Anna Karenina

Di

Editore: Garzanti (I grandi libri)

4.4
(8819)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 823 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Russo , Spagnolo , Chi tradizionale , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Catalano , Olandese , Svedese , Sloveno , Portoghese , Ceco , Greco

Isbn-10: 8811519527 | Isbn-13: 9788811519522 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Pietro Zveteremich ; Prefazione: Serena Vitale

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Cofanetto , Altri , eBook , Copertina morbida e spillati

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Centro della vicenda è la tragica passione di Anna, sposata senza amore a unalto funzionario, per il brillante ma superficiale Vronskij. Parallelo a questo amore infelice è quello felice di Kitty per Levin, un personaggio scontroso e tormentato al quale Tolstoj ha fornito i propri tratti. "In Anna Karenina è rappresentata - scrive Natalia Ginzburg - la colpa come ostacolo, anzi come barriera invalicabile al raggiungimento della felicità." Tra i primi lettori il libro ebbe Dostoevskij che così ne scrisse: "Anna Karenina è un'opera d'arte assolutamente perfetta. Vi è in questo romanzo una parola umana non ancora intesa in Europa... e che pure sarebbe necessaria ai popoli d'Occidente."
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  • 5

    L'unico difetto di questo libro, se di difetto dobbiamo proprio parlare quando parliamo di Tolstoj, è che il titolo non rappresenta minimamente la complessa opera dello scrittore russo. Ridurre infatt ...continua

    L'unico difetto di questo libro, se di difetto dobbiamo proprio parlare quando parliamo di Tolstoj, è che il titolo non rappresenta minimamente la complessa opera dello scrittore russo. Ridurre infatti questo libro alla sola figura della Karenina — figura fra le centrali, ma non la più importante — è l'errore a cui il lettore, attirato dall'idea di una eroina russa alla ricerca "di una felicità impossibile", potrebbe essere portato.

    Se "Guerra e Pace" è dichiaratamente un libro che va a scavare nell'anima dei personaggi, nei flussi degli eventi tanto storici quanto personali — chi l'avrà letto ricorderà con passione gli immensi capitoli sul campo di battaglia intervallati da quelli in cui sono le due famiglie, i Bolkonskij e i Rostov, a vedere le proprie storie intime in primo piano —, nelle divagazioni tanto politiche quanto filosofiche, "Anna Karenina" non è da meno. Tolstoj mette in scena un dramma che parte dall'infelicità coniugale e tocca tutto lo spettro dei sentimenti che animano la cultura russa del 1800: ogni famiglia infelice è infelice a modo suo, e il conte Tolstoj è qui per raccontarcelo. Ma l'infelicità coniugale, rappresentata da almeno quattro coppie differenti, è un pretesto per Tolstoj, un pretesto che lo porta a raccontarci della condizione russa del periodo.

    Uno dei personaggi principali di quest'opera è Lèvin, ovvero la trasposizione in forma letteraria dello stesso Tolstoj. In Lèvin lo scrittore inserisce tutte le sue vicende personali, tutti i suoi dubbi, tutte le sue ricerche, facendone uno dei personaggi più complessi e vivi dell'opera tolstojana. Con questo personaggio l'autore ha modo di parlarci della condizione contadina in Russia così come della questione morale, del credo religioso così come delle vicende politiche del secondo '800, della filosofia in aiuto al popolo così come della divisione sociale. Lèvin è l'uomo che si pone continue domande, che ha dubbi sulla sua stessa vita, che non ha paura di mostrare le proprie debolezze: davanti al figlio appena nato ammetterà di non provare per lui amore, ma solamente compassione — una cosa difficilissima da pensare e ancor più da dire, ma che Lèvin riesce ad ammettere con se stesso e a cercarne le ragioni. È un personaggio che anche nella felicità dell'amore non riesce a capirne il motivo, che preferisce chiudersi in se stesso, ma che nel momento di bisogno mostra un'umanità che a molti altri personaggi manca. Non è un personaggio perfetto, ma è perfetto proprio nel suo essere tanto aderente alla realtà.

    Contrapposto al personaggio di Lèvin c'è la Karenina, questa figura che difficilmente nel lettore susciterà un sentimento buono: adultera, abbandona il marito per unirsi all'amante che ha strappato dalle braccia di un'altra donna, rinunciando così al figlio avuto dal marito e spingendosi in una spirale autodistruttiva. Eppure della Karenina, nel momento in cui si avvicina il suo atto finale, si inizia a provare compassione: alla figura dei primi capitoli di donna forte e che sa cosa vuole dalla sua vita, si contrappone quella oramai perduta delle ultime pagine. Ma il lettore ha oramai capito quanta tristezza c'è in una donna del genere, arrivando anche a giustificare questa sua debolezza: nella sua ricerca di felicità, probabilmente anche in maniera egoistica (l'immotivata gelosia che la spingerà all'atto finale è solo la rappresentazione di un qualcosa che per tutto il libro si è intravisto), la Karenina scoprirà che questa felicità non sempre è raggiungibile, e che ciò a cui tanto si è aspirato alla fine porterà solamente a più incertezze.

    Non volevo fare un'analisi completa di "Anna Karenina": è un romanzo complessissimo e che richiederebbe pagine su pagine di analisi, ma due altre cose vorrei aggiungerle (se poi siete stanchi potete passare all'ultimo capoverso). La prima riguarda la ciclicità del romanzo: "Anna Karenina" è un romanzo che non inizia e non finisce, quasi a voler rappresentare l'eterna ciclicità delle vicende raccontate. Nella prima scena in cui Tolstoj introduce il personaggio che dà il titolo all'opera assistiamo al suicidio di uno sconosciuto, il quale si butta sotto un treno. Anche nel finale troviamo una scena praticamente identica, ed è proprio quella in cui la Karenina sparisce dal romanzo. Ma la ciclicità non è solo in questa scena-chiave dell'intero libro, ma anche nei rapporti coniugali dei personaggi, che seguono uno schema sempre identico: chi tradisce all'inizio, tradisce anche per tutto il resto del libro, chi giura fedeltà all'inizio rimarrà fedele fino alla fine. E ancora, chi consola per un tradimento verrà a sua volta consolato, ma chi per primo cerca di spiegare il comportamento di una persona non saprà a sua volta spiegarlo a se stessa. L'unico personaggio che in qualche modo esce da questo "ripetersi" è lo stesso Lèvin: nella sua ricerca personale, che lo porterà a interrogarsi sulla morale e sul credo religioso, passerà dal personaggio introverso e autosufficiente dei primi capitoli a un personaggio completamente differente, non privo di dubbi ma sicuramente più completo dal punto di vista spirituale.

    La seconda cosa è invece più sottile: la frase di apertura di questo romanzo è probabilmente uno degli incipit più noti di tutta la letteratura. Eppure mi vien da dire che altrettanto famoso dovrebbe essere il monologo finale, dove Lèvin, al cospetto di un immenso cielo stellato, capisce infine che cosa ha reso non priva di senso la sua vita e quale ruolo hanno avuto le sofferenze provate nei suoi primi quarant'anni. Questo monologo, che inframezzato da vicende quotidiane si estende per tutti gli ultimi capitoli (circa una trentina di pagine) è uno degli apici narrativi di tutto il libro: quando oramai pensavamo che la vicenda fosse conclusa, Tolstoj chiede ancor più concentrazione al lettore, regalandogli dalla sua il completamento di tutta la ricerca che Lèvin ha intrapreso nelle precedenti 800 pagine. È una cosa che riempie il cuore, e la risposta a chi nei libri cerca ancora la spiegazione della vita reale.

    Ecco, ho finito. E dire che volevo scrivere solo due righe. Comunque. Il romanzo è da quattro stelle e mezzo: come "Guerra e Pace" non è sempre facile seguire Tolstoj nel suo raccontarci le vicende (ma sicuramente "Guerra e Pace" è ancor più ostico), ma se cercate un romanzo complesso e completo, fa proprio per voi. L'ambientazione russa è a dir poco spettacolare, i personaggi splendidi nella loro complessità, la trama perfetta. Se non avete letto altro di Tolstoj partite pure da qui prima di cimentarvi con l'altro suo capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    Io di Anna me ne sono innamorata

    Io di Anna me ne sono innamorata, come ha fatto Vronskj, fin dalla sua entrata in scena, sul vagone del treno...
    C'ho messo parecchio per arrivare alla fine del libro, ho tardato mesi a finirlo perché ...continua

    Io di Anna me ne sono innamorata, come ha fatto Vronskj, fin dalla sua entrata in scena, sul vagone del treno...
    C'ho messo parecchio per arrivare alla fine del libro, ho tardato mesi a finirlo perché per mancanza di tempo riducevo la lettura agli ultimi barlumi di lucidità, sdraiata a letto, poco prima di addormentarmi, ma non sono riuscita ad abbandonarlo, nonostante quelle poche pagine per volta. Non sono stata capace a metterlo da parte, lasciandolo in sospeso come mi è successo con altri libri che si mostravano fin dall'inizio molto più avvincenti e leggeri.
    E' fantastica la capacità di Tolstoj di farti entrare in ognuno dei personaggi che ha creato, fartene sentire la vibrazione dell'animo e farti entrare nella loro intimità...
    Mi preparo alla lettura di "Guerra e pace".

    ha scritto il 

  • 5

    1000 pagine? Sono poche. Capolavoro di complessa semplicità

    Attratto e al tempo stesso ostilmente sospettoso verso qualunque opera osannata dai più, ho acquistato e cominciato (procrastinandone la lettura) a leggere Anna Karenina di malavoglia col proposito di ...continua

    Attratto e al tempo stesso ostilmente sospettoso verso qualunque opera osannata dai più, ho acquistato e cominciato (procrastinandone la lettura) a leggere Anna Karenina di malavoglia col proposito di vituperarlo velenosamente appena si fosse mostrato sopravvalutato, inconsistente, noioso o avesse recato qualsivoglia segno di bruttezza.
    Dopo un iniziale smarrimento provato dinanzi all'indefettibile solerzia con cui Tolstoj segue il suo stile perfettamente realista, sono stato assorbito totalmente dalla lettura. Semplicemente la vita e la morte, con tutto ciò che ci sta in mezzo, scorre tra queste pagine. Con sensibilità ed acume, ed un talento psicoanalitico tanto stupendamente diretto e schietto che si compone di gesti e sguardi e intramezzi descrittivi di cristallina chiarezza che nulla hanno a che fare con i moderni manierismi psicologici profusamente dettagliati, Tolstoj s'accosta ad una donna piena di vita inaspettatamente colpita dalla passione, o ad un possidente terriero che soffra pene d'amore, di eccessiva consapevolezza di sé e crisi esistenziali, o un marito ingannato professionalmente irreprensibile la cui mente viene progressivamente sconvolta dal tradimento, o chiunque altro della parata di individui che l'autore non descrive solamente, ma impersona vestendone la pelle e restituendocene un ritratto tanto veritiero e vivido da costringere il lettore stesso a parteggiare prima per l'uno e poi per l'altro. Ed è vero che l'autore buontempone s'abbandona spesso a sentimentalismi, ma gli si perdona tutto ad uno che consegni al mondo una tale opera d'arte.

    ha scritto il 

  • 5

    Anna è una donna moderna che prende ciò che vuole? potrebbe essere la nonna di Odette de Crecy? Oppure è una bigotta schiacciata da una colpa che oggi le sarebbe perdonata anche dal suo confessore? E' ...continua

    Anna è una donna moderna che prende ciò che vuole? potrebbe essere la nonna di Odette de Crecy? Oppure è una bigotta schiacciata da una colpa che oggi le sarebbe perdonata anche dal suo confessore? E' una creatura di passaggio: il momento in cui il bruco diventa farfalla? Comunque un capolavoro assoluto. Leggere certi autori contemporanei acclamati per un paio di romanzetti meno insulsi della media, dopo aver letto Tolstoj, è come farsi la barba con un coltello arrugginito dopo aver usato un Gillette a 5 lame lubrificate.

    ha scritto il 

  • 4

    Vivere è una ricerca senza fine

    Citando Tolstoj, per vivere, per essere, bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente. La calma ...continua

    Citando Tolstoj, per vivere, per essere, bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente. La calma è la vigliaccheria dell’anima.

    Anna Karenina, un'immensa tela che intreccia infiniti temi e riflessioni, come robusti fili multicolore. Ecco, io l'avrei sfoltito, questo intreccio, nel tentativo di mantenere una forma più essenziale, meno barocca, preservando quella snellezza narrativa di cui a volte ho sofferto la mancanza. Mi sarei concentrato sul dramma amoroso di Anna, con tutti i suoi annessi e connessi (gelosia, fedeltà, famiglia, matrimonio, passione, desiderio), sulla crisi esistenziale-morale di Levin, in continua ricerca del senso ultimo dell'esistenza, e sull'imperante ipocrisia della società perbenista. Tutto il resto (la vita agraria e urbana, il progresso scientifico, la fede religiosa, il lavoro impiegatizio, la servitù della gleba, e via così in un turbinio di materiale indubbiamente interessante, ma pur sempre un turbinio di materiale) l’avrei serbato per un altro romanzo. O forse due.

    ha scritto il 

  • 4

    Lo spirito.

    Tolstoj è furbo, perché seleziona i propri lettori a monte. Dietro quell'apparente maestosità si nascondono trame molto popolari impregnate di spiritualità e conflitti interiori che altro non sono se ...continua

    Tolstoj è furbo, perché seleziona i propri lettori a monte. Dietro quell'apparente maestosità si nascondono trame molto popolari impregnate di spiritualità e conflitti interiori che altro non sono se non lo specchio di quelli presenti nello scrittore. Stile estremamente godibile, mai volutamente complesso ma al contempo totalmente equilibrato tra lo scorrere della storia e l'infinita pesantezza del dramma interiore che dilania uno dei protagonisti, il principe Levin, tra il nichilismo e la fede. Tolstoj è un tornado di difficoltà interiori, di continui duelli tra la mondanità e l'ascetismo, la sazietà e la fame, l'amore e l'odio che in questa veste riempiono il mondo dell'uomo Tolstoj di una visione quasi manichea dei sentimenti. Dio o niente, Pieno o Vuoto, felicità o dolore. Non ho personalmente nelle corde i racconti morali ed Anna Karenina mi è sembrato invece proprio questo. Uno straordinario romanzo morale in cui lo scrittore esprime una scelta, seppur tra mille tormenti, molto chiara. Se non credo, vivo nella proiezione della morte. A nulla serve sperare negli altri se poi dentro non si trova qualcosa che giustifichi tutto ciò che esiste, a partire da sé stessi.
    Ciò che rende speciale la morale è il concetto secondo cui la fede stessa dovrà avere un origine, molto meno eterea, ma legata al filo rosso dei rapporti personali. Vivere nell'amore per l'altro ma non sfociando nell'amore egoistico, che poi è ciò che avrebbe condannato proprio Anna Karenina.
    L'epilogo della protagonista non sembra tanto una condanna alla sua condotta morale, quanto all'origine ed alla natura stessa dell'amore per Vronskj. Amore fine a sé stesso, non proiettato verso l'altro.
    Insomma, questo romanzo è straordinario nella sua completezza, ma resto dell'idea che il suo contraltare Dostoevskij abbia qualcosa in più, seppur meno coinvolto in prima linea. E' forse vero che D. affronta le grandi questioni in maniera quasi professorale, a differenza di Tolstoj che pare emanare esperienza empirica in ogni riga. Tuttavia mi è sembrata chiara la maggiore resistenza nel tempo del modo in cui D. ha raccontato, della poetica di quest'ultimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un classico

    è una lettura che si DEVE fare, e che coinvolge anche... ma fino ad un certo punto. E' stato un pò "Odi et amo", confesso che verso la fine supplicavo che si ammazzasse il prima possibile

    ha scritto il 

  • 3

    una sfida

    Finalmente finito!!!! Il rapporto con questo libro è stato conflittuale, l'ho iniziato, poi mollato lì, poi ricominciato dall'inzio, poi arenata nuovamente....ma finalmente sono arrivata alla fine! In ...continua

    Finalmente finito!!!! Il rapporto con questo libro è stato conflittuale, l'ho iniziato, poi mollato lì, poi ricominciato dall'inzio, poi arenata nuovamente....ma finalmente sono arrivata alla fine! Inizialmente volevo leggerlo per curiosità, trasformatasi poi in sfida con me stessa per arrivare alla fine. Non sò bene cosa pensare, la figura di Anna è senza alcun dubbio odiosa, Levin è il mio preferito e queste sono le uniche due certezze che ho. Non ho una opinione precisa e questo mi fà riflettere poichè si tratta di un classico che ha attraversato i secoli!

    ha scritto il 

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