Arcobaleni

Di

Editore: Guanda (Le Fenici Tascabili)

3.5
(121)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 185 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8860887941 | Isbn-13: 9788860887948 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Lidia Origlia

Disponibile anche come: Altri

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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  • 1

    Archeobalene.

    Dopo la ricostruzione degli strazi compiuti dello scemo totale a Utøya e le testimonianze delle mamme ferite a vita dalle morti dei loro figli avvelenati dai tumori inferti dalle Terre dei Fuochi, ho ...continua

    Dopo la ricostruzione degli strazi compiuti dello scemo totale a Utøya e le testimonianze delle mamme ferite a vita dalle morti dei loro figli avvelenati dai tumori inferti dalle Terre dei Fuochi, ho avuto bisogno come di un velo, di una garza di letteratura che non neghi il dolore ma che sappia raffreddarlo, anestetizzarlo, ricarmarlo addirittura, ricondurlo all’interno di un più grande dolore e di una più grande bellezza che è quella della natura nelle parole della sensibilità estetica giapponese.

    E sugli scaffali avevo questo romanzo di Kawabata. Di cui lessi “La casa delle belle addormentate”, di cui dissi: mbah. Kawabata, lessi poi, è fenomenale nella sua lingua. Leggerlo in traduzione è come leggere la descrizione di un quadro invece di guardare il quadro stesso, con la differenza, rispetto alla pittura, che il quadro del linguaggio continuerai a non poterlo vedere fino a quando non diventerai tutt’uno con la grana delle sue tempere. Considerazione che mi riempì di ammirazione per Kawabata, sulla fiducia, e che mi risolse a non leggerne altri.

    Gli arcobaleni però sono bellissimi, e Kawabata è un Nobel, come Ōe, che è lo scrittore più pauroso che abbia mai letto, bravissimo, e che se non leggerò oltre, perché mi paralizza come neanche King in Shining.

    In “Arcobaleni” leggi: “Mentre camminavano in un bosco di cryptomerie verso il tempo shintoista di Hakone, Mizuhara domandò all’impiegato dell’albergo di montagna: Sono fioriti i prugni?” e ti chiedi cosa ci può essere di più letterariamente nipponico di un brano del genere.

    Tutto il libro, purtroppo, è questo genere qua, e la combinatoria tra padri, figlie, ex-mogli eccezionalmente non morte, figli degli altri e padri single, è un noiosissimo esercizio di bravura che non aggiunge niente ma nemmeno sottrae, e sarebbe il caso.

    Buone le imbeccate sull’architettura, che Bernhard ha sviluppato anni dopo in un romanzo potente, ‘Correzione’, scritto all’austriaca, non alla giapponese.

    ha scritto il 

  • 4

    Perfezione giapponese. Da leggere quando ho bisogno di ritrovare il centro di me stessa. Perchè con gli autori giapponesi di un certo spessore l'importanza non sta in quello che raccontano, ma in come ...continua

    Perfezione giapponese. Da leggere quando ho bisogno di ritrovare il centro di me stessa. Perchè con gli autori giapponesi di un certo spessore l'importanza non sta in quello che raccontano, ma in come lo raccontano.

    ha scritto il 

  • 3

    Una piacevole e tranquilla storia del rapporto tra due sorellastre e tra queste e loro padre. Parzialmente si introduce anche la presenza di una terza sorellastra (tutte e tre figlie dello stesso padr ...continua

    Una piacevole e tranquilla storia del rapporto tra due sorellastre e tra queste e loro padre. Parzialmente si introduce anche la presenza di una terza sorellastra (tutte e tre figlie dello stesso padre ma di 3 madri diverse). Il tutto nello sfondo del Giappone dell'immediato secondo dopoguerra.
    Carino, tranquillo, piacevole.

    ha scritto il 

  • 4

    Elegante e lontano come una stampa giapponese, riesce a essere coinvolgente pur mantenendo una raffinatezza estrema. La raffinatezza è una caratteristica che la letteratura occidentale contemporanea i ...continua

    Elegante e lontano come una stampa giapponese, riesce a essere coinvolgente pur mantenendo una raffinatezza estrema. La raffinatezza è una caratteristica che la letteratura occidentale contemporanea ignora o ha sostituito, quasi in toto, con la volgarità.
    Un viaggio in un universo delicato, rarefatto, bello e necessario per ricordarsi che l'eleganza esiste.
    In sintesi: un libro che ricorda come sia possibile essere coinvolgenti senza essere voyeuristici e volgari.

    ha scritto il 

  • 4

    "Le grandi malattie non riguardano il solo corpo ma anche l'anima". Agli arcobaleni che appassionano Asako si contrappongono le nebbie che riempiono le giornate della sorella maggiore, Momoko. Astio, ...continua

    "Le grandi malattie non riguardano il solo corpo ma anche l'anima". Agli arcobaleni che appassionano Asako si contrappongono le nebbie che riempiono le giornate della sorella maggiore, Momoko. Astio, dolore, tristezza, ribellione, orgoglio non sono gli unici binari sui quali immettere un destino segnato da eventi sconvolgenti.

    ha scritto il 

  • 0

    il retaggio di noi vivi, e le colpe dei morti.

    si possono interpretare a proprio arbitrio non soltanto le parole umane ma anche quelle divine. E in qualsiasi frangente è possibile trovare infinite parole per scusarsi, per giustificarsi. ma è nelle ...continua

    si possono interpretare a proprio arbitrio non soltanto le parole umane ma anche quelle divine. E in qualsiasi frangente è possibile trovare infinite parole per scusarsi, per giustificarsi. ma è nelle vivide esperienze che le parole assumono una vivida realtà.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi sono sforzata, ancora una volta, di apprezzare l'estetismo sofisticato degli scrittori giapponesi e la loro cultura profonda. Non capisco e la lettura mi lascia quindi insoddisfatta....riproverò. ...continua

    Mi sono sforzata, ancora una volta, di apprezzare l'estetismo sofisticato degli scrittori giapponesi e la loro cultura profonda. Non capisco e la lettura mi lascia quindi insoddisfatta....riproverò.

    ha scritto il 

  • 3

    Nel retro copertina c'è scritto: “In una narrazione ora rarefatta, ora densissima lo stile di Kawabata si offre in questo romanzo al culmine della sua maturità”.
    Beh, se mi dovessi fidare di questo co ...continua

    Nel retro copertina c'è scritto: “In una narrazione ora rarefatta, ora densissima lo stile di Kawabata si offre in questo romanzo al culmine della sua maturità”.
    Beh, se mi dovessi fidare di questo commento e credere che questo romanzo sia davvero uno dei culmini dell'opera di Kawabata credo non mi verrebbe voglia di leggere altro di quest'autore.
    Non so effettivamente cosa commentare di questo libro: la trama l'ho trovata banale e poco interessante, i personaggi non vengono approfonditi più di tanto ed è difficile provare simpatia per qualcuno di loro, forse con due o tre eccezioni, ed in generale non succede molto nella storia.
    Momoko, la “protagonista”, è una ragazza molto fredda, difficile da apprezzare, che non fa che crearsi il vuoto intorno per poi lamentarsene per buona parte del libro e in generale l'ho trovata davvero insopportabile, viziata e piena di sè; molto più interessante la sorella Asako o il giovane Natsuji, personaggi però che restano sullo sfondo.
    Le traduzioni di Lydia Origlia di solito sono delle garanzie, ma questa volta un po' mi ha deluso: nel testo si trovano davvero troppo spesso le stesse parole (a pagina 37 ripete la parola “neve” per ben quattro volte in pochissime frasi), creando un effetto ridondante a volte molto fastidioso.
    In definitiva l'ho trovato un libro un po' scialbo, in cui l'unica cosa notevole è il magnifico stile di Kawabata, capace di incantare e di tenere il lettore interessato anche ad una storia così banale: alcune descrizioni e alcune frasi sono davvero sublimi, anche se non riescono a riscattare l'intero libro.
    Certo, Kawabata scriveva benissimo, ma per il resto non saprei cos'altro dirvi su questo libro; insomma, un primo approccio un po' deludente con quest'autore, spero che altre sue opere riescano a convincermi di più.

    Voto: 6.5/10

    ha scritto il 

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