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Ancora dalla parte delle bambine

Di

Editore: Feltrinelli

4.0
(668)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807722143 | Isbn-13: 9788807722141 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Education & Teaching , Family, Sex & Relationships , Social Science

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Descrizione del libro
Le eroine dei fumetti le invitano a essere belle. Le loro riviste propongono test sentimentali e consigli su come truccarsi. Nei loro libri scolastici, le mamme continuano ad accudire la casa per padri e fratelli. La pubblicità le dipinge come piccole cuoche. Le loro bambole sono sexy e rispecchiano (o inducono) i loro sogni. Questo è il mondo delle nuove bambine. Negli anni settanta, Elena Gianini Belotti raccontò come l'educazione sociale e culturale all'inferiorità femminile si compisse nel giro di pochi anni, dalla nascita all'ingresso nella vita scolastica. Le cose non sono cambiate, anche se le apparenze sembrano andare nella direzione contraria. Ad esempio, libri, film e cartoni propongono, certo, più personaggi femminili di un tempo: ma confinandoli nell'antico stereotipo della fata e della strega. Sembra legittimo chiedersi cosa sia accaduto negli ultimi trent'anni, e come mai coloro che volevano tutto (il sapere, la maternità, l'uguaglianza, la gratificazione) si siano accontentate delle briciole apparentemente più appetitose. E bisogna cominciare con l'interrogarsi sulle bambine: perché è ancora una volta negli anni dell'infanzia che le donne vengono indotte a consegnarsi a una docilità oggi travestita da rampantismo, a una certezza di subordine che persiste, e trova forme nuove persino in territori dove l'identità è fluida come il web.
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  • 4

    La perseverante educazione all'inferiorità femminile può nuocere alla collettività, e non già soltanto alle donne che sono state, che sono, e che saranno.

    Un testo con chiaroscuri a volte troppo marcati, tipico delle indagini condotte al di fuori del troppo stretto binario dell'accademismo ma, quel che appare esaurirsi in modo incompleto qua, eccolo là ...continua

    Un testo con chiaroscuri a volte troppo marcati, tipico delle indagini condotte al di fuori del troppo stretto binario dell'accademismo ma, quel che appare esaurirsi in modo incompleto qua, eccolo là ricondotto a una maggior completezza.
    Quel che più ho apprezzato, nelle analisi della Lipperini, è il relativismo di fondo che mi pare emanare dalle sue molteplici considerazioni. Non esiste un unico colpevole, tra gli attori concorrenti alla formazione di bambine e adolescenti: un invito alla chiamata alla corresponsabilità, dunque, soprattutto nei riguardi di coloro i quali ritengano, di volta in volta, esaurire l'attribuzione di colpe scagliandosi contro, ora a questa, ora a quell'altra categoria di "formatori".
    Molto interessante la prospettiva, offerta dalla Lipperini, in merito all'impropria attribuzione di massima colpevolezza nei riguardi del mondo della pubblicità. Quest'ultima s'innesta in un tessuto culturale e sociale già praticamente consolidato, sulla scorta delle manchevolezze delle due principali agenzie educative: scuola e genitori. La tv ha responsabilità che pure provengono, in buona parte, da una domanda che giunge dal basso.
    Le mie, probabilmente, risulteranno conclusioni parziali ma, tuttavia, la strada di un rovesciamento concettuale, per i temi trattati, credo proprio possa rappresentare una sorta d'innovazione nell'approccio d'indagine in territorio educativo teorico e pratico.

    ha scritto il 

  • 3

    Forse si dilunga troppo su certi aspetti, forse la critica è quello che ti lascia, forse mancano delle riflessioni costruttive. Alcuni capitoli mi sono piaciuti molto, altri un po' fuori dal tempo mal ...continua

    Forse si dilunga troppo su certi aspetti, forse la critica è quello che ti lascia, forse mancano delle riflessioni costruttive. Alcuni capitoli mi sono piaciuti molto, altri un po' fuori dal tempo malgrado non sia passato neanche un decennio. Per quei capitoli si salva con tre stelle.
    Avendone tenuto il titolo è inevitabile il paragone con "dalla parte delle bambine" che rimane decisamente superiore e più godibile nella lettura e negli approfondimenti.

    ha scritto il 

  • 0

    lettura dolorosa e necessaria

    Sono nata all'inizio del 1978. Mentre mia madre era incinta, le regalarono e lesse con avidità, "Dalla parte delle bambine"della Belotti. Non le bastò a darmi l'educazione che avrebbe voluto, vuoi per ...continua

    Sono nata all'inizio del 1978. Mentre mia madre era incinta, le regalarono e lesse con avidità, "Dalla parte delle bambine"della Belotti. Non le bastò a darmi l'educazione che avrebbe voluto, vuoi per il potere dell'esempio, vuoi per l'invadenza della società. Eppure mi reputo fortunata. Ora, da adulta, ho voluto leggere "Ancora dalla parte delle bambine". E' un libro che fa male, a tratti. Ferisce, umilia, fa infuriare. Ma è giusto che sia così, che si getti il sale sulle ferite che non sappiamo di avere, che vogliamo ignorare in cambio di una pace che, in realtà, è solo sopportazione. Un'analisi dettagliata e spietata di come il mondo diviso in rosa e azzurro inizi a condizionare il nostro destino e la nostra autenticità già da quando siamo piccoli.

    ha scritto il 

  • 2

    Il libro è fonte di molte informazioni interessanti ed accompagna nella riflessione. Purtroppo però divaga continuamente, i capitoli partono da un tema ma poi seguirne il filo diventa complicato, in q ...continua

    Il libro è fonte di molte informazioni interessanti ed accompagna nella riflessione. Purtroppo però divaga continuamente, i capitoli partono da un tema ma poi seguirne il filo diventa complicato, in quanto si dipana in troppe vie traverse.

    Inoltre è incredibilmente critico. Finisce per fare la stessa cosa di cui accusa la società: additare le donne per qualsiasi scelte facciano, sempre e solo condizionate.... ma avremmo ancora un pò di libero arbitrio??

    Peccato, partiva da ottimi presupposti.

    ha scritto il 

  • 4

    molto bello. sicuramente da molti spunti di riflessione. mette in luce cose talmente ovvie che ormai non ci facevo nemmeno più caso, dandole per scontate senza riflettere sul fatto che siano sbagliate ...continua

    molto bello. sicuramente da molti spunti di riflessione. mette in luce cose talmente ovvie che ormai non ci facevo nemmeno più caso, dandole per scontate senza riflettere sul fatto che siano sbagliate. unico difetto un pò "esagerato". o forse sono io che sono talmente impastata in questi preconcetti sulla condizione della donna da non capire. ma non vedo dove sia l'errore se una donna laureata e affermata sogni cmq di farsi una famiglia. per il resto credo che nel mio piccolo assesterò ulteriormente il tiro nell'educazione dei miei figli

    ha scritto il 

  • 5

    ESSENZIALE per comprendere i meccanismi della società che fa del genere una differenza insormontabile ed imputa ai media l'unica responsabilità negativa di questo, avviando uno "scarica barile" contin ...continua

    ESSENZIALE per comprendere i meccanismi della società che fa del genere una differenza insormontabile ed imputa ai media l'unica responsabilità negativa di questo, avviando uno "scarica barile" continuo (dalla tv, ad internet, da internet alla famiglia, ecc.). Consiglio di leggere prima il testo della Belotti per capire come è stato trasmesso tradizionalmente il concetto di genere nei vari meccanismi, poi il testo della Lipperini per capire come questi siano sopravvissuti e rapportatisi con i nuovi media.

    ha scritto il 

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