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Anna Karenina

By Leo Tolstoy

(24)

| Softcover | 9788496414693

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Book Description

1088 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Grandi classici, ma nessuno perfetto.

    Le ultime 50 pagine Tolstoj se le poteva tranquillamente risparmiare.
    Un grande scrittore come lui sa rendere un'emozione, un pensiero profondo od un'immagine che dura un istante con una manciata di parole sublimi.
    Alcuni passi sono fantastici.
    Eppur ...(continue)

    Le ultime 50 pagine Tolstoj se le poteva tranquillamente risparmiare.
    Un grande scrittore come lui sa rendere un'emozione, un pensiero profondo od un'immagine che dura un istante con una manciata di parole sublimi.
    Alcuni passi sono fantastici.
    Eppure queste pennellate magistrali su una società lontana e differente sono spesso diluite in una pesantissima brodaglia mista delle idee e visioni politico-filosofico-religiose dell'autore.
    Lo scrittore usa alcuni capitoli e personaggi, in particolare Levin, per sviluppare elucubrazioni interminabili sulla situazione dei contadini e della Russia di fine Ottocento.
    Peccato che spesso queste divagazioni abbiano soffocato la vera storia che conta per chi legge.

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    Silvano Squizzato said on Jul 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Anna Karenina, Lev Tolstoj

    "Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo."

    Anna Karenina... quarantuno giorni di lettura. La lettura più impegnativa che io abbia mai affrontato nella mia vita.
    Non avevo aspettative, no ...(continue)

    "Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo."

    Anna Karenina... quarantuno giorni di lettura. La lettura più impegnativa che io abbia mai affrontato nella mia vita.
    Non avevo aspettative, non conoscevo la trama (solo il finale) e così mi sono buttata su questa lettura che, una volta terminata, ha avuto i suoi lati positivi e i suoi lati negativi.
    Trovo che Tolstoj sia stato magistralmente abile nel descrivere la società a lui contemporanea. I personaggi sono tratteggiati talmente bene da avere quasi l'impressione di poterli toccare, di poterli vedere, di poter parlare con loro. Sono più di milleduecento pagine che scorrono come se avessimo davanti un libro di almeno la metà delle pagine.
    Il suo piacere nel narrare, però, secondo me rappresenta anche il lato negativo. Ho trovato che abbia abusato delle digressioni. Le avrei tollerate maggiormente solo nell'ipotesi in cui avesse comunque dato un equo spazio alle vicende dei personaggi principali e della protagonista, mentre invece a volte se ne dimentica ed una volta realizzato di dover mettere a parte il lettore delle loro vicende, fa solo un rapido volo, un veloce schizzo di ciò che accade loro senza soffermarvisi.
    Ho avuto l'impressione che si impantanasse in alcuni argomenti (politici, economici, sportivi) e non avesse più tempo per parlare di quelli inerenti ad Anna e alla sua vicenda amorosa.
    Sono d'accordo con chi potrebbe obiettare così: "Anna Karenina" non è un romanzo rosa. Ok, ma non è neppure un saggio economico o un trattato politico. "Anna Karenina" è tutte queste cose insieme e trovo che avrebbe dovuto dare la stessa importanza ad ogni argomento.
    Un altro tema spinoso è quello del finale, ovvero dell'ultima parte. Se in un primo momento mi aveva lasciato perplessa, successivamente sono riuscita ad apprezzarne il messaggio: la vita va avanti, non si ferma insieme alla fine di uno dei personaggi. Poco importa che la fine riguardi la protagonista, colei che dà il nome al romanzo. Come il mondo è andato avanti dopo la morte dell'uomo che finisce sotto il treno all'inizio del romanzo (ed anche noi lettori ce ne dimentichiamo se non quando viene riportato alla memoria), così accade dopo la morte di Anna.
    C'è chi ne soffre, chi ne è indifferente, ma tutti - tutti - tornano a vivere.
    Il come, è un altro paio di maniche. Infatti mi ha deluso fortemente il finale vero e proprio. Ho trovato fuori luogo la digressione su Lévin e la sua improvvisa ossessione riguardo alla religione. Ho odiato il suo totale disinteresse iniziale nei confronti del figlio e quella sorta di rivelazione mistica che lo porta finalmente alla felicità. Ho quasi avuto l'impressione che Tolstoj abbia voluto attirarsi le simpatie delle cariche religiose per evitare una censura, o chissà cosa..
    Be', per un romanzo qualsiasi avrei anche sorvolato sul finale, ma dopo milleduecento pagine, trovare deludenti le ultime è frustrante.
    Se è da leggere, nonostante tutto? Sì, è da leggere!

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    Madame Blanche said on Jul 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Un romanzo da digerire a colpi nella schiena... noiosi spaccati della vita contadina e prolissi sproloqui su una certa idea religiosa rendono Levin uno dei personaggi più seccanti e antipatici del romanzo. Anna Karenina è la donna rosa dalle eterne s ...(continue)

    Un romanzo da digerire a colpi nella schiena... noiosi spaccati della vita contadina e prolissi sproloqui su una certa idea religiosa rendono Levin uno dei personaggi più seccanti e antipatici del romanzo. Anna Karenina è la donna rosa dalle eterne seghe mentali, giustificate o meno, non lo sapremo mai, che la conducono al disastro. Vronsky non è che un cicisbeo privo di qualsiasi attrattiva. Stepan Arkadijč e la sua accondiscendente moglie cornuta stanno splendidamente nella cornice delle coppie da dimenticare. Kitty è una bambina sciocca e rimbambita. Non c'è un solo grande personaggio da ammirare, e si resta invischiati in pagine e pagine di noia russa e sentimentalismi slavi privi del lume della ragione.
    Con la letteratura russa ho chiuso.

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    Maximus Kuseikos said on Jun 28, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    A dispetto della sua fervida fede religiosa, la scelta di Tolstoj di far cominciare 947 (novecentoquarantasette) pagine di romanzo con un bel paio di corna è emblematica del suo grande apprezzamento per le donne pesantemente arrapate.
    L'ultima parte, ...(continue)

    A dispetto della sua fervida fede religiosa, la scelta di Tolstoj di far cominciare 947 (novecentoquarantasette) pagine di romanzo con un bel paio di corna è emblematica del suo grande apprezzamento per le donne pesantemente arrapate.
    L'ultima parte, quasi totalmente incentrata sulla conversione di Levin, è la dimostrazione di come Stalin fosse necessario affinché i contadini russi smettessero di morire di fame e di essere contenti per la loro dipartita; se non fosse stato per la sublime eleganza con cui Lev descrive in un paio di righe il dolore di Stiva per la morte della sorella mi sarei rifiutato di leggerla a partire dalla seconda pagina, poiché è evidente che sì, anche a me sarebbe piaciuta una Russia pre-rivoluzionaria tolstojana, fondata sulla aprioristica bontà del contadino, ma purtroppo la situazione reale era quella descritta da Dostoevskij, dove studenti universitari ammazzavano vecchie usuraie a colpi di accetta e figli illegittimi nati da stupri sfondavano a legnate i crani dei padri.

    Ad ogni modo gran libro.

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    SuonLiOnosNon said on Jun 20, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    in lei c’era qualcosa che la metteva al di sopra del suo ambiente:
    in lei c’era lo splendore di un brillante autentico in mezzo a brillanti falsi.
    questo splendore le veniva dagli occhi bellissimi e veramente misteriosi.
    lo sguardo stanco e nello ste ...(continue)

    in lei c’era qualcosa che la metteva al di sopra del suo ambiente:
    in lei c’era lo splendore di un brillante autentico in mezzo a brillanti falsi.
    questo splendore le veniva dagli occhi bellissimi e veramente misteriosi.
    lo sguardo stanco e nello stesso tempo appassionato di quegli occhi colpiva per la sua assoluta schiettezza.
    guardandola negli occhi pareva di leggere nella sua anima, e conoscerla significava amarla

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    Fabiola e Famiglia said on Jun 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Finito, letto... BASTA.

    Indubbiamente un gran bel libro, ma, lo giuro, adesso mi prenderò un bel periodo di tregua dai "capolavori".

    L'eroina di passaggio che da il titolo al tomo, lascia che la propria vita si avveleni nel sospetto.
    Levin lascia c ...(continue)

    Finito, letto... BASTA.

    Indubbiamente un gran bel libro, ma, lo giuro, adesso mi prenderò un bel periodo di tregua dai "capolavori".

    L'eroina di passaggio che da il titolo al tomo, lascia che la propria vita si avveleni nel sospetto.
    Levin lascia che il sospetto lo conduca a Dio.
    E tutti insieme, nobili e debosciati, ma soprattutto sfaccendati, giustificano l'avvento dei rivoluzionarti bolscevichi.

    Un grande spaccato, non sempre interessante, della Russia alla fine dello Zar.

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    Melinda said on Jun 16, 2014 | Add your feedback

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