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Anche stasera

Come l'Opera ti cambia la vita

Di

Editore: Mondadori (Strade blu Non Fiction)

3.9
(35)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 195 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804619295 | Isbn-13: 9788804619291 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Biography , Musica , Non-fiction

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Descrizione del libro
Questo libro è la storia di una passione, la passione per l'opera lirica, lo spettacolo più elaborato, esagerato, costoso, assurdo - quindi affascinante inventato dall'uomo e, in particolare, dagli italiani. Alberto Mattioli, giornalista specializzato in lirica, doppiato il capo delle millecento recite d'opera viste, racconta questo mondo bizzarro, fra cantanti divi, grandi direttori, registi "provocatori", loggionisti scatenati, sfarzosi festival internazionali come Bayreuth o Salisburgo e scalcinati teatri di provincia, produzioni leggendarie e messe in scena sgangherate, trionfi epocali e fiaschi apocalittici, "prime" della Scala e spettacoli fai-da-te. Negli ultimi anni l'opera è in difficoltà nel Paese che l'ha inventata, schiacciata dalle ristrettezze economiche, dalla miopia della politica e dal conservatorismo di chi la fa (e di chi ci va). Ma continua a conquistare il mondo, dove rimane un "made in Italy" che, da secoli, non conosce crisi. Il melodramma piace sempre di più nei Paesi emergenti, conquista nuovi pubblici e nuovi mercati, si rinnova nel repertorio e nel modo di metterlo in scena, scopre nuovi protagonisti e rimpiazza quelli vecchi, usa Internet, i voli low cost, il dvd per allargare la sua platea globalizzata. La passione, però, è sempre quella. All'opera tutto non può che essere eccessivo, anche l'amore degli appassionati. L'importante è andare all'opera. Anche stasera.
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  • 5

    libro prezioso di cui non capisco come si possa parlare male. L'avevo preso in biblioteca, ma ora lo comprerò sicuramente per averlo nella mia libreria nel reparto opera lirica! E quanti spunti interessanti per una che l'opera vorrebbe cantarla, in un futuro spero prossimo!!

    ha scritto il 

  • 5

    Divertentissimo!

    Se un giorno nella vostra vita, comodamente seduti in platea avete desiderato che almeno uno dei puntuali attacchi di tosse durante un "pianissimo" avesse esiti fatali, questo è il libro che fa per voi.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho conosciuto Alberto Mattioli grazie alle gustose cronache teatrali pubblicate dal mensile Art e Dossier. In questo volume, in cui si ritrova la penna scanzonata e divertente del giornalista modenese, aleggia però anche parecchia spocchia. Era davvero indispensabile, ad esempio, farci sap ...continua

    Ho conosciuto Alberto Mattioli grazie alle gustose cronache teatrali pubblicate dal mensile Art e Dossier. In questo volume, in cui si ritrova la penna scanzonata e divertente del giornalista modenese, aleggia però anche parecchia spocchia. Era davvero indispensabile, ad esempio, farci sapere che ha "visto opere in tre continenti, 19 Paesi, 158 teatri e 97 città"? O che ha ascoltato 2108 cantanti?

    La scartocciatrice folle è una scocciatrice che rompe a mezzo caramella. Nel senso che, dal momento in cui comincia l'opera a quello in cui finisce, non fa altro che pescare caramelle dalla sua capace borsa e scartarle. Be', direte: roba di pochi secondi. Macché. La scartocciatrice, spesso anziana, poco vedente e molto tremolante, ci mette parecchi minuti per ognuna. Perché deve: a) aprire rumorosamente l'antiquata borsetta chiusa o da una lampo che si incastra o da quelle clip che producono il caratteristico scatto; b) scegliere attentamente la caramella da scartocciare facendosene passare con fastidioso fruscio più d'una fra le mani, e non di rado chiedendosi a voce ovviamente altissima (la scartocciatrice è spesso anche sorda, quindi parla forte): «Tamarindo o violetta?», perché le sue caramelle sono antiquate come lei; c) scartocciare lentamente, meticolosamente e producendo un enorme rumore la caramella prescelta, che di solito ha una confezione particolarmente complessa, elaborata, barocca: più che una caramella, un catafalco; d) riporre le caramelle scartate nell'antiquata borsetta; e) richiudere la stessa. La durata dell'operazione equivale a quella di una cabaletta (con il «da capo») di Donizetti. (pag. 32)

    ha scritto il 

  • 4

    Anche se non concordo con l'autore su alcune sue affermazioni, è un libro scritto bene, molto interessante e divertente da leggere. Lo consiglio sia ai neofiti che agli aficionados degli spettacoli lirici. Buona lettura!

    Alfredo

    ha scritto il 

  • 3

    Concordo con chi dice che il libro si concentra troppo sugli aneddoti personali ( per altro divertenti ) dell'autore , smarrendo il filo conduttore che dovrebbe reggere il saggio.
    Inoltre, non mi pare il caso di riferirsi ad Abbado con un "Lui" con elle maiuscola (!!) nemmeno fosse Dio in terra. ...continua

    Concordo con chi dice che il libro si concentra troppo sugli aneddoti personali ( per altro divertenti ) dell'autore , smarrendo il filo conduttore che dovrebbe reggere il saggio. Inoltre, non mi pare il caso di riferirsi ad Abbado con un "Lui" con elle maiuscola (!!) nemmeno fosse Dio in terra. E' un grande musicista, ma restiamo sul terreno senza sbrodolare nella agiografia da fan club. Altra pecca: se ci si rivolge anche a chi di Opera non mastica molto, lo spazio vorrei dire quasi nullo dato alle Opere di Puccini mi pare francamente ingiustificabile. Che l'autore sia un verdiano convinto è legittimo, ma non si può relegare il secondo operista italiano della storia a poche righe su Butterfly e tre - quattro bignami delle opere più note a fondo libro!!! Sei meno meno, in decimi.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi sono divertita a leggerlo.
    Un libro per appassionati d'opera e non, in cui l'autore (un vero e proprio malato che si autodefinisce un operoinomane) racconta come l'opera abbia cambiato la sua vita. Viaggi, teatri, cantanti, trionfi, fiaschi, raccontati con leggerezza e ironia graffiante. Lo co ...continua

    Mi sono divertita a leggerlo. Un libro per appassionati d'opera e non, in cui l'autore (un vero e proprio malato che si autodefinisce un operoinomane) racconta come l'opera abbia cambiato la sua vita. Viaggi, teatri, cantanti, trionfi, fiaschi, raccontati con leggerezza e ironia graffiante. Lo consiglio.

    ha scritto il 

  • 3

    Nella saggistica soprattutto di area anglosassone sembra venuto di moda sostenere che l’opera in Italia non è mai stata un’arte davvero popolare; e in effetti pare azzardato affermare che fosse familiare ai montanari dell’arco alpino o della Calabria di cent’anni or sono: ma poiché contra fact ...continua

    Nella saggistica soprattutto di area anglosassone sembra venuto di moda sostenere che l’opera in Italia non è mai stata un’arte davvero popolare; e in effetti pare azzardato affermare che fosse familiare ai montanari dell’arco alpino o della Calabria di cent’anni or sono: ma poiché contra factum non valet argumentum, a dimostrare che per molte aree soprattutto urbane della nostra penisola il melodramma era familiare a gente di tutti gli strati sociali e di tutte le condizioni culturali basta a dimostrare l’enorme proliferare di teatri e di rappresentazioni liriche anche in modesti borghi, e la diffusa conoscenza di arie e personaggi fra la gente del popolo. Evidentemente, il fatto che in Albione la musica lirica restasse appannaggio di pochi non significa che così fosse dappertutto. Mattioli, che ha un anno meno di me, al pari del sottoscritto anzi ha fatto tempo a conoscere il teatro lirico popolare quale ancora si rappresentava in provincia negli anni Ottanta, e proprio parlando di esso comincia questo saggio di fervido appassionato o, come si autodefinisce, di operoinomane. Era un teatro d’opera molto diverso da quello che conosce lo spettatore odierno, privo di rovelli intellettualistici, di consapevolezza filologica, di complicazioni musicologiche: il repertorio si riduceva alle solite dieci o venti opere; niente Mozart, niente Rossini serio, poco anche di Donizetti e Bellini, moltissimo Verdi, molto Puccini, Cavalleria rusticana, I pagliacci e qualche altro titolo verista: ma la gente quei pochi melodrammi li conosceva a menadito, e li amava così, con le scenografie dipinte vecchissime, i costumi da sussidiario scolastico, gli acuti squillanti, le orchestrine un po’ fracassone. Quest’opera popolare oggi non si fa più; ma il guaio è che in Italia si fa spesso male anche l’opera di tipo “moderno”. Il saggio di Mattioli, che scrive di melodramma sulla Stampa e su Musica, è proprio il resoconto d’un appassionato che da ragazzo conosce l’opera “di una volta” e pian piano, assistendo a rappresentazioni di ben altra qualità un po’ in tutto il mondo, si forma l’idea che, se l’opera è teatro, non basta cantare e sonare bene, ma bisogna metterla in iscena in un modo che risulti ancor oggi teatralmente significativo e credibile. La sua critica si appunta perciò essenzialmente sul sistema italiano, dove in effetti la “lirica” si fa sempre più di rado (basta pensare a quante opere si rappresentano ogni anno in una città del resto musicalmente senile come Milano): per avere un ricambio generazionale sono inutili le manifestazioni di stile “Pavarotti & friends”, culturalmente prive di valore, ma occorre adottare un tipo di repertorio, portare davanti al pubblico un tipo di artisti, e concepire un tipo di dramma che magari possono disturbare qualche spettatore incartapecorito (d’altronde, quali magnifici saggi di singolare sordità e incompetenza musicale si riescono a cogliere all’uscita dei teatri o delle sale da concerto ascoltando certi plantigradi vegliardi e certe azzimate sciurette che trinciano giudizî con un’imbarazzante sicumera!), ma senza dubbio saprebbero far capire che il melodramma del Seicento, del Settecento o dell’Ottocento non è roba da museo, bensì una forma d’arte capace di parlare all’uomo di oggi esattamente come Shakespeare o Euripide. L’idea di fondo del saggio è dunque ottima e condivisibile. Peccato che Mattioli la porti avanti in maniera non solo rapsodica, il che costituirebbe un male minore, potendo anzi contribuire a dare leggerezza allo scritto, ma sostanzialmente reticente e caparbiamente soggettivistica, al punto che il proposito di parlare anzitutto a chi di opera non abbia grande conoscenza è sostanzialmente tradito, perché le allusioni a direttori, registi e cantanti sparse a piene mani richiedono che uno, tanto per dire, sappia in che cosa Muti differisca da Carlos Kleiber o da Abbado, che tipo di regia faccia Ronconi e quale invece Calixto Bieito; e soprattutto non si capisce in alcun modo perché, ad esempio, Muti faccia tanto schifo all'autore. Se non guardano i dvd di opera neanche i direttori artistici dei nostri teatri (ma basterebbe dare ogni tanto un’occhiata a YouTube; e, come dice giustamente il Nostro, si vede), c’è poco da sperare che li guardino e se li ricordino tutti quelli che prenderanno in mano il libro. Esso dunque rimarrà la solita occasione perduta di chi confonde la divulgazione con l’aneddotica, il chiacchiericcio e il "so tutto io". Pazienza che sui giornali (ma anche su certe riviste di “musica classica”, le cui recensioni penose fungono da mera vetrina pubblicitaria per le case discografiche) di critica e di cultura e ne faccia pochissima, ma che perfino uno dei pochi critici che si distaccano da quest’andazzo si adatti a fare un libro del genere non mi pare un buon segno. Se Mattioli avesse inteso semplicemente ricordare le sue esperienze di spettatore, nulla di male, anche se in pratica avrebbe scritto un libro inutile; ma siccome ha voluto anche fare qualcosa di più a livello teorico e polemico, era legittimo aspettarsi un lavoro analitico, informativo e coraggioso. Così com'è, questo libro si può comodamente non leggere.

    ha scritto il 

  • 2

    Questo libro non ti cambia la vita.

    Simpatico. Per una chicchierata in birreria. Ma questo libro è tutti sui cazzi privati di Mattioli. Tagli, ritagli e frattaglie come una mitica trasmissione con Arbore De Crescenzo e Lory Del Santo. Se cercate un'idea, un'opinione, una chiave qualsiasi per capire perché Mattioli ama l'opera, perc ...continua

    Simpatico. Per una chicchierata in birreria. Ma questo libro è tutti sui cazzi privati di Mattioli. Tagli, ritagli e frattaglie come una mitica trasmissione con Arbore De Crescenzo e Lory Del Santo. Se cercate un'idea, un'opinione, una chiave qualsiasi per capire perché Mattioli ama l'opera, perché adora certi artisti e odia altri, qui non c'è. C'è un capitolo di frasi fatte da foyer. C'è un elenco di 100 motivi per amare l'opera, la maggioranza dei quali incomprensibili o futili o entrambe le cose. C'è financo un'appendicina di riassunti da settimanale delle opere più importanti, la cui utilità al sottoscritto sfugge. Purtroppo l'ho comprato al Salone del Libro, e tornare a Torino per farmelo cambiare con un libro vero non mi conviene.

    ha scritto il 

  • 4

    L'opera spiegata a chi la mastica poco o per niente

    Divertente questo libro di Mattioli che invoglia ad interessarsi di opera lirica chi è già un melomane della domenica (nel senso di ammiratore, ma non propriamente esperto, come chi scrive) e chi ne e' completamente a digiuno: insomma rende l'opera accessibile ai più! Lo stile è gradevole ed iron ...continua

    Divertente questo libro di Mattioli che invoglia ad interessarsi di opera lirica chi è già un melomane della domenica (nel senso di ammiratore, ma non propriamente esperto, come chi scrive) e chi ne e' completamente a digiuno: insomma rende l'opera accessibile ai più! Lo stile è gradevole ed ironico e la lettura scorrevolissima. Alcuni aneddoti sono davvero simpatici. Insomma, nel complesso, una piacevole lettura che si fa perdonare la sfacciata predilezione dell'autore per la Dessay e la completa dimenticanza della grandissima Beverly Sills (da me amata!).

    ha scritto il 

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