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Annus mirabilis

Di

Editore: Neri Pozza

3.9
(713)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 349 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8854501301 | Isbn-13: 9788854501300 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Francesca Diano

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
È una mattina del 1666 a Eyam, un piccolo villaggio di montagna del Derbyshire, in Inghilterra, e nel cottage in cui vive, Anna Frith ha appena finito di allattare il piccolo Tom e di scrutare amorevolmente Jamie, che gioca da solo accanto al focolare. Anna si avvia verso la scala della soffitta, per raggiungere la stanza dove dorme Mr. Viccars. Dal giorno in cui Sam Frith se n'è andato, sepolto da una valanga nel giacimento di piombo in cui lavorava, è trascorso un inverno. In primavera, George Viccars è venuto a bussare alla porta del cottage in cerca d'un alloggio e Anna, vedova a diciotto anni con due bambini, ha pensato che l'avesse mandato Dio. Viccars èun sarto girovago, conosce Londra e York, l'intensa vita portuale di Plymouth e il traffico di pellegrini di Canterbury. Ed è gentile: ieri le ha fatto dono di un vestito di lana fine verde dorato. Perché però ora l'accoglie con strani gemiti? Anna entra nella stanzetta e per poco la brocca non le cade di mano. Il volto giovane e bello della sera precedente è scomparso. George Viccars giace con la testa spinta di lato da un rigonfiamento di carne lucida e pulsante. Così, nelle pagine di questo romanzo, la peste giunge a Eyam. Inaspettata e innocente eroina, Anna deve affrontare la morte nella sua famiglia, la disintegrazione della sua comunità e il pericolo di un amore illecito. L'Annus Horribilis della peste, però, è destinato a trasformarsi in un Annus Mirabilis, un anno di meraviglie...
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Inghilterra, 1666. L'anno dell'incendio di Londra. E della peste. In un villaggio di campagna, il contagio viene portato dal sarto londinese George Viccars, arrivato da Londra per morire sul paglieric ...continua

    Inghilterra, 1666. L'anno dell'incendio di Londra. E della peste. In un villaggio di campagna, il contagio viene portato dal sarto londinese George Viccars, arrivato da Londra per morire sul pagliericcio della casa di Anna Frith, vedova di Sam con due figli piccoli.
    Da quella casa parte il contagio, veicolato dalle vesti pregiate che Viccars ha cucito per gli abitanti del villaggio, che sulle prime non danno ascolto al suo consiglio di bruciare tutto.
    Questa, come tutte le tragedie, mette in evidenza le meschinità umane; e anche gli atti di generosità e abnegazione più alti. Come dice il prete, Mompellion, a un certo punto, quella tragedia li trasformerà tutti in eroi, che lo vogliano o meno.
    È un atto eroico la decisione di isolarsi volontariamente dagli altri villaggi, per evitare di spargere il contagio, tanto quanto è un atto meschino la fuga della famiglia più eminente del paese, proprio per evitare il contagio mortale.
    Anna, da timida vedova di campagna, diventa una guaritrice indispensabile al villaggio, e un sostegno per lo stesso pastore, che in fondo poi non è così irreprensibile e immacolato come ha sempre pensato di essere.
    Sapendo che la storia del villaggio che decide di isolarsi per non diffondere il contagio è vera, e che molti dei personaggi citati nel libro sono realmente vissuti, anche se con nomi diversi, e hanno realmente fatto quello che viene raccontato nel libro (per esempio lo scavafosse troppo avido, che seppellisce un uomo vivo per impossessarsi dei suoi beni), questo romanzo diventa anche uno spaccato dell'umanità coinvolta nella tragedia, e della società del tempo, con le sue contraddizioni e le sue gerarchie talvolta assurde.
    Devo ammettere che il finale mi ha stupito, non avrei mai pensato che Anna finisse in quella città, contenta di esserci, lei che alle imposizioni sociali del suo villaggio aveva sempre storto il naso.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo storico tratto da una storia vera, che racconta la peste in un villaggio inglese nel 1666.
    L'autrice riesce a immergerci in un'epoca lontana raccontando le piccole e semplici cose quotidiane i ...continua

    Romanzo storico tratto da una storia vera, che racconta la peste in un villaggio inglese nel 1666.
    L'autrice riesce a immergerci in un'epoca lontana raccontando le piccole e semplici cose quotidiane in un contesto terribile.
    Non dimentichiamo che l'isolamento volontario del villaggio è documentato storicamente e definito "eroico".
    Asse portante è l'amicizia tra Eleonor, la moglie del reverendo Michael e Anna, la domestica che nel libro racconta in prima persona.
    Gran libro con finale inaspettato, a sorpresa, anomalo........

    ha scritto il 

  • 3

    Sarà che, avendo saputo del premio Pulitzer vinto dall'autrice, avevo delle aspettative alte per questo libro, ma non mi ha conquistato affatto: una narrazione che scorre fluida e tranquilla e che, se ...continua

    Sarà che, avendo saputo del premio Pulitzer vinto dall'autrice, avevo delle aspettative alte per questo libro, ma non mi ha conquistato affatto: una narrazione che scorre fluida e tranquilla e che, se da un lato non risulta spiacevole, dall'altro non entusiasma particolarmente.

    ha scritto il 

  • 4

    Nella drammaticità degli eventi narrati, si muovono personaggi ben delineati descritti nei loro pregi e difetti, in un contesto storico altrettanto ben descritto.
    Bello.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    mi ha appassionata , probabilmente, perchè parla di morte e peste, argomenti che mi affascinano sempre , peccato però per l'ultimo capitolo , degno del peggior mille e una notte. Resta comunque un lib ...continua

    mi ha appassionata , probabilmente, perchè parla di morte e peste, argomenti che mi affascinano sempre , peccato però per l'ultimo capitolo , degno del peggior mille e una notte. Resta comunque un libro godibilissimo

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo molto struggente, se si pensa che ripercorre la vera storia del villaggio di Enyam: la sofferenza, la perdita, la disperazione, la povertà, la paura del contagio, la malvagità, tutto riassu ...continua

    Un romanzo molto struggente, se si pensa che ripercorre la vera storia del villaggio di Enyam: la sofferenza, la perdita, la disperazione, la povertà, la paura del contagio, la malvagità, tutto riassunto in una sola parola LA PESTE. terribile! eppure questa gente trova la forza di affrontare tutto questo dolore e di rinascere. Intense e ben delineate le figure principali: Anna, Elinor e Michael, con piccola rivelazione finale.

    ha scritto il 

  • 5

    (Quasi) reale

    "Capisci che un libro è un buon libro quando, dopo un po' che non prosegui la lettura, ti mancano i suoi personaggi."

    Questa è la risposta che ho dato a chi mi ha chiesto se questo romanzo mi stesse ...continua

    "Capisci che un libro è un buon libro quando, dopo un po' che non prosegui la lettura, ti mancano i suoi personaggi."

    Questa è la risposta che ho dato a chi mi ha chiesto se questo romanzo mi stesse piacendo: penso che in poche parole riassuma tutto il positivo di esso.

    Il titolo della recensione si riferisce a due cose: primo, la trama nasce da una realtà storica (la peste a Eyam c'è davvero stata); secondo, la protagonista non è né una santa, né un'eroina perfetta. Somiglia a una donna qualsiasi, con i suoi punti di forza e di debolezza, e questa secondo me è un'ulteriore nota positiva.

    ha scritto il 

  • 5

    Un finale sconvolgente

    E' impossibile non amare questo libro, non desiderare di proseguire incessantemente nella lettura e allo stesso tempo dispiacersi quando si arriva in fondo, non amare i personaggi che sembrano prender ...continua

    E' impossibile non amare questo libro, non desiderare di proseguire incessantemente nella lettura e allo stesso tempo dispiacersi quando si arriva in fondo, non amare i personaggi che sembrano prendere vita pagina dopo pagina come persone che si conoscono da sempre, a cominciare dalla protagonista Anna. La tematica è, a mio avviso, molto interessante e ben argomentata e scandagliata ovvero come reagisce un intero paesello nel cuore dell'Inghilterra nel 1666 ad un'epidemia di peste, come si diffondono rapidamente pregiudizio e superstizione man mano che il morbo miete sempre più vittime e quali sforzi debba compiere il rettore, il prete del paese, aiutato dalla generosa moglie Elinor e dall''instancabile e pietosa serva Anna, per infondere la speranza e la fede nel Signore. Il finale è molto diverso da come lo immaginavo ma non per questo mi ha delusa, tutt'altro, mi è piaciuto moltissimo e ritengo valga la pena leggere questo libro anche solo per quello.

    ha scritto il 

  • 5

    "Mi chiedo se ti rendi conto di quanto tu sia cambiata. Forse è l'unica cosa buona di quest'anno terribile...Eri come una fiamma agitata dal vento fino quasi a essere spenta. Io non ho dovuto far altr ...continua

    "Mi chiedo se ti rendi conto di quanto tu sia cambiata. Forse è l'unica cosa buona di quest'anno terribile...Eri come una fiamma agitata dal vento fino quasi a essere spenta. Io non ho dovuto far altro che proteggerla con un po' di vetro attorno. E ora guarda come splendi!"
    Chi scrive è l'Amica di Anna, Elinor, perchè questo mirabile libro è essenzialmente la storia di un'Amicizia preziosa calata in un contesto drammatico ed espressa attraverso due figure all'apparenza così distanti: la dolce e colta Elinor, che nasconde un segreto sconvolgente, e la meravigliosa Anna, mente fervida sotto una scorza da sempliciotta ignorante di natura vivida.
    C'è un romanzo di crescita e cambiamento, c'è una trama romantica e piena di avventura, c'è una cascata di buoni e cattivi sentimenti sotto le apparenze di un romanzo storico. E si possono scoprire vicende, emozioni e paesaggi di un'intensità davvero maestosa. L'autrice scrive in un modo essenzialmente semplice, ma proprio questo suo esporre le piccole cose all'apparenza insignificanti rende unico il componimento nel suo complesso. Non è facile sentire i sentimenti, assaporare i profumi o la tristezza solo attraverso semplici descrizioni di cose "concrete", senza calarsi nella rendicontazione schematica del sentimento che si vuol descrivere, ci vuole una capacità narrativa davvero sublime: questa essenzialmente è la magia del libro. Si possono vivere attimi di tristezza assoluta solo immergendosi fra i capelli setosi di Jamie mentre sta morendo o percepire l'odore della morte guardando la pira di oggetti che rappresentavano la vita intera, in cima alla quale c'è la culla di un piccolo che si è tanto agognato. E si sente anche la voglia di vivere un amore carnale e disperato come riscatto per una esistenza di espiazione e poi la luce improvvisa, gialla e brillante, su un finale inatteso ed essenzialmente pieno di grandi speranze.
    Devo riconoscere che questo romanzo mi ha attratto istintivamente, senza un perchè, senza una copertina fantastica e senza titoli mirabolanti e la cosa bella è che non sono rimasta delusa!

    ha scritto il 

  • 3

    La scrittrice ha una grande capacità di descrivere le piccole cose, gli affetti, di fare entrare il lettore nella vita dei personaggi. Dal punto di vista stilistico la costruzione delle frasi, la capa ...continua

    La scrittrice ha una grande capacità di descrivere le piccole cose, gli affetti, di fare entrare il lettore nella vita dei personaggi. Dal punto di vista stilistico la costruzione delle frasi, la capacità di attirare il lettore il romanzo grazie all'immediatezza del racconto è veramente notevole. Il romanzo è storico e alcuni personaggi Anna, Anys, Elinor sono belli e intensi. In generale i personaggi femminili sono quelli più riusciti. Il romanzo è storico e molti personaggi, quelli su cui l'autrice ha lavorato meno di fantasia, conservano il loro vero nome.
    Anche se il libro mi è piaciuto moltissimo mi pare che ci siano degli eccessi nella storia che tolgono un po' di bellezza a un romanzo che sarebbe stato quasi perfetto. Gli eccessi sono soprattutto dalla metà in avanti. Se è bella la vicenda di Anys e anche credibile la caccia alla strega con le sue prevedibili conseguenze, riproporla in modo amplificato nella vicenda della matrigna di Anna mi è sembrato sbagliato, come mi è sembrata eccessiva la vicenda del padre di Anna e la sua morte spettacoloare. Anche il finale (a parte la fuga) secondo me tradisce un po' i personaggi. Avrei preferito che l'amicizia restasse amicizia, l'amore amore, l'affetto affetto.
    La vicenda non aveva bisogno di orrori su orrori. La peste era più che sufficiente.
    In ogni caso il libro è molto bello e uno nota queste cose proprio perchè la sensazione è di essere arrivati tanto vicini alla perfezione per poi essersene allontanati proprio a un pelo dal toccarla. Comunque la descrizione degli affetti e dei sentimenti delicati, l'amore per la vita e la cura delle piccole cose e delle persone è la cosa migliore e più affascinante del libro.

    ha scritto il 

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