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Aprile è il più crudele dei mesi

Di

Editore: Meridiano Zero

3.7
(251)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8882370704 | Isbn-13: 9788882370701 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Filippo Patarino

Disponibile anche come: Altri

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Un cadavere viene scoperto in un magazzino abbandonato, tagliato accuratamente a pezzi, bollito al di là di ogni possibilità di identificazione, e sigillato in cinque sacchetti di plastica. Il caso viene assegnato al sergente della Factory, a Scotland Yard, un solitario che si trova spesso a indagare su delitti esecrandi e ripugnanti. Il sergente trova rapidamente la pista giusta ma scopre che l'omicidio è solo l'inizio di una catena di eventi in cui il governo non vuole che nessuno vada a mettere il naso.
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  • 3

    Swinging London

    Se uno asserisce - L'ho sposata per le sue tette - come unico presupposto per un matrimonio felice e duraturo, anche trascurando l'usura del tempo e la forza di gravità, non può poi stupirsi se le cos ...continua

    Se uno asserisce - L'ho sposata per le sue tette - come unico presupposto per un matrimonio felice e duraturo, anche trascurando l'usura del tempo e la forza di gravità, non può poi stupirsi se le cose prendono una brutta, bruttissima piega...
    Riguardo al noir, sì perché senza dubbio di noir si tratta, anzi per meglio dire è un hard boiled in senso letterale vista la raccapricciante modalità d'esecuzione della vittima: crudo, macabro, fumoso.
    Un pregio: ambientato a Londra.
    Un difetto: un po' sfocato, a partire dall'insubordinato protagonista - l'unnamed sergeant affidato alla sezione 'Delitti Irrisolti'.
    Anche se a volte mi ha dato l'impressione che fosse stato scritto sotto i fumi dell'alcool, non è per niente male; c'è qualcosa di morboso in questa scrittura che mi ha procurato una certa curiosità, e il cattivo McGruder un certo divertimento: è un personaggio piuttosto riuscito, e ho l'impressione che rispunterà fuori.
    È un po' strano, a volte ostico, non scorrevolissimo e mi sfugge qualcosa; probabilmente
    dovrei leggere l'episodio precedente della serie Factory - il primo, 'Morì con gli occhi aperti' - per inquadrarlo meglio, il sergeant, però non male, non male davvero...
    Thank you, Gil!

    ha scritto il 

  • 4

    Ricordo una chat di Browserina che mi aveva fatto esplodere in una risata (il che è normale) ed insieme lasciato perplesso (già meno probabile): riportava un messaggio da cui si evinceva che c’è gente ...continua

    Ricordo una chat di Browserina che mi aveva fatto esplodere in una risata (il che è normale) ed insieme lasciato perplesso (già meno probabile): riportava un messaggio da cui si evinceva che c’è gente che frequenta la chat cercando di reclutare una ragazza disposta a colpirli con un calcio nelle pall… ehm… nei maro… ehm… insomma, lì.
    Beh, spingendo la metafora al massimo, se state cercando un romanzo nerissimo che vi regali un calcio lì, ecco, “Aprile è il più crudele dei mesi” è perfetto.
    Il genio noir di Derek Raymond è cristallino e pervade tutta la sua narrativa, in particolare il “ciclo della Factory” di cui questo romanzo è forse la gemma più luminosa.
    E così come la base di un buon piatto è la semplicità, Raymond appoggia tutto lo sviluppo del testo su due elementi: una trama solida e non enigmatica, che si svela con la giusta velocità, e un protagonista assolutamente irresistibile: un innominato sergente della Delitti Irrisolti, quasi felice di appartenere a una sezione considerata la feccia di Scotland Yard eppure votato alla risoluzione dei suoi casi. Un uomo complesso, dal passato venato di tragedia, che partendo da un omicidio di inaudita efferatezza (vi risparmio i dettagli) dovrà confrontarsi con servizi segreti, politica, equilibri mediatici.
    L’ironia, spesso molto amara, dell’ispettore emerge in particolare nei dialoghi con colleghi e superiori: si tratta di veri e propri saggi sulla scrittura del dialogo perfetto. Quando però Raymond decise di pestare duro, non risparmia niente, e i due monologhi dell’assassino sono talmente potenti da valere ampiamente il prezzo dell’acquisto.
    Un romanzo durissimo, quasi violento, e ciò nonostante impossibile da abbandonare. Una lettura che esclude dal resto del mondo.

    http://www.masedomani.com/2015/01/31/recensione-aprile-e-il-piu-crudele-dei-mesi-di-derek-raymond/

    ha scritto il 

  • 4

    Non riesco mai a sopportare la facilità con la quale i bugiardi usano la parola "sinceramente" - pag. 259

    E' a un sergente londinese della sezione Delitti Irrisolti che viene affidato il caso:
    un uomo ucciso, dissanguato, smembrato, bollito e racchiuso in cinque sacchetti per la spesa, abbandonati in un c ...continua

    E' a un sergente londinese della sezione Delitti Irrisolti che viene affidato il caso:
    un uomo ucciso, dissanguato, smembrato, bollito e racchiuso in cinque sacchetti per la spesa, abbandonati in un capannnone industriale della periferia della città.
    L'indagine prende un avvio velocissimo, l'individuazione del probabile omicida è rapida, ma farlo confessare è altra cosa.
    Il lavoro ai fianchi, che il sergente metterà in atto, porterà alla soluzione di un caso che coinvolge anche il governo britannico, lo spionaggio e tutte le miserie umane collegate ai protagonisti.
    Lo stile di Derek Raymond è un mix molto particolare. Tratteggiando la tragica storia personale del sergente, la scrittura in parte abbandona lo stile nero per regalare al lettore pagine molto toccanti e delicate, senza però togliere tensione, ritmo e orrore a ciò che segue.
    Asciutto, essenziale e crudele, come il mese di aprile al quale si riferisce il titolo, per una volta meglio dell'originale, "The Devil's Home On Leave".

    ha scritto il 

  • 5

    Terzo romanzo della serie della Factory. Dopo Dora Suarez è probabilmente il più riuscito: il caso di un uomo ritrovato a pezzi e bollito ben impacchettato in sacchi della spesa. Straordinaria, in par ...continua

    Terzo romanzo della serie della Factory. Dopo Dora Suarez è probabilmente il più riuscito: il caso di un uomo ritrovato a pezzi e bollito ben impacchettato in sacchi della spesa. Straordinaria, in particolare, la caratterizzazione di un killer psicopatico micidiale ma lucifericamente affascinante. E' forse il libro migliore per avviare la scoperta di Derek Raymond per un lettore che ancora non lo conoscesse.

    ha scritto il 

  • 3

    Allora, di questo giallo, o noir, come volete, mi è piaciuto sicuramente il protagonista, con la vita tormentata che non può mancare, per un noir/giallo che si rispetti. La sua è anche più terribile d ...continua

    Allora, di questo giallo, o noir, come volete, mi è piaciuto sicuramente il protagonista, con la vita tormentata che non può mancare, per un noir/giallo che si rispetti. La sua è anche più terribile del solito, a mio modesto parere. Ah, e anche Londra non è male, sarà che non ci sono mai stata e sta lì nell'iperuranio dei miei sogni.
    Poi, per quanto riguarda la trama, non mi ha convinto, dico sinceramente di essermi persa un bel po' di volte, e non so, mi ha lasciato una sensazione di incompiutezza, mi aspettavo qualcosa di più che non è mai arrivato.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi è piaciuta molto la parte noir del libro: cadavere bollito, tagliato e chiuso nei sacchetti... Molto macabra e agghiacciante ma scorrevole e ben dettagliata. Quello che mi ha dato prurito e mi ha f ...continua

    Mi è piaciuta molto la parte noir del libro: cadavere bollito, tagliato e chiuso nei sacchetti... Molto macabra e agghiacciante ma scorrevole e ben dettagliata. Quello che mi ha dato prurito e mi ha fatto dare solo tre stelline è la parte che parla dello spionaggio, storia che si snoda in parallelo a quella della prima scena del crimine.

    ha scritto il 

  • 4

    Quando nella mia mente si forma l'ambientazione di un libro thriller, regna sempre l'oscurità. Per la maggior parte (a meno che non sia proprio specificato e anche in quel caso non mi riesce sempre) l ...continua

    Quando nella mia mente si forma l'ambientazione di un libro thriller, regna sempre l'oscurità. Per la maggior parte (a meno che non sia proprio specificato e anche in quel caso non mi riesce sempre) le azioni si svolgono di notte, al massimo concepisco un imbrunire se la stagione che immagino è invernale.
    E i pub all'irlandese/inglese me li immagino illuminati poco, fumosi e in legno massiccio e scuro.
    Con le lampade che illuminano singolarmente ogni tavolo.
    Cappotti lunghi e cappello.

    Oltre alla storia in sé mi piace anche che nella narrazione subentri la storia personale del protagonista, i suoi problemi, i suoi rimpianti, i suoi conflitti personali.
    Questo da una sensazione di completezza del quadro, e fa capire il comportamento dell'investigatore.

    ha scritto il 

  • 4

    Nero come il fuoco dopo che è passato

    Ci sono modi e modi di dire nero. Il nero è indubbiamente un colore. O forse è l’assenza del colore.

    Ma è anche molte altre cose. È l’umore tetro; è l’orlo delle nuvole cariche di pioggia; è la soffe ...continua

    Ci sono modi e modi di dire nero. Il nero è indubbiamente un colore. O forse è l’assenza del colore.

    Ma è anche molte altre cose. È l’umore tetro; è l’orlo delle nuvole cariche di pioggia; è la sofferenza dei vestiti di chi ha perso una persona cara; è il vuoto di una stella collassata; è un certo senso dello humor che non a tutti si addice; è l’eleganza di un tubino in una sera carica di aspettative; è il bagaglio giornaliero di uno spazzacamino; è la fame, quella vera; è la notte senza stelle; è il pessimismo più cupo; è il fondo di una padella; è la morte che vince la sua partita a scacchi; è il brutto anatroccolo; è il registro delle persone sospette; è il pane integrale; è il sangue rappreso.

    Poi però, c’è un altro tipo di nero. Il nero che si accompagna al bianco, il chiaroscuro che evidenzia l’abbronzatura in coincidenza col segno del costume. Quello è il nero che acceca, perché è quello che inconfondibilmente spiega.

    Adesso prendete una foto, preferibilmente desaturata, preferibilmente felice, magari della vostra infanzia. Ora bruciatela ai bordi. Una cosa del genere.

    http://3.bp.blogspot.com/-BxFZDf-UkI8/UXRRZ2ExnQI/AAAAAAAACJM/GpOdxj_Sxj0/s1600/tumblr_m52rf8WZkn1qbxm37o1_500.jpg

    Vedete quel nero irregolare della bruciatura che avanza? Quella tristezza che vi prende quando il nero mangia i vostri ricordi? Riuscite a cogliere il momento in cui vorreste tornare indietro al momento in cui forse, avreste anche potuto non trovare l’accendino a portata di mano? Riuscite a cogliere il cinismo che vi si condensa nella bocca quando vedendo che il passato è andato, dite a mezza voce “macchissenefrega”?

    Quello è il nero. Il contrasto netto tra il passato e il presente, tra i ricordi e il futuro, tra la nostalgia e il disinteresse tagliente.

    Un'eleganza fumosa e tetra che ti divora mentre ti accoccoli sulla sedia vuota e ancora calda delle illusioni in frantumi. Questo è il noir. Non un noir qualsiasi, ma il noir di Raymond.

    ha scritto il