Argo il cieco ovvero I sogni della memoria

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Scrive Leopardi in un luogo della sua Storia del genere umano: «E Giove seguitò dicendo: avranno tuttavia qualche mediocre conforto da quel fantasma che chiamano Amore». Non diversamente il protagonista di queste pagine (lo stesso autore, forse; ...Continua
Ha scritto il 22/09/17
Che dire?Ancora una volta uno scrigno incantato, dal quale estrarre una messe di tesori: suoni, musicalità, metafore ed immagini inusitate.Ancora una volta: perché più lo si rilegge nel tempo, più stupisce ed affascina, più ci consente di ...Continua
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Ha scritto il 06/08/17
Linguaggio eccessivamente barocco, pomposo, ridondante. Citazioni al limite del narcisismo che appesantiscono la lettura. No, Bufalino non è affatto il mio genere e più volte la tentazione di abbandonarlo è stata altissima.
Ha scritto il 14/06/17
" Più tardi, in piedi nella cabina, amai con furia Cecilia, serrai fra le braccia la sua musica, la prigione d’ossa, muscoli e sangue donde la sua melodia si formava, il suo numero beato. Una compatta chiesa di carne, ma anche un giacinto, uno ...Continua
Ha scritto il 12/04/17
"paralipomeni del mio disastro…" (p. 200)
“O non era forse, la felicità, il sentimento d’una sospensione, il sentimento d’un tempo immobile e d’oro? L’inganno, cioè, che il sole s’impietri dov’è, e la luna; che nel nostro sangue nessuna cellula invecchi di un attimo in ...Continua
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Ha scritto il 20/11/16
Che dire... Bufalino scrive da Dio, e ho detto tutto!
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Ha scritto il Aug 25, 2015, 13:47
L'amore è quello che dici, e altro ancora. Un po' guerra di sterminio, un po' alleanza di vittime e di aguzzini. Consistendo il suo culmine nell'invasione dell'altro, nel travaso di sé nell'altro, per quei tre secondi che dura, l'amore somiglia ...Continua
Pag. 148
Ha scritto il Aug 25, 2015, 13:46
Com'è caldo e buono, pensai, questo minuto di gioventù. Come voglio sorseggiarlo adagio. Com'è calda e buona, la vita.
Pag. 32
Ha scritto il Aug 25, 2015, 13:45
L'amo, ma lei che c'entra, la cosa riguarda me.
Pag. 2
Ha scritto il May 12, 2015, 02:20
Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze; di rivedermici quando la ...Continua
Pag. 12
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Ha scritto il May 12, 2015, 02:16
Fui giovane e felice un'estate, nel cinquantuno. Né prima, né dopo: quell'estate.
Pag. 6

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