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Anime nere

Di

Editore: Rubbettino

3.5
(82)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 210 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8849820836 | Isbn-13: 9788849820836 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Anime nere traccia la parabola esistenziale di tre giovani figli dell'Aspromonte che, bramosi di conquistare una vita diversa da quella ricevuta in dote, intraprendono un cammino fuori dalle regole. Danno e subiscono violenza, in un crescendo febbrile che dilagherà sempre più lontano: dal nord Italia all'Europa. I personaggi, Luciano, Luigi e la voce narrante, percorrono sino in fondo il sentiero di sangue da loro stessi tracciato. Sono contigui alla 'ndrangheta. E cattivi. Ma alla loro cattiveria hanno contribuito in tanti. La distinzione fra il bene e il male è però netta, impietosa, anche se nella loro vita, oltre alla violenza e al dolore, c'è una realtà inaspettata, fatta di affetti, amore, arcaicità. E c'è il mondo modernissimo di Milano, dei traffici, della corruzione. Sulla loro strada incontrano trafficanti di droga, terroristi arabi, imprenditori, politici, in una commistione che riflette il volto impresentabile della nazione.
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  • 4

    recensito per Mangialibri

    http://www.mangialibri.com/libri/anime-nere
    Agli occhi degli altri erano sempre sembrati tre studenti normali. E in fondo lo sono per davvero. A scuola mai sopra le righe, sempre ben educati, mai prep ...continua

    http://www.mangialibri.com/libri/anime-nere
    Agli occhi degli altri erano sempre sembrati tre studenti normali. E in fondo lo sono per davvero. A scuola mai sopra le righe, sempre ben educati, mai prepotenti. Solo che loro tre, figli di pastori della Locride a differenza dei loro compagni con genitori borghesi o impiegati, la colazione, i libri, i vestiti, lo studio o semplicemente qualche svago devono sudarselo e comprarselo da soli. In paese c’è un armaiolo, un vecchio a cui basta portare i soldi e in cambio te ne torni a casa con una Beretta 7,65 perfettamente funzionante. All'inizio sono piccoli furti, uffici postali di periferia, piccole banche di paese, oreficerie. E intanto gli ovili di famiglia sono tutto un via vai di ombre, latitanti che in genere cercano rifugio in montagna per rimediare a qualche guaio o a qualche sgarro. Poi con l'esperienza e la gavetta arriva il colpo quello serio, quello che segna la strada per il futuro e ti permette di allargare casa, di arredarla con mobili nuovi, di comprare corredi per la dote delle sorelle o un telefono per la doccia che spruzzi finalmente acqua fumante. Perché questa alla fine è la sola molla che ti spinge a voler salire sempre più in alto: il semplice, sacrosanto desiderio di una vita da esseri umani e non da bestie. Questo il volano che segnerà la svolta per i tre figli dell'Aspromonte, decisi e pronti a tutto pur di affrancarsi da quel piccolo mondo di pastori per partire alla conquista del mondo, quello vero, quello reale, quello al di là della loro aspra e inesorabile terra. Ma quale sarà il prezzo da pagare per tutto questo?
    Once Upon a Time in Aspromonte: questo avrebbe potuto essere il titolo di questo formidabile romanzo – poi arrivato anche sul grande schermo grazie alla regia di Francesco Munzi – di Gioacchino Criaco, avvocato al suo esordio letterario, che proprio come nel capolavoro di Sergio Leone mette in scena l'educazione malavitosa di tre amici figli dell'entroterra più arcaico dell'Aspromonte. Cresciuti nella miseria e nell'omertà, tra codici etici ancestrali e indissolubili, i tre sognano a modo loro un riscatto che levi loro di dosso per sempre l'odore selvatico della ricotta e degli ovili dove son cresciuti. Per farlo dovranno però emigrare, abbandonare la loro terra arida e muta, dovranno sporcarsi le mani in giro per il mondo e seguire i nuovi “businnèss” che la criminalità organizzata nel frattempo impone. Da Milano alla Spagna fino al Medio oriente, la loro sarà un'escalation di orrore e morte che li porterà a fare i conti con loro stessi e inevitabilmente con la loro terra d'origine: quella Locride selvaggia, oscura e così enigmaticamente affascinante da cui nonostante tutto sarà impossibile affrancarsi. -

    ha scritto il 

  • 2

    l'ho trovato un po' noioso

    a parte per rarissimi punti, l'ho trovato di una noia mortale. è molto complicato seguire la trama frammentaria, quasi inesistente. ho dovuto riprendere la lettura parecchie volte.

    ha scritto il 

  • 1

    Questi romanzotti che, con la scusa della riscoperta di un'identità culturale, finiscono in un elegia di sanguinari delinquenti, mi infastidiscono e demoralizzano.

    ha scritto il 

  • 1

    Delusione Totale - Sconsigliato

    Ho comprato questo libro conscia che fosse assolutamente diverso rispetto al film.
    Ho iniziato a leggerlo e, arrivata a metà, l'ho abbandonato esasperata.
    Senza senso, non esiste una trama.
    Pagina dop ...continua

    Ho comprato questo libro conscia che fosse assolutamente diverso rispetto al film.
    Ho iniziato a leggerlo e, arrivata a metà, l'ho abbandonato esasperata.
    Senza senso, non esiste una trama.
    Pagina dopo pagina trovi, speri, di leggere finalmente qualcosa che catturi il tuo interesse, che ti tenga incollato alla pagina.
    Nulla. Frasi assemblate qua e là.
    Risparmiatevi i soldi e il tempo...

    ha scritto il 

  • 2

    L’entusiasmo per il bellissimo film di Munzi, mi ha spinta a leggere il libro da cui è tratto. Pur sapendo che il film si ispira al libro, ma non ne è la rappresentazione fedele, speravo di ritrovare ...continua

    L’entusiasmo per il bellissimo film di Munzi, mi ha spinta a leggere il libro da cui è tratto. Pur sapendo che il film si ispira al libro, ma non ne è la rappresentazione fedele, speravo di ritrovare comunque le atmosfere e la descrizione perfetta dei meccanismi ancestrali che regolano i rapporti fra i componenti della famiglia rurale della provincia reggina, con i suoi riti, le sue regole spietate, le sue superstizioni, che si mantengono immutate anche quando le vite dei protagonisti sono proiettate al di fuori dei confini di quel mondo circoscritto.
    La lettura però mi ha soddisfatta a metà. Forse per apprezzarlo di più l’avrei dovuto leggere dimenticando il film.
    Il libro di Criaco racconta le storie di tre ragazzi cresciuti fra le capre d’Aspromonte, in una comunità ancora impregnata dai valori di una civiltà antica, indurita dalla lotta eterna per la sopravvivenza e chiusa in se stessa, ostile verso tutto quello che proviene dal mondo esterno, percepito come una minaccia o comunque come una realtà respingente. Questo è il contesto che fa incubare nei protagonisti il germe della violenza, che si trasforma in un demone che li possiede per tutta la vita e che li guida nell’auto distruzione.
    Come in una spirale in perdita, chi subisce, rende il male per poi riceverlo ancora una volta moltiplicato. I tre ragazzi si prendono gioco del mondo che li deride e li emargina, e si infilano nelle pieghe più oscure della società per prendersi la loro rivincita violenta. Il loro obiettivo è prima la scalata sociale, poi l’annientamento di chi li ostacola o ha fatto loro del male in qualche modo, per finire travolti dalla spirale autodistruttiva, che hanno alimentato per tutta la loro vita.
    Così come sono spietati con tutto quello che è altro da loro e dal loro mondo, sono teneri e protettivi con chi ne fa parte.
    Se la parabola umana dei protagonisti è ben descritta e può essere coinvolgente, mi sembra sbrigativa la storicizzazione delle vicende,;sbrigativa e superficiale. Da una parte lo Stato, oppressore, ingiusto e che si identifica nella perpetuazione del potere fine a se stesso,che non si fa scrupoli nel l'appoggiarsi ai "pungiuti" nel perseguimento di questo obiettivo, dall’altra i duri e puri delle montagne che subiscono la Storia e sono addirittura altro rispetto alla ndrangheta dei pungiuti. Anche se non c’è assoluzione da parte dello scrittore per le Anime Nere, c’è comunque un tentativo di giustificazione storica delle loro scelte di morte.
    Il film, viaggia su altri binari. Non si limita a rappresentare una storia familiare di violenza e vendetta in uno scenario storico politico opprimente e ingiusto, ma riesce nel miracolo di far entrare lo spettatore nei meccanismi delle micro realtà poco conosciute, delle vite degli abitanti di una terra, dove la modernità dei consumi convive con i riti superstiziosi, i dialoghi più potenti sono quelli fatti di sguardi e la ribellione alle regole eterne della comunità non è contemplata. Il film, secondo me, riesce meglio del libro a portarci dentro il tormento delle anime nere, perché riesce a rendere meglio il contesto antropologico che lo genera.
    La scelta del dialetto per i dialoghi è un arma in più nelle mani del regista per rendere realistico questo viaggio di due ore ad Africo, profondo Sud - Italia.

    ha scritto il 

  • 4

    Spietato non lascia spazio ad ipocrisie politicamente corrette. Non c'è folklore solo una cruda realtà che, seppure in parte, credo che l autore conosca di persona.
    La Calabria è una meravigliosa e ne ...continua

    Spietato non lascia spazio ad ipocrisie politicamente corrette. Non c'è folklore solo una cruda realtà che, seppure in parte, credo che l autore conosca di persona.
    La Calabria è una meravigliosa e nel contempo terribile terra....

    ha scritto il 

  • 5

    Anime nere

    I bravi ragazzi, lo sono sempre agli occhi delle mamme.
    Anime nere, candidamente nere.
    Gesti e ritualità arcaiche, storia di giovani che diventano uomini, che seguono il solco già tracciato dai padri. ...continua

    I bravi ragazzi, lo sono sempre agli occhi delle mamme.
    Anime nere, candidamente nere.
    Gesti e ritualità arcaiche, storia di giovani che diventano uomini, che seguono il solco già tracciato dai padri.
    Con codici di vita che hanno nel dna e ne riscrivono il senso.

    ha scritto il 

  • 0

    Come una di quelle donne, o uomini, è uguale, che non puoi dire che sono belle, però, oh, hanno qualcosa.

    E questo qualcosa ti conquista. Anime nere è tagliato con l'accetta, in poche pagine attraversa trasversalmente quarant'anni di storia italiana, non tutta, ma certamente una parte importante, in alcun ...continua

    E questo qualcosa ti conquista. Anime nere è tagliato con l'accetta, in poche pagine attraversa trasversalmente quarant'anni di storia italiana, non tutta, ma certamente una parte importante, in alcuni momenti è oscuro e poco chiaro, però non riesci a non dire, ma quanto è forte 'sto romanzo.
    La ragione principale direi che sta nella descrizione di un mondo, quello delle montagne e dei paesi e della testa dei suoi abitanti, che ha un grande fascino. E questo fascino si riversa interamente sui protagonisti della storia. Che piacciono e diventano degli eroi nonostante siano dei veri assassini, scatenati. Però. Ecco, però prima che essere degli assassini sono degli eroi che emergono da un passato antichissimo nel quale la violenza era normale, un dato di fatto col quale convivere ogni minuto della giornata, ma pure questa violenza si inseriva in un sistema di regole che, lo so, sembra che sto per dire una stronzata, che le davano un senso. Quasi la redimevano. E con questo passato i protagonisti mantengono un legame solido, più che un legame, sono il passato radicato nel presente. Per capire bene questo romanzo bisogna leggere con attenzione il passaggio nel quale viene descritto l'arrivo degli slavi, che poi se vogliamo è una tesi ribadita anche dall'Alligatore nei romanzi di Carlotto. La vecchia mala era un'altra cosa. La violenza non era mai fine a se stessa ma si inseriva in un sistema di regole. Ancora, le stesse cose dei primi romanzi di Lilin, che addirittura conia la definizione di criminale onesto. Solo che in Anime nere il legame non è con la Milano del dopoguerra o con i boschi della Russia, ma con le montagne dell'Aspromonte.
    Intendiamoci, io non approvo per niente queste tesi. O meglio, capisco la definizione che del passato da Anime morte, ma non accetto la possibilità di costruire un filo conduttore con il presente. La civiltà, oggi, è il superamento di quel passato. E forse è anche l'idea alla quale arriva la voce narrante, uno dei fratelli protagonisti della storia, con il suo cercare di tirarsi fuori da tutto.
    Ecco, il finale è convulso e non propriamente chiaro. Ma il libro resta bellissimo e ha un sapore forte, realista. Simile a questo ai primi romanzi di Carlotto, ma non a quelli di Lilin, che restano decisamente più letterari.

    ha scritto il 

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