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Apathy for the devil

Memorie dagli anni Settanta

Di

Editore: Arcana

4.0
(39)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 319 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8862311729 | Isbn-13: 9788862311724 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: C. Bordone

Genere: Biography , Music

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Descrizione del libro
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  • 5

    Che bello poter riascoltare, con la scusa della lettura delle memorie degli anni settanta di Nick Kent, l’album degli Steely Dan (quello con Do it again!!!!), oppure quella meraviglia registrata dal v ...continua

    Che bello poter riascoltare, con la scusa della lettura delle memorie degli anni settanta di Nick Kent, l’album degli Steely Dan (quello con Do it again!!!!), oppure quella meraviglia registrata dal vivo che è Dylan & the Dead, dove il Bardo incontra i Grateful Dead, riscoprire James Brown, i Velvet Underground insieme a Nico (l’album della Banana di Wharol), riascoltare Led Zeppelin IV, Sticky Fingers e Born To Run di Bruce Springsteen. I mitici anni settanta! Ma poi saranno stati così mitici? Il parere di Nick Kent, discepolo di Lester Bangs, è un po’ diverso. L’abuso di “sostanze” gli ha fatto stringere amicizia con Iggy Pop, Keith Richards e Mick Jagger, tutti gli Zeppelin e tutta una generazione di sconvolti, ultimi, in ordine di tempo, i Sex Pistols pensati da Malcolm McLaren e vestiti da Vivienne Westwood. Quante cose sono successe negli anni settanta?
    Avete presente quella sensazione di benessere quando si arriva in fondo ad un libro che è piaciuto? Io l’ho avuta.

    ha scritto il 

  • 5

    sarà tutto vero? chissà, intanto nick kent da un perfetto saggio di come si scrive quando si scrive un'autobiografia: pochi veri rimpianti, nessuna autocommiserazione, il giusto dosaggio di fatti prop ...continua

    sarà tutto vero? chissà, intanto nick kent da un perfetto saggio di come si scrive quando si scrive un'autobiografia: pochi veri rimpianti, nessuna autocommiserazione, il giusto dosaggio di fatti propri e vicende che ruotavano attorno alla sua vita e soprattutto una notevole capacità di scrittura.
    e quando si arriva all'ultima pagina importa poco se è tutto vero: suona decisamente verosimile, e va bene così.

    ha scritto il 

  • 4

    Gli anni settanta raccontati in prima persona da uno dei più grandi critici musicali inglesi. Un libro al massimo dei giri, una corsa a perdifiato sulle note dei Rolling Stones, Lou Reed, Iggy Pop e t ...continua

    Gli anni settanta raccontati in prima persona da uno dei più grandi critici musicali inglesi. Un libro al massimo dei giri, una corsa a perdifiato sulle note dei Rolling Stones, Lou Reed, Iggy Pop e tutta la grande musica di un decennio irripetibile.

    ha scritto il 

  • 2

    Passa gli anni '70 a sballarsi. Un po' come tutti. Solo che lui lo fa con le rockstar. Potrebbero essere tre stellette se non fosse per la sua incomprensibile - per me - passione per David Bowie.
    Cons ...continua

    Passa gli anni '70 a sballarsi. Un po' come tutti. Solo che lui lo fa con le rockstar. Potrebbero essere tre stellette se non fosse per la sua incomprensibile - per me - passione per David Bowie.
    Consigliato agli egocentrici.

    ha scritto il 

  • 0

    PRIMO CAPITOLO

    http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/apathy-devil-memorie-dagli-anni-settanta
    1970
    Se uno ci pensa, la memoria umana è uno strumento troppo ingannevole per farvi affidamento. Man mano che gli an ...continua

    http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/apathy-devil-memorie-dagli-anni-settanta
    1970
    Se uno ci pensa, la memoria umana è uno strumento troppo ingannevole per farvi affidamento. Man mano che gli anni incedono, la realtà di ciò che è stato si confonde con le fantasie su ciò che avremmo voluto che fosse, e non si può mai essere davvero sicuri che sia proprio la nuda verità a essere evocata. Ho cercato di proteggere i miei ricordi, di mantenerli incorrotti e autentici, ma è più facile a dirsi che a farsi.
    Per me, la musica resta la sola chiave capace di aprire la porta sul passato in un modo di cui mi possa fidare.

    ha scritto il 

  • 4

    Simple and not very self-absorbed

    I was quite surprised with Kent's simple style of writing. At first, judging the book by its cover, it's true, it seemed like a simple rock 'n' roll take, but not so. At least not for the first half o ...continua

    I was quite surprised with Kent's simple style of writing. At first, judging the book by its cover, it's true, it seemed like a simple rock 'n' roll take, but not so. At least not for the first half of the book anyway.

    Kent tells of his life as a child, a teenager and getting smitten with hormones, non-moans and the likes. Gripes. Loves. His first tastes of music. The Beatles. The Rolling Stones. Getting aurally smacked by Led Zeppelin, seeing them in concert, getting backstage due to a mate.

    School, moving away from home, starting out with writing about music and then, as the 1970s and Kent's youth really gets going, so does his writing. As stated, it's simple yet nothing's lost by that; it's a bit like Morrissey's lyrics; even though they're simple there is a lot behind it (even though this is actually short-changing Moz).

    As Kent moves into writing for NME and getting his paws dirty in private with the likes of Led Zeppelin, The Rolling Stones plus getting his lingual traits in order, he meets with Lester Bangs and the Creem unit while visiting the USA for the first time. He also contracts STDs and starts doing heavy drugs.

    A lot of the writing is about the waves of music during the 1970s; from the folk to the rock to the punk and into his heavy drug-use which inevitably turned him into a pathetic, homeless junkie.

    Most of this book is very entertaining, interesting and funny; Kent jabs at himself with swagger as he should; the man is actually the reason why "Metallic KO" came into existing in the first place, and if that wasn't enough he actually was there during a lot of what happened; Iggy's getting into David Bowie, talking with Lester Bangs about interviewing Lou Reed, sticking around the making of "Exile On Main St".

    Even though Kent does a good job at staying humble throughout most of the book, there is a bit of grumpy old man in here which doesn't suit the general taste of the book, and reminds me of how he's portrayed - and of how he portrays himself - in Julien Temple's "The Filth And The Fury": a belligerent, pompous person who tries to be somebody he's not. On the other hand: who's not, at some times?

    All in all: a lot better than a bunch of autobiographies on music, but quite the way away from the poetic, autobiographic side of books, e.g. Patti Smith's radiant "Just Kids".

    Get this and you won't be disappointed.

    ha scritto il 

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