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Anatomia di una storia

I ventidue passi che strutturano un grande script

Di

Editore: Dino Audino Editore

3.8
(18)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 270 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 887527097X | Isbn-13: 9788875270971 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vittorio Tavini ; Curatore: Uski Audino

Genere: Non-fiction , Professional & Technical , Textbook

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Descrizione del libro
[...] Basato sulle lezioni del pluripremiato corso, Great Screenwriting, il libro costituisce un originale modello di analisi della sceneggiatura e al tempo stesso un manuale pratico di scrittura.
Turby ci mostra le basi fondamentali di una storia, così importanti da essere considerate irrinunciabili da ogni scrittore. Da questo procede poi, attraverso ventidue passi, a illustrare il percorso necessario al racconto di una grande storia. E in questo suo procedere possiamo riconoscere le stazioni indicate da Propp in Morfologia della fiaba piuttosto che i tre atti aristotelici mutati dalla Poetica. Una differenza di sostanza rispetto a tutti gli altri grandi didatti della sceneggiatura. [...]
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  • 4

    Tanta teoria e poche formule magiche. Questo è il maggiore pregio di Anatomia di una storia. Sembra quasi un manuale europeo. Da tenere sempre a portata di mano prima di progettare una narrazione. Utile solo per chi vuole approfondire.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo potrebbe benissimo essere adottato come libro di testo nelle università, tanto è "avanzato" e "accademico". Non è un manuale di scrittura, o perlomeno non lo è nel vero senso della parola, ma è uno studio autorevole sulla struttura generale di una storia (sceneggiatura per film in primis, ...continua

    Questo potrebbe benissimo essere adottato come libro di testo nelle università, tanto è "avanzato" e "accademico". Non è un manuale di scrittura, o perlomeno non lo è nel vero senso della parola, ma è uno studio autorevole sulla struttura generale di una storia (sceneggiatura per film in primis, poi per romanzi e racconti).
    Truby smonta la struttura in tre atti di Syd Field e presenta la sua personale idea di creazione di una storia: non punti prestabiliti per i colpi di scena, nè divisione in tre atti, nè pinze qua e pinze là, ma un profondo lavoro su ogni singolo elemento della sceneggiatura, un lavoro "pensato" che porti a una storia interessante a prescindere dai colpi di scena e dai climax. Il personaggio dev'essere costruito nei minimi dettagli di cui Truby illustra le caratteristiche; la trama deve molto alla morfologia proppiana con scontri e sconfitte; l'ambientazione svolge un ruolo determinante e l'autore elenca e spiega in dettaglio anche le singole caratteristiche di ogni possibile ambiente (città, montagne, laghi, deserti, ecc.) e come può/deve influenzare la storia; poi ci sono le questioni del simbolismo e del dialogo, e di tanti altri argomenti che ora non ricordo. Ci sono anche due capitoli che presentano l'elenco passo-passo di come impostare il lavoro (i famosi 22 passi), dove Truby spiega per sommi capi e poi approfondisce successivamente. A condire il tutto ci sono gli immancabili esempi tratti da film e romanzi e anche, alla fine di ogni capitolo, scalette ed esercizi per mettere in pratica quanto appreso.
    Non è un libro facile, va letto a dosi e soprattutto va riletto più volte perchè svela sorprese e punti di vista a ogni rilettura.
    Se il libro di Syd Field ("La sceneggiatura. Il film sulla carta") dà un metodo di lavoro "telefonato" con i suoi punti predisposti e le sue pinze, Truby offre un metodo molto più personale e libero ma sicuramente non meno impegnativo: ogni particolare dev'essere definito esattamente. Tuttavia ha il merito di essere un metodo molto elastico, non imprigionato come quello di Field. A mio avviso è tutto un po' troppo scalettato - e con questo non intendo "costretto" - (a proposito, un capitolo è dedicato proprio alla scaletta) e rischia di tirare troppo le redini all'improvvisazione ma sapendo dosare quello da sviluppare bene e quello da lasciare allo sviluppo "nascosto", questo libro è eccellente (lo è in ogni caso, comunque) per chiunque, oltre a voler creare storie, voglia comprendere il fine lavoro che c'è (ci dovrebbe essere) dietro ognuna di esse.

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura molto interessante e ricca di conferme, esempi e spunti. Con questo metodo anche chi ha la sabbia al posto del cervello potrà scrivere una storia, almeno la sabbia imbevuta d'acqua diventa fango. Il problema è se però al posto del cuore c'è un sasso.


    Per una recensione più seria e ...continua

    Lettura molto interessante e ricca di conferme, esempi e spunti. Con questo metodo anche chi ha la sabbia al posto del cervello potrà scrivere una storia, almeno la sabbia imbevuta d'acqua diventa fango. Il problema è se però al posto del cuore c'è un sasso.

    Per una recensione più seria e approfondita, vi segnalo il commento di controversi/lud_wing http://www.anobii.com/controversi/books

    Se anobii mettesse un permalink ai commenti sarebbe un mondo più bello.

    ha scritto il 

  • 0

    Simile al lavoro di Propp sulla struttura narrativa delle favole ( http://tinyurl.com/yjyphkw ) il libro presenta un interessante metodo di analisi e lavoro utile sia per capire la struttura profonda della storia che state leggendo (l'anatomia, come da titolo) sia come supporto per l'ossatura del ...continua

    Simile al lavoro di Propp sulla struttura narrativa delle favole ( http://tinyurl.com/yjyphkw ) il libro presenta un interessante metodo di analisi e lavoro utile sia per capire la struttura profonda della storia che state leggendo (l'anatomia, come da titolo) sia come supporto per l'ossatura della storia che state scrivendo o che avete intenzione di scrivere.

    Lo stile è pratico, strettamente lavorativo, con una forte impronta americana e quindi con l'idea di storia come prodotto. Non è una critica, è solo la spiegazione dell'approccio che troverete in questo libro, un approccio che garantisce una profondità di comprensione dei meccanismi interni alla narrazione davvero notevole.
    Il libro è dedicato al mondo del cinema, quindi alla struttura di una sceneggiatura, ma approfondisce la tecnica al punto da adattarsi a qualunque costruzione narrativa.

    Pieno di esempi basati sui classici (dal Padrino, a Guerre stellari), solo una comprensione superficiale del metodo può far pensare a un eccesso di rigidità nella visione dell'autore. In realtà il dna narrativo che viene messo alla luce è quanto di più malleabile possa esistere. Lo dimostra il fatto che le classificazioni e le schematizzazioni usate non vengo riportate con precisione matematica nemmeno nell'arco dello stesso libro, subendo invece notevoli modifiche attraverso i capitoli. Gli stessi classici presentati come esempi stirano o comprimono il metodo, ma allo stesso tempo vi si adattano, rendendovi chiare le loro architetture interne che vi sarà decisamente utile comprendere.

    Non lo consiglierei come primo manuale, per non correre il rischio di restare troppo legati al metodo. Ma è un libro da leggere assolutamente se vi interessate di narrazione.

    ha scritto il