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Anna Karenina

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Nuovi Oscar classici)

4.4
(8553)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1052 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Russo , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Catalano , Olandese , Svedese , Sloveno , Portoghese , Ceco , Greco

Isbn-10: 8804539046 | Isbn-13: 9788804539049 | Data di pubblicazione:  | Edizione 22

Traduttore: Ossip Felyne , Annelisa Alleva ; Curatore: Igor Sibaldi ; Postfazione: Vladimir Nabokov

Disponibile anche come: Copertina rigida , Cofanetto , Altri , Tascabile economico , eBook , Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Centro della vicenda è la tragica passione di Anna, sposata senza amore a un alto funzionario, per il brillante ma superficiale Vronskij. Parallelo a questo amore infelice è quello felice di Kitty per Levin, un personaggio scontroso e tormentato al quale Tolstoj ha fornito i propri tratti. "In Anna Karenina è rappresentata - scrive Natalia Ginzburg - la colpa come ostacolo, anzi come barriera invalicabile al raggiungimento della felicità." Tra i primi lettori il libro ebbe Dostoevskij che così ne scrisse: "Anna Karenina è un'opera d'arte assolutamente perfetta. Vi è in questo romanzo una parola umana non ancora intesa in Europa... e che pure sarebbe necessaria ai popoli d'Occidente."
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  • 4

    Bello

    Grande classico, intramontabile e imperdibile, che vale la pena leggere. Anna, nonostante una mia inziale antipatia verso di lei , e’ una donna forte e debole nello stesso tempo, ha un forte legame ...continua

    Grande classico, intramontabile e imperdibile, che vale la pena leggere. Anna, nonostante una mia inziale antipatia verso di lei , e’ una donna forte e debole nello stesso tempo, ha un forte legame col figlio, avuto da Karenin , dal quale pero e’ legata da un’infelice matrimonio. Seguendo il suo cuore, cede alla passione per Vrònskij, malgrado debba separarsi dall'amato figlio, ignorando la sua dignità in società.
    Ma questa separazione la tormenterà sempre assieme alla colpa di aver tradito il marito, e di averlo abbandonato pubblicamente non volendo comparire in società con il suo amante. Vronski j, personaggio che non sono riuscita ad apprezzare, troppo cinico e freddo, invece non puo’ fare a meno di frequentare l’alta societa’ e lei, per non perdere l'uomo che ama, ha bisogno di occupare un posto al suo fianco proprio in quella società che la rifiuta e la disprezza. Tutto questo tormento , annientera’ la vita di Anna, distruggendo il rapporto che ha con l’uomo che ama, e disperata e rosa dalla gelosia concludera’ la sua esistenza suicidandosi sotto le ruote di un treno.
    Parallelamente alla vicenda di Anna e Vronskij , si snoda quella tra Levin e Kitty. Lui , mi e’ piaciuto tantissimo, un’uomo burbero nei modi, ma dolce e generoso al tempo stesso. Il forte amore che ha per Kitty lo porta a cambiare radicalmente la sua vita ma soprattutto I suoi ideali religiosi. Grazie a lei mette la sincerita’ alla base della sua esistenza, costruendo con la donna che ama un rapporto solido. , Kitty e Lévin, al contrario di Anna e Vrònskij, riusciranno a costruire una vita familiare felice.

    Il romanzo racconta la passione, , l'amore per i figli, la gelosia, la paura, i problemi che da sempre affliggono le persone. E’ un bellissimo spaccato della societa’ russa dell’epoca descritta magnificamente da un grande autore.
    CURIOSITA’ che ho trovato nel web:

    Si crede che il personaggio di Anna si ispiri a Maria Hartung, la figlia maggiore del poeta russo Aleksàndr Puškin. Sin dalla sua prima pubblicazione il romanzo fu stroncato dalla critica russa che lo definì "un romanzo frivolo dell'alta società". Il personaggio di Lévin rappresenta l'autore stesso sia per alcuni episodi autobiografici (come la dichiarazione attraverso un gioco di parole che Lèvin fa a Kitty e il fatto che abbia obbligato la moglie a leggere i suoi diari, prima di sposarlo) e per il fatto che il primo nome di Tolstoj è "Lev".
    Nel 2004 il libro diventò un best-seller negli Stati Uniti dopo che la giornalista Oprah Winfrey lo consigliò nel corso del suo programma televisivo

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Pensavo fosse amore e invece era un treno

    L’opinione che da sempre imperversa nelle questioni amorose e in genere nella filosofia di vita per cui meglio rischiare e quindi vivere appieno i piaceri dell’esistenza che trascorrere il tempo tranq ...continua

    L’opinione che da sempre imperversa nelle questioni amorose e in genere nella filosofia di vita per cui meglio rischiare e quindi vivere appieno i piaceri dell’esistenza che trascorrere il tempo tranquilli ma, secondo i più, spenti (in parole povere il più sintetico e popolare “ogni lasciata è persa”) non mi ha mai convinta del tutto, anzi, quasi per niente. Anche perché spesso la sento chiamare in causa quando qualcuno tenta di convincere qualcun altro a fare qualcosa che non vuole o non ha interesse a fare.
    Detto questo, ho provato a riflettere sul personaggio di Anna Karenina e di immaginarmela nel suo tiepido rapporto matrimoniale con un uomo sposato molto giovane e senza amore; un uomo abbastanza rigido e asettico, ma tranquillo e di sani principi, dal quale non aspettarsi colpi di testa e sorprese sgradite. Un uomo che la onora, le lascia tutto sommato una certa libertà di movimento, che la ama a modo suo.
    Anna sembra una donna serena, stimata e rispettata, dalle numerose qualità. Bella, intelligente, madre esemplare; un esempio di virtù da prendere a modello e di cui godere la compagnia.
    Poi arriva Vronsky, che lei tenta di respingere (seppur senza troppa convinzione) e che le fa capire (o la convince di?) quanto invece la sua vita sia vuota di emozioni, di amore e di passione. Ed ecco che lei sceglie di soddisfare la sua sete di Vita, cede e abbandona tutto per vivere appieno il suo amore contravvenendo alle regole non scritte della società pietroburghese; ma questo le costerà il rispetto di sé stessa e degli altri, la renderà una persona peggiore ai suoi stessi occhi, la porterà lentamente al gesto che tutti conosciamo.
    E allora la domanda è: vale la pena lasciarsi andare senza valutare serenamente le conseguenze e prima di essere certi di poterle affrontare? Vale la pena farlo quando il prezzo da pagare è l’annullamento umano e in questo caso addirittura fisico di se stessi?
    La risposta non la so dare. Io penso di no, ma una cosa la so per certo: a volte è impossibile scegliere. Come nel caso della Karenina, che è stata travolta senza possibilità di evitare l’impatto.

    Ma i tipi di amore di cui parla questo libro sono anche altri.
    C’è quello teneramente litigioso di Levin e Kitty; il rassegnato matrimonio di Dolly con Stiva, fratello di Anna, traditore cronico della consorte e pure dissipatore beni; ci sono gli amori perduti di Sergej Ivanovic (fratello di Levin) e di Varen’ka (amica di Kitty), che potrebbero unire le loro solitudini ma non ne hanno il coraggio; e l’amore tra la prostituta Mar’ja Nikolaevna e Nicolaj, l’altro fratello di Levin che la disprezza ma ha bisogno di lei perché malato.

    E poi ci sono molti altri temi, come la considerazione mediocre della donna da parte dell’uomo, una considerazione espressa più volte da vari personaggi (Le donne sono la principale pietra di inciampo nell’attività di un uomo. È difficile amare una donna e fare qualcosa. C’è un solo mezzo per amare comodamente e scansare gli ostacoli, e questo mezzo è il matrimonio) e che ancora oggi non mi sembra del tutto superata da alcuni.

    Oppure la questione della fede, che leggiamo sotto varie forme. Quella naturale di chi è nato e cresciuto credente e tale rimane per la vita. Quella di chi la raggiunge per riscattarsi dalla perdita della dignità e il disprezzo degli altri (Karenin); quella di chi, fugacemente in un momento di disperazione, spera nella grazia (Nikolaj, allo stadio terminale della malattia). E infine quella di chi come Levin vi trova il senso della vita stessa altrimenti per lui inspiegabile e non degna di essere vissuta, e con esso ritrova la gioia dell’esistenza e della condivisione. Mi piace il modo ragionato con cui ci arriva, e forse lo invidio un po’ perché trova quella pace interiore necessaria all’accettazione delle umane questioni, pur restando ancorato alla vita concreta e reale. Almeno, questa è l’impressione che ne ho ricevuto.

    Un romanzo lungo e faticoso, ma pieno di emozioni e di grandi temi. Persino la riforma agraria descritta nei particolari, benché noiosa, offre qualche motivo di interesse nelle considerazioni diverse dei proprietari nei confronti dei contadini, della terra, del modo di coltivarla e nelle diverse sensibilità sui destini di chi lavora duro e di chi ne raccoglie i frutti.
    Senza dubbio un “mattone” che vale la pena di leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Mi aspettavo un libro perfetto, invece...

    Mi aspettavo un libro perfetto, invece, in più parti, l'ho trovato sconnesso, poco fluido, con troppe interruzioni nella narrazione dei fatti per lasciare spazio a divagazioni e considerazioni dell'au ...continua

    Mi aspettavo un libro perfetto, invece, in più parti, l'ho trovato sconnesso, poco fluido, con troppe interruzioni nella narrazione dei fatti per lasciare spazio a divagazioni e considerazioni dell'autore che, per quanto interessanti e puntuali, non erano pertinenti con le tematiche trattate.
    Il romanzo è ottimamente costruito, descrive un'epoca - la fine del diciannovesimo secolo - in una Russia opulenta e affascinante, tratta pregi e difetti di amori di facciata o viscerali, ritrae personaggi diventati icone della letteratura mondiale e immortala scene (quella della dichiarazione d'amore con lavagne e gessetti tra Kitty e Levin, la falciatura del grano, il suicidio di Anna).
    Ma ho trovato anche aspetti poco convincenti nella lettura di questo romanzo. In primis, non considero Anna protagonista del libro, ma Levin, in cui l'introspezione psicologica e le vicissitudini permeano l'intero racconto e fanno intuire una identificazione dell'autore, in alcuni punti, proprio con questo personaggio. Inoltre, non credo di aver mai letto un libro in cui praticamente tutti i personaggi (ad eccezione della sfortunata Dolly) mi sono risultati antipatici. Insomma, poca empatia e partecipazione ai tormenti di Anna, Vronskij, Stiva, Kitty e in parte anche di Levin. Infine, l'introspezione psicologica della maggior parte dei protagonisti non mi è parsa così puntuale ed esaustiva come credevo: alla fine del libro mi è sembrato di conoscere davvero poco i personaggi e il loro modo di sentire.
    Un libro da leggere, senza dubbio, perché è un caposaldo della letteratura russa dell'Ottocento. Ma non l'ho trovato perfetto. Leggerò di sicuro anche 'Guerra e pace' per avere un'idea a trecentosessanta gradi del'opera di Tolstoj con la speranza di trovarvi la perfezione che non ho riscontrato in 'Anna Karenina'.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    “Anna Karenina” incarna il perfetto esempio del romanzo russo ottocentesco: la minuzia nelle descrizioni, la profonda indagine psicologica dei personaggi, il rifiuto delle convenzioni sociali e l’impo ...continua

    “Anna Karenina” incarna il perfetto esempio del romanzo russo ottocentesco: la minuzia nelle descrizioni, la profonda indagine psicologica dei personaggi, il rifiuto delle convenzioni sociali e l’impossibilità di allontanarsi dal mondo e dalle norme che lo regolano. Molte pagine dell’opera descrivono la quotidianità familiare di Stepan e Dolly, prive di elementi degni di nota. Da qui emerge la grande capacità narrativa di Tolstoj.
    Nel romanzo sono presenti tre tipologie di coppie. Stepan e Dolly (e Anna e Karenin prima dell’incontro con Vronskij) rappresentano la convenzionale coppia sposata: conducono una vita monotona, costellata di litigi, rappacificazioni, pettegolezzi e piccole gioie quotidiane. Levin e Kitty rappresentano invece la coppia sposata per amore, essendosi i due innamorati e scelti liberamente tra tanti. Infine, Anna e Vronskij rappresentano un amore assoluto, quasi obbligato: Anna non ha scelto di amare Vronskij, è un sentimento che è giunto dall’esterno (indipendente dalla libera volontà della donna) e lei ha dovuto cedere a esso.
    In realtà, l’amore assoluto è provato soltanto da Anna: mentre quest’ultima non riuscirebbe a vivere senza l’amato, Vronskij dimostra più volte come, nonostante il dolore della perdita, sarebbe in grado di sopravvivere. Infatti, il conte non ha abbandonato tutto ciò che possedeva per la donna (ha sì rinunciato alla carriera militare, ma ha ancora contatti con la famiglia e la società russa, ha mantenuto il proprio patrimonio e i propri hobby). Il tentativo fallito di suicidio di Vronskij (quando Anna era intenzionata a lasciarlo e rappacificarsi con il marito dopo il parto) è proprio segno della sua incapacità di sacrificare la propria vita per la donna. Anna, al contrario, quando sente che ormai Vronskij non l’ama più come in passato, decide di suicidarsi pur di vivere senza di lui. Nel monologo finale di Anna il lettore entra nei suoi pensieri confusi - in una sorta di flusso di coscienza - e gli pare di vivere un’allucinazione, finché il buio cala sulla protagonista.
    I due personaggi principali sono Anna e Levin: la prima vive il proprio amore in modo assoluto, abbandonandosi completamente ad esso e sacrificando tutto ciò che possiede in nome di Vronskij; il secondo vive un amore tranquillo, genuino. I due però condividono la sincerità e l’incapacità di fingere: Kitty dopo il matrimonio con Levin si stupisce della mancanza di fede del marito, ma al tempo stesso si rallegra che lui non finga sentimenti religiosi che non prova realmente, comportandosi come lei stessa aveva fatto tempo prima (aiutava i poveri e gli infermi ma senza provare vera carità e pietà verso di essi). Altra caratteristica comune è la ricerca della verità – la quale tuttavia avrà esiti ben diversi: mentre Levin trova una risposta alle sue domande esistenziali nella fede cristiana e sembra così riconciliarsi finalmente con se stesso e con il mondo, Anna si scontra con esso e ne scopre le apparenze e le finzioni. Il suicidio diventa quindi l’unico mezzo per allontanarsi dal mondo, dal quale altrimenti non sarebbe riuscita a fuggire.

    ha scritto il 

  • 5

    Un'eroina sconfitta dalla vita, ma proprio per questo umanissima....

    Attraverso le vicende non solo di Anna, ma dell'intera società che le gravita attorno, Tolstoj analizza, con profondità di sguardo e grande capacità introspettiva, le difficili e controverse dinamiche ...continua

    Attraverso le vicende non solo di Anna, ma dell'intera società che le gravita attorno, Tolstoj analizza, con profondità di sguardo e grande capacità introspettiva, le difficili e controverse dinamiche delle relazioni di coppia, declinandole nelle sue mille varianti e sfaccettature, considerandole soprattutto come fenomeno che si dispiega all'interno di una società ben precisa, in grado quindi di influenzare e plasmare queste stesse relazioni, al fine di renderle confacenti ai suoi stessi interessi.

    Quella in cui è inserita Anna è l'alta società pietroburghese di fine '800, formata soprattutto da burocrati dello stato, uomini tenacemente legati ai propri privilegi di classe, abituati ad andare avanti a suon di conoscenze ed intrecci clientelari; l'autore così ci restituisce l'immagine di un mondo statico, fondato sul beneficio di un'elite per lo più incurante della condizione delle masse e che, in questo romanzo, fanno solo da vago sfondo a un'opera la cui forza risiede principalmente sulla riflessione e sull'analisi della relazione di coppia, studiata all'interno di un ben preciso contesto, con grande attenzione ai moti dell'animo e agli aspetti psicologici dei diversi personaggi.
    Quella che ci viene presentata è dunque una società farisea e perbenista, in grado di tollerare raccomandazioni, ingiustizie sociali, la possibilità di avere un amante, purchè ciò avvenga di nascosto e la passione sensuale non si trasformi in innamoramento vero e proprio.

    E il paradosso dell'intera vicenda risiede appunto in ciò: una società corrotta nell'intimo, che accetta di buon grado finzioni e bugie, arriva poi a scandalizzarsi e a puntare il dito contro una donna che ha avuto l'ardire di innamorarsi e di agire in modo tale che le sue azioni fossero conformi ai suoi sentimenti, alla ricerca di una coerenza e di una felicità le cui fondamenta risiedessero nella verità delle cose e nella caparbia aderenza a questa.

    L'errore fatale di Anna sarà appunto quello di innamorarsi veramente, di essere travolta da una passione che la porterà a lasciare l'adorato figlio Serëža e l'anaffettivo, seppur buono, marito. La sua è una scelta coraggiosa, compiuta sotto la luce del sole, esposta al dileggio della società, all'esclusione, al suo feroce e impietoso giudizio.

    Ma qual è appunto la “colpa” di Anna, se così può definirsi? La sua colpa è quella di essersi innamorata e di aver deciso di inseguire la possibilità di essere semplicemente felice attraverso l'appagamento amoroso, anche se lo stesso sentimento dovrà poi fare i conti con le pressioni di una società che finirà col soffocarlo e pervertirlo, perché alla fine anche le cose invisibili, quelle interiori, finiscono col risentire delle costrizioni della realtà storico-sociale, della forza delle cose, che si oppone alla forza pura e istintiva delle emozioni.
    Le donne a quel tempo non avevano la possibilità di scegliere liberamente, il loro percorso era segnato da una società rigida e opprimente e tanti erano i matrimoni infelici; l'autore ci mette di fronte ai miseri fallimenti di Dolly, cognata di Anna, moglie di suo fratello Stepan. Ci viene descritta come una donna stanca e tradita, disillusa dall'andamento delle cose e remissiva nell'accettare un matrimonio fondato solo sui doveri coniugali, ormai privato di ogni appagamento affettivo. Ma anche la figura della contessa Lydia, completamente catturata da una fervida esaltazione religiosa, sembra appunto risentire del fallimento di un matrimonio con un marito arido e sprezzante, incapace di donarle amore. Tante sono le declinazioni di Tolstoj sullo spinosa questione matrimoniale, istituzione che, almeno in questo romanzo, sembra alquanto in crisi, anche se un modello positivo possiamo ravvisarlo nella giovane coppia Kitty/Levin, che fonda la sua forza su una solida fiducia e stima reciproca, in grado di vincere le tribolazioni quotidiane attraverso il sacrificio e la dedizione quotidiana alla famiglia e all'altro.

    Ma la visione che Tolstoj ha dell'amore passionale – soprattutto se concepito al di fuori del sacro vincolo dell'istituzione matrimoniale – sembra però improntata al pessimismo più cupo: da solo il trasporto emotivo e sensuale non basta a tenere unita una coppia, data la natura effimera e passeggera del rapimento estatico dei sensi e la labilità mutevole delle passioni. Anna, sempre più isolata dalla società che l'ha rinnegata e incapace di sopportare il fardello di una scelta troppo gravosa per lei, prenderà sempre più coscienza di questa triste verità e in un crescendo di nevrosi e pensieri ossessivi, andrà fatalmente incontro al suo tragico destino in un lucido incubo ad occhi aperti.

    Anna è una sconfitta dalla vita, non è l'eroina virtuosa esente da pecche a cui tanto ci ha abituato molta letteratura ottocentesca; pensiamo solo al fatto di aver abbandonato il figlio Serëža , preferendo l'amore a quest'ultimo; però non si può certo nemmeno affermare che Anna sia un personaggio da biasimare o contro cui scagliarsi senza pietà: ciò che lei fa, in fondo, non è altro che lottare strenuamente nell'ardua impresa di ritagliarsi uno scampolo di felicità, al di fuori dei vincoli di un percorso già tracciato da una società che imponeva alla donna le sue ferree regole, condannandola il più delle volte a una vita coniugale anaffettiva e priva di amore, inappagante ed emotivamente insensata.
    Anna sicuramente è un personaggio che sbaglia, così imperfetta nella sua fragilità ed instabilità emotiva: si arrabbia, si fa prendere dall'ira, dalla gelosia, dai pensieri paranoici, dalla paura di essere abbandonata...ma proprio per questo è profondamente umana e in lei, in fondo, non posso far altro che scorgere un po' di me stessa e un po' di tutti noi...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Breve genesi di una lettura- con spoiler annesso

    Quando un romanzo ha avuto la capacità di valicare frontiere, unire culture e sopravvivere nel tempo e tu non lo hai ancora letto..beh...ti fai delle domande...
    Eppure il tomo e lì da tanto che ti gua ...continua

    Quando un romanzo ha avuto la capacità di valicare frontiere, unire culture e sopravvivere nel tempo e tu non lo hai ancora letto..beh...ti fai delle domande...
    Eppure il tomo e lì da tanto che ti guarda su quegli scaffali sistemati maniacalmente per casa editrice. Ti occhieggia e tu fai finta di niente. Non tanto perchè ti spaventano le mille e più pagine ma per il potenziale freno che potrebbero dare alle altre letture (c'è sempre così tanto da leggere!).
    Ma un bel giorno qualcuno apre un gruppo di lettura su anobii e la mano istintiva parte clicca, scrive...è scoccata l'ora!
    *************
    Chiariamo subito due cose:
    1)non è un romanzo d'amore; sarebbe riduttivo e superficiale sostenerlo. L'intreccio di destini e la molteplicità di tematiche è vasta. E', piuttosto, un romanzo speculare tra un fuori (la società aristocratica che guarda dall'alto il popolo, le menzogne dell'apparire, la politica, l'economia...) e un dentro (i sentimenti dell'amore, dell'amicizia, della fraternità, la spiritualità...)
    2)non è un romanzo pesante, ma per nulla proprio. E' una scrittura fluida e semplice. Possono creare qualche problema i riferimenti storico-sociali ma nulla d'invalicabile.
    *************
    Tutto nasce da “un nudo gomito femminile”. Questa immagine improvvisa trascina Tolstoj nel bisogno di creare un corpo di donna, una mente, uno spirito, una vita. Subentra, poi, un fatto di cronaca (un'adultera che si suicida sotto un treno) e Anna prende vita.
    Anna è colei che trasgredisce le regole e fallisce.
    Anna è colei che non vuole sottostare alla menzogna sociale e perciò viene isolata come malattia contagiosa. Se ne vendicherà immolando il suo corpo dopo aver già perso il suo spirito. Ma succede qualcosa di singolare: la sua morte non conclude il romanzo. La storia continua e rivela quello che sospettavo; il vero protagonista è un altro: è Levin. Anch'egli conduce una battaglia ma ne uscirà vittorioso.
    Rimane dunque un dubbio: perchè Tolstoj ha dato questo titolo?
    Le interpretazioni sono molte.
    Io dico che forse occorre tornare al famigerato incipit per trovare una spiegazione: se la felicità ha forme simili e l'infelicità è soggettiva e particolare allora Anna Karenina si elegge a rappresentante di uno dei tanti volti della sofferenza.
    E, forse, intitolare questo romanzo con il suo nome si collega un po' al bisogno di mettere alla gogna un atteggiamento, una scelta anche esistenziale che per Tolstoj meritava solo condanna.
    Forse...

    ha scritto il 

  • 5

    Anna Karenina - Madame Bovary: 1-0
    Spinta dal film dello scorso anno che mi era piaciuto molto, ho deciso di leggere il libro. Ben scritto, non noioso pur conoscendone la trama, personaggi ben caratte ...continua

    Anna Karenina - Madame Bovary: 1-0
    Spinta dal film dello scorso anno che mi era piaciuto molto, ho deciso di leggere il libro. Ben scritto, non noioso pur conoscendone la trama, personaggi ben caratterizzati. Non capisco però il titolo. Alla fin fine Anna non mi sembra la protagonista ma una dei vari personaggi principali.

    ha scritto il 

  • 4

    Caro, dolce, sentimentale polpettone russo!
    Un Tolstoj decisamente diverso nel ritmo e nella scrittura rispetto a "Guerra e pace". Bello e appassionato, con più chiavi di lettura e passaggi indimenti ...continua

    Caro, dolce, sentimentale polpettone russo!
    Un Tolstoj decisamente diverso nel ritmo e nella scrittura rispetto a "Guerra e pace". Bello e appassionato, con più chiavi di lettura e passaggi indimenticabili.

    ha scritto il 

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