Argo il cieco ovvero I sogni della memoria

Di

Editore: Sellerio (La memoria ; 99)

4.3
(283)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8838902615 | Isbn-13: 9788838902611 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
Scrive Leopardi in un luogo della sua Storia del genere umano: «E Giove seguitò dicendo: avranno tuttavia qualche mediocre conforto da quel fantasma che chiamano Amore». Non diversamente il protagonista di queste pagine (lo stesso autore, forse; ma forse no, a dispetto delle coincidenza onomastica), assediato dall'inverno in un albergo romano, rievoca, per medicina dei suoi accessi d'angoscia, antiche venture di cuore nel Sud, al tempo della gioventù. Ne risulta uno sdoppiarsi dell'io parlante in due città ed età diverse sotto due maschere alterne, in altalena perpetua fra abbandono e impostura, sfogo ingenuo e farnetico astuto. Un diario-romanzo, insomma, che via via può leggersi come ballata delle dame del tempo che fu, o come Mea Culpa di un vecchio che vanamente si ostina a promuovere in leggenda, attraverso ilarotragici ingranaggi di parole, la sua povera «vita nova». Gesualdo Bufalino
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  • 5

    ...Il gusto dei bisticci, dei non sensi, dei gerghi e scherzi eruditi...e non solo.
    In Bufalino c'è sempre la comprensione e l'agrodolce accettazione della caduca condizione umana, l'uso di una lingu ...continua

    ...Il gusto dei bisticci, dei non sensi, dei gerghi e scherzi eruditi...e non solo.
    In Bufalino c'è sempre la comprensione e l'agrodolce accettazione della caduca condizione umana, l'uso di una lingua che viene, per ammissione dell'autore, prima della trama, una fine ricercatezza di linguaggio che difficilmente e sempre più di rado può essere uguagliata, grazie alla quale si può apprezzare la potenza della parola scritta e l'espressività della lingua italiana, il tutto imbibito dauna sicilianità, accanita nella sua epoca pre globale, che continua strisciante e inconscia a condizionare i tempi moderni, sensazionale come sempre.

    ha scritto il 

  • 5

    Sorpresa e affascinata dalla scoperta di questo scrittore che non conoscevo.
    Dalla sua scrittura, un "bluff di parole", misto di ricercatezza e ilarità in cui fa da sfondo la triste accettazione della ...continua

    Sorpresa e affascinata dalla scoperta di questo scrittore che non conoscevo.
    Dalla sua scrittura, un "bluff di parole", misto di ricercatezza e ilarità in cui fa da sfondo la triste accettazione della realtà.

    Bufalino, proprio lui, che dall'alto della sua cattedra, definiva "arduo" Landolfi.

    "Dunque io che posso dire, io figlio di mio padre? Se coi ricordi, con le loro menzogne, malizie, disguidi, combatto e perdo da sempre, sanguino e perdo, sanguino e combatto...Uno spettro s'aggira per le strade della Sicilia ed è la mia gioventù. Mi siano perdonate le imboscate, che gli tendo, quasi sempre a vuoto, del resto, come si conviene a un pescatore di nuvole, a un fanfarone..."

    ha scritto il 

  • 4

    È un romanzo autobiografico. Lo scrittore, vecchio e con lo sguardo piantato dritto verso la morte, racconta il suo anno mitico, il 1951. E dal ricordo tira fuori quel che altrove ha chiamato "l'amaro ...continua

    È un romanzo autobiografico. Lo scrittore, vecchio e con lo sguardo piantato dritto verso la morte, racconta il suo anno mitico, il 1951. E dal ricordo tira fuori quel che altrove ha chiamato "l'amaro miele": la dolce luminosità e insieme iI senso della caducità, la percezione del nulla che si nascondeva nella Modica degli anni '50 e dentro un amore abortito. Lo stesso nulla che sta dentro la vita. Fuochi fatui che si spengono e si dissolvono in una fuga, in una sconfitta, nella banale ineleganza di un tradimento: “... tutto nel suo contegno sembrava mutato, e con tale estemporanea disinvoltura, senza, cioè, nessun preparativo del voltafaccia, che mi venne di dare ragione a Iaccarino: che fosse una furbetta qualunque, una testa piena d'aria, incapace di vedere al di là delle proprie urgenze, e non intelligente abbastanza per essere un'egoista di classe. Che dovevo fare? Restituii gelo per gelo". Ma è proprio in questo disincanto crudo, in quella scontata conclusione, che quella povera cosa, quella donna immaginata molto oltre la sua mediocre realtà e quel sentimento, tutto e solo suo, acquistano un'aura di mito, di leggenda. E nel ricordo, nella scrittura, continuano una loro vita, trovano un loro senso, forse una redenzione.

    Bufalino è il barocco siciliano in letteratura. Basta pensare a Noto e ci si fa un'idea. La sua scrittura è decoratissima, elegante, minuziosa. L'energia della sensualità, potente, visibile, viene governata e incanalata come acqua in una diga e viene fatta esplodere in geometrie complesse di parole. E come a Noto, prevalgono gli elementi che vengono dalla classicità.

    La cosa però che più mi ha incantato è il registro, il timbro della voce narrante. È la tonalità dell'ironia malinconica, di un'autoironia amara che ricopre e decora le spine della senile disperazione del presente e degli infantili entusiasmi del ricordo. La scrittura rende benissimo quella tonalità. Che è il colore del tramonto a Noto: quello della fine, della sconfitta prevista, inevitabile nel giorno come nell'amore e nella morte. Una sconfitta vissuta e accettata senza rancore. Con la tristezza orgogliosamente dissimulata dietro i decori, nel sorriso dolce e forse anche un po' sprezzante. Da "hombre vertical".

    ha scritto il 

  • 5

    ✰✰✰✰✰ eccellente

    Devo ad AdrianaT la lettura di questo libro. Amo Bufalino e questo mi era scivolato accanto …. per fortuna ripreso al volo.

    Leggiamo Bufalino e ci ricordiamo che la lingua italiana è ricca di vocaboli ...continua

    Devo ad AdrianaT la lettura di questo libro. Amo Bufalino e questo mi era scivolato accanto …. per fortuna ripreso al volo.

    Leggiamo Bufalino e ci ricordiamo che la lingua italiana è ricca di vocaboli e che noi, da un po’ di tempo, cerchiamo di ignorarla, dimenticarla a favore di un linguaggio impoverito.

    Non è ottocentesco o manzoniano o barocco: è solo uno che conosce la lingua e ha letto e studiato molto. E’ uno scrittore che è arrivato a scrivere avendo un bagaglio culturale e linguistico alle spalle, non uno dei tanti che a vent’anni o poco più si siede al pc e scrive (Leopardi lasciamolo stare, a vent’anni era consumato da studi matti e disperatissimi e si sente)..

    Questo scritto è bello, soddisfacente, evocativo (quel “opre de’ servi” che, non a caso, viene diretto dalle Ricordanze) e chi più ne ha più ne metta.

    Un uomo che da vecchio ricorda un’estate, anzi l’Estate, in cui scoprì, già professore di ginnasio, di essere ancora giovane, un ragazzo. Anzi uno zufolo con due note: l’afflizione e la letizia, niente grigi nella giovinezza.

    Modica, il sole, i profumi, ma soprattutto le donne: la fioritura femminile sui banchi di scuola, quella brune siciliane sugose come arance, che lui analizza, osserva, ama gratuitamente per il piacere dell’amore. La fatale Maria Venera e la studiosa Isolina, financo la piemontese Cecilia, bellissima, in bilico sul limite in cui la maturità diventa sfioritura.

    Racconto che sa di Sicilia più di una gita turistica due giorni+una notte.
    Racconto che sa di amori di gioventù come molti hanno vissuto, senza saperne scrivere e forse avendo perso il piacere di ricordarli e forse imbellirli più di quanto non fossero nella realtà.

    Amori d’estate però, e al mare, perché questi sono la stagione ed il luogo più ruffiani.
    Le vesti si riducono, il bagno è un’immersione che ha del peccaminoso in quell’abbandono del corpo all’acqua, la vacanza ha un che di aspettativa sospesa, la musica ed il ballo (anche per uno negato come il nostro professore) diventano attraenti e seduttivi.

    “”Com’è caldo e buono questo minuto di gioventù.””
    E in uscita, una preghiera
    “”Gocciola di miele, non cadere. Minuto d’oro non te ne andare””
    come se quel ricordo di giovinezza fosse l’ultima diga di fronte ad altre femmine: Vecchiaia e Morte.

    29.12.2015

    ha scritto il 

  • 5

    Non si fa tempo a svezzare il sole che già ruggisce cresciuto

    Ha costruito un capolavoro con un ricordo. In ogni pagina c'è un pensiero, una frase o una parola da sottolineare. Sono rimasta incantata dallo stile, dalla ricercatezza e dall'ironia di fondo che ho ...continua

    Ha costruito un capolavoro con un ricordo. In ogni pagina c'è un pensiero, una frase o una parola da sottolineare. Sono rimasta incantata dallo stile, dalla ricercatezza e dall'ironia di fondo che ho trovato in tutto il romanzo.
    L'inizio è strepitoso: Perduta per timidezza l'occasione di morire, uno scrittore infelice decide di curarsi scrivendo un libro felice.
    Ed è un libro felice, ricco, appagante.
    Conclude con 8 righe che mi lasciano senza parole: Vita, più il tuo fuoco langue più l'amo....
    e infatti non parlo più, lo consiglio vivamente a chi posso.
    Averlo letto con due amiche è stata una esperienza veramente unica.

    ha scritto il 

  • 5

    "[...] non aspettarti da me niente che somigli a qualunque lettura ti sia mai piaciuta fin'ora."

    E dopo il (mio) buco nell'acqua con la 'Diceria dell'untore', questa volta - davvero - ho poche parole; ho in mente quegli scrittori e quei libri che nel loro goffo tentativo, anche solo di avvicinars ...continua

    E dopo il (mio) buco nell'acqua con la 'Diceria dell'untore', questa volta - davvero - ho poche parole; ho in mente quegli scrittori e quei libri che nel loro goffo tentativo, anche solo di avvicinarsi ad una prosa poetica così perfetta, si eclissano miseramente al suo cospetto.

    La sua erudizione è affascinante, mai pedante.
    Me lo immagino, attraverso tutta la sua carriera d'insegnante a mettere da parte le varie citazioni/collegamenti/associazioni affastellando così un'invidiabile catasta di saperi che all'uopo utilizza per rinfocolare le sue narrazioni.
    Sono abbellimenti che nulla tolgono se non li si comprende appieno, semmai donano maggior musicalità, perché la storia, intanto, macina da sé, ma che molto aggiungono a quei pochi (credo) che hanno la fortuna, ma soprattutto la cultura, per afferrarli e gustarli al volo.

    Descrizioni, suggestioni e immagini universali, dalla sorprendente brevità e concisione, inversamente proporzionali alla loro efficacia.
    I 'dietro le quinte' creano una straordinaria intimità con lo scrittore e un senso di benessere nella lettura dilaga.
    Ho detto troppo e male; ora è decisamente meglio lasciar parlare lui:

    - 'L'inverno è al suo culmine, ora, malinconicissimo di geli, alluvioni, gatti dagli occhi nocciola...';

    - 'Don Alvise si tolse le mutande lunghe di lana e fu primavera';

    - "Nuvole siete voi tutti, gl'innamorati. Nuvole che mettono disordine in cielo...";

    - "... per una settimana l'avrei amata d'amore eterno, per quindici giorni almeno l'avrei amata per tutta la vita!";

    - "La voce, quando parlò, suonò di un colore violetto.";

    - "Insomma, per la seconda volta in due giorni, senza preavviso ma dolcemente, mi conquisto il difficile orgasmo delle lacrime."

    BELLISSIMO! Roba da sindrome di Stendhal!

    Un sentito grazie alle fantastiche e preziose Lucia e Beatrice che mi ci hanno condotta e amabilmente accompagnata in questa lettura unica e stupenda.

    ha scritto il 

  • 5

    Scrittura creativa e ricercata, barocca, ma lo stile è accompagnato da una storia scorrevole a tratti profonda a tratti divertente.
    Mi ha sorpreso positivamente questo Bufalino, è il primo romanzo che ...continua

    Scrittura creativa e ricercata, barocca, ma lo stile è accompagnato da una storia scorrevole a tratti profonda a tratti divertente.
    Mi ha sorpreso positivamente questo Bufalino, è il primo romanzo che leggo, e devo dire che ha lasciato tracce, sento ancora l'eco di periodi ironicamente leziosi che rimbombano dentro la mia testa,
    Finalmente qualcosa di diverso.

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi ha convinto nonostante l'indubbia qualità stilistica, con quel parlare barocco pieno di riferimenti letterari e no.
    Alla fine è una dotta riflessione su felicità,tempo che scorre,vita, morte di ...continua

    Non mi ha convinto nonostante l'indubbia qualità stilistica, con quel parlare barocco pieno di riferimenti letterari e no.
    Alla fine è una dotta riflessione su felicità,tempo che scorre,vita, morte di un personaggio che per certi versi ricorda Paolo il caldo ma alla lunga stufa con le sue elucubrazioni.

    ha scritto il 

  • 4

    ognuno sogna i sogni che si merita

    Un racconto lungo sul suo incantamento per una donna e sui suoi incantamenti in generale. Le gramaglie, gli abiti da lutto che indossano certi personaggi di Bufalino, qui sono cambiati a festa. "Mutat ...continua

    Un racconto lungo sul suo incantamento per una donna e sui suoi incantamenti in generale. Le gramaglie, gli abiti da lutto che indossano certi personaggi di Bufalino, qui sono cambiati a festa. "Mutati in esaltata Arlecchina" avrebbe detto lui. I sogni, i ricordi e le rimembranze di quell'estate sono il risultato di una arte della memoria dello scrittore secondo cui ognuno sogna i sogni che si merita:

    "Primavera per modo di dire, qui la primavera diventa subito estate, qui non è terra di tepori. Non si fa in tempo a svezzare il sole che già ruggisce cresciuto. La stessa cosa con le ragazze: ieri le vedevi, le accarezzavi bambine, ma oggi due capezzoli di ferro gli sforzano la vesticciola, sotto la fronte gli splendono due occhi cupi".

    ha scritto il 

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