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Aristotele e i veleni di Atene

Di

Editore: Sellerio di Giorgianni

3.6
(258)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 350 | Formato: Altri

Isbn-10: 883892001X | Isbn-13: 9788838920011 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Siamo nell'autunno del 330 a.C. e Stefanos, l'abituale coprotagonista deiromanzi dedicati ad Aristotele, è coinvolto in due torbide vicendegiudiziarie. Toccherà al Maestro, come al solito, tirarlo fuori dagli impicci.L'ultima avventura di una serie di gialli storico-filosofici.
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  • 2

    Guai a nascere (donna) nell'Antica Grecia

    Al di là della trama vera e propria, ciò che mi ha più colpito è stato lo spaccato di società che viene fuori dal romanzo: una società dove l'ingiustizia regna sovrana! Ciò non sarebbe neanche tanto fuori dalla norma, se non fosse che ciò che noi oggi intendiamo come ingiusto (la schiavitù, la di ...continua

    Al di là della trama vera e propria, ciò che mi ha più colpito è stato lo spaccato di società che viene fuori dal romanzo: una società dove l'ingiustizia regna sovrana! Ciò non sarebbe neanche tanto fuori dalla norma, se non fosse che ciò che noi oggi intendiamo come ingiusto (la schiavitù, la disparità di trattamento delle donne etc.) allora non era neanche codificato come tale, era la normalità. Qui sono gli uomini, nel senso letterale del termine (e nemmeno tutti, soltanto i potenti), a fare le leggi e le fanno su misura per loro stessi. C'è da aggiungere che in questo contesto velenoso anche la condotta di Stefanos prende una brutta piega...

    ha scritto il 

  • 2

    Benché uscito in una collana chiamata ‘Noir nella storia’, va detto innanzitutto che questo libro non è un noir, bensi un giallo d’impianto convenzionale, costruito com’è sulla ricerca del colpevole di una morte all’apparenza inesplicabile. Su un totale di più di quattrocento pagine, però, la par ...continua

    Benché uscito in una collana chiamata ‘Noir nella storia’, va detto innanzitutto che questo libro non è un noir, bensi un giallo d’impianto convenzionale, costruito com’è sulla ricerca del colpevole di una morte all’apparenza inesplicabile. Su un totale di più di quattrocento pagine, però, la parte investigativa occupa all’incirca tra un terzo e la metà dello spazio complessivo: il resto è dedicato invece agli usi e costumi dell’antica Grecia, con una minuziosità in cui l’autrice sembra dare sfogo alla propria conoscenza e alla propria passione per la classicità. Solo per fare un esempio, l’intero secondo capitolo è occupato da una lunga discussione, del tutto superflua per lo sviluppo complessivo e ambientata al Liceo, in cui si valutano le varie forme di governo della polis, ma non da meno sono le descrizioni dei processi all’Areopago o delle digressioni rurali del co-protagonista Stefanos. Il problema, al tirar delle somme, è che queste parti finiscono per essere le più interessanti in confronto di uno svolgimento giallo che, sebbene ben costruito a livello di intreccio, soffre un po’ il fatto di essere dapprima troppo diluito e poi, quando diviene inevitabile stringere, per colpa di uno svolgersi dei fatti che, proprio nel momento-clou, non è pienamente verosimile. Il giudizio complessivo non può inoltre beneficiare del fatto che alcune figure siano superflue - come la spia Archia, la cui unica utilità potrebbe essere quella di rappresentare in qualche modo il controllo macedone su Atene – e che più di un segmento sia troppo ingombrante, a partire da quello riguardante il processo a Frine, ma forse il problema più grave è proprio il personaggio attorno al quale tutto dovrebbe ruotare. Aristotele risulta poco caratterizzato e perciò la sua presenza come detective finisce per essere assai diafana: il filosofo non mette in mostra segni particolari o tic che lo rendano memorabile e conduce l’indagine in modo tradizionale e senza guizzi di sorta, magari legati al suo pensiero. In poche parole, al suo posto ci potrebbe essere chiunque, a partire dal narratore in prima persona Stefanos che meriterebbe di essere il protagonista principale per curiosità e intraprendenza, invece di avere il ruolo di un seppur attivo Watson con tutti i diritti di cittadino ateniese (cosa che il Maestro del Liceo non è, il che lo limita assai nei movimenti). Siccome questo è il sesto volume scritto da Doody con gli stessi personaggi, può darsi che sia io a non esser riuscito a sintonizzarmi sulla giusta lunghezza d’onda, ma questo romanzo non pare essere nulla più di una lettura da ombrellone per appassionati della Grecia classica, oltretutto non aiutato da qualche errore di traduzione e da una discutibile resa dei nomi greci.

    ha scritto il 

  • 4

    La Dea è nuda!

    Ad Atene, intono al 330 a.C., il metoikos Aristotele dirige la scuola da lui fondata presso il Liceo. Egli è consapevole come la Città–Stato nella quale gli è concesso risiedere, perso il predominio politico, si stia lentamente avviando verso la sua ineluttabile decadenza e, mentre insegna ...continua

    Ad Atene, intono al 330 a.C., il metoikos Aristotele dirige la scuola da lui fondata presso il Liceo. Egli è consapevole come la Città–Stato nella quale gli è concesso risiedere, perso il predominio politico, si stia lentamente avviando verso la sua ineluttabile decadenza e, mentre insegna passeggiando nel giardino della scuola, porge un orecchio attento al clima di ‘veleni’ che pian piano, sta intossicando il clima politico e civile della città. Ed è proprio il veleno, ma quello vero stavolta, la cicuta, che offre il destro ad un agguerrito gruppo di aristocratici anti-macedoni per l’avvio di una strumentale crociata contro donne accusate di assassinio ed empietà.
    Aristotele - con molta prudenza, a causa dell’aperta ostilità nei suoi confronti, in quanto vicino alla corte macedone – accetta di investigare per far luce su questi episodi ed evitare che la situazione degeneri. Aristotele /Holmes è aiutato nelle indagini dal fido discepolo Stefanos /Watson.
    I processi si svolgono nell’Areopago, il più antico tribunale di Atene, suscitano l’interesse morboso di buona parte dei cittadini di Atene, gli unici a poter assistere allo svolgimento delle udienze. Le imputate sono delle donne. Una di queste, l’heitaria Frine è la donna più bella di Atene. E proprio a lei si ispirerà Prassitele, che scolpirà il primo, scandaloso nudo di una Dea greca, L’Afrodite cnidia.
    In quel tempo Atene non è solo la città dei templi e dei filosofi. E’ anche una società che si fonda su profonde ingiustizie. E’ il luogo in cui gli schiavi, o non liberi, sono definiti “oggetti animati” e non godono di alcun diritto. E le donne non se la passano molto meglio. Non hanno diritti politici e non possono assistere alle manifestazioni pubbliche. L’uomo può, indifferentemente, intrattenere rapporti con la moglie, per generare figli, con la pallakè, la concubina, tollerata anche in casa, con l’hetaìra, bella, raffinata e di classe e, in ultimo, con la pornè, la prostituta dietro compenso, posta nello scalino più basso della scala sociale.
    Un piccolo esempio: "Insegnare ad una donna le lettere? E' un grave errore! Come dare altro veleno ad un pericolosissimo serpente velenoso."
    Quello di impedire l’accesso alla cultura è un fil rouge che lega le classi dominanti nei secoli, a tutte le latitudini, dai roghi dei libri al divieto di insegnare a leggere e a scrivere agli schiavi neri …
    Ma torniamo ai rovelli dello … Stagirita. Le sue investigazioni ruotano e si sviluppano attorno a protagoniste femminili; donne affascinanti e bellissime. Frine, Marulla, Manto, Ermia, Licena ruberanno la scena a tutti gli altri, mediocri, protagonisti della vicenda, fino alla conclusione delle indagini, che lasceranno ai due investigatori … l’amaro in bocca.
    E … parafrasando Rigoletto … Ebben, piango, Marulla … signora, Tuch’hai l’alma gentil come il core …

    ha scritto il 

  • 4

    In questo romanzo Stefanos, amico e allievo di Aristotele ci narra un brutto periodo per Atene. Giochi politic, prostituzione, decadenza morale e omicidi. Un testo molto intrigante con profonde riflessioni di natura filosofica ma mai noiose (non dimentichiamo ch ela Doody è professoressa di lette ...continua

    In questo romanzo Stefanos, amico e allievo di Aristotele ci narra un brutto periodo per Atene. Giochi politic, prostituzione, decadenza morale e omicidi. Un testo molto intrigante con profonde riflessioni di natura filosofica ma mai noiose (non dimentichiamo ch ela Doody è professoressa di letteratura universitaria). All' inizio bisogna "entrare" nella storia, poi la stessa vi coinvolge e non vi molla sino alla fine. Consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Non tutte le translitterazioni di parole greche mi vanno bene. Ma ogni volta mi ripiace immergermi in quest'atmosfera antica, con tutta la sua quotidianità così plausibile, naturale, che non risparmia né amori, né orrori, né odori. E per me attenta alle cose #dollcultural, è preziosa la presenza/ ...continua

    Non tutte le translitterazioni di parole greche mi vanno bene. Ma ogni volta mi ripiace immergermi in quest'atmosfera antica, con tutta la sua quotidianità così plausibile, naturale, che non risparmia né amori, né orrori, né odori. E per me attenta alle cose #dollcultural, è preziosa la presenza/il ruolo della bambola di Carite.

    ha scritto il 

  • 2

    Non sentitevi in colpa se non l'avete ancora letto.

    Le citazioni:
    "Anche tu sei filosofico, ma non serve granché"

    "No, non è sicuro. Non c'è niente di sicuro a questo mondo, è vero. Ma è probabile"

    ha scritto il 

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