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Anime nere

Di

Editore: Rubbettino

3.5
(66)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 210 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8849820836 | Isbn-13: 9788849820836 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Anime nere traccia la parabola esistenziale di tre giovani figli dell'Aspromonte che, bramosi di conquistare una vita diversa da quella ricevuta in dote, intraprendono un cammino fuori dalle regole. Danno e subiscono violenza, in un crescendo febbrile che dilagherà sempre più lontano: dal nord Italia all'Europa. I personaggi, Luciano, Luigi e la voce narrante, percorrono sino in fondo il sentiero di sangue da loro stessi tracciato. Sono contigui alla 'ndrangheta. E cattivi. Ma alla loro cattiveria hanno contribuito in tanti. La distinzione fra il bene e il male è però netta, impietosa, anche se nella loro vita, oltre alla violenza e al dolore, c'è una realtà inaspettata, fatta di affetti, amore, arcaicità. E c'è il mondo modernissimo di Milano, dei traffici, della corruzione. Sulla loro strada incontrano trafficanti di droga, terroristi arabi, imprenditori, politici, in una commistione che riflette il volto impresentabile della nazione.
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  • 1

    scambio questo libro (volentieri)

    Nel risvolto di copertina si parla di "noir mozzafiato". Ma chi ha scritto questa enorme boiata ha mai letto un noir? mozza... che?
    Sarà anche colpa mia che, finito Scerbanenco (il sublime "Venere privata") son passato d'un colpo a Criaco, ma questo libro è davvero scadente sotto tutti i pu ...continua

    Nel risvolto di copertina si parla di "noir mozzafiato". Ma chi ha scritto questa enorme boiata ha mai letto un noir? mozza... che?
    Sarà anche colpa mia che, finito Scerbanenco (il sublime "Venere privata") son passato d'un colpo a Criaco, ma questo libro è davvero scadente sotto tutti i punti di vista.
    Noioso, banale. Si ha continuamente l'impressione, leggendo questa abnorme ciofeca, di leggere un "riassunto" di qualcosa che potrebbe anche essere interessante. Personaggi non delineati, scansione temporale involontariamente e inutilmente misteriosa non permettono mai di inquadrare precisamente un determinato periodo (a pagina 155 si ha l'indicazione temporale più precisa con un generico "anni 90"). Irritante. Frasi vuote, divagazioni totalmente inutili.

    Se qualcuno però avesse dei dubbi sulla bontà dell'opera e sulla mia recensione sono pronto allo scambio (ho ultima edizione, appena comprata) con un libro "vero".
    Io non mi privo mai dei miei libri, ma cedere questo mi darebbe un certo sollievo.
    Aiutatemi!

    ha scritto il 

  • 3

    L’entusiasmo per il bellissimo film di Munzi, mi ha spinta a leggere il libro da cui è tratto. Pur sapendo che il film si ispira al libro, ma non ne è la rappresentazione fedele, speravo di ritrovare comunque le atmosfere e la descrizione perfetta dei meccanismi ancestrali che regolano i rapporti ...continua

    L’entusiasmo per il bellissimo film di Munzi, mi ha spinta a leggere il libro da cui è tratto. Pur sapendo che il film si ispira al libro, ma non ne è la rappresentazione fedele, speravo di ritrovare comunque le atmosfere e la descrizione perfetta dei meccanismi ancestrali che regolano i rapporti fra i componenti della famiglia rurale della provincia reggina, con i suoi riti, le sue regole spietate, le sue superstizioni, che si mantengono immutate anche quando le vite dei protagonisti sono proiettate al di fuori dei confini di quel mondo circoscritto.
    La lettura però mi ha soddisfatta a metà. Forse per apprezzarlo di più l’avrei dovuto leggere dimenticando il film.
    Il libro di Criaco racconta le storie di tre ragazzi cresciuti fra le capre d’Aspromonte, in una comunità ancora impregnata dai valori di una civiltà antica, indurita dalla lotta eterna per la sopravvivenza e chiusa in se stessa, ostile verso tutto quello che proviene dal mondo esterno, percepito come una minaccia o comunque come una realtà respingente. Questo è il contesto che fa incubare nei protagonisti il germe della violenza, che si trasforma in un demone che li possiede per tutta la vita e che li guida nell’auto distruzione.
    Come in una spirale in perdita, chi subisce, rende il male per poi riceverlo ancora una volta moltiplicato. I tre ragazzi si prendono gioco del mondo che li deride e li emargina, e si infilano nelle pieghe più oscure della società per prendersi la loro rivincita violenta. Il loro obiettivo è prima la scalata sociale, poi l’annientamento di chi li ostacola o ha fatto loro del male in qualche modo, per finire travolti dalla spirale autodistruttiva, che hanno alimentato per tutta la loro vita.
    Così come sono spietati con tutto quello che è altro da loro e dal loro mondo, sono teneri e protettivi con chi ne fa parte.
    Se la parabola umana dei protagonisti è ben descritta e può essere coinvolgente, mi sembra sbrigativa la storicizzazione delle vicende,;sbrigativa e superficiale. Da una parte lo Stato, oppressore, ingiusto e che si identifica nella perpetuazione del potere fine a se stesso,che non si fa scrupoli nel l'appoggiarsi ai "pungiuti" nel perseguimento di questo obiettivo, dall’altra i duri e puri delle montagne che subiscono la Storia e sono addirittura altro rispetto alla ndrangheta dei pungiuti. Anche se non c’è assoluzione da parte dello scrittore per le Anime Nere, c’è comunque un tentativo di giustificazione storica delle loro scelte di morte.
    Il film, viaggia su altri binari. Non si limita a rappresentare una storia familiare di violenza e vendetta in uno scenario storico politico opprimente e ingiusto, ma riesce nel miracolo di far entrare lo spettatore nei meccanismi delle micro realtà poco conosciute, delle vite degli abitanti di una terra, dove la modernità dei consumi convive con i riti superstiziosi, i dialoghi più potenti sono quelli fatti di sguardi e la ribellione alle regole eterne della comunità non è contemplata. Il film, secondo me, riesce meglio del libro a portarci dentro il tormento delle anime nere, perché riesce a rendere meglio il contesto antropologico che lo genera.
    La scelta del dialetto per i dialoghi è un arma in più nelle mani del regista per rendere realistico questo viaggio di due ore ad Africo, profondo Sud - Italia.

    ha scritto il 

  • 4

    Spietato non lascia spazio ad ipocrisie politicamente corrette. Non c'è folklore solo una cruda realtà che, seppure in parte, credo che l autore conosca di persona.
    La Calabria è una meravigliosa e nel contempo terribile terra....

    ha scritto il 

  • 5

    Anime nere

    I bravi ragazzi, lo sono sempre agli occhi delle mamme.
    Anime nere, candidamente nere.
    Gesti e ritualità arcaiche, storia di giovani che diventano uomini, che seguono il solco già tracciato dai padri.
    Con codici di vita che hanno nel dna e ne riscrivono il senso.

    ha scritto il 

  • 0

    Come una di quelle donne, o uomini, è uguale, che non puoi dire che sono belle, però, oh, hanno qualcosa.

    E questo qualcosa ti conquista. Anime nere è tagliato con l'accetta, in poche pagine attraversa trasversalmente quarant'anni di storia italiana, non tutta, ma certamente una parte importante, in alcuni momenti è oscuro e poco chiaro, però non riesci a non dire, ma quanto è forte 'sto romanzo.
    ...continua

    E questo qualcosa ti conquista. Anime nere è tagliato con l'accetta, in poche pagine attraversa trasversalmente quarant'anni di storia italiana, non tutta, ma certamente una parte importante, in alcuni momenti è oscuro e poco chiaro, però non riesci a non dire, ma quanto è forte 'sto romanzo.
    La ragione principale direi che sta nella descrizione di un mondo, quello delle montagne e dei paesi e della testa dei suoi abitanti, che ha un grande fascino. E questo fascino si riversa interamente sui protagonisti della storia. Che piacciono e diventano degli eroi nonostante siano dei veri assassini, scatenati. Però. Ecco, però prima che essere degli assassini sono degli eroi che emergono da un passato antichissimo nel quale la violenza era normale, un dato di fatto col quale convivere ogni minuto della giornata, ma pure questa violenza si inseriva in un sistema di regole che, lo so, sembra che sto per dire una stronzata, che le davano un senso. Quasi la redimevano. E con questo passato i protagonisti mantengono un legame solido, più che un legame, sono il passato radicato nel presente. Per capire bene questo romanzo bisogna leggere con attenzione il passaggio nel quale viene descritto l'arrivo degli slavi, che poi se vogliamo è una tesi ribadita anche dall'Alligatore nei romanzi di Carlotto. La vecchia mala era un'altra cosa. La violenza non era mai fine a se stessa ma si inseriva in un sistema di regole. Ancora, le stesse cose dei primi romanzi di Lilin, che addirittura conia la definizione di criminale onesto. Solo che in Anime nere il legame non è con la Milano del dopoguerra o con i boschi della Russia, ma con le montagne dell'Aspromonte.
    Intendiamoci, io non approvo per niente queste tesi. O meglio, capisco la definizione che del passato da Anime morte, ma non accetto la possibilità di costruire un filo conduttore con il presente. La civiltà, oggi, è il superamento di quel passato. E forse è anche l'idea alla quale arriva la voce narrante, uno dei fratelli protagonisti della storia, con il suo cercare di tirarsi fuori da tutto.
    Ecco, il finale è convulso e non propriamente chiaro. Ma il libro resta bellissimo e ha un sapore forte, realista. Simile a questo ai primi romanzi di Carlotto, ma non a quelli di Lilin, che restano decisamente più letterari.

    ha scritto il 

  • 5

    Le anime nere...

    È difficile scrivere una recensione per un libro che ho letteralmente divorato in meno di 24h e mi ha veramente lasciato stordito! Ci sono passaggi commoventi e di poesia nel testo seguiti da una violenza quasi disumana. Le anime nere del libro sono affascinanti come deve essere il male che da se ...continua

    È difficile scrivere una recensione per un libro che ho letteralmente divorato in meno di 24h e mi ha veramente lasciato stordito! Ci sono passaggi commoventi e di poesia nel testo seguiti da una violenza quasi disumana. Le anime nere del libro sono affascinanti come deve essere il male che da sempre affascina l'uomo, lo seduce, lo conduce verso il baratro di un'inferno felice. C'è poi, insieme a qualcosa di ancestrale e mitologico, lo sfondo di una calabria e un'Italia mai banali e reali...
    Il libro come pochi prima, anche se l'autore dice è frutto della sua fantasia , descrive senza moralismi e banalità una realtà che è molto più complessa di come appaia su giornali e talk show. Nel sud Italia c'è la Calabria, nella Calabria c'è la provincia di Reggio Calabria, in questa c'è la Locride... è questo il posto più lontano d'Italia che molti vogliono tutt'oggi tenere il più lontano possibile...

    ha scritto il 

  • 5

    il lato umano della malavita

    Seppur romanzato alcune verità questo libro le svela. Chi subisce prima o poi rende il male. Questo succedere il questo bellissimo romanzo. il resto, sono solo dettagli. Una tensione continua per un libro godibilissimo. La morale la lascio a ognuno di voi.

    ha scritto il 

  • 4

    Pochi scrittori trattano argomenti delicati al giorno d'oggi. Soprattutto quando si tratta di scrivere di mafia. Gioacchino Criaco non si tira indietro e ci regala questo grande libro di 'ndrangheta, tutt'ora la mafia meno conosciuta e più ricca del nostro Paese.


    Gioacchino Criaco è nato e ...continua

    Pochi scrittori trattano argomenti delicati al giorno d'oggi. Soprattutto quando si tratta di scrivere di mafia. Gioacchino Criaco non si tira indietro e ci regala questo grande libro di 'ndrangheta, tutt'ora la mafia meno conosciuta e più ricca del nostro Paese.

    Gioacchino Criaco è nato e vive a Africo, in Calabria nel cuore dell'Aspromonte, e scrive della sua terra e del suo popolo. Persone che fino a qualche anno fa non si sentivano parte di un Paese industrializzato, che hanno rifiutato quel progresso e quella società che l'Unità d'Italia ha portato un secolo e mezzo fa.

    Il romanzo parla di tre ragazzi adolescenti, tutti provenienti da famiglie povere, costretti ad frequentare un liceo che non sentono proprio e a socializzare con gli altri ragazzi di città così diversi e lontani dalle loro abitudini. Fin da adolescenti iniziano la lunga strada del crimine, prima con semplici furti, poi con rapimenti e omicidi.

    Dopo gli studi si ritrovano a Milano dove grazie a nuove conoscenze, entrano nel mercato della droga e ne diventano i re. I soldi arrivano e il sangue tinge di rosso le anime dei protagonisti. Pian piano arrivano le grane dello Stato, sempre più attento ai problemi di droga a quei compaesani che vedono di cattivo occhio i loro successi.

    La storia dei tre ragazzi, criminali indipendenti, si snoda attraverso tutta Europa ma rimarranno sempre legati alla propria terra e alla propria famiglia. Forti sono le tradizioni e nessuno sbaglio è ammesso in una società rigida e chiusa.
    Gran merito dello scrittore è ribadire come la fine di certe carriere criminali è sempre la stessa: dai boss della Camorra e della Mafia siciliana, ai nostri personaggi. Come spiegherà durante il racconto grazie alla voce del protagonista principale, consapevole delle responsabilità che si dovrà assumere presto.

    Interessante sarà capire come quei piccoli paesi dell'Aspromonte abbiano vissuto fino ai giorni d'oggi, cosa li lega a tal punto da proteggere pericolosi criminali come i nostri tre protagonisti. La strada della criminalità sarà l'unica arma contro un paese che ha tolto loro l'amato territorio e imposto regole e divieti.

    "Perché un popolo non può scegliersi il futuro e vivere come crede, sulla propria terra?"

    http://ultimolettore.blogspot.it/2012/07/anime-nere-gioacchino-criaco.html

    ha scritto il