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Ansichten eines Clowns

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Verleger: Mentor-Verlag

4.2
(5947)

Language:Deutsch | Number of Seiten: 64 | Format: Paperback | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Spanish , Italian , Portuguese , French

Isbn-10: 358065313X | Isbn-13: 9783580653132 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Others

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Buchbeschreibung
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  • 3

    l'ho riletto per la seconda o terza volta. quello che proprio non mi entra è come faccia Hans Shnier ad avere perso la testa per una bigotta tanto ignorante e ottusa al limite del fastidio come Maria. ...weiter

    l'ho riletto per la seconda o terza volta. quello che proprio non mi entra è come faccia Hans Shnier ad avere perso la testa per una bigotta tanto ignorante e ottusa al limite del fastidio come Maria. Ogni aneddoto, punteggiatura compresa che la descrive nei gesti e nelle parole mi fa letteralmente montare il nervoso, Perchè un personaggio come lui dovrebbe trovare la sua ragione in un personaggio come lei? Perchè ne ha bisogno?Non è neanche un personaggio vuoto , è proprio solo colma di idiozie torbide e meschine. Boll non si impegna neanche a concentrarsi sul suo aspetto fisico, mi dice che è minuta , pelle chiara , capelli scuri ma non mi da neanche la certezza che almeno sia una strafiga stratosferica . Fosse tale potrei capire Hans. Ma non me lo dice, non me lo dice mai, Boll mi lascia solo il sapore di quanto sia patetica e quanto questa sua concreta caratteristica si riflette anche su Hans Shnier . Si riflette talmente che alla fine è più lui l'oggetto della mia rabbia, mi scossa il sistema nervoso: perchè insiste? perchè non si rende conto che andandosene lei lo ha liberato dalla sua patetica presenza? perchè non si rende conto che è libero? maledetto coglione, potessi entrerei nella storia solo per mollargli un ceffone ed uscirmene subito dopo, senza dire una parola!

    gesagt am 

  • 5

    Da piccolo temevo i pagliacci, i preti e gli adulti severi dall'aspetto borghese. Dei pagliacci mi terrorizzava la pittura che portavano sul volto; i preti mi spaventavano perché nella loro bocca vi e ...weiter

    Da piccolo temevo i pagliacci, i preti e gli adulti severi dall'aspetto borghese. Dei pagliacci mi terrorizzava la pittura che portavano sul volto; i preti mi spaventavano perché nella loro bocca vi era sempre un posto per il loro Dio; dei borghesi temevo i folti baffi a spazzola che portavano sotto il naso. Oggi giudico le tre categorie per quel che fanno e non per ciò che sembrano: so che i preti vivono sulla terra, ma rivolgono preghiere al cielo; so che i signorotti baffuti vivono guadagnando denaro e muoiono contandolo; noi pagliacci invece non facciamo nulla.

    gesagt am 

  • 4

    7.5/10

    Ho aspettato un po' di tempo a recensirlo perchè volevo vedere che effetto mi faceva post lettura e, purtroppo, non ci ho proprio pensato per niente, speravo il contrario.
    Non posso dire che non mi si ...weiter

    Ho aspettato un po' di tempo a recensirlo perchè volevo vedere che effetto mi faceva post lettura e, purtroppo, non ci ho proprio pensato per niente, speravo il contrario.
    Non posso dire che non mi sia piaciuto; bello lo stile, interessante il protagonista e alcuni elementi davano da pensare.
    Proprio per questo volevo vedere cosa mi lasciava, per sapere se mi aveva colpita nel profondo o se, alla fine, aveva trattato sì di argomenti che mi interessavano ma poi, non approfondendoli, non aveva fatto poi molta differenza averlo letto o meno.
    Tra le due, a questo punto, propendo più per la seconda.
    Nonostante questo rimane un buon romanzo e sono contenta di averlo letto perchè, anche se non quanto avrei voluto, mi ha lasciato degli spunti di riflessione interessanti.
    Lo consiglio, è scritto da un Nobel ed è breve, anche se non piacerà non vi farà male leggerlo, per conoscerlo meglio.

    gesagt am 

  • 5

    “ No , l'ipocrisia più sicura e che più mi avrebbe divertito era “puntare sulla carta cattolica” . Lì ogni numero era vincente. “

    Ambientato nella Germania del periodo post bellico , in piena ricostruzione materiale ma soprattutto morale , il romanzo è la narrazione fatta da Hans Schnier , un uomo particolare non fosse altro ch ...weiter

    Ambientato nella Germania del periodo post bellico , in piena ricostruzione materiale ma soprattutto morale , il romanzo è la narrazione fatta da Hans Schnier , un uomo particolare non fosse altro che per il fatto di riuscire non solo a riconoscere dal trillo dell'apparecchio le persone che gli telefonano , ma addirittura di percepirne gli odori durante la conversazione ,
    delle poche ore che trascorrono dal momento in cui egli ritorna nella sua città natale di Bonn per cercare di raggranellare una somma di denaro che gli consenta di sopravvivere dopo che un clamoroso fiasco gli ha fatto perdere il suo lavoro di clown , ma soprattutto la fiducia in se stesso .
    Ed in questo breve tempo egli ripercorre le tappe fondamentali della sua vita , dall'incontro con Maria , l'unica donna della sua vita ed i momenti felici trascorsi insieme con lei poi interrotti perché si può combattere contro un uomo ma non contro Dio , ai suoi rapporti turbinosi con la famiglia ma in particolare con la propria madre (ma è splendido l'incontro fra Hans e il proprio padre) , al ricordo doloroso della sorella Henriette , alle sue divergenze con il fratello Leo , ai vecchi compagni di scuola , prima di arrivare ad un poderoso e grandissimo finale .
    A dispetto del tono divertente , a tratti addirittura comico , della narrazione il contenuto dell'opera è tutt'altro che scanzonato , come il titolo fuorviante potrebbe far pensare , soprattutto nelle pagine dedicate al confronto fra generazioni diverse ed al concetto stesso di fede , quando essa sia improntata ad un dogmatismo punitivo ed ipocrita , né vi mancano critiche neanche troppo velate al nazionalismo cieco e fanatico della classe dirigente della Germania di allora.
    Un romanzo bello ed intenso , per il quale ho dovuto resistere alla tentazione di ricominciarne la lettura non appena terminato, scritto con uno stile elegante ed armonioso che ha costituito per me la scoperta preziosa di un autore la cui conoscenza vorrò sicuramente approfondire.

    gesagt am 

  • 4

    Sono imbarazzata nello scrivere di questo libro, mi accorgo che non ci siano parole, per quanto scavi, per comunicare le emozioni che mi ha dato.
    Sento che la cosa migliore che potrei fare sarebbe rip ...weiter

    Sono imbarazzata nello scrivere di questo libro, mi accorgo che non ci siano parole, per quanto scavi, per comunicare le emozioni che mi ha dato.
    Sento che la cosa migliore che potrei fare sarebbe riportare le innumerevole citazioni ma mi rendo conto che non sia onesto, quindi ci proverò.
    Opinioni di un clown, non è solo un libro contro la guerra, è un libro che fa la guerra. Alla stupidità umana, all’arroganza, all’ipocrisia. Chiunque lo legga non può esimersi dall’identificarsi di volta in volta con i personaggi e ritrovarsi nella piccolezza, nella bassezza, nella inutilità e nella vanità dei simulacri da cui, inevitabilmente ci lasciamo sedurre, chi più, chi meno.
    Heinrich Böll ci offre una prosa scarna, asciutta ma mai distaccata, la sua è una malinconia temperata da un sottile sarcasmo. Ci parla della Germania del dopo guerra che tenta di emendarsi dai propri errori, con l’illusione del miracolo economico, ma commettendo gli stessi errori di arroganza e ipocrisia che l’avevano portata alla follia della guerra.
    Lo fa attraverso gli occhi tristi di Hans Shnier, un clown fallito che, senza scritture, abbandonato dalla compagna Maria, ferito nel fisico e nello spirito esprimerà, nelle sue “opinioni”, sentenze di condanna per quella società che nella rincorsa del benessere nega ogni autenticità di rapporto. Il clown rifiuta ogni compromesso e mantiene una dignità integra che supera quella di ogni altro protagonista del romanzo e che lo porterà alla solitudine e all’abbandono da parte di tutti ma di questo e del suo finire in mendicità egli farà il suo ultimo atto di rivolta.
    “ Io sono un clown, e faccio collezione di attimi.”
    E di dettagli, aggiungerei io, e in quegli attimi, in quei dettagli, Böll ci descrive l’animo umano con un realismo implacabile e applicabile a qualsiasi momento storico, senza distinzione di razza, religione, livello di istruzione o ceto sociale. Quello che vi dovete aspettare è un bisturi tagliente con cui il clown distrugge le maschere dietro cui la società (noi) si nasconde. Lui, che quelle maschere indossa apertamente sul palcoscenico, lui, che affida al silenzio quello che le parole non arrivano a dire.
    “Quando sono ubriaco, sulla scena eseguo senza precisione dei movimenti che solo la precisione giustifica e cado nell'errore più penoso che un clown possa fare: rido delle mie stesse trovate.”
    Opinioni di un Clown, di Heinrich Böll

    gesagt am 

  • 1

    mah, più che opinioni mi sono sembrate una sequela di lamentele rivolte a qualsiasi situazione e persona che hanno fatto parte della vita del protagonista. Non mi ha coinvolto per niente,neanche nelle ...weiter

    mah, più che opinioni mi sono sembrate una sequela di lamentele rivolte a qualsiasi situazione e persona che hanno fatto parte della vita del protagonista. Non mi ha coinvolto per niente,neanche nelle scene che in teoria dovevano essere le più tristi e coinvolgenti (l'incontro col padre, la scena finale). Mi aspettavo qualcosa di diverso sinceramente e di più lineare anche, dato che i continui flashback ( flashback = elucubrazioni infinite ) hanno reso il tutto ancora più confuso. Tra i libri che non consiglierei affatto.

    gesagt am 

  • 5

    «Non capivano che il segreto dell’orrore sta nel particolare. È molto facile, un gioco da bambini, pentirsi di gravi colpe: errori politici, adulterio, assassinio, antisemitismo. Ma chi perdona un particolare, chi comprende i dettagli?»

    Hans Schiner è un giovane clown di discreto successo quando tutto incomincia ad andare a rotoli. L’amata Maria, cattolica figlia di un comunista, lo lascia per sposarsi con un tizio distinto, ammirato ...weiter

    Hans Schiner è un giovane clown di discreto successo quando tutto incomincia ad andare a rotoli. L’amata Maria, cattolica figlia di un comunista, lo lascia per sposarsi con un tizio distinto, ammirato e impeccabile, lui incomincia a bere e quando agli effetti dell’alcol si aggiunge un infortunio al ginocchio, le sue performance diventano talmente patetiche che le scritture vanno ben presto a farsi benedire. Hans decide di tornare a Bonn, dov’è nato in una famiglia ricca e con le mani in pasta un po’ dappertutto ma infinitamente spilorcia (anche sentimentalmente), nella speranza di trovare sollievo dalla sua situazione. Ed è proprio nel suo appartamento che il nostro clown, alla disperata ricerca di qualche marco per tirare avanti e di qualcuno che sappia aiutarlo con Maria per continuare a vivere, che si svolge l’intera vicenda.

    “Opinioni di un clown” si muove attraverso le telefonate che il protagonista prospetta di fare e/o fa ai vecchi “amici” spinto dal suo duplice bisogno, e sfrutta quei dialoghi (spesso assurdi) per rivelare il pensiero, le opinioni del nostro. E di opinioni ne ha davvero tante: sulla religione, sulla sua famiglia, sui cosiddetti benpensanti, sulla Germania tornata a prosperare senza aver veramente espiato (o addirittura capito) le azioni compiute pochi anni prima sotto la guida del leader con baffetto.

    Buffone e pagliaccio sono i primi due sinonimi di clown che mi vengono in mente, ma Hans è tutto tranne che questo. In un mondo popolato da arrivisti ipocriti maestri nell’arte del doppiopesismo e attenti più alla forma che alla sostanza, Hans, il clown, il bizzarro ragazzo, l’artista (un modo educato per dire stravagante, bislacco, strano) sembra l’unico (o l’ultimo) ad aver ancora un briciolo di umanità sotto la maschera, anche perché lui la maschera se la dipinge mentre gli altri ce l’hanno di serie.

    Con una narrazione candida, pura, Böll ci mostra l’assurdità di un uomo del tutto privo di ipocrisia, il quale crede nell’amore libero dai condizionamenti imposti tanto dalla religione quanto dalla società civile e non crede nel voltagabbanismo imperante in quella Germania anni ’60 protesa verso il futuro senza aver prima metabolizzato, elaborato il proprio recente passato. «Ci sono delle strane, misconosciute forme di prostituzione, al cui confronto la prostituzione vera e propria è un’onesta professione: lì almeno in cambio di denaro viene offerta qualche cosa.»

    “Opinioni di un clown” è un coltellino dalle sembianze inoffensive ma in grado di ferirti se solo ti lasci sfiorare dalla sua lama tanto piccola quanto affilata; è un romanzo che andrebbe bandito perché fa troppo riflettere sulle tonnellate di ipocrisia che ingurgitiamo quotidianamente fra un tweet e l’altro … #lavoltabuona

    gesagt am 

  • 5

    “...i due mali da cui sono afflitto per natura: malinconia e mal di testa. Da quando Maria è passata ai cattolici (sebbene Maria sia lei stessa cattolica, questa definizione mi pare appropriata), la v ...weiter

    “...i due mali da cui sono afflitto per natura: malinconia e mal di testa. Da quando Maria è passata ai cattolici (sebbene Maria sia lei stessa cattolica, questa definizione mi pare appropriata), la violenza di questi due mali è aumentata....C'è una medicina di effetto momentaneo: l'alcol. Ci sarebbe una guarigione duratura: Maria. Maria mi ha lasciato. Un clown che comincia a bere perde quota rapidamente, precipita più in fretta di un operaio ubriaco che cade da un tetto”. C'è in queste poche righe tutta la tristezza di Hans Schnier, del clown Hans Schnier. Una tristezza dolorosa ma anche arrabbiata perché quella tristezza è prodotta da una ferita che ha in sé un'ingiustizia. E l'ingiustizia è che se Hans Schnier è a quel punto lo è solo per il fatto di essere Hans Schnier, di essere come è, di essere come vuole essere. E pensare che Hans Schnier ha una grande ricchezza interiore, è dotato, talentuoso, intelligente, di un'intelligenza emotiva, prima che intellettuale. Insomma sa andare al cuore delle cose e sa anche leggerle col cuore, un cuore sensibile ma anche lucido, capace come egli è di togliere le maschere alle cose, ma di toglierle pure alle persone se occorre, e questo dà fastidio, può dare molto fastidio. Ma Hans Schnier è un clown e di maschere se ne intende e, in quanto clown, è un artista e “un artista ha la morte sempre con sé, come un bravo prete il suo breviario”, anche questo per natura, come quelle sue afflizioni: “mal di testa e malinconia mi sono familiari come il pensiero della morte”. E non perchè egli sia un nichilista, anzi “per quanto strano possa sembrare, io voglio bene alla specie a cui io stesso appartengo: agli esseri umani” è che quella sua irriducibile autenticità lo porta così dentro alle cose che non riesce a nascondersele, né a trascenderle in qualcos'altro che non sia terreno, men che meno in una qualsiasi dottrina, religiosa o non che essa sia. Di dirci tutto questo Hans non ha alcun pudore, come non ha pudori con gli altri, si mette a nudo e mette a nudo, con quella sua autenticità inavvertita come quella dei bambini, con i quali per altro si trova molto bene, spudoratamente e cocciutamente sincero come solo un bambino sa esserlo: “un bambino non ha mai una pausa di riposo dall'essere bambino”. Ma egli non può fare nulla di diverso da quello che fa, né essere nulla di diverso da quello che è: “un artista non può far altro che fare quello che fa: dipingere quadri, girare da una città all'altra recitando come un clown, cantare canzoni...Un artista è come una donna, non può fare altro che amare...” E quel sentimento, il sentimento dell'amore Hans Schnier lo ha vissuto intensamente con Maria, l'unica e sola donna della sua vita, tanto da renderlo un perfetto monogamo. E sebbene Maria l'ha lasciato lui la ama ancora, la desidera e la rivorrebbe a tutti costi con sé. Ma Maria “è passata ai cattolici”, da quando quei cattolici l'hanno convinta che era meglio che lei si occupasse della sua anima che di quella di Hans Schnier. Solo che per quei cattolici occuparsi dell'anima significava stare prima di tutto nei principi, nei “principi dell'ordine” e Hans Schnier non stava nei principi, al massimo poteva stare nelle regole, per fare contenta Maria, ma quelli volevano che stesse anche nei principi e anche Maria, la cattolicissima Maria, ormai lo voleva. Stare solo nelle regole, ormai non le bastava. Quella Maria che “era quasi arrivata a capirmi” e che ha tradito proprio quella comprensione che era stata, all'inizio di quel loro amore, condivisa, lasciando ora nella vita di Hans il vuoto e il nulla, forse lo stesso vuoto e nulla che lei si portava dietro e in cui ora anche lei è finita: “Maria si portava sempre attorno molta letteratura mistica e ricordo che in quelle pagine si trovavano spesso le parole “vuoto” e “nulla””. Ma nonostante l'impotenza nei confronti di quell'abbandono che lo trascina in una caduta la quale, passando per l'ubriachezza, lo ha condotto al fallimento professionale, Hans Schnier non ci sta ed esprimerà con le sue “opinioni” - le uniche e sole armi che gli sono rimaste - tutto il suo rifiuto verso l'immoralità di quella morale che omologa tutto e a cui lui non può e non vuole omologarsi. La sua diventa la rivolta contro la norma, contro la vocazione alla violenza di una società e di una morale repressiva, dissimulata sotto l'ipocrisia di un conformismo strumentale. Vi è in Hans Schnier l'affermazione di un principio e di un bisogno di libertà che passa dal suo essere artista in quanto portatore di un principio creativo che nel disvelare le assurdità quotidiane disvela l'assurdità di quella realtà, ma c'è anche la libertà che gli deriva dall'affermazione di quella sua via dell'interiorità, con la rottura di ogni convenzione sia con il puritanesimo religioso, di cui quello cattolico è la sua manifestazione più stagnante, sia con le logiche affluenti, travestite da ordine civile, della rinascente borghesia tedesca uscita dalla guerra ma ancora profondamente intrisa della stessa cultura che durante la guerra si era respirato. Il procedere di Hans Schnier è un procedere antipredicativo, laddove la schiera di coloro a cui si rivolge, sperando vanamente in una loro mano tesa, gli propinano solo prediche sulla sua diversità. Accollandosi in tutto e per tutto le conseguenze delle sue scelte, Hans Schnier lotta per difendersi dall'annichilimento dei suoi valori, che sono poi i valori umani fondamentali. In Hans Schnier c'è una materialità senza materialismo, una altezza morale senza moralismo, un senso innato della fedeltà senza il vincolo della fedeltà, una purezza senza purismo, un senso della pietà senza pietismo. Egli ha una istintiva consapevolezza che solo stando in quella sua prospettiva utopica, nella quale alla consapevolezza della morte egli oppone l'innocenza del giovane che vive libero senza violentare e senza lasciarsi violentare, può trovare un argine il pensiero della morte. Se c'è nichilismo in “Opinioni di un clown” è nel mondo che circonda Hans Schnier, portatore di individualismo e di egoismo sociale, laddove è proprio nell'anarchico anticarrierismo e nella libertà interiore di Hans Schnier la prova della vera umanità. Le anime belle che gli dicono cosa deve fare sono solo anime presuntuose intente a preservarsi e così facendo a preservare il mondo così com'è, invece di correggerlo in virtù della vera misericordia. Attraverso quella seduta di autocoscienza narrativa che è “Opinioni” Boll raggiunge uno dei suoi vertici artistici e concettuali: la creazione assolutamente eretica di uno spazio profondamente sacro. Uno spazio che si realizza attraverso una sospensione del tempo e simultaneamente rivolto al qui e ora, all'umanissimo bisogno di fare toccare terra al dolore perchè se ne liberi e diffonda tutta la sua carica e tutta la sua rabbia. Non riducibile e non relegabile al personaggio del perdente, dell' outsider, dell'asociale o dell'ingenuo sognatore Hans Schnier è un antieroe modernissimo, un antagonista, consapevole che solo nel rifiuto di venire a patti col mondo così com'è vi è una qualche residua possibilità di salvezza da difendere a tutti i costi, anche a prezzo della più assoluta marginalità e solitudine, come unica condizione per affermare di fronte a sé e di fronte al mondo il rispetto di sé come persona e come essere umano. E in un mondo di maschere l'unico costretto ma anche capace a togliersi la maschera sarà alla fine proprio Hans Schnier l'unico che con la sua maschera elevava la finzione a verità. Quella maschera con cui raccontava la vita e che era la sua vita. E quel sacrificio, in sé atroce e disperato, sarà l'unico modo per non diventare il clown di se stesso trasformando la sua arte in follia, per poter restare nel profondo della sua anima sempre e solo un clown, il clown Hans Schnier.

    gesagt am 

  • 3

    Romanzo morale di un clown

    La partecipazione a questo breve periodo di vita di Hans, sotto tutti gli aspetti morali, sentimentali e lavorativi (ma fare il clown non è cosa comune!) è una storia coinvolgente e a tratti appassion ...weiter

    La partecipazione a questo breve periodo di vita di Hans, sotto tutti gli aspetti morali, sentimentali e lavorativi (ma fare il clown non è cosa comune!) è una storia coinvolgente e a tratti appassionante. Sono forti ed importanti i riferimenti allo status del tempo, nel confronto cristiano-ateo, sullo sfondo della Germania post guerra. Ma anche una storia di amore - triste - perché la sua donna l'ha abbandonato. E in un momento in cui la sua carriera arriva al punto più basso. Personalmente ho apprezzato molto il dialogo con il Padre che senza avviso lo va a trovare a casa per aiutarlo .... ma l'aiuto è rifiutato.

    gesagt am 

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