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Arcipelago Gulag, 1918-1956

Saggio di inchiesta narrativa. (3 voll.)

Di

Editore: Mondadori (Oscar classici moderni, 103)

4.2
(491)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1956 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Polacco

Isbn-10: 8804393300 | Isbn-13: 9788804393306 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Olsoufieva ; Curatore: Sergio Repetto

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
Gulag è la sigla dell'organismo statale che gestiva il sistema dei campi d'internamento nell'Unione Sovietica: prigioni di transito, carceri, “isolatori” politici, campi di lavoro forzato, luoghi di confino e di esilio interno. Dal Circolo polare artico alle steppe del Caspio, dalla Moldavia all'Estremo Oriente, dalle grandi città industriali alle miniere d'oro di Kolyma in Siberia, le “isole” del Gulag formavano un invisibile arcipelago, popolato da milioni di cittadini sovietici. Nei Gulag è vissuta o ha trovato fine o si è formata un'“altra” Russia, quella di cui non parlavano le versioni ufficiali, e di cui Solženicyn, per primo, ha cominciato a scrivere la storia. In un fitto intreccio di esperienze dirette, di apporti memorialistici, di minuziose ricostruzioni dove non un solo nome o luogo o episodio è fittizio, i tre volumi di Arcipelago Gulag racchiudono una tragica cronaca di quella che è stata la vita del popolo sovietico “del sottosuolo” dal 1918 al 1956. La classificazione dei prigionieri per categorie e i rapporti fra detenuti politici e detenuti comuni, i problemi della presenza delle donne e degli adolescenti nei campi, i sistemi di sorveglianza, l'arruolamento dei delatori, l'assegnazione delle punizioni e degli “incentivi”: sono alcune delle numerosissime tessere che Solženicyn usa per comporre un minuzioso mosaico da cui è possibile desumere tutti gli aspetti della vita quotidiana nei lager. Una straordinaria opera corale, un “comune monumento eretto da amici in memoria di tutti i martoriati e uccisi”, uomini spesso senza volto e senza nome – tra i quali i 227 ex deportati che aiutarono Solženicyn con racconti, ricordi e lettere – senza i quali l'opera stessa non sarebbe mai stata “scritta, rielaborata e conservata”.
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  • 4

    Un pugno allo stomaco

    Straordinario libro di denuncia che dovrebbero far leggere in tutte le scuole. Sappiamo tutto (o molto) sui campi di concentramento nazisti, ma quasi nulla ci viene detto sui gulag. L'orrore, la violenza e la disperazione sono identiche.

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro è il capolavoro di Solženicyn. Se volete farvi un'idea di cosa fosse l'arcipelago Gulag sovietico, quali fossero le condizioni dei prigionieri, come avvenissero gli arresti e i trasporti, in maniera cruda e diretta, questo libro è irrinunciabile.

    ha scritto il 

  • 5

    La prima cosa che si prova leggendolo è lo stupore, perché delle stragi e del regime poliziesco ai tempi dell’Urss se ne parla poco e mai in termini così drammatici. E’ gravissimo che sia tutto passato sotto silenzio o quantomeno ridimensionato. Ma cosa c’è stato di diverso da un vero e proprio g ...continua

    La prima cosa che si prova leggendolo è lo stupore, perché delle stragi e del regime poliziesco ai tempi dell’Urss se ne parla poco e mai in termini così drammatici. E’ gravissimo che sia tutto passato sotto silenzio o quantomeno ridimensionato. Ma cosa c’è stato di diverso da un vero e proprio genocidio nei confronti del popolo russo? Polemicamente e giustamente, con la forza di chi ha vissuto l’orrore, S. può permettersi di scavare a fondo nel denunciare il nuovo potere come peggiore del precedente. Consideriamo infatti che gli zar, nelle loro persecuzioni, riconoscevano agli oppositori lo status di politici mentre il regime comunista nega loro ogni dignità morale e spirituale fino a consegnarli alle angherie dei delinquenti comuni. L’autore parla degli oppositori politici come degli estranei. Gli estranei sono tali al regime, sono coloro che non si collocano in esso, sia pure ai margini o violando le sue leggi ma accettando il suo sistema di potere, dunque sono piante nocive, pericolose, da estirpare. Viene così descritto scientificamente, in tutta la sua forza e il suo terrore, il meccanismo del pensiero unico. Chi non lo condivide, ma gli si oppone, non ha posto nella società pianificata, nella città ideale, e deve essere eliminato. Se consideriamo lo spirito di tali concezioni ci accorgiamo come dobbiamo sempre tenerci vigili e stare in guardia. Oggi il pensiero unico, le ricette del progresso, hanno altre forme, altri mezzi coercitivi, ma il fine resta lo stesso, l’eliminazione di ogni opposizione. Nelle metropoli della tecnica non vi è posto per chi non partecipa al meccanismo della produzione e del consumo, e non è sufficiente prendervi parte svogliatamente, per poche ore al giorno, bisogna farlo a tempo pieno, sacrificare a tale idea la propria vita. Da un punto di vista di tecnica letteraria, resta poi l’efficacia di un racconto corale che procede attraverso l’incastro di testimonianze e voci che provengono da ogni parte dell’invisibile eppure tangibilissimo, freddo e labirintico Arcipelago contribuendo così a illuminare alcuni fili della sua ragnatela.

    ha scritto il 

  • 5

    E' vero, allora, che gli animali sono migliori di certi individui?

    Ho chiuso questo libro ieri sera,sul tardi, con un brivido. Mi ha letteralmente sfinita e mi ha lasciato addosso una rabbia infinita, potente, indescrivibile. Rabbia nei confronti di uomini meschini e crudeli, capaci di aberrazioni senza pari; rabbia nei confronti di un sistema giudiziario corrot ...continua

    Ho chiuso questo libro ieri sera,sul tardi, con un brivido. Mi ha letteralmente sfinita e mi ha lasciato addosso una rabbia infinita, potente, indescrivibile. Rabbia nei confronti di uomini meschini e crudeli, capaci di aberrazioni senza pari; rabbia nei confronti di un sistema giudiziario corrotto("Scrissero che era stata una vergognosa commedia giudiziaria, basata sulle deposizioni di provocatori e di infelici imputati costretti a ciò col terrore. Che la maggior parte di questi aveva abbandonato il partito da oltre dieci anni e non vi era mai più tornata"); rabbia nei confronti delle istituzioni russe; rabbia verso chi ha distrutto anche la più elementare delle libertà. "Come avrebbero potuto non desiderare una repubblica democratica?" Già, come, mi domando io?
    All'interno di queste pagine ho respirato un senso di irrealtà, sentivo nettamente la falsità e la macchinazione e non volevo, o forse non potevo, credere che un simile abominio potesse macchiare la storia dell'umanità.

    Vorrei porre l'attenzione, signori, sull'istruttoria russa accompagnata da torture che "avrebbero stretto il cranio con un cerchio di ferro, immerso un uomo in un bagno di acidi, tormentato altri, nudi e legati, con formiche e cimici, cacciato nell'ano una bacchetta metallica arroventata su un fornello a petrolio (marchio segreto), schiacciato lentamente i testicoli con uno stivale, e, come forma più blanda, suppliziato per settimane con l'insonnia, la sete, percosso fino a ridurre un uomo a polpa insanguinata, non uno dei drammi cechoviani sarebbe giunto alla fine, tutti i protagonisti sarebbero finiti in manicomio."
    Vedete, riflette, sentite, tutto ciò un tempo era realtà, un tempo uomini, donne e anziani venivano sottoposti regolarmente a tutto questo schifo, perché di schifo si tratta. Come classificare, ad esempio, questi giochetti? Mezzo sonoro, solletico, spegnere una sigaretta sulla pelle del detenuto, botte che non lasciano segni, spezzare la spina dorsale, costringere i malcapitati a non dormire, rompere le articolazioni, dilaniare la carne dei fianchi, strappare le unghia, rompere i denti, camicia di forza, imbrigliatura, continuo? Potrei andare avanti ancora per un po'; ho evitato di descrivere, nei particolari, queste pratiche vergognose e abominevoli.

    Vi lascio con le parole di Solženicyn.
    "Quanto abbiamo esposto dovrebbe dimostrare, parrebbe, che nello sterminio di milioni e nel popolamento del Gulag v'era stata una successione freddamente calcolata e una tenacia mai affievolita. Che non avemmo mai prigioni VUOTE: erano o piene o troppo piene. Che mentre voi vi occupavate a piacere dei misteri, scevri da pericolo, del nucleo atomico, dell'influenza di Heidegger su Sartre e collezionavate riproduzioni di Picasso, partivate in villeggiatura in comode carrozze ferroviarie o finivate di costruirvi una "dacia" nei dintorni di Mosca, i furgoni carcerari scorrazzavano senza posa per le strade e gli agenti della K.G.B. bussavano e suonavano alle porte. Questa esposizione dimostra anche, credo,che gli "Organi" non erano mai stati dei mangiapane a ufo."

    Un grande libro, un grande scrittore, fortunatamente sopravvissuto al Gulag per poter raccontare il dramma di coloro che hanno subìto tutta questa malvagità da parte di coloro che si facevano promotori di una libertà falsa, meschina e insignificante.

    ha scritto il 

  • 0

    Abbandonato forse perché non è il massimo da portarsi in vacanza... Di sicuro la pesantezza e la lunghezza del racconto non aiutano. Non so giudicarlo.
    Prima o poi lo riprenderò. Forse.

    ha scritto il 

  • 0

    «A cuore stretto mi ero astenuto per anni dal pubblicare questo libro, già pronto: il dovere verso chi era ancora vivo prendeva il sopravvento su quello verso i morti. Ma oggi che la Sicurezza dello Stato ha comunque in mano l'opera, non mi rimane altro

    che pubblicarla immediatamente.

    ARCIPELAGO GULAG
    1918 - 1956
    Saggio di inchiesta narrativa
    I - II

    ha scritto il 

  • 5

    Della morte tra gli uomini, della vita tra i cani.

    "Nell’epoca della dittatura, circondati da nemici da ogni lato, abbiamo a volte dimostrato un’inutile indulgenza, un’inutile bontà di cuore. "
    In questa citazione di Nikolaj Vasil’evič Krylenko, enorme autorità giuridica sovietica di fine anni '30, è racchiusa l'intera essenza di quest'oper ...continua

    "Nell’epoca della dittatura, circondati da nemici da ogni lato, abbiamo a volte dimostrato un’inutile indulgenza, un’inutile bontà di cuore. "
    In questa citazione di Nikolaj Vasil’evič Krylenko, enorme autorità giuridica sovietica di fine anni '30, è racchiusa l'intera essenza di quest'opera sterminata, difficile, noiosa, angosciante, torcibudella.

    Sarebbe bello parlarne come del lavoro geniale di un uomo dalla fantasia immensa e contorta. Un uomo che ha inventato una nuova geografia fantastica in cui esiste questo enorme stato dittatoriale e militarista in cui la gestione della detenzione e della rieducazione dei criminali e dei dissidenti e dei pensatori e dei religiosi e degli scrittori e dei traditori è affidata all'istituzione misteriosa e terrorizzante dell'arcipelago. Sarebbe un enorme lavoro di fantapolitica, sarebbe la nuova pietra miliare in materia di distopia. Il Signore degli Anelli dell'ucronia. Meglio di Infinite Jest.

    Però è vero.
    Però è successo.
    Però la gente ne porta ancora le cicatrici addosso.
    Però era tutto a poche migliaia di chilometri da noi.
    E la verità ci fa paura, fa paura a noi che siamo capitati a sinistra del muro come fa paura a chi capitò alla sua destra. Parafrasando lo stesso Solženicyn: Noi tutti amiamo la verità ma non ne siamo degni.

    Ecco perché questo libro non lo legge nessuno.

    ha scritto il 

  • 5

    Arcipelago gulag è, accanto a I racconti della Kolyma di Varlam Šalamov, la massima testimonianza della vita nei gulag, e insieme una ricostruzione storica profondamente documentata di quello che fu il sistema dei campi sovietici dalla sua creazione poco dopo la Rivoluzione russa al ...continua

    Arcipelago gulag è, accanto a I racconti della Kolyma di Varlam Šalamov, la massima testimonianza della vita nei gulag, e insieme una ricostruzione storica profondamente documentata di quello che fu il sistema dei campi sovietici dalla sua creazione poco dopo la Rivoluzione russa alla morte di Stalin. Questi due aspetti non entrano in contrasto fra loro, ma creano un'opera di ampio respiro dove la documentazione storica non prescinde mai dalla testimonianza diretta e viceversa.

    Nella sua narrazione, Solženicyn non trascura nessun aspetto della vita nei campi, e nessuna delle tappe che porteranno il prigioniero al gulag.
    Nel primo volume, l'attenzione viene posta sul sistema carcerario, a partire dall'arresto fino alla condanna, e sui metodi di trasferimento dei condannati verso il gulag e da un lager all'altro; il secondo si sofferma lungamente sulla vita all'interno dei campi, con una vera e propria analisi sociologica dei suoi abitanti, per poi passare a un'analisi "psicologica" che, lontana dall'essere un freddo resoconto, è in realtà un'analisi dell'anima e dei destini degli zek, i prigionieri del gulag; il terzo volume tratta dei lager-galera e dell'istituzione del confino, con un excursus sul mondo dell'Arcipelago dopo Stalin.

    In tutte queste pagine, mai una volta la narrazione si fa sterile, mai una volta perde di umanità, mai una volta si ha la sensazione di avere a che fare con statistiche invece che con uomini. Testimonianza personale e storica sono strettamente legate come mai mi è capitato di sperimentare prima.

    Arcipelago gulag è un libro che mi ha profondamente commossa, e un dei libri più belli che abbia mai letto, anche se suona strano dirlo, visto l'argomento. Naturalmente, mi riferisco alla voce dell'autore; l'argomento è uno dei più orrendi che mai mi sia capitato di approfondire. Ma, nonostante ciò, vorrei che tutti leggessero questo libro.

    Enormemente istruttivo, nel senso della mole di informazioni; commovente e a volte quasi lirico. Secondo me, una lettura irrinunciabile.

    ha scritto il 

  • 5

    L'aggressività tipica del lager, la crudeltà dei rapporti umani, la corazza dell'insensibilità, l'ostilità verso qualsiasi lavoro coscienzioso, tutto ciò conquistò senza fatica le appendici dei lager per poi ripercuotersi profondamente in tutto il paese libero.
    Così l'arcipelago vendica sul ...continua

    L'aggressività tipica del lager, la crudeltà dei rapporti umani, la corazza dell'insensibilità, l'ostilità verso qualsiasi lavoro coscienzioso, tutto ciò conquistò senza fatica le appendici dei lager per poi ripercuotersi profondamente in tutto il paese libero.
    Così l'arcipelago vendica sull'Unione la propria nascita.
    Così nessuna crudeltà resta senza conseguenze per noi.
    Così paghiamo caro ogni volta che diamo la caccia a ciò che costa meno.
    ----------------

    In quanti esseri differenti può mutarsi un medesimo uomo nel corso della sua vita! E come ogni volta appare nuovo per sé e per gli altri! ma noi prendiamo uno di questi esseri completamenti diversi fra di loro e - a un ordine-, per legge, per impulso, per cecità- lo lapidiamo con gioia e prontezza.
    Ma se la pietra cade di mano? ...Se tu stesso sei stato colpito dalla sciagura e in te sorge un nuovo modo di vedere? Di vedere la colpa. Di vedere il colpevole. Lui e te stesso.
    In questo libro hanno già trovato posto molte parole di perdono. Mi si obietta con stupore e indignazione: dov'è dunque il limite? Non si possono perdonare tutti!
    Infatti non perdono tutti. Perdono solamente quelli che sono caduti. Fino a quando l'idolo si erge sulla sua altura di comando e, con una piega autoritaria sulla fronte, storpia le nostre vite, insensibile e arrogante, datemi una pietra pesante! Su, prendiamo una trave in dieci e assestiamogli un bel colpo!
    Ma non appena egli è stato abbattuto e cade, e l'impatto con la terra ha segnato la sua faccia con il primo solco della coscienza, allontanate le vostre pietre.
    Torna anch'egli allo stato umano.
    Lasciategli fare questo cammino divino.

    ha scritto il 

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