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Anna Karenina

By Lev Nikolaevič Tolstoj, Leone Ginzburg (Translator), Pietro Citati (Preface)

(5258)

| Paperback | 9788817011525

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Book Description

Centro della vicenda è la tragica passione di Anna, sposata senza amore a un alto funzionario, per il brillante ma superficiale Vronskij. Parallelo a questo amore infelice è quello felice di Kitty per Levin, un personaggio scontroso e tormentato al quale Tolstoj ha fornito i propri tratti. "In Anna Continue

Centro della vicenda è la tragica passione di Anna, sposata senza amore a un alto funzionario, per il brillante ma superficiale Vronskij. Parallelo a questo amore infelice è quello felice di Kitty per Levin, un personaggio scontroso e tormentato al quale Tolstoj ha fornito i propri tratti. "In Anna Karenina è rappresentata - scrive Natalia Ginzburg - la colpa come ostacolo, anzi come barriera invalicabile al raggiungimento della felicità". Tra i primi lettori il libro ebbe Dostoevskij che così ne scrisse: "Anna Karenina è un'opera d'arte assolutamente perfetta. Vi è in questo romanzo una parola umana non ancora intesa in Europa... e che pure sarebbe necessaria ai popoli d'Occidente".

29 Reviews

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  • 9 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    "Io vi assicuro che per me quello schifo di romanzo non esiste più, e trovo semplicemente increscioso che vi siano persone alle quali sembra ch'esso possa servire a qualcosa."

    Sono parole di Tolstoj, riportate nell'ottima prefazione di Igor Sibaldi.
    Dunque l'immenso Autore fu aspramente c ... (continue)

    "Io vi assicuro che per me quello schifo di romanzo non esiste più, e trovo semplicemente increscioso che vi siano persone alle quali sembra ch'esso possa servire a qualcosa."

    Sono parole di Tolstoj, riportate nell'ottima prefazione di Igor Sibaldi.
    Dunque l'immenso Autore fu aspramente critico verso questa sua opera; si dice che nel personaggio di Anna Karenina vi fosse una parte del suo creatore, quella parte di sé che egli evidentemente non accettava, preferendole il riflessivo (ma barboso) Levin, che infatti fa una fine molto migliore.
    Insomma, Tolstoj ha ucciso Karenina senza indulgenza e senza pietà, ma lei gli sopravvive perché ha svelato l'insopportabile ipocrisia di quella congrega di perdigiorno che la circondava.

    Anna, Madame Perfezione, è bella buona intelligente elegante; è una personalità nettamente superiore alle tante altre donnette scialbe o lagnose o disoneste che popolano il suo ambiente; è sposata a un uomo molto più vecchio di lei, rigido come un pezzo di legno, ma secondo me un buon cristo; sospetto che fra i due ci fosse anche un problema di insoddisfazione sessuale, visto che appena lei si invaghisce del mollusco Vronskij, in poche pagine la troviamo incinta.
    Sta di fatto che questa donna, che potrebbe essere l'emblema dell'aspirazione alla felice libertà dai condizionamenti sociali, suscita invece ai più un'istintiva antipatia: è la rovina di se stessa e di tutti i suoi cari, non si sa cosa voglia, è insopportabilmente gelosa, è totalmente anaffettiva e proiettata sempre e solo su di sé.
    E' vera passione quella di Anna per Vronskij? Non credo, forse è ricerca vana di un ideale di vita alternativa a quell'ambiente soffocante dove ella è nata e cresciuta, ma nel quale torna sempre ad invischiarsi; il pover'uomo non può certo darle ciò che lei desidera (ma poi, esattamente, cos'è che desidera?); sparire dalla faccia della terra sembra esser l'unica soluzione, ma sparire alla sua maniera: con un suicidio punitivo nei confronti del suo amante, e senza il minimo scrupolo per i suoi due figli che lascerà orfani.
    A chi, come me, non ha amato il personaggio, la sua tragica fine appare come una liberazione.
    E non posso fare a meno di pensare che tutto questo sia stato diabolicamente voluto dall'Autore.

    Mi chiedo da un po' quale sia la vera morale di questo romanzo.
    C'è un'ambiguità di fondo che non riesco a sciogliere: da un lato le regole sociali sono descritte in tutta la loro crudeltà, dall'altro, chi tenta di ribellarvisi finisce nell'autodistruzione; alla famiglia Karenin, sfasciata a causa delle smanie di Anna, fa da contraltare la famiglia Oblonskij, che si tiene insieme grazie a una reciproca, ipocrita sopportazione; entrambe infelici, per riprendere il celebre incipit.
    E allora, la famiglia è comunque fonte di infelicità? No, non è da Tolstoj: il libro non può avere un messaggio così negativo.
    Temo allora che si debba tornare inevitabilmente a quel Levin, personaggio noioso, dicevo, e anche un filino gretto.
    Ma è lui il Tolstoj che si piace: misurato, dotato di spirito di sacrificio, pronto a mettersi in discussione.
    La sua conversione finale, lievemente forzata, ha il sapore dell'umiltà di fronte al grande mistero del Bene; Levin vi si accosta accettando i propri limiti; per me, è il pentimento dell'Autore per aver scritto questa storia.

    Non starò a dire quanto la scrittura sia bella e fluida, quanto siano perfette le descrizioni del lavoro in campagna, come sia ricco l'affresco della Russia del tempo; c'è molto altro nel libro ovviamente, compreso un personaggio "dostoevskijano" frettolosamente fatto sparire dalla scena: Nikolaj, il fratello cattivo di Levin, la cui morte suona come un'accusa nei confronti del mondo intero...

    Ultime riflessioni terra-terra:
    -Anna Karenina è il parente nobile della letteratura rosa?
    -Una frase chiave nelle 1024 pagine (la pronuncia una donna del popolo che assiste al matrimonio di Levin): "Certo è bellina la sposa, come un'agnellina agghindata! C'è poco da dire, una di noi fa sempre pena quando si marita."
    -Sbaglierò, ma ho l'impressione che i casini di Karenina, come del resto quelli di Bovary, si sarebbero evitati se le due signore fossero andate a lavorare.

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    Momi said on Jan 25, 2012 | 9 feedbacks

  • 4 people find this helpful

    Sublime. Come pochi libri hanno saputo essere finora, in una qualsiasi delle mie esistenze. Personaggi vividi oltre l'immaginazione, mi hanno fatto rinunciare al sonno prezioso e ristoratore o semplicemente me l'hanno rubato, e lontano da loro c'era solamente il desiderio persistente dell'ora in cui ... (continue)

    Sublime. Come pochi libri hanno saputo essere finora, in una qualsiasi delle mie esistenze. Personaggi vividi oltre l'immaginazione, mi hanno fatto rinunciare al sonno prezioso e ristoratore o semplicemente me l'hanno rubato, e lontano da loro c'era solamente il desiderio persistente dell'ora in cui, tornata a casa, avrei potuto poggiare di nuovo i miei occhi stanchi su di loro, sulle loro convinzioni e contraddizioni, sugli eccessi e sugli spasimi, sulla fortuna o la malasorte, costruita o subita..da tempo desideravo leggere questo romanzo e solo ora che l'ho finito, ho capito quanto poteva essermi mancato...

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    liberam3nte <luv my kindle touch> said on Feb 8, 2012 | 3 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Bel libro. Appaga la mente e l’anima, ma non sembra voler lasciare margini a dubbi. La posizione di Tolstoi è netta e inappellabile. Non c’è vita nella colpa, non c’è serenità né pienezza interiore in un’esistenza centrata sui valori apparenti della bellezza, ricchezza e mondanità, Anna e Vronski es ... (continue)

    Bel libro. Appaga la mente e l’anima, ma non sembra voler lasciare margini a dubbi. La posizione di Tolstoi è netta e inappellabile. Non c’è vita nella colpa, non c’è serenità né pienezza interiore in un’esistenza centrata sui valori apparenti della bellezza, ricchezza e mondanità, Anna e Vronski escono sconfitti dal confronto con la storia d’amore ben più semplice di Kitty e Levin, i quali si concedono molte più incertezze, accettano i limiti della vita e godono della bellezza della sua banale “normalità”.
    Ad Anna l’onore ed il pregio di una grande volontà e del coraggio di andare oltre le convenzioni, innalzandosi al di sopra dell’ipocrisia generale, per cambiare la propria vita. Ma invano. L’amore non può nulla contro i sensi di colpa per l’abbandono del figlio, la riprovazione del suo ambiente sociale, la conseguente rottura di qualsiasi legame e rapporto umano, la condanna inappellabile alla solitudine. Anna è sconfitta, e Tolstoi sceglie lei per il titolo del libro: potenza e fragilità della passione. E’ un monito: la passione è rivoluzionaria, ma anche effimera e distruttiva.
    Levin esprime una diversa profondità spirituale, anche se condivide con Anna lo stesso stato di insoddisfazione. Se lei è impulsiva e gestita dall’emotività, Levin si impegna in continue speculazioni nell’estenuante ricerca della verità e della purificazione interiore. E nella visione di Tolstoi è’ lui la cifra positiva del romanzo: la sua onestà intellettuale e la sua aderenza ad una esistenza secondo natura lo conducono sulla via della verità, all’accettazione del proprio umano limite, alla compassione e ad un profondo sentimento di fratellanza umana.

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    Annarita said on Feb 7, 2012 about the Hardcover edition | 1 feedback

  • ...solidarietà al compagno Vronskji

    ecchè barba tutto 'sto senso di colpa trascinato di qua e di là da questa adultera/pentita... letto da giovane ma non mi rimane la voglia di verificare l'attualità del pessimo ricordo...

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    AMELIA said on Feb 5, 2012 about the Hardcover edition | Add your feedback

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