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Antichi maestri

Commedia

Di

Editore: Adelphi

4.3
(197)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 198 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845909441 | Isbn-13: 9788845909443 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Traduttore: A. Ruchat

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Ogni due giorni, un vecchio signore si siede nella sala Bordone della Pinacoteca di Vienna e guarda un celebre quadro di Tintoretto. Quell'uomo ha molto del genio, in un Paese che non tollera i geni ( " Il genio e l'Austria non sono compatibili" leggeremo qui). Che cosa cerca? Qualcosa che non indovineremmo mai e che solo in un romanzo di Bernhard può diventare tema centrale: cerca i difetti dei capolavori( " Il tutto e il perfetto non li sopportiamo"). Quel vecchio signore, che conosce l'arte come nessuno - e ne trasmette i segreti a un guardiano del museo, devoto fino all'identificazione- , sa anche vedere la minaccia che si nasconde nell'arte, nella pretesa oppressiva del capolavoro. Nulla è più rischioso che osservare " a fondo" un capolavoro. Tanto maggiore la gravità dello sguardo, tanto più squassante il riso convulso che ci coglierà mentre continuiamo a ripeterci certe celebrate parole, come se dietro il significato più alto si spalancasse ancora un vortice di insensatezza. Questa la donnée di Antichi Maestri, uno dei romanzi ultimi di Thomas Bernhar( è apparso nel 1985), e anche uno dei libri dove egli si è spinto più in là, in una vera terra di nessuno fra l'arte e la vita, una terra abitata dalla lucidità, dalla disperazione, del lutto per un amore perduto. Come in una confessione testamentaria, Bernhard parla non solo di ciò che la pittura - e la musica, la letteratura, la filosofia - sono, ma di ciò che non possono essere, non potranno mai essere: di quel punto in cui l'arte vien meno. Temi azzardati, ai quali il genio di Bernhard sa dare una prodigiosa immediatezza. Non solo : variando su di essi, egi riesce ad inscenare, con verve sinistra e al tempo stesso liberatoria, quella che egli definisce, nel sottotitolo, una " commedia". " Grazie alla musica salvarsi ogni giorno di nuovo, tirarsi fuori da tutte le nefandezze e le cose disgustose, è questo il trucco, disse, ritrovare ogni giorno la salvezza grazie alla musica, ridiventare ogni giorno, di primo mattino, un vero essere umano che pensa e sente, mi capisce! disse. Ma sì, disse Reger, l'arte anche se la malediciamo e se a volte ci sembra del tutto pleonastica, e se anche siamo costretti ad ammmettere che essa in realtà non vale un accidente, se osserviamo, qui, i quadri di questi cosiddetti Antichi Maestri, che molto spesso, e com'è naturale sempre di più con il passare degli anni, ci sembrano senza senso e senza scopo, nient'altro che maldestri tentativi di piazzarsi artisticamente sulla faccia della terra, malgrado tutto non c'è nient'altro che salvi la gente della nostra fatta se non proprio quest'arte maledetta e dannata, e spesso funesta e disgustosa da far vomitare".
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  • 5

    Una lettura estenuante, nella quale Bernhard distrugge con la sua prosa ipnotica pressocchè tutto: nazioni e popoli (l'Austria e gli austriaci, in primis: "l'austriaco è sempre un essere umano ...continua

    Una lettura estenuante, nella quale Bernhard distrugge con la sua prosa ipnotica pressocchè tutto: nazioni e popoli (l'Austria e gli austriaci, in primis: "l'austriaco è sempre un essere umano fallito"), religioni, scrittori (Adalbert Stifter, tra gli altri), musicisti (quasi tutti, con una certa predilezione per Bruckner. Del resto il personaggio principale, del quale riferisce l'io narrante, è un anziano critico musicale), filosofi (memorabili le pagine su Heidegger, "il filosofo tedesco più blandito del secolo, e nello stesso tempo il più insignificante"), pittori, le folle che frequentano i musei e le sale da concerto "per le ragioni sbagliate". La possibilità che un'opera d'arte lo sia veramente sta nella capacità di pensarla per frammenti, di individuarne il punto morto, il difetto. A riflessioni di questa fatta è appunto giunto Reger, l'autore di questa interminabile invettiva che, avendo invitato Atzbacher, il narratore, nella sala Bordone, nella quale egli da trent'anni, un giorno sì e uno no si apparta, quando le comitive glielo consentono, su una panca per rimirare il Ritratto dell'Uomo con la barba bianca del Tintoretto - Atzbacher è stato invitato in un giorno nel quale, di norma, Reger non andrebbe alla pinacoteca! - gli propone di accompagnarlo ad assistere a una rappresentazione de "La brocca rotta" di von Kleist, perché egli, da solo, non ci sarebbe mai andato. "Prenda il biglietto e divida con me il piacere di questa perversa follia", lo prega. L'io narrante irresistibilmente chioserà, nell'ultimo periodo del romanzo, che "lo spettacolo era tremendo".

    ha scritto il 

  • 3

    Faticoso

    Reger è un personaggio che ti entra in testa, si scolpisce per diventare l'esempio di tante discussioni che faremo ... E' un uomo anziano, vecchio stile e snob; non accetta tutto quello che c'è di ...continua

    Reger è un personaggio che ti entra in testa, si scolpisce per diventare l'esempio di tante discussioni che faremo ... E' un uomo anziano, vecchio stile e snob; non accetta tutto quello che c'è di nuovo e rifiuta la gioventù. E' scontento praticamente di qualunque cosa, dell'Austria, dei giovani, dei politici, dei teatri, della cultura. Reger è un ossessivo: passa ore e ore fissando un dipinto del Tintoretto e meditando. La tesi è semplice quanto violenta: l'arte, per quanto sopraffina, mostra sempre dei difetti e ti lascia solo. Non potrai lenire una perdita con l'arte, in qualunque espressione. A leggerla in positivo c'è da osservare che nel Tintoretto non mostra trovare il difetto fatale e potrebbe essere un segno di speranza. In ogni caso un libro faticoso da leggere; una modalità ripetitiva, ossessiva appunto, che mi ha fatto pensare più volte all'abbandono. Sarebbe stato un peccato perchè avrei perso alcune riflessioni e considerazioni decisamente notevoli. E' il mio secondo libro di Bernhard: al momento non penso ce ne sarà un terzo.

    ha scritto il 

  • 4

    L'arte della fuga

    Inopinatamente mi è piaciuto, questo Bernhard da romanzo con le sue complicate e avviluppanti considerazioni inattuali sull'arte.Il fatto di aver letto questo romanzo alla luce della sua ...continua

    Inopinatamente mi è piaciuto, questo Bernhard da romanzo con le sue complicate e avviluppanti considerazioni inattuali sull'arte.Il fatto di aver letto questo romanzo alla luce della sua autobiografia mi ha permesso di ritrovare proprio la voce narrante in prima persona che di Bernhard ho tanto amato in quei cinque volumetti. Onnipresente, sempre, esplicito o sottinteso, il discorso sulla musica e sulla volontà di fare della propria compagna di vita un recipiente inerte in cui riversare il proprio sapere, temi centra li anche ne La fornace ;la musica che poi si insinua nella struttura stessa della frase di Bernhard, che come la forma della fuga dispiega infinatamente sempre lo stesso tema che insegue se stesso. E quanto a quel che le ho detto oggi a proposito della fuga, diceva ieri, non c’è stato un solo compositore, neppure tra i più grandi, che abbia composto una fuga compiuta, nemmeno Bach c’è riuscito, che pure era la calma e la purezza, la limpidezza compositiva in persona. Non esiste un quadro compiuto, e non esiste un libro compiuto e non esiste un pezzo musicale compiuto, diceva Reger, la verità è questa, e questa verità fa sì che una mente come la mia, che pure, per tutta la vita, non è stata altro che una mente disperata, continui a esistere. La mente dev’essere una mente che cerca, una mente che cerca gli errori, gli errori dell’umanità, una mente che cerca il fallimento. Una mente diventa effettivamente una mente umana soltanto quando cerca gli errori dell’umanità. La mente umana non è veramente umana se non si mette alla ricerca degli errori dell’umanità, diceva Reger.

    ha scritto il 

  • 5

    Settimo libro di Bernhard che leggo. Tutto d'un fiato, e sono ancora senza fiato. Grandissimo, grandissimo scrittore. Incalzante, ossessivo, ipnotico, musicalissimo come una Fuga di Bach. E' ...continua

    Settimo libro di Bernhard che leggo. Tutto d'un fiato, e sono ancora senza fiato. Grandissimo, grandissimo scrittore. Incalzante, ossessivo, ipnotico, musicalissimo come una Fuga di Bach. E' sempre, sempre la musica di Bach che mi risuona in testa, tutte le volte che leggo Bernhard...E non fatevi ingannare quando il Nostro, ad un certo punto, definisce (per bocca di Reger, il protagonista) il musicista da lui tanto amato come "quel ciccione puzzolente di Bach": non fatevi prendere in giro...

    In questo libro che ha per tema "l'insopportabilità del tutto e del perfetto", che parla dell'impossibilità dell'arte a colmare il vuoto lasciato dalla perdita di una persona amata, in questo libro che pure non è un'autobiografia "dichiarata" Bernhard ci rivela molte cose di se stesso.

    Per esempio quando, sempre per bocca di Reger, dice che "il mondo intero [...] va ridotto in caricatura", "purché si sia in grado di ridicolizzare, perché non sempre siamo in grado di ridicolizzare, e se non siamo in grado di farlo, allora ci assale la disperazione e ci troviamo all'inferno".

    ha scritto il 

  • 0

    sto cercando una spuma per ricci che garantisca una tenuta di 24 ore le cose buone sono difficili da trovare non è come dante, che mi basta allungare il braccio ed è lì sullo scaffale, in salotto ...continua

    sto cercando una spuma per ricci che garantisca una tenuta di 24 ore le cose buone sono difficili da trovare non è come dante, che mi basta allungare il braccio ed è lì sullo scaffale, in salotto

    ha scritto il 

  • 5

    L'Arte è un mezzo per

    vivere sopravvivere fermarsi e fissare un punto nel vuoto cercando di cogliere l’inesprimibile e l’indicibile viaggiare insieme nei mondi dell’anima capire che è una maledizione ed una ...continua

    vivere sopravvivere fermarsi e fissare un punto nel vuoto cercando di cogliere l’inesprimibile e l’indicibile viaggiare insieme nei mondi dell’anima capire che è una maledizione ed una benedizione capire che tutto non è sempre ciò che appare non guardare fino in fondo se vuoi continuare a vivere capire che tutto è kitsch dove l’uomo mette mano conoscersi meglio rappresentare il potere cattolico o borghese che sia andare a teatro o al museo con l’amico più caro parlare di ciò di cui non si riesce a parlare capire che siamo in balia di un mondo inquietante essere certi che alla fine non possiamo cavarcela senza gli esseri umani capire che a volte dobbiamo abusarne, è una necessità sfogarsi piangendo, ascoltando, leggendo, guardando spalancare gli occhi consapevoli che falliremo fissare la realtà, un sentimento sulla tela, sulle pagine, sullo spartito sfuggire alla realtà come il serpente alla sua pelle tacere, non dire chi non si è....

    ha scritto il 

  • 5

    Il libro è grande dalla prima all'ultima pagina, com'è del resto ovvio trattandosi di Bernhard.

    Voglio qui trascrivere soltanto un brano su Heidegger, "quel ridicolo filisteo nazionalsocialista coi ...continua

    Il libro è grande dalla prima all'ultima pagina, com'è del resto ovvio trattandosi di Bernhard.

    Voglio qui trascrivere soltanto un brano su Heidegger, "quel ridicolo filisteo nazionalsocialista coi pantaloni alla zuava". Una vera goduria per quanti, come me, detestano (real) visceralmente questo "imbonitore della filosofia" , oltretutto umanamente miserrimo, opportunista e vile.

    "Heidegger, il filosofo della Foresta Nera Heidegger, ha annegato nel kitsch la filosofia. (...) Heidegger, sulle cui orme si sono mosse le generazioni della guerra e del dopoguerra, sommergendolo con stupide e disgustose tesi di dottorato quando ancora era in vita, Heidegger me lo vedo sempre seduto sulla panchina davanti a casa sua nella Foresta Nera accanto a sua moglie, la quale, nel suo perverso entusiasmo per il lavoro a maglia, lavora ininterrottamente per confezionargli le calze invernali con la lana che lei stessa ha tosato dalle loro pecore heideggeriane. Heidegger non riesco a vederlo altrimenti che seduto sulla panca davanti a casa sua nella Foresta Nera, e accanto a lui vedo sua moglie che lo ha completamente soggiogato per tutta la vita, e che a maglia gli lavorava tutte le calze, e all'uncinetto tutti i berretti, e gli infornava il pane, e gli tesseva le lenzuola, e gli confezionava personalmente persino i sandali. Heidegger era una mente inzuppata di kitsch, (...) un comico piccolo borghese megalomane, un imbecille delle Prealpi, credo, giusto quello che ci vuole per la filosofia tedesca. Heidegger se lo sono pappato tutti a grandi cucchiaiate, con una fame da lupi, per decenni, rimpinzando così i loro stomaci di germanisti e di filosofi tedeschi. Heidegger aveva un volto ordinario, non un volto dal quale trapelasse l'ingegno, era un essere del tutto sprovvisto di ingegno, assolutamente privo di fantasia, assolutamente privo di sensibilità, un ruminante della filosofia tipicamente tedesco, una vacca della filosofia gravida in permanenza, (...), che pascolava sui prati della filosofia tedesca e che per decenni ha lasciato cadere il suo lezioso sterco nella Foresta Nera. Heidegger era per così dire un fedifrago della filosofia, uno che è riuscito a mettere nel sacco un'intera generazione di studiosi tedesco. Heidegger è un episodio rivoltante nella storia della filosofia tedesca, un episodio di cui sono stati responsabili e sono tuttora responsabili tutti gli uomini di cultura tedeschi. (...) La fotografia di Heidegger coi pantaloni alla zuava infeltriti davanti alla finta casamatta di Todtnauberg, mi è del resto rimasta in mente come una foto più che rivelatrice, il filisteo del pensiero, con il berretto nero da Foresta Nera in testa, testa in cui non ribolliva comunque nient'altro che l'imbecillità tedesca."

    ... e via così per numerose altre pagine. (pp. 60/65, per l'esattezza)

    ha scritto il 

  • 4

    Non mi resta che recarmi a Vienna, visitare il Kunsthistorisches Museum, entrare nella Sala Bordone, sedermi sulla panca posta di fronte all'Uomo dalla barba bianca del Tintoretto, e meditare un paio ...continua

    Non mi resta che recarmi a Vienna, visitare il Kunsthistorisches Museum, entrare nella Sala Bordone, sedermi sulla panca posta di fronte all'Uomo dalla barba bianca del Tintoretto, e meditare un paio d'ore (magari dotata di un'adeguato cappotto visto che la temperatura è tenuta costantemente sui 18°). Poi, colazione all'Ambassador! T. Bernhard è geniale, come sempre.

    ha scritto il