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Ararat

Di

Editore: Iperborea

3.6
(19)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 320 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Olandese , Inglese , Francese

Isbn-10: 8870911799 | Isbn-13: 9788870911794 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: C. Cozzi

Genere: History , Sports, Outdoors & Adventure , Travel

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Descrizione del libro
Ararat, la montagna dove si arenò l’Arca di Noè, il luogo sacro che angeli con spade di fuoco rendono inaccessibile, ma anche il terreno di perenni conflitti: al confine tra Turchia e Armenia, fronte militarizzato tra nato e Cortina di ferro, linea di demarcazione tra Islam e Cristianesimo. È sotto tutti questi versanti che lo esplora Westerman nel suo romanzo reportage: un itinerario fisico e spirituale, letterario e politico, sulle tracce di Noè, Gilgamesh, Pamuk, tra la questione armena e l’identità curda. Ma Ararat è ancor più una profonda interrogazione sul rapporto tra scienza e religione da parte di un uomo scettico pronto a mettere in gioco tutto se stesso.
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  • 4

    Libro- reportage, ricco e denso di immagini, fatti, personaggi, ricordi ed emozioni. Più che un classico resoconto giornalistico di una spedizione sul mitico ARARAT direi che ha tutte le caratteristiche di un viaggio spirituale che l’autore intraprende alla ricerca non tanto dell’Arca perduta m ...continua

    Libro- reportage, ricco e denso di immagini, fatti, personaggi, ricordi ed emozioni. Più che un classico resoconto giornalistico di una spedizione sul mitico ARARAT direi che ha tutte le caratteristiche di un viaggio spirituale che l’autore intraprende alla ricerca non tanto dell’Arca perduta ma della sua identità di uomo , della sua perduta formazione religiosa: avere la conferma che l’Ararat è proprio la montagna dell’Arca è una scusa. Eppure L’Ararat è lì come un magnete, con la sua aura mitologica, crocevia di razze, popoli, religioni, destini e conflitti, oggetto conteso tra la scienza e la religione. Esso sovrasta il paesaggio circostante e lo osserva come una sentinella , che sai che custodisce un qualcosa di importante e fondamentale che potrebbe dare il senso alla vita. Westermann intraprende dunque questo viaggio non certo per ottenere delle risposte definitive alla verità scientifica o religiosa, e tutto sommato non troverà né l’una né l’altra, perché lui come tutti gli uomini è alla ricerca della verità sull’esistenza. Senza questo sforzo la vita dell’uomo non avrebbe senso!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Libro che mi ha lasciato una sensazione di un percorso a meta'.
    Chiaro il bisogno di affrontare personali ed interiori contraddizioni, ma alla fine manca lo slancio finale, quasi il coraggio, di prenderne quanto meno atto fino in fondo.
    Comunque si legge bene e non e' privo di aspett ...continua

    Libro che mi ha lasciato una sensazione di un percorso a meta'.
    Chiaro il bisogno di affrontare personali ed interiori contraddizioni, ma alla fine manca lo slancio finale, quasi il coraggio, di prenderne quanto meno atto fino in fondo.
    Comunque si legge bene e non e' privo di aspetti di interesse su questa mitica montagna

    ha scritto il 

  • 5

    "Metti una sopra l'altra le sillabe della parola Ararat e ottieni una montagna"


    Proprio così, una montagna può non essere solo rocce e dirupi e sentieri che portano in alto. Una montagna può essere fatta anche di parole, di idee, di immagini che prendono forma dai libri letti e a volte dan ...continua

    "Metti una sopra l'altra le sillabe della parola Ararat e ottieni una montagna"

    Proprio così, una montagna può non essere solo rocce e dirupi e sentieri che portano in alto. Una montagna può essere fatta anche di parole, di idee, di immagini che prendono forma dai libri letti e a volte danzano per la testa. Con "Ararat" Frank Westerman, scrittore olandese di cui ho già avuto modo di apprezzare "El Negro e io", ci prende per mano e ci porta in cima a un monte che non è solo un monte, che è più di un monte, è un monte di storie, miti, leggende.

    Quante cose che è l'Ararat. A partire dalla Bibbia che con poche parole ne fa un luogo unico al mondo, lo spartiacque (letteralmente) tra la devastazione del diluvio universale e la rinascita della vita: Nel settimo mese, il diciassette del mese, l'arca si posò sui monti dell'Ararat.

    E'questa la montagna sacra che nessuno doveva scalare, nemmeno fosse l'undicesimo comandamento, poco importa che il divieto magari nascondesse solo la possibilità della delusione (Sorgeva il sospetto che lo zelo con cui i sacerdoti impedivano di raggiungere i loro luoghi sacri fosse dovuto a un solo timore: che lì non ci fosse niente)

    La montagna culla di civiltà, inizio della storia. La montagna promessa di terra promessa.

    Ma anche la montagna frontiera, la montagna che è separazione, confine di eserciti contrapposti. Prima linea della guerra fredda. E da sempre i turchi da una parte e gli armeni dall'altra.

    E tutto questo è anche il viaggio di Frank Westerman. Viaggio di letture e suggestioni, prima ancora che ricerca di altezze e aria rarefatta. Un viaggio che è bello fare anche noi, scivolando per queste pagine.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    il cercare...

    la ricerca, le aspettative, i pensieri che ne scaturiscono, l'attesa, la speranza o la paura di un cambiamento, il sollievo, il niente... un libro splendido, ricco di pensieri che si incrociano, di parallelismi, di meditazioni, di ribaltamenti. Uno scrittore che vuole arrivare in cima ad una mont ...continua

    la ricerca, le aspettative, i pensieri che ne scaturiscono, l'attesa, la speranza o la paura di un cambiamento, il sollievo, il niente... un libro splendido, ricco di pensieri che si incrociano, di parallelismi, di meditazioni, di ribaltamenti. Uno scrittore che vuole arrivare in cima ad una montagna densa di simboli e di significati e che con grande intelligenza ci dimostra che simboli e significati per quanto universali, nella realtà assumono significati propri, personali e nell'osservare e interpretare tutto si sposta e relativizza. Come spesso accade, le grandi aspettative non si compiono ma senz'altro ci aiutano nell'attesa a rifocalizzarci. decisamente un bel libro.
    "Poteva anche darsi che gli esseri umani sarebbero davvero riusciti a distruggere ogni forma di vita sulla terra. E allora? Chi l'avrebbe compianta?"
    "Mi resi conto che il fragile mondo del cercatore dell'Arca esisteva proprio in virtù del suo non trovarla. La meta doveva restare sempre e comunque fuori dalla sua portata, era questo a farlo andare avanti a dare uno scopo alla sua vita. Il cercatore dell'arca non doveva la propria peculiarità all'Arca, ma al fatto che la cercasse. In sostanza, quello che stavo facendo io."

    ha scritto il 

  • 3

    è un libro con grandi potenzialità. Sarà che tocca aspetti della religione, dell'approccio alla religione che considero miei. Eppure manca quel qualche cosa che dia appagamento. Peccato.

    ha scritto il 

  • 3

    Westerman si perde sull'Ararat

    Questa nuova proposta di Westerman che ci offre Iperborea ha un difetto: e' un po' troppo auto-centrata e senza quella palese rinuncia alla ricostruzione storica che mi era tanto piaciuta in El negro ed Io. Dopo aver raccontato, e bene, la dimensione pubblica e personale del razzismo, questa volt ...continua

    Questa nuova proposta di Westerman che ci offre Iperborea ha un difetto: e' un po' troppo auto-centrata e senza quella palese rinuncia alla ricostruzione storica che mi era tanto piaciuta in El negro ed Io. Dopo aver raccontato, e bene, la dimensione pubblica e personale del razzismo, questa volta Westerman si cimenta con una dimensione religiosa, quella dell'Arca di Noe', che francamente gli sfugge e diventa un po' pretestuosa nell'ottica globale del racconto. Insomma il giochetto che era riuscito cosi' bene nel caso del boscimane impagliato e non si ripete con l'Arca di Noe', che rimane un elemento estraneo e un po' sfocato rispetto al racconto tutto personale (e conflittuale)tra Westerman e la religione. Anche la conclusione mi ha lasciato un po' freddino.

    ha scritto il 

  • 2

    La passione per il monte Ararat narrata da un olandese deciso a compierne l'acensione, poca capacità critica e poca filosogia delle religione se mai l'autore avesse cercato di propinarcene

    ha scritto il 

  • 0

    Ararat

    Ararat, la montagna dove si arenò l’Arca di Noè dopo il Diluvio Universale, la vetta innevata di oltre cinquemila metri che angeli con spade di fuoco rendono inaccessibile, il luogo sacro di miti e leggende, ma anche il terreno di perenni conflitti religiosi e politici: al confine tra Turchia e A ...continua

    Ararat, la montagna dove si arenò l’Arca di Noè dopo il Diluvio Universale, la vetta innevata di oltre cinquemila metri che angeli con spade di fuoco rendono inaccessibile, il luogo sacro di miti e leggende, ma anche il terreno di perenni conflitti religiosi e politici: al confine tra Turchia e Armenia, fronte militarizzato tra nato e Cortina di ferro, linea di demarcazione tra Islam e Cristianesimo. È sotto tutti questi versanti che lo esplora Westerman nel suo romanzo reportage: un viaggio alla conquista di una delle montagne sacre più impregnate di valori simbolici. Un itinerario fisico e spirituale, letterario e politico, sulle tracce di Noè, Gilgamesh, Pamuk, tra la questione armena e l’identità curda, le origini della leggenda del Diluvio e i tentativi di dimostrarne l’autenticità. Tra gli incontri, le affascinanti figure dei grandi cercatori dell’Arca, scienziati o avventurieri, religiosi o spie o perfino astronauti, e audaci scalatori di una cima resa ormai più impervia dalle raffiche di mitra che dalle tempeste. Ma Ararat è ancor più una profonda e coinvolgente interrogazione sulla fede, sul rapporto tra scienza e religione da parte di un uomo onesto e scettico pronto a rimettere in gioco tutto se stesso: la scommessa di un “Giobbe alla rovescia” che non si accontenta della sua incapacità di credere.

    ha scritto il 

  • 4

    Aan de hand van een tocht naar de Ararat, de berg waar de ark van Noach gestrand zou zijn, schrijft Westerman over de spanning tussen geloof en 'weten'schap. Hij schrijft veel over zichzelf en zijn verleden, zonder zijn visie op te willen leggen. Aan de ene kant bevalt me dat, aan de andere kant ...continua

    Aan de hand van een tocht naar de Ararat, de berg waar de ark van Noach gestrand zou zijn, schrijft Westerman over de spanning tussen geloof en 'weten'schap. Hij schrijft veel over zichzelf en zijn verleden, zonder zijn visie op te willen leggen. Aan de ene kant bevalt me dat, aan de andere kant staat de persoonlijke toon soms ook wel tussen lezer en de andere beschrevenen.

    Ik heb het boek met plezier gelezen, maar vond het niet zo boeiend als 'De ingenieurs van de ziel', waarin Westerman iets meer afstand houdt.

    ha scritto il