Ansichten eines Clowns

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Verleger: Mentor-Verlag

4.2
(6027)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 64 | Format: Paperback | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Spanish , Italian , Portuguese , French

Isbn-10: 358065313X | Isbn-13: 9783580653132 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Others

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Buchbeschreibung
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  • 5

    Tremendo

    UN percorso di lacerante disillusione guida il protagonista verso la scoperta che l'amore, anche se una volta fu vero, potrà sempre infrangersi contro l'iceberg della convenienza sociale.
    Questo libr ...weiter

    UN percorso di lacerante disillusione guida il protagonista verso la scoperta che l'amore, anche se una volta fu vero, potrà sempre infrangersi contro l'iceberg della convenienza sociale.
    Questo libro è una rassegna impietosa dell'inutilità piccolo-borghese, un compendio completo dei peggiori difetti umani e un accorato appello : a vivere e morire poveri, cinici e onesti anziché ricchi, mediocri e vili.
    Da leggere.

    gesagt am 

  • 5

    Drammatico

    Ambientato in Germania, nel dopoguerra tratta la vita di un disadattato tra falsi amici, il vero amore, la famiglia, la religione, lo stato...."sono un clown...e fccio raccolta di attimi".

    gesagt am 

  • 4

    "Gli attimi bisognerebbe lasciarli così come si sono vissuti, mai tentare di ripeterli, di riviverli"

    Bonn, 1962.
    Hans Schnier è un giovane clown che, dopo l’ennesima rappresentazione teatrale fallimentare, rientra nel suo alloggio.
    Qui si lascia andare a un lungo monologo commiserativo su se stesso e ...weiter

    Bonn, 1962.
    Hans Schnier è un giovane clown che, dopo l’ennesima rappresentazione teatrale fallimentare, rientra nel suo alloggio.
    Qui si lascia andare a un lungo monologo commiserativo su se stesso e su ciò che più lo tormenta: l’abbandono dell’amata moglie Maria, una fervente cattolica che l’ha abbandonato per sposarsi con un ricco rampollo di nome Zupfner.
    A Hans non rimane così che lasciarsi andare alla malinconia per un amore irrimediabilmente perduto per sempre e a riguardare con rimpianto al passato.
    Un romanzo crudo e disarmante, triste e malinconico. La figura di Hans, che a primo impatto può sembrare un misero “piangina” che scarica le sue disgrazie sugli altri, in realtà rappresenta la voce della coscienza umana, una coscienza che si scaglia contro l’ipocrisia della società borghese e contro il mondo cattolico.
    Il ribrezzo che l’uomo prova è simile alla nausea provata dal protagonista di Sartre e l’unica via d’uscita da una società perbenista e schiava delle apparenze sembra essere, purtroppo, solo l’autodistruzione.
    Il finale è senza alcun dubbio uno tra i più belli della letteratura di tutti i tempi.

    “Nessuno badava a me, non sarebbe neppure stato un bene: dopo una, due, tre ore avrebbero pur cominciato ad accorgersi di me. Interruppi la mia storia quando udii la voce al microfono che annunciava un treno da Amburgo…Allora andai avanti. Mi spaventai quando la prima moneta cadde nel cappello: era un soldo, colpì la sigaretta, la sospinse troppo da parte. La rimisi al posto giusto e ripresi a cantare.

    gesagt am 

  • 4

    Un romanzo molto triste e profondo che evidenzia come spesso le ideologie e le religioni rendano disumani gli uomini. Hans, il protagonista, abbandonato dalla sua amata Maria, si getta nella disperazi ...weiter

    Un romanzo molto triste e profondo che evidenzia come spesso le ideologie e le religioni rendano disumani gli uomini. Hans, il protagonista, abbandonato dalla sua amata Maria, si getta nella disperazione più cupa, diventando un'anima abbandonata, inconsolabile. Il protagonista è capace di amare profondamente ma non è in grado di opporsi ad un sistema spietato che non accetta le differenze e che porta inesorabilmente verso l'allineamento con la massa. Un uomo può combattere contro tutto e tutti ma non può competere con una divinità. In questo romanzo Maria, bigotta timorata di Dio, appare fredda e spietata, quasi disumana rispetto ad Hans, un anti-eroe in cui il lettore si può immedesimare con estrema facilità. Questo libro è particolarmente toccante per tutti coloro che si sono confrontati con il fanatismo religioso nella vita di coppia.

    gesagt am 

  • 0

    https://ilrifugiodellircocervo.wordpress.com

    Se si volesse fare una lista degli scrittori più importanti del ‘900, tra questi si dovrebbe necessariamente fare il nome di Heinrich Böll. La critica sarebbe concorde, l’Accademia di Svezia non potre ...weiter

    Se si volesse fare una lista degli scrittori più importanti del ‘900, tra questi si dovrebbe necessariamente fare il nome di Heinrich Böll. La critica sarebbe concorde, l’Accademia di Svezia non potrebbe dire altrimenti (visto il Nobel conferitogli nel 1972) e sicuramente ci sarà, tra coloro che leggeranno questa recensione, chi ne sarà d’accordo.
    Opinioni di un clown è il primo libro che leggo di Böll e può bastarmi a capire che non esagera chi cita lo scrittore di Colonia nel novero dei maestri.

    _Opinionidiunclown_1332981568È un’opera estremamente interessante, perché oltre ad aprirci una finestra
    sull’assurda personalità del protagonista Hans Schnier, ci proietta nella Germania Ovest dei primi anni ’60, governata ininterrottamente da quasi quindici anni dal cancelliere Konrad Adenauer, leader dalla CDU ( Unione Cristiano-Democratica) e aiutata a distanza dagli Stati Uniti attraverso il Piano Marshall. Non è una nozione storica fine a se stessa, perché serve ad avere un quadro ben chiaro della società che Böll vuol colpire con la sua critica velata.
    Se l’attacco al Piano Marshall e a quel che rappresenta nel quadro geopolitico dell’epoca è più celato, ben più evidente è il biasimo nei confronti della borghesia cattolica. Il cattolicesimo è il chiodo fisso di Schnier, il suo tormento: cattolica è la mentalità accusata per aver perso la sua compagna, Maria, estremamente cattolica; cattolico è Züpfner, l’uomo con cui Maria è ‘scappata’ [Non sono spoiler: stiamo esattamente all’apertura del romanzo]; cattolico è il substrato sociale tanto odiato da Schnier.

    Ma il vero fulcro del romanzo, come il titolo da ad evincere, sono le opinioni di
    Hans Schnier, clown e pantomimo di professione. La storia sia apre con Hans che si avvia sulla strada del declino: Maria lo ha lasciato e il ginocchio è gravemente infortunato: l’essere stato lasciato lo porta a sfogarsi nell’alcol, abitudine che, ben più del so infortunio, lo porterà a perdere il lavoro, stroncato dai critici sui più importanti giornali.
    Hans allora inizia a ricordare quel ch’era stata la sua vita con Maria, la gioventù in famiglia, il rapporto col fratello e la povera sorella, l’astio nei confronti dei genitori; e sullo sfondo di queste vicende troviamo gli eventi più importanti dell’ultimo secolo: la fine di Weimar, la dittatura nazista, il conflitto mondiale. Ma non è un romanzo storico: tutte queste vicende restano appena accennate, quasi tratteggiate solo nei contorni, date per scontate per un pubblico dei primi anni ’60. Quel che veramente importa è Hans.

    E ora devo necessariamente concentrarmi su di lui.
    AVVISO: per chi è sensibile alle anticipazioni (non spoiler però) e preferirebbe scoprire la personalità di Hans attraverso Böll e non me, può benissimo non continuare la sua lettura. Per chi ha invece interesse e non si fa problemi, continuiamo!
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    Incomincio col dire che più leggevo e più aumentava la mia antipatia nei confronti di Hans, esponenzialmente, capitolo dopo capitolo, per toccare il culmine nella parte finale. E premetto: tutto rientra nelle intenzioni di Böll. Sbaglia chi non scinde la qualità dell’opera dalla personalità del suo protagonista. Il fatto che Hans arrivi a risultare odioso non equivale al fatto che il romanzo perde la sua importanza e bellezza. La grandezza di Böll sta nel regalarci un personaggio tanto vero e reale da risultarci antipatico; ci offre un protagonista in cui non è richiesto rispecchiarci (ma al massimo riconoscerete qualcuno incontrato nella vostra vita, qualcuno che nella vostra esperienza vi ha fatto lo stesso effetto che nel romanzo vi farebbe Hans); ci fa amare il romanzo che è la vita di un uomo che non amiamo. Che dire, complimenti!
    Premesso questo: da cosa deriva la mia antipatia per Hans?
    Hans è un uomo vicino alla trentina: aveva un lavoro, che s’è fatto portar via dai suoi errori; aveva una donna, che s’è fatto portar via, prima che da Züpfner, dai suoi errori; aveva una vita, e ha dato anche quella in pasto ai suoi errori. Ma non di quegli errori che naturalmente si fanno nella vita e di cui poi ci pentiamo: errori dovuti alla sua immaturità, alla sua avarizia, al suo nichilismo, al suo concentrarsi esclusivamente su di sé, e di cui mai si accorge.
    Aveva circa vent’anni quando si presenta in camera di Maria: erano solo conoscenti, ma lei capisce che lui vuole portarsela a letto. Forse perché gli vuole bene e non ha ingenuamente il cuore di deluderlo, forse perché sa che una donna (per l’epoca e per la mentalità in cui Maria viveva) non può opporsi a un uomo, o per qualsiasi altro motivo, non oppone resistenza. Fanno quel che devono fare, lei gli rivolge un affetto tanto timido quanto profondamente materno e sincero.

    22520
    Il giorno dopo, come Hans ovviamente già sapeva, lei per lo scandalo di un rapporto fuori e prima del matrimonio, lascia la casa e la scuola e segue Hans nel suo peregrinare senza meta, senza criterio e senza soldi. Ma Hans non si preoccupa mai di aver rovinato la donna che per un capriccio ha portato a letto. Il gioco valeva la candela? Assolutamente no, diremmo. Assolutamente sì, direbbe invece Hans.
    La sua relazione con Maria dura all’incirca sei o sette anni: lei ha aborti (ho il dubbio che fossero del tutto naturali, fatto sta che Hans non si pone neppure il problema) durante i quali lui non c’è mai; ogni volta che lei non sta bene, lui è a fare altro, impegnato altrove; quando sono insieme, da sfogo alla sua immaturità attaccando brighe con chiunque, umiliando di conseguenza lei. Ecc, ecc. Eppure, analizzando questi episodi nella sua memoria, Hans non ammette mai un errore. La colpa è del Papa, è dei cattolici, è di Maria, è di Züpfner, è di Vattelappesca, ma la sua mai.
    Come non è mai colpa sua che la sua vita è ormai ridotta alla più squallida povertà e solitudine. E qui rientra in gioco il suo essere schifosamente avaro e spendaccione: tutte le persone che conosce, i suoi familiari, non sono parenti o amici, ma possibili suoi creditori. Telefona al fratello solo per chiedergli tutti i suoi risparmi e si lamenta se sono pochi. E quando il fratello decide di dargli tutto quello che ha, la prima cosa che fa Hans è rifocillarsi di sigarette.

    Chiede prestiti a chiunque: umilia il padre perché non gli concede abbastanza, chiama persino la sua amante per intercedere in suo favore e avere una somma più alta. Si mette in contatto con vecchi conoscenti e nemici solo col pretesto di chiedere denaro. Quando un suo vecchio amico, in pena per Hans, gli concede 8 marchi, cosa fa Hans? Abbandona la fermata del pullman che stava aspettando con l’amico per chiamare un taxi, scappando senza un grazie dall’amico e spendendo per la corsa proprio gli 8 marchi. E quando il padre non gli da quanto lui pretende (un sussidio di mille marchi al mese), getta dalla finestra l’unico marco che gli era rimasto per vivere. Arriva a pensare persino di chiedere denaro a Maria e Züpfner.
    Non si vergogna, non si preoccupa di togliere i risparmi ai suoi parenti e amici, di approfittare della loro benevolenza (in realtà guadagnando solo una solitudine più ampia); al contrario, gode nel far sentire in colpa gli altri, nel rinfacciarli colpe vecchie, antiche, in apparenza irrilevanti. Hans gode quando il padre quasi piange dopo che gli ha rinfacciato di essere stato un padre e mai si preoccupa degli altri, solo di sé.
    E allora come può non indignare?

    Ma a parte questo, il romanzo ha il dono di restare piacevole, e per quanto abbia odiato Hans, ho amato come Böll mi ha raccontato la sua vita.

    https://ilrifugiodellircocervo.wordpress.com/2015/10/13/opinioni-di-uno-stronzo/?preview=true&preview_id=492&preview_nonce=aa4c59fad0

    gesagt am 

  • 5

    Ho amato questo anti-eroe fino all'ultima pagina. Fino all'ultima riga.

    Diceva un'anobiana che noi europei abbiamo, a differenza degli americani, il mito del perdente.
    Vero.
    Io amo gli splendidi fallimenti.

    Appartengo all'epoca dei calpestati.

    ****
    http://www.youtube.com ...weiter

    Diceva un'anobiana che noi europei abbiamo, a differenza degli americani, il mito del perdente.
    Vero.
    Io amo gli splendidi fallimenti.

    Appartengo all'epoca dei calpestati.

    ****
    http://www.youtube.com/watch?v=4i2hlJt5Bvg

    gesagt am 

  • 3

    l'ho riletto per la seconda o terza volta. quello che proprio non mi entra è come faccia Hans Shnier ad avere perso la testa per una bigotta tanto ignorante e ottusa al limite del fastidio come Maria. ...weiter

    l'ho riletto per la seconda o terza volta. quello che proprio non mi entra è come faccia Hans Shnier ad avere perso la testa per una bigotta tanto ignorante e ottusa al limite del fastidio come Maria. Ogni aneddoto, punteggiatura compresa che la descrive nei gesti e nelle parole mi fa letteralmente montare il nervoso, Perchè un personaggio come lui dovrebbe trovare la sua ragione in un personaggio come lei? Perchè ne ha bisogno?Non è neanche un personaggio vuoto , è proprio solo colma di idiozie torbide e meschine. Boll non si impegna neanche a concentrarsi sul suo aspetto fisico, mi dice che è minuta , pelle chiara , capelli scuri ma non mi da neanche la certezza che almeno sia una strafiga stratosferica . Fosse tale potrei capire Hans. Ma non me lo dice, non me lo dice mai, Boll mi lascia solo il sapore di quanto sia patetica e quanto questa sua concreta caratteristica si riflette anche su Hans Shnier . Si riflette talmente che alla fine è più lui l'oggetto della mia rabbia, mi scossa il sistema nervoso: perchè insiste? perchè non si rende conto che andandosene lei lo ha liberato dalla sua patetica presenza? perchè non si rende conto che è libero? maledetto coglione, potessi entrerei nella storia solo per mollargli un ceffone ed uscirmene subito dopo, senza dire una parola!

    gesagt am 

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