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L'androide Abramo Lincoln

By Philip K. Dick

(59)

| Paperback | 9788834718780

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Book Description

25 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    Dick, al suo meglio, coniuga felicemente le proprie intime ossessioni con riflessioni di portata universale. Un libro dalla profondità filosofica davvero notevole.

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    Stanis LaRochelle said on Feb 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non tra i miglior di Dick

    Innanzitutto non è un libro di fantascienza, quindi se cercavate questo potete passare oltre.
    I simulacri sono solo una scusa per raccontare la solita storia d'amore psicotica di un alter ego di Dick con un clone di winona ryder versione schizo.
    La s ...(continue)

    Innanzitutto non è un libro di fantascienza, quindi se cercavate questo potete passare oltre.
    I simulacri sono solo una scusa per raccontare la solita storia d'amore psicotica di un alter ego di Dick con un clone di winona ryder versione schizo.
    La storia si sviluppa nella solita maniera grunge che rende comunque coinvolgente la lettura e non fa rimpiangere di aver scelto il libro.
    Direi che è il meno bello dopo: un'oscuro scrutare

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    Ilmatte said on Jun 8, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Scritto nel 1962, venne pubblicato solo dieci anni più tardi.
    Con questo romanzo, Philip Dick testimonia il suo cocente desiderio di non essere rigidamente ingabbiato nel contenitore fantascientifico. Pur essendo ormai considerato uno dei massimi ma ...(continue)

    Scritto nel 1962, venne pubblicato solo dieci anni più tardi.
    Con questo romanzo, Philip Dick testimonia il suo cocente desiderio di non essere rigidamente ingabbiato nel contenitore fantascientifico. Pur essendo ormai considerato uno dei massimi maestri del genere, il grande scrittore statunitense si è cimentato in prove narrative di più ampio respiro, con il risultato di avere creato una vera poetica, coerente nelle sue variegate prospettive. Romanzi come “Confessioni di un artista di merda”, “In terra ostile”, “L’uomo dai denti tutti uguali” non hanno nulla di fantascientifico. Tuttavia, attraverso quel loro modo di parlare dell’uomo sempre alla ricerca di se stesso, nella travagliata necessità di distinguere il sogno dalla realtà, la finzione dall’autenticità, alimentano la profonda tematica presente in tutti gli scritti dickiani. La vera ossessione dello scrittore fu quella di cercare il vero bandolo della matassa, il senso e le ragioni di una realtà che sempre sfugge ad ogni nostra classificazione.
    “L’androide Abramo Lincoln” si colloca su una via di mezzo. L’argomento fantascientifico c’è, eccome! Ma alla fine risulta diluito in un’ampia narrazione che mette al centro l’uomo, il suo bisogno di amare, di realizzarsi e di sfuggire alla subdola minaccia della psicosi.
    Louis Rosen racconta in prima persona. In risalto stanno lui, la sua famiglia e il socio in affari, Maury Rock. Con quest’ultimo si barcamena nella realizzazione e nella vendita di organi elettrici e spinette… fino a quando il tecnico Bob Bundy e la squilibrata, bella figlia di Maury (Pris) non realizzano un androide. Gli danno l’aspetto, il nome e la personalità di Edwin M. Stanton, ministro della guerra ai tempi del conflitto civile tra nordisti e sudisti. E allora, perché non aggiungere un altro simulacro che porti i connotati di Abramo Lincoln? Ma si potrebbe anche riprodurre colui che lo aveva assassinato, in quel lontano 1865. Quindi è lecito vagheggiare l’affare del secolo: riprodurre la guerra civile americana a beneficio dei contemporanei e della loro voglia di sapere. Ma si mette di mezzo un industriale miliardario di Seattle, che ha idee diverse: acquistare la fabbrica o il brevetto della Rock & Rosen per attuare un losco affare riguardo l’imminente colonizzazione della Luna.
    A complicare il tutto c’è l’affascinante e stramba Pris, che accalappia il povero Rosen e lo porta a dubitare della sua stessa sanità mentale.
    Ancora una volta troviamo gli androidi. Come già nei romanzi “I simulacri” e “Ma gli androidi sognano pecore elettriche”, qui ci troviamo in quella dimensione allucinata e indistinta dove il robot è qualcosa di molto più evoluto di una semplice congegno, proprio perché simula l’uomo in tutto e per tutto.
    È un racconto di grande fascino, pieno di interrogativi e di questioni che ben si aprono a una speculazione di carattere filosofico. Si può considerare un’opera fantascientifica, ma anche realistica e autobiografica: una vera e propria indagine su quel terreno dove sfumano i confini tra reale e irreale, tra verità e inganno.

    Giuseppe Novellino
    http://www.pescepirata.it
    http://www.pescepirata.it/aspiranti_scrittori/viewtopic…

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    Pescepirata ForumScrittori said on Mar 6, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    ** e 1/2

    Non il migliore di Dick, ma fortemente introspettivo e autobiografico.
    La perla di questa edizione è proprio la spiegazione dell'autore in fondo al libro: un ulteriore passettino nel fantastico universo Dickiano. Grazie.

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    Wowbagger said on Feb 20, 2013 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (59)
    • 5 stars
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    • 2 stars
  • Paperback 278 Pages
  • ISBN-10: 883471878X
  • ISBN-13: 9788834718780
  • Publisher: Fanucci (Tif Extra)
  • Publish date: 2012-xx-xx
  • Also available as: Hardcover , Others
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