Aristotele e la favola dei due corvi bianchi

Di

Editore: Sellerio (La memoria; 886)

3.1
(94)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 95 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8838926433 | Isbn-13: 9788838926433 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Rosalia Coci

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Filosofia

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Descrizione del libro
Questo nuovo caso per Aristotele detective ha inizio mentre il filosofo è occupato a discutere con gli allievi del Liceo la funzione del denaro. La strada migliore per raggiungere la felicità, sostiene un giovane viziato. Ma il vecchio Stagirita non è d’accordo e per illustrare la propria visione economica, nel quadro della più vasta teoria della polis, sceglie una parabola (un’abitudine, come osserva ironico uno dei discepoli, platonica più che aristotelica): la favola dei due corvi bianchi. Il filosofo ha appena iniziato a raccontare che arriva un uomo trafelato. È Caronide, un vedovo, una volta possidente, che ha ceduto terreni e schiavi per ridursi a vivere su uno stentato podere accudendo le capre. Costui chiede ad Aristotele di indagare sulle macchinazioni del cugino, il ricco Simmaco, che vorrebbe impadronirsi delle ultime sue risorse. Aristotele non accetterebbe quell’incarico da piedipiatti, ma a convincerlo c’è una singolare coincidenza: il governatore Licurgo gli ha chiesto di recarsi ad Idra, la vicina isola dov’è rifugiato il detto Simmaco, per chiarire un caso di corruzione di giuria; inoltre, la città di Atene ha deciso di inviare nella stessa isola Stefanos, il braccio destro nelle speculazioni poliziesche come Teofrasto lo è in quelle del Liceo. Così Aristotele si trova ad affrontare tre casi che si incrociano: la corruzione, il contrabbando di cui si sta occupando Stefanos e un omicidio ancora da commettere. Ma lo appassiona soprattutto la possibilità di confermare le proprie teorie politiche, mostrando come la crisi dei legami della polis conduca al disordine e perfino al delitto. Aristotele e la favola dei due corvi bianchi è il nono della serie di Aristotele detective. In ciascuno di questi romanzi, è un’opera dello scienziato enciclopedico a fornire il riferimento ideale alla trama: qui è la Politica.
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  • 1

    Pffffttttt, ma per favore!!! Non è un giallo, piuttosto una farsa. La storia a cui il titolo fa riferimento -raccontata da Aristotele - è così campata per aria e slegata dalla vicenda che i personaggi ...continua

    Pffffttttt, ma per favore!!! Non è un giallo, piuttosto una farsa. La storia a cui il titolo fa riferimento -raccontata da Aristotele - è così campata per aria e slegata dalla vicenda che i personaggi si trovano a vivere e da cui dovrebbero trarre insegnamento i discepoli che davvero rende inintellegibile anche il "mistero" stesso. Ci ho messo una vita a leggerlo perché mi veniva la morte a prenderlo in mano la sera.

    ha scritto il 

  • 3

    E’ sempre piacevole ogni tanto ritrovarsi nei giardini del Liceo insieme ad Aristotele e respirare un po’ di sana aria Classica!! E’ un libriccino è di non grandi pretese, ma al di là della storia gi ...continua

    E’ sempre piacevole ogni tanto ritrovarsi nei giardini del Liceo insieme ad Aristotele e respirare un po’ di sana aria Classica!! E’ un libriccino è di non grandi pretese, ma al di là della storia giallistica , dà lo spunto a riflettere sulla stolidità dei cittadini di allora come di adesso!!

    ha scritto il 

  • 1

    Orribile, scadente, Doody, vergognati, ma soprattutto non riesco a credere che Sellerio l'abbia pubblicato. La crisi è dura per tutti, ma vendere cibo avariato è ancora un crimine

    ha scritto il 

  • 3

    Più un racconto che un vero e proprio romanzo. Anche se "Aristotele e la favola dei due corvi bianchi" non è di certo il titolo migliore della serie l'Aristotele Detective della Doody ha sempre un cer ...continua

    Più un racconto che un vero e proprio romanzo. Anche se "Aristotele e la favola dei due corvi bianchi" non è di certo il titolo migliore della serie l'Aristotele Detective della Doody ha sempre un certo fascino.

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante connubio tra visioni aristoteliche, deduzioni logiche e soluzione di problemi dovuti a comportamenti che non aiutano la "polis". Indubbiamente la scrittrice canadese conosce bene i testi ...continua

    Interessante connubio tra visioni aristoteliche, deduzioni logiche e soluzione di problemi dovuti a comportamenti che non aiutano la "polis". Indubbiamente la scrittrice canadese conosce bene i testi del filosofo di Stagira e la realtà greca del tempo in cui Aristotele visse. In questo libro si intrecciano vicende diverse, ma collegate, e una favola che Aristotele racconta ai suoi adepti, favola che alla fine, si capisce, non è per niente lontana dalla vicenda che costituisce la trama del romanzo.

    ha scritto il 

  • 4

    Più che un romanzo breve è un racconto, ma non per questo è scritto male, o con strafalcioni. Una lettura veloce, anche se gli altri romanzi della Doody sono più ricchi e piacevoli da leggere, perchè ...continua

    Più che un romanzo breve è un racconto, ma non per questo è scritto male, o con strafalcioni. Una lettura veloce, anche se gli altri romanzi della Doody sono più ricchi e piacevoli da leggere, perchè con una lunghezza maggiore riesce a creare trame ed intrecci più avvincenti.

    ha scritto il 

  • 4

    piacevole racconto

    Questo ultimo capitolo della saga di Stefanos e Aristotele non è un vero romanzo, piuttosto un racconto di circa 90 pagine.
    La storia è necessariamente meno raffinata e curata dei capitoli precedenti. ...continua

    Questo ultimo capitolo della saga di Stefanos e Aristotele non è un vero romanzo, piuttosto un racconto di circa 90 pagine.
    La storia è necessariamente meno raffinata e curata dei capitoli precedenti. Le vicende sono un semplice esempio a corredo della visione politica di Artistotele che qui ci viene sinteticamente presentata.
    Sembra quasi un mini-saggio sulla polis, con racconto di contorno.
    Comunque piacevole, si legge in un paio d'ore.

    ha scritto il 

  • 2

    Deludenti avventure - 28 ott 12

    Questa volto sono rimasto un po’ deluso, ma in maniera inversa rispetto all’ultimo, un po’ prolisso romanzo su Aristotele in Egitto. Lì, in un profluvio di pagine, si svolgeva un romanzo che poco a-ve ...continua

    Questa volto sono rimasto un po’ deluso, ma in maniera inversa rispetto all’ultimo, un po’ prolisso romanzo su Aristotele in Egitto. Lì, in un profluvio di pagine, si svolgeva un romanzo che poco a-veva delle brillanti idee della Doody di inizio carriera, con quella frammistione tra fiction e filosofia, che, se non altro, era innovativa rispetto a romanzi che prevedevano solo l’uso di personaggi fa-mosi, per farli diventare improbabili detective (da Dante a Oscar Wilde, passando per tutta una sfilza di primari e comprimari). Qui c’è un racconto, più che un romanzo, tutto incentrato, se ben guardiamo, su di un paio di libri della Politica di Aristotele, e la parte di fiction non solo è rilegata al contorno, ma quasi non si vede, quasi non viene neanche scritta. Ha un bel dire il notista che c’è un furto, un assassinio, ed altre attività di ricerca da para – detective, ma sono veramente esauribili in tre pagine e con poco sforzo. Certo sono di rinforzo all’idea che sottende il racconto, e che è esemplificata dalla lunga parabola (la favola del titolo) dei due corvi bianchi. Corvi antagonisti, che rubano, che si fanno i dispetti, e che alla fine faranno una diversa fine, proprio seguendo i detti della parabola sul governo della città del Secondo libro della Politica. Ha buon gioco poi, la nostra filosofa a scrivere una bella post-fazione che, per i pochi che non lo avessero capito, fa vedere quanto questa favola (mutuata dall’antichità) sia attuale proprio nel momento di crisi che attraversa la politica ed il buon governo. Ci sono tutti i soliti personaggi della Doody (Stefanos l’io narrante, Aristotele, Teofrastos e gli altri dell’Accademia) e poi i cittadini ateniesi emblemi (totemici?) delle categorie narrate. Simmaco che a parole si professa buon cittadino, ma che cerca di frodare il fisco con commerci illegali (diremmo oggi mazzette ed appalti). E sarà il secondo corvo bianco a rappresentarlo. C’è il cugino Caronide che accumula beni nascostamente professandosi povero, e nel suo solipsismo si isola dalla vita cittadina, immaginandosi nemici ad ogni dove. Ed è lui il primo corvo bianco. E la favola direte voi? Un corvo ruba pietre preziose (a mo’ di gazza ladra) ed un uomo (la polis) lo prende a ben volere, gli apre le porte del suo giardino e gli da la sua acqua. A patto di continuare ad avere altre pietre preziose. Ed il corvo continua a rubare; ma ruba troppo, ed allora comincia anche ad accumulare e nascondere. Arriva il secondo corvo, invidioso. Che scopre il nascondiglio, ruba al ladro e si sostituisce nel ben volere della polis. Avendo perso tutti i suoi beni, il primo corvo viene scacciato. Ma si redimerà e diventerà un onesto cittadino. Il secondo corvo continuerà a rubare ed anche lui ad accumulare. Fino a decidere che preferisce i beni per sé che per la polis. Ma come chi troppo sale, spesso scende precipitevolissimevolmente, così… E non ve lo dico. Che poco più di 90 pagine in ottavo si possono far leggere anche da sfaticati lettori (e voi non lo siete). Dicevo: senz’altro è un buon sunto dell’idea di città e comunità di Aristotele, dove tutti (anche gli stranieri, i meticci) convergono al bene comune, pagando per i servizi comuni. Questa comunità non disdegna la proprietà privata (non siamo ai prodromi di comunismo, suvvia), ma il bene di tutti è comunque il fine della condivisione. Che non a caso nasce (Libro Primo) nella prima idea di “polis” quella dell’unione tra uomo e donna, nella famiglia. È lì che il bene comune della famiglia è garantito dal bene individuale dei componenti della stessa. Ma stiamo andando un po’ troppo sul filosofico (mi faccio prendere la mano). Certo che vedendo il gretto utilitarismo personale di molti nostri politici, questi trattati sul buon governo andrebbero letti e commentati in ogni piazza. Ringrazio la Doody di avercelo ricordato, ma spero che torni presto ad allungare i brodi filosofici con qualche sapore più deciso, con qualche “mistero”, e con quel po’ di peperoncino che ci davano il giavellotto o la poetica, ed altro. Minore, forse estivo (anche perché chi conosce la Doody si aspettava di più e chi non la conosce mi sa che lo salta a piè pari).
    “È un modo per offrire il mio contributo ad una città che amo e in cui ho scelto di vivere … Non possiamo dispiacerci di pagare le tasse per sostenere la comunità che amiamo.” (21)

    ha scritto il 

  • 1

    Per scrivere un romanzo storico, non basta posizionare la trama in un passato più o meno remoto, ma bisognerebbe ricostruire il clima e il modo di vivere dell’epoca. Mi sembra che ciò manchi completam ...continua

    Per scrivere un romanzo storico, non basta posizionare la trama in un passato più o meno remoto, ma bisognerebbe ricostruire il clima e il modo di vivere dell’epoca. Mi sembra che ciò manchi completamente in questo raccontino spacciato per romanzo ed occupato per metà da un apologo di tipo esopico, narrato, inverosimilmente, da Aristotele. Il resto è la storia di una coincidenza. Veramente brutto.

    ha scritto il