    Date queste premesse non potevo tralasciare di cercare affannosamente, seppure inconsciamente, il filo indissolubile che lega il mio io al noi. Il 23 febbraio non è che la vigilia del compleanno di mio marito. Sicuramente, trentacinque anni fa, ero a comprargli un regalo e sicuramente in quel negozio di abbigliamento maschile in via Roma, dove da sempre mi sono recata per evitare che circolasse come l’aretino Pietro e non in senso metaforico. Fu, allora, un maglioncino a V con losanghe sul davanti su sfondo rosso mattone.

    Adolfo Suarez lo vidi, probabilmente, solo la sera a cena, al tg, in quel mozzicone di filmato del golpe che fece il giro del mondo. E come a tutti, quel golpe fallito sul nascere, mi sembrò un comica finale dopo la prima sorpresa. Non ricordo come gesto solenne del primo ministro quello di rimanere seduto al suo scranno, mentre intorno fischiavano pallottole e i suoi colleghi stavano nascosti sotto i sedili (tranne Carrillo e l’anziano Gutierrez Mallado, il vicepresidente). Poiché era una cosa da ridere, pensai che se la ridesse, fumando una sigaretta dietro l'altra, più ironico che nervoso di quei sodati da avanspettacolo baffoni compresi.

    Cercas, in questa ricostruzione storica, si focalizza su quel gesto trasformando un saggio storico in un romanzo psicologico, convinto di poter risalire all’uomo Suarez scavando al di là delle apparenze, delle agiografie o delle malignità spacciate per fatti. Lo assimila a Giovanni Bertone, il mariuolo che si finge il Generale Della Rovere, nell’omonimo splendido film di Rossellini (non fidatevi del suo stesso giudizio d’autore: il film è semplicemente eccezionale), diventandolo per davvero.

    Il colpo di teatro è però la risposta del padre moribondo a cui l’autore aveva sempre rimproverato l’essere un fedelissimo di quello che lui considerava un cialtrone: - “Perché era uno di noi…Era uno del popolo, aveva aderito alla Falange, all’Azione Cattolica, non avrebbe fatto nulla di male, lo capisci o no?”
    Mi chiedo, allora, se non siano gli stessi sentimenti che albergavano nel segreto delle coscienze dei comunisti italiani nei riguardi del divo Andreotti.
    Un quattro stelle ma solo perché ho in lettura I fratelli Karamazov, un cinque stelle senza se e senza ma… A questo ti costringe l’assegnazione delle stellette.

    *RETTIFICO: essendo morto il 9 ottobre alle 3,45 a Castel Gandolfo (Wickipedia) e a quell'ora, vista l'età, dormivo fu solo la sera dopo, quando fu trasportato imbalsamato in Vaticano, che ne appresi la notizia dalla voce dei rari televisori mentre giocavo a fare palloncini, sul marciapiede davanti casa, con le mie amiche

    ha scritto il 

  • 3

    Lettura diversa da quello che mi aspettavo, nel senso che mi è sembrata più una via di mezzo tra il saggio e il reportage simil-giornalistico che un romanzo. Cercas non parte dal tentativo di golpe de ...continua

    Lettura diversa da quello che mi aspettavo, nel senso che mi è sembrata più una via di mezzo tra il saggio e il reportage simil-giornalistico che un romanzo. Cercas non parte dal tentativo di golpe del 23 febbraio 1981 per sviluppare una trama letteraria, ma si ferma sull'evento per analizzarne presupposti e conseguenze.
    Il fatto di non essere uno storico di professione permette all’autore di lavorare liberamente su più livelli: sull’accaduto, ovviamente, ma anche sulle ipotesi e soprattutto sui protagonisti, indagandone carattere e psicologia.
    Nel 1981 avevo sedici anni e mezzo, e nei miei ricordi il 23-F ha i contorni della farsa più che quelli della tragedia: il tenente colonnello Tejero, con quei baffoni, l’improbabile tricorno e gli occhi spiritati… mi aveva fatto subito pensare a uno di quei soldati che Zorro sbeffeggiava quotidianamente che a un militare di prima fila. Per non parlare dei goffi tentativi che aveva messo in atto per sgambettare Gutiérrez Mellado nell'emiciclo del parlamento… ridicolo. Mi era sembrato un soldatino più che un militare impegnato nel costruire la storia. Ovviamente la realtà era un'altra e io l’avevo percepita in quel modo a causa della mia giovane età e della televisione ( è lo stesso Cercas a scrivere che “è probabile che la televisione contamini di irrealtà qualunque cosa riprenda, e che un evento storico venga in qualche modo alterato una volta trasmesso sullo schermo, perché la televisione distorce il modo in cui lo percepiamo”). Eppure la ricostruzione dell’autore spagnolo, per quanto dettagliata e ampiamente condivisa, sembra confermare l'impressione di golpe da operetta che avevo avuto allora e per questo non riesce a convincermi fino in fondo.
    Forse il suo piano era campato in aria e peccava di troppa immaginazione.
    Non ebbe successo, soprattutto perché nei primi minuti del golpe, quando era in ballo la riuscita o il fallimento, si verificarono due fatti imprevisti: il primo è che il sequestro del Congresso non avvenne secondo la discrezionalità prevista e degenerò in sparatoria, cosa che lordò con un'immagine da golpe duro quello che voleva essere un golpe morbido, mettendo in difficoltà il re, impedendogli cioè di accettare fin dal principio una manovra politica che si presentava con un simile eccesso di violenza; il secondo è che il nome di Armada era già sulla bocca dei golpisti prima che il generale avesse l'opportunità di spiegare al re la natura del golpe e fargli la sua proposta di soluzione, e aver menzionato Armada suscitò diffidenza nel re e in Fernández Campo, cui si aggiunge la rivalità tra Fernández Campo e Armada, ottenendo il risultato che i due decisero di tenere lontano dalla Zarzuela l'ex segretario. E fu così che, dopo soli quindici minuti, il golpe si impantanò.

    Possibile che un golpe militare possa andare gambe all’aria solo per qualche colpo di pistola sparato in aria e perché poi il segretario generale del re si rifiuta di ricevere il generale Armada alla Zarzuela? Forse la semplificazione di Cercas è efficace da un punto di vista narrativo, ma lascia più di qualche dubbio.
    Altro aspetto che non mi ha convinto pienamente nella scrittura di Cercas è l’uso reiterato delle “simmetrie”. Qualche esempio:
    “pur sembrando forte, il suo partito era ancora debole, e, pur sembrando debole, il franchismo era ancora forte”
    “se è forse impossibile capire il comportamento di Armada il 23 febbraio senza tenere conto del suo rancore per Adolfo Suàrez, forse è altrettanto impossibile comprendere il comportamento di Milans quel giorno senza tenere conto della sua avversione per Gutiérrez Mellado.”
    “per Tejero Santiago Carrillo rappresentava qualcosa di simile a ciò che Adolfo Suárez rappresentava per Armada, e Gutiérrez Mellado per Milans”
    “Milans era contro la democrazia, ma non contro la monarchia, Armada non era contro la monarchia né contro la democrazia (almeno non in modo aperto ed esplicito), ma solo contro la democrazia del 1981 di Adolfo Suàrez”
    “il golpe del 23 febbraio fu singolare perché si trattò di tre colpi di Stato diversi: prima del 23 febbraio Armada, Milans e Tejero credevano che il golpe fosse lo stesso per tutti e tre, e questo permise di sferrarlo; il 23 febbraio scoprirono che c'erano tre golpe distinti, e tale scoperta causò il fallimento del golpe. Questo fu ciò che accadde, almeno dal punto di vista politico; dal punto di vista personale accadde qualcosa di ancor più singolare: Armada, Milans e Tejero scatenarono tre colpi di Stato contro tre uomini diversi”
    “Santiago Carrillo aveva tradito gli ideali del comunismo, Gutiérrez Mellado aveva tradito Franco, Suàrez aveva tradito il partito unico fascista in cui era cresciuto, Suàrez, Gutiérrez Mellado e Carrillo tradirono la lealtà nei confronti di un errore per costruire la lealtà a una scelta giusta; tradirono i loro seguaci per non tradire se stessi; tradirono il passato per non tradire il presente.”

    Efficaci, niente da dire, e con indubbi vantaggi sulla leggibilità dell’opera, ma mi è parso che l’autore si sia fatto prendere un po’ troppo la mano, finendo in qualche frangente per abusare di questo espediente.

    ha scritto il 

  • 5

    Un bellissimo racconto della realtà

    Non sapevo nulla di queste vicende prima di leggere questo intenso e bellissimo "romanzo-verità" o "racconto di eventi e persone reali", ora posso solo dire che ammiro immensamente Santiago Carrillo, ...continua

    Non sapevo nulla di queste vicende prima di leggere questo intenso e bellissimo "romanzo-verità" o "racconto di eventi e persone reali", ora posso solo dire che ammiro immensamente Santiago Carrillo, Gutierrez Mellado e ovviamente Adolfo Suarez.

    ha scritto il 

  • 5

    Para entender lo que pasaba...

    En mi casa se oían por la radio los debates parlamentarios. Fue una de las pocas cosas que me enseñó mi padre: que para participar en una democracia hay que estar informado de lo que pasa con los polí ...continua

    En mi casa se oían por la radio los debates parlamentarios. Fue una de las pocas cosas que me enseñó mi padre: que para participar en una democracia hay que estar informado de lo que pasa con los políticos. Así que el día que Tejero entró en la Moncloa yo estaba delante de la radio con mi padre. Eso si, tenía 12 años, así que muchas de las claves de lo que pasaba en aquellos momentos se me escapaban por completo. Javier Cercas hace aquí un fascinante retrato de la España política de aquella época y de todos lo que se movió alrededor de aquel golpe de estado. Imprescindible.

    ha scritto il 

  • 4

    "Anatomia di un istante" è la storia di una rinuncia. Il proposito di Javier Cercas di raccontare il difficile passaggio dal franchismo alla democrazia in Spagna si arena di fronte alla forza della re ...continua

    "Anatomia di un istante" è la storia di una rinuncia. Il proposito di Javier Cercas di raccontare il difficile passaggio dal franchismo alla democrazia in Spagna si arena di fronte alla forza della realtà: e così il romanzo che avrebbe voluto scrivere s’infrange quasi immediatamente contro la verità degli eventi e la narrativa si trasforma in opera storiografica. Sembrerebbe quasi un inganno giocato al lettore. Ma l’efficacia del libro sta proprio in questa dichiarata ambiguità o sospensione. La forza della realtà a cui mi riferisco ha una data e un fatto preciso: il fallito colpo di Stato ordito da militari franchisti il 23 Febbraio 1981, culminato con l’irruzione nel Parlamento e il sequestro dei deputati per oltre diciassette ore, e il gesto analogo eppure così distinto di tre uomini: il dimissionario capo del governo Adolfo Suarez, il generale deputato Gutierrez Mellado e il leader del Partito Comunista Santiago Carrillo, gli unici che disobbediscono all’ordine dei militari, rafforzato a colpi di pistola sparati in aria, di gettarsi a terra riconoscendo la loro autorità.
    Javier Cercas racconta attraverso documenti certi e ipotesi sfaccettate le difficoltà di quelle ore, le meschine trame politiche che le prepararono, le incertezze mostrate da una democrazia ancora recente, scrive pagine esemplari sull’ambivalenza dei nostri concetti di lealtà e tradimento, s’interroga sulla drammaticità assunta nella Storia dall’ingratitudine umana. Pur parlando della Spagna e di politici spagnoli credo che il libro sia utile per capire anche la transizione dalla dittatura alla democrazia in Italia, certe contraddizioni sembrano equivalersi, così come certe tentazioni golpiste degli anni Sessanta e Settanta.
    L’abilità narrativa di Cercas non è imbrigliata dall’intento documentario e la sua scrittura non smette di catturare l’attenzione, le caratterizzazioni dei protagonisti e certi momenti cruciali vissuti nelle concitate ore del colpo di Stato toccano un’intensità romanzesca che un’opera di finzione forse avrebbe sminuito. Puro piacere della lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    almeno è onesto, cercas...
    scrive un romanzo sul colpo di stato del 1981, un tomo di 4oo pagine, ma poi si accorge che è un mattone inguardabile. sfrutta quindi tutta la ricerca che ha fatto x documen ...continua

    almeno è onesto, cercas...
    scrive un romanzo sul colpo di stato del 1981, un tomo di 4oo pagine, ma poi si accorge che è un mattone inguardabile. sfrutta quindi tutta la ricerca che ha fatto x documentarsi per produrre anatomia di un istante. questo libro è quindi una ricerca su ciò che ha appreso o pensa di aver appreso tramite la mole di documenti consultati.
    ho letto in giro che alcuni hanno abbandonato questo libro x la sua ripetitività.
    sì è ripetitivo.
    lo è come le inquadrature western di sergio leone, il particolare delle mani sul calcio della pistola, le dita che artigliano il vuoto, il taglio sugli occhi dei duellanti, la musica che sale implacabile.
    anatomia di un istante è un duello ripetuto e ripetitivo.
    suarez carrillo e mellado da un lato
    armada milans e tejero dall'altro
    tutto il libro si avvita su queste figure e il loro ruolo nel colpo di stato, per sviscerarlo, per cercare di capire il ruolo di tutte queste figure che più o meno si ritrovarono nell'emiciclo del congresso ripresi dalle telecamere ognuno congelato nei fotogrammi che ne riveleranno inaspettatamente il ruolo nella vita e nella storia.

    ha scritto il 

Ordina per