Angeli di desolazione

Di

Editore: Mondadori (Oscar narrativa, 616)

4.0
(316)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 414 | Formato: Paperback

Isbn-10: A000044543 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Magda de Cristofaro ; Prefazione: Seymour Krim , Fernanda Pivano

Disponibile anche come: Rilegato in pelle

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
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  • 3

    Kerouac,triste e apatico.

    Mi aspettavo molto di più sinceramente. Ma molto di più da lui. Ho visto un viaggiatore triste,apatico,senza sentimenti,con troppi pensieri e con poca ingenuità che notai nei libri precedentemente scr ...continua

    Mi aspettavo molto di più sinceramente. Ma molto di più da lui. Ho visto un viaggiatore triste,apatico,senza sentimenti,con troppi pensieri e con poca ingenuità che notai nei libri precedentemente scritti da lui. Gli mancava quel pizzico di pazzia,secondo me,in questo libro. Mi ha lasciata un senso di nostalgia e tristezza.

    ha scritto il 

  • 4

    Kerouac tra la follia della Strada e la desolazione dell'esistenza

    Desolation Angels scorre più lento, più difficile di On the road. E' la stessa America, ma con i nostri eroi beat invecchiati, un po' arrugginiti, con un filo di pancetta e meno forza di camminare. E ...continua

    Desolation Angels scorre più lento, più difficile di On the road. E' la stessa America, ma con i nostri eroi beat invecchiati, un po' arrugginiti, con un filo di pancetta e meno forza di camminare. E soprattutto un Kerouac più riflessivo, più disilluso. Kerouac mistico che ricerca nel Buddismo, in Cristo, nel Taoismo, un significato alla sterilità dell'esistenza che sente sempre più opprimente, e al contempo lo ricerca nella droga, nell'alcool, nel jazz, nelle donne, nelle fughe dentro e fuori l'America delle quali riconosce con sempre maggiore angoscia la completa inutilità e vi rivede specchiarsi "l'inevitabile stillicidio" dei giorni verso la morte e il Nulla.
    Un po' On the road, un po' un diario di meditazioni, pur nella sua confusione e limacciosità è sempre il Kerouac pazzo e geniale, eroe e angelo, vagabondo e santone.
    “Io so una cosa sola: tutti in questo mondo sono angeli, Charley Chaplin e io abbiamo visto le loro ali, non c’è bisogno di essere una ragazzetta serafica con un sorriso pensoso di tristezza per essere un angelo, si può essere un tocco di Galeotto Compagnone che sghignazza in una spelonca, in una fogna, si può essere il mostruoso rognoso Wallace Beery in una canottiera sporca, si può essere una donna indiana accosciata nello splendore di un rigagnolo, si può essere persino un baldanzoso bellicoso speranzoso funzionario americano con gli occhi luminosi, si può essere persino un antipatico intellettuale nelle capitali d’Europa ma io vedo le grandi tristi invisibili ali sulle spalle di tutti e mi sento a disagio perché sono invisibili e di nessuna utilità sulla terra né mai lo sono state e l’unica cosa che facciamo è combattere fino alla morte.”

    ha scritto il 

  • 4

    Desolation Angels

    rece completa: http://beatblog2.blogspot.it/2012/04/angeli-della-desolazione.html

    Avevamo lasciato Jack sul Desolation Peak alla fine di I Vagabondi del Dharma, libro incentrato sulla contemplazione e ...continua

    rece completa: http://beatblog2.blogspot.it/2012/04/angeli-della-desolazione.html

    Avevamo lasciato Jack sul Desolation Peak alla fine di I Vagabondi del Dharma, libro incentrato sulla contemplazione e la riflessione buddhista. Con Angeli, Jack reinterpreta l'esperienza in montagna nella sua forma più tradizionale, con il continuo dualismo tra il desiderio dell'armonia con la natura e il desiderio di ritornare alle sfrenate notti cittadine. È decisamente significativa la differenza di stile e di ottica, nel narrare la stessa esperienza, tra i Vagabondi e Angeli. Da un punto di vista critico è stata apprezzata maggiormente la seconda, in quanto apparentemente più “autentica”, sebbene siano autentiche entrambe allo stesso modo, ciascuna nel proprio momento.
    Sebbene non sia ancora uno scrittore riconosciuto (questa prima metà del romanzo risale appunto al '56, anno prima della pubblicazione di Sulla Strada; I Vagabondi invece è del periodo immediatamente successivo), Jack è estremamente limpido e conscio della propria incerta posizione, in un modo esplicito del tutto nuovo rispetto ai libri scritti precedentemente.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro racconta le sensazioni di Kerouac in un periodo di svolta nella sua vita(poco prima dell'uscita di On the road):
    Le meditazioni di due mesi in solitaria su una montagna, la voglia di vita ...continua

    Questo libro racconta le sensazioni di Kerouac in un periodo di svolta nella sua vita(poco prima dell'uscita di On the road):
    Le meditazioni di due mesi in solitaria su una montagna, la voglia di vita alla discesa(forse la parte più bella del libro), il disagio crescente con i suoi Angeli di Desolazione(soprattutto nella seconda parte, in cui a scrivere è il Kerouac diventato, suo malgrado, il simbolo della vita da beat) e la voglia di cercare la "tranquillità in patria" con sua madre
    Forse qualche divagazione buddista di troppo che l'ha reso meno scorrevole ma mi è piaciuto

    ha scritto il 

  • 5

    Uno straordinario affresco di Kerouac.La scelta di un uomo di andare a vivere in totale solitudine a contatto con la natura per ritrovare sè stesso e un'armonia interiore perduta nel quotidiano me lo ...continua

    Uno straordinario affresco di Kerouac.La scelta di un uomo di andare a vivere in totale solitudine a contatto con la natura per ritrovare sè stesso e un'armonia interiore perduta nel quotidiano me lo fanno sentire molto vicino e direi che è un tema ancora attualissimo quello del ritrovarsi,del saper guardare profondamente in sè stessi.Scrittura sublime.

    ha scritto il 

  • 1

    Tra i 16 ed i 18 anni sono stato vittima di una vera e propria ossessione per Kerouac e per i cosiddetti beats. Questo libro è stato l'inizio del successivo rigetto. Non ne è stato la causa, questo sa ...continua

    Tra i 16 ed i 18 anni sono stato vittima di una vera e propria ossessione per Kerouac e per i cosiddetti beats. Questo libro è stato l'inizio del successivo rigetto. Non ne è stato la causa, questo sarebbe eccessivo, ma si può dire che in concomitanza alla lettura di queste pagine ho incominciato a vedere tutte le pecche dello scrittore e della sua generazione. Avevo molto amato "I vagabondi del Dharma" ma già allora avevo sentito puzza di incenso scadente, quell'abbozzo di delusione ha avuto modo di espandersi con questo libro tramite le sue speculazioni pseudo-spiritualistiche da mal di pancia. Il tipico stream of consciousness di Kerouac tanto fa godere quando descrive la sua vita sociale altrettanto fa soffrire quando descrive le sue speculazioni filosofico-esistenziali nel momento in cui si chiude in se stesso (in questo caso l'eremitaggio montano): orientalismo piuttosto sbiadito e superficiale - un clichè che sarà poi ripreso pochi anni dopo da George Harrison, per intenderci. Ma anche tanta noia insofferente e inconcludente che con il vuoto del buddhismo zen ha ben poco a che fare...

    ha scritto il 

  • 3

    "Nessuno si cura di nulla perché nessuno nota nulla"

    Una sintesi di Kerouac:
    "Ho 34 anni, aspetto normale, ma per via dei jeans e l'abbigliamento strambo la gente si spaventa a guardarmi perché ho davvero l'aria di un matto scappato dal manicomio con su ...continua

    Una sintesi di Kerouac:
    "Ho 34 anni, aspetto normale, ma per via dei jeans e l'abbigliamento strambo la gente si spaventa a guardarmi perché ho davvero l'aria di un matto scappato dal manicomio con sufficiente forza fisica e innato senso di adattamento da cavarmela al di fuori di un istituto, da nutrirmi e andare di luogo in luogo in un mondo che si fa di giorno in giorno più stretto in fatto di opinioni sull'eccentricità [...] Fu durante questo viaggio però che nella mia vita si verificò il grande mutamento che io definii il "totale capovolgimento" di quella prima pagina, una mutazione da un giovanile coraggioso senso d'avventura in una nausea assoluta per l'esperienza del mondo in generale, una trasformazione in tutti e sei i sensi. [...]"
    Libro che alterna momenti brillanti di un Kerouac ispirato a periodi lunghi e non scorrevoli.
    Stupendo il passaggio quando scende dalla montagna, peccato per il capitolo Desolazione nella solitudine.
    Un libro in cui si fa fatica a entrare.

    ha scritto il 

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