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Argonautiche

Con testo greco a fronte

Di

Editore: Mondadori (I Meridiani. I Classici Collezione, 37)

4.1
(259)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 499 | Formato: Cofanetto

Isbn-10: 8804574321 | Isbn-13: 9788804574323 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Alberto Borgogno ; Contributi: Alessandro Perutelli

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Travel

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Descrizione del libro
Poema epico in quattro libri composto da circa seimila esametri, capolavoro della poesia ellenistica, le "Argonautiche" raccontano l'antichissimo mito di Giasone e dei suoi compagni che, alla ricerca del vello d'oro, solcarono per primi il mare da Iolco alla Colchide per tornare poi, dopo innumerevoli peripezie, in Grecia. La trama concede all'autore ampio spazio da un lato per riallacciarsi deliberatamente al modello omerico, rivisitato alla luce dei principi della "Poetica" aristotelica, dall'altro per mettere a frutto la sua sterminata cultura in campo mitologico, geografico, etnologico e onomastico secondo il gusto alessandrino per il dettaglio erudito, i riferimenti letterari e le digressioni eziologiche. Pervase da una sensibilità assolutamente moderna, da un senso vitalissimo della natura, da un gusto stupefacente per l'avventura e l'esotico, le "Argonautiche" sono state nei secoli un punto di riferimento imprescindibile per chiunque volesse cimentarsi con la forma epica, primo fra tutti Virgilio.
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  • 4

    Apollonio smonta e ribalta il modello eroico tradizionale, quello omerico per intenderci. Inerzia, sconforto, costrizione, svogliatezza sono solo alcune delle caratteristiche che dipingono l'antieroe: Giasone. Tutto il poema è pervaso da questo pessimismo, dall'ineluttabile impotenza dell'azione ...continua

    Apollonio smonta e ribalta il modello eroico tradizionale, quello omerico per intenderci. Inerzia, sconforto, costrizione, svogliatezza sono solo alcune delle caratteristiche che dipingono l'antieroe: Giasone. Tutto il poema è pervaso da questo pessimismo, dall'ineluttabile impotenza dell'azione umana; quest'ultima troverà rifugio e soccorso solamente nell'intervento soprannaturale come soluzione dei propri mali e turbamenti.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho trovato questo poema epico una valida lettura, benché conoscessi già la storia dal rifacimento di Valerio Flacco. Forse il viaggio di ritorno avrebbe meritato più versi, ma comunque nel complesso i vari eventi della vicenda ricevono il giusto spazio. Anche il linguaggio è elaborato e con alcun ...continua

    Ho trovato questo poema epico una valida lettura, benché conoscessi già la storia dal rifacimento di Valerio Flacco. Forse il viaggio di ritorno avrebbe meritato più versi, ma comunque nel complesso i vari eventi della vicenda ricevono il giusto spazio. Anche il linguaggio è elaborato e con alcune espressioni davvero poetiche.

    ha scritto il 

  • 2

    Quando il sole oltrepassa nel cielo il meriggio,
    e le rocce gettano appena la loro ombra sui campi,
    e il sole declina, cedendo all'oscuro tramonto,
    allora gli eroi, tutti insieme, stesero sopra la sabbia
    un letto di foglie davanti al mare canuto,
    e si sdraiarono g
    ...continua

    Quando il sole oltrepassa nel cielo il meriggio,
    e le rocce gettano appena la loro ombra sui campi,
    e il sole declina, cedendo all'oscuro tramonto,
    allora gli eroi, tutti insieme, stesero sopra la sabbia
    un letto di foglie davanti al mare canuto,
    e si sdraiarono gli uno presso gli altri; avevano accanto
    abbondanza di cibo, e vino soave che i coppieri mescevano
    dalle brocche. Ed intanto tra loro scambiavano
    le parole e gli scherzi che piacciono ai giovani, in mezzo
    al banchetto ed al vino, e tra loro non c'è la superbia funesta

    ha scritto il 

  • 5

    "Tremando, tutto il suo cuore gli avrebbe dato
    se glielo chiedeva, strappandolo al petto;
    così dolcemente rifulgeva l'amore
    dal biondo capo di Giasone, e le rapiva
    gli occhi lucenti, e la gioia scioglieva il suo animo,
    come all'aurora la rugiada si scioglie sopra le ...continua

    "Tremando, tutto il suo cuore gli avrebbe dato
    se glielo chiedeva, strappandolo al petto;
    così dolcemente rifulgeva l'amore
    dal biondo capo di Giasone, e le rapiva
    gli occhi lucenti, e la gioia scioglieva il suo animo,
    come all'aurora la rugiada si scioglie sopra le rose."

    Apollonio Rodio è grandioso perchè ha saputo rischiare.lui non si è arreso, come il suo tempo ha fatto, non si è scagliato contro il poema epico, ma lo ha modellato, lo ha reso conforme ad una nuova poetica, ha dato alla poesia epica una nuova vita. come tutti gli innovatori i geni gli avventati scrittori gli sperimentatori di nuove vie, per me lui è un po' un eroe.

    ha scritto il 

  • 5

    Apollonio Rodio, Argonautiche: le fatiche della modernità

    Le Argonautiche – scritte da Apollonio Rodio in età ellenistica – sono un capolavoro di “teoria della letteratura”. Molti lettori ne sono rimasti insoddisfatti, cercando Omero ed Esiodo in un poema che ne prende abissalmente e abilmente le distanze. O meglio noi troviamo sì la grande tradizione e ...continua

    Le Argonautiche – scritte da Apollonio Rodio in età ellenistica – sono un capolavoro di “teoria della letteratura”. Molti lettori ne sono rimasti insoddisfatti, cercando Omero ed Esiodo in un poema che ne prende abissalmente e abilmente le distanze. O meglio noi troviamo sì la grande tradizione epica della Grecia arcaica e classica, ma completamente ribaltata e stravolta. Pensiamo al proemio, un doppio proemio: prima si spiegano gli antefatti e poi ci si rivolge – con scandalo – non alle Muse, non a una Musa in particolare, bensì a Febo Apollo: «Ἀρχόμενος σέο, Φοῖβε, παλαιγενέων κλέα φωτῶν / μνήσομαι, οἳ Πόντοιο κατὰ στόμα καὶ διὰ πέτρας / Κυανέας βασιλῆος ἐφημοσύνῃ Πελίαο / χρύσειον μετὰ κῶας ἐύζυγον ἤλασαν Ἀργώ». I veri cambiamenti non stanno nel sovvertimento radicale e iconoclasta, anzi dal superamento per contrasto. I greci – e i latini con loro – non vedono la novità letteraria come la concepiamo noi. Non bisogna essere per forza originali, nuovi, altri, eccessivi, spinti; è necessario distaccarsi dal modello facendo sentire i punti di contatto e pure le diversità. Questo fa Apollonio, incarnando il gusto, la cultura, le aspettative e i desideri di un mondo lontano da quello dell’Iliade e dell’Odissea, ma non certo meno fedele ed emozionante. Dal punto di vista della forma, Le Argonautiche non presentano alcuna formularità di sorta; si tratta di un’opera destinata alla lettura, non alla declamazione orale come invece i poemi omerici, conseguentemente pregni di formule fisse, artifizi mnemonici, d’improvvisazione. Per quanto riguarda invece la presenza degli dèi, in Omero era costante; essi esercitavano una grossa influenza sui personaggi e sullo svolgersi della vicenda, e la narrazione era rivolta ad un pubblico che negli dèi credeva fermamente. Apollonio, al contrario, garantisce alla divinità un ruolo di contorno, in un quadro d’insieme sostanzialmente antropocentrico e laico, dove gli spettatori sono cittadini del mondo, vivono le cultura ellenistica dell’autodeterminazione. Gli stessi sogni, che in Omero erano mandati dagli dèi, qui divengono specchio delle inquietudini umane. E poi se in Omero il tempo è un tempo eroico, qualsiasi, indeterminati, in Apollonio esso è descritto, costruito, lo si può contare grazie alle numerose descrizioni. Si passa dal mito alla storia. Se il poema omerico si snoda in ventiquattro libri, qui la narrazione è breve e precisa (IV libri), secondo il gusto alessandrino. La prospettiva onnisciente dell’autore – che sovverte l’imersonalità epica – garantisce all’inizio un tono quasi ironico, in quanto è palese come la rovina di Pelia sarà proprio il nipote Giasone. E alla fine il suo timbro si farà insolitamente affettivo e malinconico: «Ἵλατ᾽ ἀριστήων μακάρων γένος: αἵδε δ᾽ ἀοιδαὶ / εἰς ἔτος ἐξ ἔτεος γλυκερώτεραι εἶεν ἀείδειν / ἀνθρώποις». Si procede poi con un lungo catalogo delle navi, laddove in Omero v’era il catalogo degli eroi. Ma la vera rivoluzione è nei personaggi: l’introspezione dei loro caratteri è finissima, viene seguito l’iter psicologico delle figure passo dopo passo, infrangendo la staticità plastica del carattere. Non ci sono protagonosti eroici – straordinario per un poema epico – Giasone è l’antieroe. Non ha le caratteristiche di Achille, di Ettore, di Odisseo. Talmente bello, talmente forte, da essere patetico, volutamente gonfiato, in una grande iperbole che è parodia geniale. Manca di determinazione, è costantemente angosciato, dubbioso, perplesso sul da farsi, insicuro, a tratti impotente, lascia nell’opera un vuoto che non viene colmato però dalla pienezza degli altri personaggi. Non esiste più l’eroe omerico capace di conquistare l’universo, si sentono gli effetti d’una visione disincantata del mondo. Si potrebbe azzardare che il vero eroe nelle Argonautiche sia incarnato da Eracle, che infatti a detta dello stesso autore, compare poco per evitare che oscuri Giasone. E gli altri personaggi non aspirano alla gloria e alle imprese, ma vogliono – chiara parodia di Odisseo – tornare a casa. E poi Medea, figura che non ha pari nella letteratura greca. Qui la troviamo innamorata, perdutamente anelante, una fanciulla piena di sentimenti positivi. Ma d'altronde già doppia; preludio del tragico destino che l’attende, perché al suo affetto si accosta la crudeltà, l’omicidio del fratello per coronare il suo sogno d’amore. La magia, la determinazione di Medea, ci annunciano il suo percorso di donna, moglie, madre, vendicatrice. E il suo binomio di pudore e desiderio mette in luce – con tutta evidenza – la fredda strumentalizzazione di cui si serve Giasone. Bisogna elogiare e ammirare un poeta che cerca di essere moderno, non disprezza l’antico ma ne coglie la fine. Non si trincera nell’eruditismo e nella conservazione, anzi cambia, modifica, adegua. Si sforza per essere attuale senza dimenticare il passato. Cerca di affrancarsi da modelli ed eredità pesanti e mostra che un’altra via è possibile. Tutto ciò non senza problemi e fatiche e il forte rischio di essere dimenticato. Se non è un capolavoro questo.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto il poema di Apollonio Rodio inseguendo il nascondersi del sole di cui parla "Il mulino di Amleto" e l'ho ritrovato baluginare in luoghi oscuri: nel vello infiammato dai raggi dell'alba nel folto del sacro bosco, che rischiarerà l'antro delle nozze affrettate; nell'oro che rifulge spesso ...continua

    Ho letto il poema di Apollonio Rodio inseguendo il nascondersi del sole di cui parla "Il mulino di Amleto" e l'ho ritrovato baluginare in luoghi oscuri: nel vello infiammato dai raggi dell'alba nel folto del sacro bosco, che rischiarerà l'antro delle nozze affrettate; nell'oro che rifulge spesso nelle tenebre: quello dell'arco di Febo che illumina la notte sepolcrale del mare Cretese; quello nei capelli scarmigliati di Medea, e nel raggio di fuoco dello sguardo che condivide con Circe, anche quando entrambe s'allontano per gradi diversi dal fulgore della stirpe solare per prendere l'aspetto di oscure maghe ctonie.
    Circe, che rispetto all'Odissea appare più turbata, fronteggia con sacri lavacri i suoi incubi; Medea si lascia travolgere da una passione rabbiosa che non ha nulla dell'amore.
    Il tanto vituperato Giasone, semplicemente, non perde mai la testa.

    ha scritto il