Aporie

Morire, attendersi ai limiti della verità

Di

Editore: Bompiani (Tascabili, 278)

4.3
(12)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 75 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8845201430 | Isbn-13: 9788845201431 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Graziella Berto

Genere: Studio di Lingue Straniere , Filosofia

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Descrizione del libro
"Passaggio della morte: al di là. La morte è quasi sempre rappresentata come una fine, un limite, un confine - un viaggio, una partenza o il passaggio di un confine. Vi arriva la morte? Possiamo fare la storia di questo confine e di questo arrivo?... Per trattare questi problemi era necessario trattare del passaggio e del non passaggio, dell'aporia in generale... Dopo una piccola storia autocritica dell'"aporia", questo libro affronta le questioni sollevate tanto dal progetto di una storia culturale o di un'antropologia della morte, quanto, in modo all'apparenza più radicale, da un'analitica esistenziale dell'essere per la morte." (Jacques Derrida)
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    verrà la morte e avrà i tuoi occhi

    un libro brevissimo, formato da due saggi di argomento pressochè identico, l'interpretazione/traduzione di alcuni punti dell'analitica esistenziale di Martin Heidegger riguardo il significato della mo ...continua

    un libro brevissimo, formato da due saggi di argomento pressochè identico, l'interpretazione/traduzione di alcuni punti dell'analitica esistenziale di Martin Heidegger riguardo il significato della morte.

    Derrida affronta il concetto della morte legata alla nozione di "Dasein", l'essere in quanto tale, nel pensiero heideggeriano. Leggere i suoi saggi senza una conoscenza puntuale delle sue opere, in particolare "Sein und Zeit", è di sicuro un forte limite: il che però non è del tutto fuori luogo per tutta l'esegesi che tratta della morte come limite appunto.

    Il limite viene attraversato da Derrida in tutte le sue possibili accezioni attraverso una disamina dei termini (limiti in fin dei conti anch'essi, etimologicamente) tedeschi originali e di varie traduzioni, francesi e inglesi. Questo è l'aspetto più interessante e originale dei due saggi: con un modo di procedere dialettico e dialogico più che deduttivo Derrida si inoltra in un dedalo di interconnessioni linguistiche che portano non a soluzioni ma a problemi, ad aporie.

    Con un'umiltà propria della mistica contemplativa medievale il filosofo conclude le sue riflessioni proprio nel riconoscere l'appartenenza di molti motivi e temi della filosofia heideggeriana, così fondamentale per lo sviluppo del pensiero del secolo breve, alla tradizione delle radici giudaico-cristiano-islamiche e nel riconoscere se stesso attraverso la figura storica del "marrano", il criptogiudeo, condannato dalla storia (ma è poi una condanna?) a vivere nel limite come limite.

    ha scritto il 

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    PRÉSENTATION
    « Passage de la mort : au-delà. La mort est si souvent représentée comme une fin, une limite, une frontière – un voyage, un départ ou le passage d’une frontière. La mort y arrive-t-elle ? ...continua

    PRÉSENTATION
    « Passage de la mort : au-delà. La mort est si souvent représentée comme une fin, une limite, une frontière – un voyage, un départ ou le passage d’une frontière. La mort y arrive-t-elle ? Peut-on faire l’histoire de cette frontière et de cette arrivée ? Qu’est-ce qu’un arrivant ? Et que veut dire “s’attendre”, “s’attendre soi-même”, “s’attendre l’un(e) l’autre – à la mort ?”
    Pour traiter ces questions, il m’aura fallu traiter du passage et du non-passage, de l’aporie en général – et par exemple des raisons pour lesquelles une “logique” de l’aporie s’est régulièrement imposée à moi, depuis si longtemps : non pour signifier la paralysie ou l’impasse mais cela même qu’il faut endurer pour qu’une décision, une responsabilité, un événement ou une hospitalité, un don soient possibles.
    Après une petite histoire autobiographique de l’“aporie”, cet essai aborde les questions que soulèvent aussi bien le projet d’une histoire culturelle ou d’une anthropologie de la mort (Ariès, Vovelle, Thomas) que, de façon apparemment plus radicale, une analytique existentiale de l’être-pour-la-mort, cette “possibilité de la pure et simple impossibilité du Dasein” (Heidegger). Un trajet que je ne peux reconstituer ici tente de justifier quelques propositions finales. »

    J. D.

    SOMMAIRE
    Préambule
    Finis
    S’attendre à l’arrivée

    ha scritto il