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Andare ai resti

Banditi, rapinatori, guerriglieri nell'Italia degli anni Settanta

Di

Editore: DeriveApprodi

4.5
(43)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 315 | Formato: Altri

Isbn-10: 8888738193 | Isbn-13: 9788888738192 | Data di pubblicazione: 

Genere: Biography , Political , Social Science

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Descrizione del libro
Sul finire degli anni Sessanta si materializzano in Italia gang giovanili che, in breve tempo, evolveranno in temibili "batterie" di rapinatori. La linea di condotta di questi banditi metropolitani era tutt'altro che estranea ai modelli culturali dei quartieri operai e proletari, così come il loro stile esistenziale assolutizzava quell'impazienza e assenza di mediazione che caratterizzerà le generazioni degli anni Settanta. Nel gergo pokeristico "andare ai resti" significa giocarsi tutto: in questo modo i rapinatori ostentavano l'imbocco di una via senza ritorno. Tra le molte anomalie, rispetto alla criminalità tradizionale, vi è il ruolo delle donne che conquistano un'autonomia decisionale e operativa.
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  • 5

    Emilio Quadrelli, oggi ricercatore universitario, è stato uno dei protagonisti di quel fenomeno raccontato in questo volume: e cioè la fuga dal lavoro di tanti proletari sull'onda lunga del 68 e del lungo ciclo di lotte operaie innescato dall'autunno caldo che mette capo alla formjazione di tante ...continua

    Emilio Quadrelli, oggi ricercatore universitario, è stato uno dei protagonisti di quel fenomeno raccontato in questo volume: e cioè la fuga dal lavoro di tanti proletari sull'onda lunga del 68 e del lungo ciclo di lotte operaie innescato dall'autunno caldo che mette capo alla formjazione di tante batterie di rapinatori che la rivoluzione cominciano a farla subito praticando l'esproprio della ricchezza accumulata. Fondamentale anche la sua lettura dell'annus horribilis delle carceri, quell'81-82 in cui arriva al successo la strategia del potere di differenziazione e di contrapposizione per bande e che vede innescarsiuna terribile spirale autodistrujttiva nelle comunità prigioniere.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro, insieme a Gabbie Metropolitane, rappresenta l'anello mancante, per me, di una storia con la "s" minuscola che parte dal Dopoguerra italiano.


    Per me, i due libri difficilmente possono essere presi separati.


    In questo libro si narrano - etnografia per una storia ...continua

    Questo libro, insieme a Gabbie Metropolitane, rappresenta l'anello mancante, per me, di una storia con la "s" minuscola che parte dal Dopoguerra italiano.

    Per me, i due libri difficilmente possono essere presi separati.

    In questo libro si narrano - etnografia per una storia sociale della fine degli anni '70 - le vicende di tutta quella parte di società (rapinatori, batterie dalla composizione più varia, operai "sociali", precari e poi, carcere) che per tutti gli anni '70 compì, forse involontariamente, l'atto forse più rivoluzionario possibile: vivere senza lavorare.

    "Andare ai resti" è un modo di dire nell'ambiente carcerario che sta ad indicare l'attitudine a "giocarsi tutto". Ma "andare ai resti" sta anche nel lavoro di ricerca - a volta pare un vero e proprio "scavo" nelle carceri italiane alla ricerca di certi personaggi - che Quadrelli mette in piedi, per riportare alla luce e ridare voce ai protagonisti della generazione del "rifiuto del lavoro".

    ha scritto il