Animal farm

Di

Editore: Loffredo

4.3
(24285)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 122 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Inglese , Chi semplificata , Spagnolo , Portoghese , Francese , Tedesco , Olandese , Coreano , Finlandese , Catalano , Svedese , Polacco , Sloveno , Ungherese , Russo , Greco , Giapponese , Croato , Galego , Ceco , Turco

Isbn-10: 8880964429 | Isbn-13: 9788880964421 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Politica , Fantascienza & Fantasy

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  • 5

    Breve, semplice e perfetto

    Scritto tre anni prima rispetto a 1984, tratta gli stessi temi ma sicuramente in maniera più elementare. Osserviamo la fattoria degli animali e ci chiediamo come possano essere così cechi di fronte al ...continua

    Scritto tre anni prima rispetto a 1984, tratta gli stessi temi ma sicuramente in maniera più elementare. Osserviamo la fattoria degli animali e ci chiediamo come possano essere così cechi di fronte alla realtà senza renderci conto che Orwell sta raccontando di noi.
    Semplice da leggere, molto breve, meriterebbe di essere letto una volta nella vita per imparare a non credere a tutto ciò che ci viene detto ma avere un pensiero proprio.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Una favola spettacolare, scritta in modo genuino e che porta alla luce molte problematiche tipiche di quell'epoca ma che sono purtroppo ancora attuali.
    I principali attori della storia sono i maiali, ...continua

    Una favola spettacolare, scritta in modo genuino e che porta alla luce molte problematiche tipiche di quell'epoca ma che sono purtroppo ancora attuali.
    I principali attori della storia sono i maiali, gli animali più intelligenti della Fattoria Padronale e indiscussi leader politici della fauna circostante. Essi iniziano a operare una Rivoluzione con l'obbiettivo di cambiare l'ordine sociale delle cose, capeggiati da un tecnico e attento Palla di Neve e un egocentrico e carismatico Napoleon, due giovani verri. Cominciano con riunirsi di nascosto e indottrinare le masse, scrivendo delle leggi sulle tavole del recinto a cui tutti gli animali, nei principi sacri dell'Animalismo, debbono attenersi e riescono dopo molto tempo a scacciare il fattore Jones e a inaugurare La Fattoria degli Animali.
    Purtroppo però il sogno finisce in fretta: con in mano tanto potere i maiali cominciano a corrompersi e a schiavizzare gli altri animali in nome di un benessere e di ideali che non esistono più. A poco a poco cominciano a cambiare le regole della fattoria: laddove era scritto "gli animali non dormono sui letti" si trova "gli animali non dormono su letti con lenzuola" e i sottoposti continuano a lavorare pur nel dubbio, convinti di essere in errore. In seguito infuria la battaglia tra Palla di Neve e Napoleon per il dominio della fattoria e con la vittoria di quest'ultimo le cose peggioreranno, fino a quando, gli occhi di Berta non riusciranno più a notare differenze tra i maiali e gli uomini, non solo perché entrambi si reggono su due zampe, ma anche perché questi ne avranno assunto tutti i vizi.

    Una favola che ha molto da insegnare soprattutto ai più giovani, che si regge sul gioco del paradosso inserendo più riferimenti al comunismo, come lo zoccolo e il corno su bandiera verde prateria (la falce e il martello su bandiera rossa), il leaderismo, il linguaggio da "camerata" usato dagli animali che riprende anche l'altro lavoro importante di Orwell, 1984.
    Ma esso non è solo un attacco ai valori traditi del comunismo ma anche e purtroppo all'atteggiamento sempre meno liberista di molti democratici.
    Ho avuto quasi da subito questa sensazione, come se Orwell non stesse narrando di un'ipotetica potenza mondiale ormai defunta ma del mio stato, della mia nazione: l'indottrinamento, i privilegi, la povertà, il malessere taciuto e il consenso silenzioso sono tutte piaghe tristemente italiane.

    Lo stesso Orwell mi ha in seguito chiarito il punto scrivendo nella sua Prefazione destinata ai lettori:
    «L'uomo della strada [...] dice ancora vagamente "suppongo che ognuno abbia diritto alla propria opinione". È proprio chi dovrebbe garantire la libertà, cioè l'intelligenza letteraria e scientifica, che sta iniziando a disprezzarla sia in teoria che in pratica.
    Uno dei fenomeni particolari del nostro tempo è il tradimento dei liberali. Molto prima della familiare asserzione marxista che la "libertà borghese" è un'illusione viene ora la tendenza largamente diffusa ad asserire che l'unica cosa da fare è la difesa della democrazia dai sistemi totalitari. Se si ama la democrazia [...] si devono combattere i suoi nemici con non importa quali mezzi. E quali sono i suoi nemici? Risulta sempre che non sono soltanto quelli che attaccano apertamente e consapevolmente, ma coloro che obbiettivamente la mettono in pericolo con la diffusione di "dottrine sbagliate". In altre parole, difendere la democrazia porta come conseguenza di distruggere ogni autonomia di pensiero
    ».

    Tutto ciò mi fa riflettere e non poco su cosa sia più importante: una democrazia che non appartiene realmente al demos o la libertà di espressione di ogni individuo.

    Da che mondo e mondo i potenti hanno sempre ridotto la capacità di riflessione delle persone con uno status sociale più basso al fine di favorire l'ignoranza tra di loro, in questo modo possono inserire leggi e inculcare pensieri che vanno a braccetto con le loro personali motivazioni o con le segrete ragion di stato; c'è da dire che questo è un comportamento abbastanza meschino ma che sottolinea un pensiero di non poca importanza: i potenti hanno paura della massa perché se questa arriva a pensare il loro male allora essi non hanno scampo. Ricordo di aver letto in un altro romanzo, una biografia su Cleopatra, che le capitava di tremare quando la popolazione si ribellava a causa delle tasse troppo alte.
    Il potere del popolo è immenso, per questo viene ridotto, così i potenti non sono costretti a comportarsi nel migliore dei modi (non a caso, in paesi più civili se qualche ministro finisce in uno scandalo è costretto a dimettersi).ca virtù, il pensiero dell'individuo comune, il suo voto e le sue aspirazioni per il futuro, significa fare della democrazia una bandiera priva di significato e tendere a un'oligarchia mascherata per bene comune. Tutto ciò non va solo contro i principi di democrazia ma anche contro la libertà di ogni individuo che dovrebbe opporsi nei modi e con le parole a posto di comportarsi come Berta e gli altri e lasciare a chi si ritiene più intelligente di loro il diritto di legiferare a piacimento.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Decisamente illuminante!

    "Dodici voci urlavano rabbiose, ed erano tutte uguali. Non c'era più alcun dubbio su ciò che era successo alla faccia dei maiali. Dall'esterno le creature volgevano lo sguardo dal maiale all'uomo, e d ...continua

    "Dodici voci urlavano rabbiose, ed erano tutte uguali. Non c'era più alcun dubbio su ciò che era successo alla faccia dei maiali. Dall'esterno le creature volgevano lo sguardo dal maiale all'uomo, e dall'uomo al maiale, e ancora dal maiale all'uomo: ma era già impossibile distinguere l'uno dall'altro."

    «Compagni, già sapete dello strano sogno che ho fatto la notte scorsa, ma di ciò parlerò più tardi. Ho avuto una vita lunga, ho avuto molto tempo per pensare mentre me ne stavo solo, sdraiato nel mio stallo, e credo di poter dire d'aver compreso, meglio di ogni animale vivente, la natura della vita su questa terra. Di ciò desidero parlarvi
    «Ora, compagni, di qual natura è la nostra vita? Guardiamola: la nostra vita è misera, faticosa e breve. Si nasce e ci vien dato quel cibo appena sufficiente per tenerci in piedi, e quelli di noi che ne sono capaci sono forzati a lavorare fino all'estremo delle loro forze; e, nello stesso istante in cui ciò che si può trarre da noi ha un termine, siamo scannati con orrenda crudeltà. Non vi è animale in Inghilterra che, dopo il primo anno di vita, sappia che cosa siano la felicità e il riposo. Non vi è animale in Inghilterra che sia libero. La vita di un animale è miseria e schiavitù: questa è la cruda verità.
    «Fa forse ciò parte dell'ordine della natura? Forse questa nostra terra è tanto povera da non poter dare una vita passabile a chi l'abita? No, compagni, mille volte no! Il suolo dell'Inghilterra è fertile, il suo clima è buono, e può dar cibo in abbondanza a un numero d'animali enormemente superiore a quello che ora l'abita. Solo questa nostra fattoria potrebbe sostentare una dozzina di cavalli, venti mucche, centinaia di pecore, e a tutti potrebbe assicurare un agio e una dignità di vita che vanno oltre ogni immaginazione. é allora dobbiamo continuare in questa misera condizione? é quasi tutto il prodotto del nostro lavoro ci viene rubato dall'uomo. Questa, compagni, è la risposta a tutti i nostri problemi. Essa si assomma in una sola parola: uomo. L'uomo è il solo, vero nemico che abbiamo. Si tolga l'uomo dalla scena e sarà tolta per sempre la causa della fame e della fatica.
    «L'uomo è la sola creatura che consuma senza produrre. Egli non dà latte, non fa uova, è troppo debole per tirare l'aratro, non può correre abbastanza velocemente per prendere conigli. E tuttavia è il signore di tutti gli animali. Li fa lavorare e in cambio dà ad essi quel minimo che impedisca loro di morir di fame e tiene il resto per é. Il nostro lavoro coltiva la terra, i nostri escrementi la rendono fertile, eppure non uno di noi possiede più che la sua nuda pelle. Voi, mucche che vedo davanti a me, quante migliaia di galloni di latte avete dato durante lo scorso anno? E che ne è stato di quel latte che avrebbe dovuto nutrire vigorosi vitelli? Ogni sua goccia è andata giù per la gola del nostro nemico. E voi, galline, quante uova avete deposto in un anno e quante di queste uova si sono dischiuse al pulcino? Le restanti si sono tutte mutate in danaro per Jones e i suoi uomini. E tu, Berta, dove sono i quattro puledri che hai portato in grembo e che avrebbero dovuto essere il sostegno e il conforto della tua vecchiaia? Ognuno di essi fu venduto al compiere di un anno e tu non li rivedrai mai più. In cambio dei tuoi quattro parti e di tutto il lavoro dei campi, che cosa hai avuto se non una scarsa razione e una stalla? «E neppure avviene che la misera vita che conduciamo abbia il suo corso naturale Non mi lamento per me, é io sono tra i fortunati. Ho dodici anni e ho avuto più di quattrocento figli. Questa è la naturale vita di un maiale. Ma nessun animale sfugge infine al coltello crudele. Voi, giovani lattonzoli che mi sedete dinanzi, voi tutti entro un anno griderete per il fuggir della vita. A questo orrore ciascuno di noi deve giungere: mucche, porci, galline, pecore; tutti. Persino i cavalli e i cani non hanno miglior destino. Tu, Boxer, il giorno stesso in cui i tuoi possenti muscoli avranno perduto la loro forza, sarai venduto da Jones all'uomo che ti taglierà la gola e farà bollire la tua carne per darla in pasto ai cani da caccia. Quanto ai cani, allorché diventano vecchi e senza denti, Jones lega loro una pietra al collo e li annega nel più vicino stagno.
    «Dunque, compagni, non è chiaro come il cristallo che tutti i mali della nostra vita nascono dalla tirannia dell'uomo? Eliminiamo l'uomo e il prodotto del nostro lavoro sarà nostro. Prima di sera potremmo divenire ricchi e liberi. Che fare dunque? Lavorare notte e giorno, corpo e anima per la distruzione della razza umana! Questo è il mio messaggio a voi, compagni: Rivoluzione! Non posso dire quando questa Rivoluzione verrà: potrebbe essere fra una settimana o fra cent'anni; ma so, con la stessa certezza con cui vedo questa paglia sotto i miei piedi, che presto o tardi giustizia sarà fatta. Compagni, in questo evento fissate il vostro sguardo per quel resto di vita che vi rimane. E soprattutto tramandate questo mio messaggio a quelli che verranno dopo di voi, in modo che le future generazioni proseguano la lotta fino alla vittoria.
    «E ricordate, compagni, che la vostra risoluzione mai deve vacillare. Nessun argomento vi faccia deviare. Non date ascolto quando vi si dice che l'uomo e gli animali hanno un comune interesse, che la prosperità dell'uno è la prosperità degli altri. E' tutta menzogna. L'uomo non serve gli interessi di nessuna creatura all'infuori dei suoi. E fra noi animali ci sia perfetta unità di vedute, solidarietà perfetta in questa lotta. Tutti gli uomini sono nemici. Tutti gli animali sono compagni.» Avvenne qui un tremendo scompiglio.
    Mentre il Vecchio Maggiore stava parlando, quattro grossi topi erano usciti dal loro buco e, appoggiati ai quarti posteriori, si erano messi ad ascoltare.
    I cani li avevano subito notati, e solo con un rapido ritorno alle loro tane i topi ebbero salva la vita. Il Vecchio Maggiore alzò la zampa per imporre il silenzio.
    «Compagni» disse «ecco un punto che deve essere chiarito. Le creature selvatiche come i topi e i conigli sono nostri amici o nostri nemici? Mettiamo la questione ai voti. Propongo all'assemblea il seguente quesito: i topi sono compagni?» La votazione fu rapida e con stragrande maggioranza si stabilì che i topi erano compagni. Vi furono solo quattro dissenzienti: i tre cani e il gatto, il quale, come si scoprì poi, aveva però votato per ambo le parti. Il Vecchio Maggiore proseguì:
    «Poco mi rimane ancora da dire. Solo ripeto di ricordar sempre il vostro dovere di inimicizia verso l'uomo e tutte le sue arti. Tutto ciò che cammina su due gambe è nemico. Tutto ciò che cammina su quattro gambe o ha ali è amico. E ricordate pure che nel combattere l'uomo non dobbiamo venirgli ad assomigliare. Anche quando l'avrete distrutto, non adottate i suoi vizi. Nessun animale vada mai a vivere in una casa, o dorma in un letto, o vesta panni, o beva alcolici, o fumi tabacco, o maneggi danaro, o faccia commercio. Tutte le abitudini dell'uomo sono malvagie. E, soprattutto, nessun animale divenga tiranno ai suoi simili. Deboli o forti, intelligenti o sciocchi, siamo tutti fratelli. Mai un animale uccida un altro animale. Tutti gli animali sono uguali. «E ora, compagni, vi dirò del mio sogno dell'altra notte. Non vi posso descrivere quel sogno. Era il sogno della Terra come sarà quando l'uomo sarà scomparso. Ma mi ha rammemorato di una cosa che da lungo tempo avevo dimenticato. Molti anni fa, quando non ero che un lattonzolo, mia madre e altre scrofe usavano cantare una vecchia canzone di cui esse non conoscevano che l'aria e le prime tre parole. Conoscevo quell'aria fin dall'infanzia, ma da molto tempo mi era uscita di mente. L'altra notte, però, essa mi ritornò in sogno. E ciò che più conta, anche le parole della canzone mi ritornarono, parole, sono sicuro, che erano cantate dagli animali di molto, molto tempo fa e di cui da generazioni si era perduta la memoria. Vi canterò ora questa canzone, compagni. Sono vecchio e la mia voce è rauca, ma quando vi avrò insegnato l'aria la potrete cantare meglio da voi. E' intitolata Animali d'Inghilterra.»
    Il Vecchio Maggiore si rischiarò la gola e cominciò a cantare, e cantò abbastanza bene, e l'aria era eccitante, qualcosa fra Clementine e La Cucaracha. Le parole dicevano:

    Animali d'Inghilterra,
    d'ogni clima e d'ogni terra,
    ascoltate il lieto coro:
    tornerà l'età dell'oro!

    Tosto o tardi tornerà:
    l'uom tiranno a terra andrà;
    per le bestie sol cortese
    sarà l'alma terra inglese.

    Non più anelli alle narici,
    non più gioghi alle cervici,
    e per sempre in perdizione
    andran frusta, morso e sprone.

    Sarem ricchi, sazi appieno:
    orzo, grano, avena, fieno,
    barbabietole e foraggio
    saran sol nostro retaggio.

    Più splendenti i campi e i clivi,
    e più puri i fonti e i rivi
    e più dolce l'aer sarà
    Quando avrem la libertà.

    Per quel dì noi lotteremo,
    per quel dì lieti morremo,
    vacche, paperi, galline,
    mille bestie, un solo fine.

    Animali d'Inghilterra,
    d'ogni clima e d'ogni terra,
    ascoltate il lieto coro:
    tornerà l'età dell'oro!

    - La Fattoria degli Animali, G. Orwell (1945) -

    ha scritto il 

  • 4

    Sagace

    Questo è un periodo complicato per dedicarmi alla lettura. Nonostante ciò, Orwell, inscenando la sua allegorica rappresentazione di una post Rivoluzione, è stato capace comunque di divertirmi riuscend ...continua

    Questo è un periodo complicato per dedicarmi alla lettura. Nonostante ciò, Orwell, inscenando la sua allegorica rappresentazione di una post Rivoluzione, è stato capace comunque di divertirmi riuscendo a far emergere dalle sue pagine tutte quelle fisiologiche contraddizioni che la politica, anche quella più sincera, si trascina dietro.
    Ogni animale rappresenta un carattere, uno spirito. Dalle semplici pecore all'instancabile cavallo, per non parlare ovviamente dei maiali, tutti continuano imperterriti ad avvicendarsi in questo circense universo che è la vita dell'uomo così come la conosciamo.

    Detto ciò, io starò sempre dalla parte dei Rivoluzionari, dal basso verso l'alto, mai viceversa, e soprattutto mai dalla parte dei Reazionari. Giusto per dire.

    ha scritto il 

  • 4

    La fattoria degli animali, breve romanzo satirico pubblicato nel 1947, è un testo che registra in forma di un'amarissima favola contemporanea il fenomeno del totalitarismo, con evidente riferimento al ...continua

    La fattoria degli animali, breve romanzo satirico pubblicato nel 1947, è un testo che registra in forma di un'amarissima favola contemporanea il fenomeno del totalitarismo, con evidente riferimento alla dittatura sovietica e con un legame strettissimo con il capolavoro di George Orwell 1984, nonché all'esperienza personale dell'autore.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2016/06/la-fattoria-degli-animali-orwell.html

    ha scritto il 

  • 4

    grande parodia

    grande parodia della russia comunista. una sapiente trasposizione degli essere umani in bestie, che dal proclamarsi tutti uguali passano da una dittatura all'altra senza comprendere la loro posizione ...continua

    grande parodia della russia comunista. una sapiente trasposizione degli essere umani in bestie, che dal proclamarsi tutti uguali passano da una dittatura all'altra senza comprendere la loro posizione di sudditi sfruttati

    ha scritto il 

  • 5

    Era una delle notti in cui il signor Jones se ne andava a letto ubriaco; una notte in cui gli animali della fattoria erano liberi di colloquiare a loro piacimento della loro drammatica condizione. Un ...continua

    Era una delle notti in cui il signor Jones se ne andava a letto ubriaco; una notte in cui gli animali della fattoria erano liberi di colloquiare a loro piacimento della loro drammatica condizione. Un anziano maiale, il Vecchio Maggiore, chiamò a raccolta gli animali della “Fattoria Padronale ”. Nel discorso di quella notte esortò tutti gli animali della fattoria a ribellarsi e a sottrarsi al giogo umano non appena se ne fosse presentata l’occasione; insegnò loro una canzone intitolata “Animali d’Inghilterra” che divenne l’inno degli animali della “Fattoria Padronale”. Tre giorni più tardi il Vecchio Maggiore morì ma le parole da lui pronunciate rimasero impresse nella memoria di tutti gli animali che le avevano ascoltate. Nelle settimane seguenti i maiali, gli animali più intelligenti, sotto la guida di Napoleon e Palla di Neve, iniziarono ad organizzarsi e a preparare l’attuazione della rivoluzione profetizzata dal Vecchio maggiore. Il gran giorno, seppure all’imprevisto, non tardò ad arrivare. Durante tutta la giornata il signor Jones e i suoi uomini non avevano fatto altro che ubriacarsi dimenticandosi di dar da mangiare agli animali i quali, inferociti per il lungo digiuno, si ribellarono e li cacciarono dalla fattoria. Il giorno seguente Palla di Neve scrisse su un muro della fattoria sette comandamenti che tutti gli animali avrebbero dovuto rispettare: Tutto ciò che va su due gambe è nemico; tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è amico; nessun animale vestirà abiti; nessun animale dormirà in un letto; nessun animale berrà alcolici; nessun animale ucciderà un altro animale; tutti gli animali sono uguali...e poi anche il sogno degli Animali d'Inghilterra si infrange come si infrangono tutti i sogni di libertà e democrazia contro la dura realtà ma è proprio questo che rende i libri di Orwell ( 1984 e La fattoria degli animali ) sempre attuali e sempre belli, da leggere in ogni tempo.

    ha scritto il 

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