Animal Farm

A Fairy Story

By

Publisher: Penguin Books Ltd

4.3
(24113)

Language: English | Number of Pages: 144 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Chi simplified , Spanish , Portuguese , French , German , Dutch , Italian , Korean , Finnish , Catalan , Swedish , Polish , Slovenian , Hungarian , Russian , Greek , Japanese , Croatian , Galego , Czech , Turkish

Isbn-10: 0141182709 | Isbn-13: 9780141182704 | Publish date:  | Edition New Ed

Contributor: Malcolm Bradbury

Also available as: Audio Cassette , Hardcover , Mass Market Paperback , Audio CD , Library Binding , Softcover and Stapled , Unbound , Others , eBook

Category: Fiction & Literature , Political , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
When the downtrodden animals of Manor Farm overthrow their master Mr Jones and take over the farm themselves, they imagine it is the beginning of a life of freedom and equality. But gradually a cunning, ruthless elite among them, masterminded by the pigs Napoleon and Snowball, starts to take control. Soon the other animals discover that they are not all as equal as they thought, and find themselves hopelessly ensnared as one form of tyranny is replaced with another. Orwell's chilling 'fairy story' is a timeless and devastating satire of idealism betrayed by power and corruption.
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  • 3

    Di primo acchito sarei tentata di dire che è un libro noioso e scontato.
    Pensandoci meglio, l'ho trovato estremamente irritante perché descrive in maniera emblematica il "naturale" evolversi della pol ...continue

    Di primo acchito sarei tentata di dire che è un libro noioso e scontato.
    Pensandoci meglio, l'ho trovato estremamente irritante perché descrive in maniera emblematica il "naturale" evolversi della politica e del potere.
    Perfettamente adattabile alla situazione attuale, risulta ancora più inquietante se si pensa a quando è stato scritto.
    Un libro rivelatore e che fa sicuramente pensare e riflettere...

    said on 

  • 5

    Nella Fattoria padronale del signor Jones, gli animali sono stanchi di esser sfruttati e maltrattati. Incoraggiati allora dal Vecchio Maggiore, il saggio verro della fattoria, decidono di ribellarsi a ...continue

    Nella Fattoria padronale del signor Jones, gli animali sono stanchi di esser sfruttati e maltrattati. Incoraggiati allora dal Vecchio Maggiore, il saggio verro della fattoria, decidono di ribellarsi alla tirannia umana per instaurare una democrazia, "una società di animali liberati dalla fame e dalla frusta, tutti uguali, ognuno lavorando secondo le proprie capacità, il forte proteggendo il debole".
    A capeggiare la Rivoluzione sono i maiali Napoleon e Palla di neve. Cacciato il padrone e mutato il nome della fattoria in Fattoria degli animali, le bestie si dedicano alla cura dei campi dividendosi i frutti del proprio lavoro, creano scuole per insegnare a tutti a leggere e scrivere, si danno nuove regole di vita sintetizzabili nella massima "Quattro gambe, buono; due gambe, cattivo".
    Ben presto, tuttavia, la situazione degenera: allontanato Palla di neve, che diventa il nemico invisibile a cui addossare ogni colpa e disgrazia, Napoleon accentra con scaltrezza tutto il potere nelle proprie mani, inganna, tradisce, facendosi giorno dopo giorno sempre più simile all'uomo. Attraverso l'abile propaganda disinformativa del compagno Clarinetto e grazie alla minaccia terrificante dei cani da guardia di Napoleon, i maiali riescono ad imporre impunemente i propri disegni di potere sugli altri ingenui e sventurati animali della fattoria. Ed ecco che gli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità che avevano ispirato e motivato la Rivoluzione vengono ad esser traditi da un unico nuovo comandamento: Tutti gli animali sono uguali ma alcuni animali sono più uguali degli altri.
    Arguto, tagliente, raffinato. Vi si potrebbe leggere un'allegoria della nostra società attuale, che brulica di idee valide e promettenti ma troppo spesso soccombe a quella sete di potere che puntualmente sopraggiunge a mandare in fumo anche le migliori intenzioni.
    Scritto sul finire del 1943, La fattoria degli animali incontrò grosse difficoltà di pubblicazione, subendo inizialmente la censura dell'editoria inglese. A quell'epoca, infatti, l'Inghilterra era alleata della Russia e l'opera di Orwell appariva a tutti gli effetti un libro antisovietico, che sotto le innocue sembianze della fiaba celava un'aspra critica ed una satira spietata contro il totalitarismo sovietico di Stalin (messo peraltro sfacciatamente alla stregua dei porci). Nell'articolo La libertà di stampa, a commento del libro, Orwell racconta appunto le ostilità incontrate negli ambienti della sinistra britannica del tempo e si scaglia contro la viltà intellettuale, capace non solo di tenere all'oscuro ma addirittura di stravolgere l'evidenza dei fatti fino a correggere la storia pur di mettere a tacere le opinioni scomode contrarie all'ideologia corrente.
    Per nostra grande fortuna, il libro ha visto ugualmente la stampa e negli anni ha riscosso un successo incredibile, restituendoci - assieme a 1984 - uno spaccato fedele e preciso degli avvenimenti del XX secolo.

    said on 

  • 4

    Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri

    Quella che per stile narrativo, ambientazione e protagonisti sembra una fiaba, è in realtà un truce ritratto dei regimi dittatoriali che nella prima metà del '900 misero a ferro e fuoco l'Europa. Si ...continue

    Quella che per stile narrativo, ambientazione e protagonisti sembra una fiaba, è in realtà un truce ritratto dei regimi dittatoriali che nella prima metà del '900 misero a ferro e fuoco l'Europa. Si è spesso parlato di parallelismo tra la Fattoria degli animali sotto il perfido giogo del sanguinario maiale Napoleone e la dittatura sovietica di Stalin.
    Guardando oltre, però, la fiaba di Orwell diventa profetica: e nella propaganda, nel "tutto va a gonfie vele", nell'alienazione degli animali che assistono impotenti alla loro condanna alla sottomissione, nell'appiattimento intellettuale e nella demonizzazione dello spirito critico, in prospettiva ci sono i nostri anni 2000. E sono davvero pochi i motivi per rallegrarsene.

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  • 5

    Come 1984 dello stesso autore, ho apprezzato molto questa allegoria illuminante ed evergreen. Orwell ritrae una realtà sociale e politica a lui contemporanea, senza immaginare il valore predittivo del ...continue

    Come 1984 dello stesso autore, ho apprezzato molto questa allegoria illuminante ed evergreen. Orwell ritrae una realtà sociale e politica a lui contemporanea, senza immaginare il valore predittivo della sua penna. Non è un caso, forse, che io abbia letto quest'opera in un periodo nel quale ho maturato ancor di più le stesse considerazioni di Orwell. La voce ripetitiva delle pecore soffoca la memoria di chi ha percezione che il corso degli eventi non sia giusto, sino a spegnerne la volontà di ribellione. L'omologazione, imposta da chi non governa in modo equo e pacifista, porta i popoli ad annichilirsi nell'ignoranza, nell'incapacità di guardare finanche l'evidenza. Man mano si dimentica persino che siamo nati tutti liberi e uguali, seguendo il detto "l'importante è andare avanti", senza rendersi conto di procedere legati con camicie di forza. La viltà e i delatori minano qualunque comunità, anche quelle nate sotto i migliori auspici e coraggiose idee sociali. I veri leader vengono ritratti all'occorrenza come capri espiatori e i dittatori come munifici apportatori di benessere inesistente. Questa è storia dei nostri tempi, qualunque sia la grandezza della comunità o società presa in considerazione. Alla fin fine non c'è spazio per il reale e libero pensiero che Orwell auspicava.
    Tralascio i legami e i riferimenti alla figura politica di Stalin, concentrandomi sul valore ideologico attuale di questa storia. Chi dice di non voler assolutamente ripercorrere i passi di chi lo ha preceduto al potere, poi governa eliminando ogni singolo oppositore, fisicamente o moralmente.
    Ottimo l'articolo dello stesso Orwell, "La libertà di stampa", che segue l'opera nell'edizione che ho letto.
    Ne consiglio vivamente la lettura, che non siamo fatti per viver come bruti ma neanche per viver come pecore.

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  • 0

    "Whatever goes upon two legs is an enemy.
    Whatever goes upon four legs, or has wings, is a friend."

    "ALL ANIMALS ARE EQUAL,
    BUT SOME ANIMALS ARE MORE EQUAL THAN OTHERS."

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  • 5

    Più nero del nero

    Non c'è niente da fare: solo Orwell è capace di farmi provare un intenso senso di disgusto nei confronti del genere umano.

    Un' allegoria feroce spacciata per favola, che ovviamente della favola ha be ...continue

    Non c'è niente da fare: solo Orwell è capace di farmi provare un intenso senso di disgusto nei confronti del genere umano.

    Un' allegoria feroce spacciata per favola, che ovviamente della favola ha ben poco; di fatto in Animal Farm il genere è messo al servizio del messaggio Orwelliano, che costantemente sembra dire al lettore: “attiva il tuo senso critico, apri gli occhi, non farti mai abbindolare”.
    Questo ammonimento, quasi urlato a squarciagola in ogni pagina, si esprime attraverso una scrittura semplice e posata che rende la lettura godibile anche in lingua originale, a dimostrazione del fatto che non c'è bisogno di una prosa concettosa per parlare di argomenti complessi.

    A mio avviso già con questo testo Blair si situa uno scalino più in alto rispetto al suo maestro Aldous Huxley, sebbene lo superi definitivamente con quel grande capolavoro che è Nineteen Eighty-Four, romanzo che mai avrebbe visto la luce senza l'esperienza di Animal Farm; qui infatti, secondo la mia personale lettura, affondano radici quei principi distopici caratterizzanti l'opera massima di Orwell, soprattutto nella parte finale.

    Insomma, chi si aspetta un lieto fine rifugga questa “favola”, poichè ne rimarrebbe sicuramente molto deluso. Non c'è scampo o speranza per nessuno, Orwell è più nero del nero.

    Linko nella sezione “Musica & Video” l'adattamento animato del 1954, se qualcuno non lo conoscesse. Visione molto interessante, soprattutto per i cambiamenti pretesi dai produttori.

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  • 5

    Quattro gambe buono, due gambe cattivo!

    Campagna inglese, il signor Jones possiede la Fattoria Padronale ma delle sue bestie non si cura granché, preferisce di gran lunga impiegare il suo tempo bevendo.
    Una notte tutti gli animali si riunis ...continue

    Campagna inglese, il signor Jones possiede la Fattoria Padronale ma delle sue bestie non si cura granché, preferisce di gran lunga impiegare il suo tempo bevendo.
    Una notte tutti gli animali si riuniscono nel granaio al cospetto del Vecchio Maggiore -un vecchio verro rispettato da tutti- che racconta loro il sogno fatto la notte precedente; tutti gli animali liberi, non più sfruttati dall'uomo ma artefici del loro destino e liberi di vivere in ricchezza, vivendo di ciò che viene da loro prodotto con sforzo e sacrificio. Al canto di Bestie d'Inghilterra il Maggiore esorta quindi tutti i suoi compagni a ribellarsi e rendere il sogno realtà.
    Il momento arriva nel giorno di San Giovanni, con il signor Jones talmente ubriaco da non ricordarsi nemmeno di dar da mangiare alle bestie, è allora che raccolte tutte le energie mucche, cavalli, maiali e pecore iniziano a combattere contro gli umani riuscendo a cacciarli e prendendo il possesso di quella che d'ora in poi sarebbe diventata la Fattoria degli Animali.
    Ben presto i bei tempi in cui prevaleva il concetto di uguaglianza e si seguivano i sette comandamenti sbiadiscono ed emerge una nuova classe di oppressori; i maiali, capitanati dal crudele Napoleone.
    Stupisce la contemporaneità di questo racconto che si rifà al'arte della satira e della farsa per condannare il totalitarismo. Attinge a piene mani dalla storia del passato ma descrive minuziosamente il presente e il futuro, perché si sa: la storia ciclicamente si ripete.
    Pensato nel 1937 -durante la guerra civile spagnola- scritto tra il 1943 e il 1944 -seconda guerra mondiale- rifiutato da quattro case editrici perché si riferiva troppo ai Soviet.
    Ancora non si sventolavano i libretti rossi nelle piazze cinesi, non esisteva il pericolo coreano e le primavere arabe -con tutte le conseguenze- nemmeno si potevano immaginare. O forse si...

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  • 4

    Da leggere!

    Un libro breve ma carico di significati. Un'allegoria dove rientra tutta la storia dei popoli moderni che ciclicamente si ribellano al potere vigente perché insoddisfatti per poi finire sotto un'altra ...continue

    Un libro breve ma carico di significati. Un'allegoria dove rientra tutta la storia dei popoli moderni che ciclicamente si ribellano al potere vigente perché insoddisfatti per poi finire sotto un'altra forma di dittatura (mascherata in parte da democrazia) ancora peggiore. Come "1984", come "Il mondo nuovo", un altro romanzo anti-utopico destinato a rimanere sempre attuale.

    said on 

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