La Nascita di Venere, il celebre dipinto di Sandro Botticelli conservato agli Uffizi di Firenze, venne commissionato al pittore verso il 1484 da Lorenzo de' Medici, il piú grande mecenate del tempo, per adornare una sua residenza. Il quadro è da allora entrato stabilmente a far parte dell'immaginariContinue
La Nascita di Venere, il celebre dipinto di Sandro Botticelli conservato agli Uffizi di Firenze, venne commissionato al pittore verso il 1484 da Lorenzo de' Medici, il piú grande mecenate del tempo, per adornare una sua residenza. Il quadro è da allora entrato stabilmente a far parte dell'immaginario collettivo come la piú perfetta rappresentazione degli ideali umanistici, sintesi esemplare del «ritorno degli antichi dèi» e della pura bellezza classica del nudo.
Attraverso un approfondito riesame delle fonti letterarie e originali accostamenti culturali, Georges Didi-Huberman guida in questo saggio il lettore in tutt'altra direzione, portandolo a scoprire come nel Quattrocento l'immagine della nudità celasse al proprio interno sensazioni impure, inquietanti e minacciose, tutti elementi che le letture canoniche del dipinto hanno deliberatamente tralasciato o occultato. La nudità di Venere viene cosí «aperta» e ricondotta alla sua natura contrastata, mitologica e realistica, morale e sessuale al tempo stesso, attraverso un'indagine che coinvolge fonti e riferimenti ad ampio raggio, sia cronologico che tematico. L'autore analizza in successione altre opere di Botticelli, come i quattro pannelli con la crudele storia di Nastagio degli Onesti, narrata da Boccaccio nel Decameron, e l'autobiografica Calunnia, la lettura «apocalittica» di Savonarola, che incendiava allora Firenze con i suoi sermoni, e approfondisce al tempo stesso il tema «spinoso» della nudità facendo riferimento, tra gli altri, a Freud, Bataille, Sade e alle indicazioni di Warburg e Wind.
Con questo studio originale, che non manca di soffermarsi anche sulle cere anatomiche settecentesche conservate a Firenze, Didi-Huberman svela al lettore l'ambivalenza costante e ineliminabile che caratterizzò l'Umanesimo mediceo e la natura duplice, perturbante e umanissima di ogni nudità.
«Ripensare la nudità oltre gli abiti simbolici di cui si riveste il nudo nella rappresentazione? Ciò significa in primo luogo accostarsi a quella fenomenologia del contatto mascherato che Freud richiama giustamente come rovescio bifronte - tocco di Eros e tocco di Thanatos - di ogni idealizzazione, di ogni difesa psichica contro l'attacco, in noi, dei cosiddetti processi "primari". Occorre dunque trovare nella Venere stessa la traccia di questo snodo dissimulato, inquietante, in cui il tocco di Thanatos si sposa a quello di Eros: passaggio impercettibile, e nondimeno straziante, in cui l'essere toccati (essere commossi dalla bellezza pudica di Venere, vale a dire essere attirati e quasi carezzati dalla sua immagine) diviene essere colpiti (ovvero essere feriti, essere aperti dal negativo che appartiene a quella stessa immagine). Qui nudità fa rima con desiderio, ma anche con crudeltà. Georges Bataille non è molto distante, probabilmente, ma Botticelli? Cercare un simile "lavoro del negativo" o simili "somiglianze crudeli" non vuol dire anche reinventare Venere?»