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As Intermitências da Morte

By Jose Saramago

(19)

| Paperback | 9788535907254

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Book Description

'Não há nada no mundo mais nu que um esqueleto', escreve José Saramago diante da representação tradicional da morte. Só mesmo um grande romancista para desnudar ainda mais a terrível figura. Apesar da fatalidade, a morte também tem seus caprichos. E Continue

'Não há nada no mundo mais nu que um esqueleto', escreve José Saramago diante da representação tradicional da morte. Só mesmo um grande romancista para desnudar ainda mais a terrível figura. Apesar da fatalidade, a morte também tem seus caprichos. E foi nela que o autor buscou o material para seu novo romance, 'As intermitências da morte'. Cansada de ser detestada pela humanidade, a ossuda resolve suspender suas atividades. De repente, num certo país fabuloso, as pessoas simplesmente param de morrer. E o que no início provoca um verdadeiro clamor patriótico logo se revela um grave problema. Idosos e doentes agonizam em seus leitos sem poder 'passar desta para uma melhor'. Os empresários do serviço funerário se vêem 'brutalmente desprovidos da sua matéria-prima'. Hospitais e asilos geriátricos enfrentam uma superlotação crônica, que não pára de aumentar. Um por um, ficam expostos os vínculos que ligam o Estado, as religiões e o cotidiano à mortalidade comum de todos os cidadãos. Mas, na sua intermitência, a morte pode a qualquer momento retomar os afazeres de sempre. Então, o que vai ser da nação já habituada ao caos da vida eterna?

631 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    La prima parte, sebbene condita da una piacevole ironia, mi è risultata un po' pesante, sarà che non amo chi spacca il capello in quattro.
    La seconda parte, con la personificazione della morte, mi è piaciuta decisamente di più perchè più narrativa.
    B ...(continue)

    La prima parte, sebbene condita da una piacevole ironia, mi è risultata un po' pesante, sarà che non amo chi spacca il capello in quattro.
    La seconda parte, con la personificazione della morte, mi è piaciuta decisamente di più perchè più narrativa.
    Bello il messaggio che trasmette, ma non amo molto lo stile di Saramago. La punteggiatura per me è importante! Facciamo tre stelle e mezza va.

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    Abc said on Oct 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Primo romanzo di Saramago che leggo , mi ha attirata la trama che pareva particolare, invece la storia è noiosa, scialba, senza un perché, disarticolata ( tutto a mio parere eh!)
    Poi francamente anche il vezzo di scrivere i dialoghi senza virgolette ...(continue)

    Primo romanzo di Saramago che leggo , mi ha attirata la trama che pareva particolare, invece la storia è noiosa, scialba, senza un perché, disarticolata ( tutto a mio parere eh!)
    Poi francamente anche il vezzo di scrivere i dialoghi senza virgolette punti di domanda e altro lascia il tempo che trova, si capisce tutto lo stesso sia chiaro, non è fastidioso , ma perché farlo? Non ho capito se la divisione in capitoli l'ha fatta l'Einaudi per aiutare il lettore a non annoiarsi e probabilmente ad abbandonare se avesse dovuto fare tutta una tirata... lo dico perché non sono numerati , c'è solo lo stacco come nei capitoli normali ma appunto non il numero ...
    Sono andata avanti per inerzia...SPOILER... domande: perché la morte ha interrotto il suo lavoro la prima volta? Se bastava uscire di un metro dallo stato per morire e non più rinascere anche tornando indietro che bisogno c'era di tutto quel casino delle maphie ( lo scrivo così perché è così nel romanzo per distinguersi da quelle normali) bastava fare accordi con i governi dei paesi limitrofi e mettere rotonde ai confini , metà rotonda sei di qua metà rotonda sei di là la fai tutta e torni ... ecc..ecc.. ecc..Mha insomma ...Capisco che Saramago nel romanzo voleva fare una critica ad una morale cattolica distorta , ma certi credo erano più in voga una volta ora la sua critica risulta un "po' così"..., io quando sarà la mia ora voglio morire e voglio che la mia famiglia mi lasci morire senza accanimenti terapeutici di sorta, quindi son d'accordo con Saramago che la morte è una nostra compagna da accettare, ma insomma lui lo dice noiosissimamente, concordo con lui ma la forma in cui ci manda i concetti mi ha , lo ripeto, annoiata e poi la storia romantica a che pro? Di nuovo senza morte / senza morte siamo al caos e la morte se la gode per i fatti suoi ??? Mha!
    Va bè, di Saramago ho anche "Memoriale del convento" quindi darò a questo autore una seconda possibilità .

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    Amarillide said on Oct 12, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Fantasia!Saramago ci racconta una storia fantastica riuscendo a renderla realistica.Il libro è sostanzialmente diviso in due racconti quasi scorrelati di cui la prima parte è una lunghissima introduzione alla seconda.
    In ogni caso il libro non delude ...(continue)

    Fantasia!Saramago ci racconta una storia fantastica riuscendo a renderla realistica.Il libro è sostanzialmente diviso in due racconti quasi scorrelati di cui la prima parte è una lunghissima introduzione alla seconda.
    In ogni caso il libro non delude specie nella descrizione dei sentimenti del violoncellista e delle metafore musicali usate.

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    steaz said on Oct 12, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    La morte si fa donna

    Saramago non tradisce mai se stesso. L'ironia, a volte feroce, la logica inoppugnabile, la profonda umanità sono cifre inconfutabili della sua arte. La sua analisi del problema è ad amplissimo raggio: sociale, politica, economica, religiosa, filosofi ...(continue)

    Saramago non tradisce mai se stesso. L'ironia, a volte feroce, la logica inoppugnabile, la profonda umanità sono cifre inconfutabili della sua arte. La sua analisi del problema è ad amplissimo raggio: sociale, politica, economica, religiosa, filosofica, morale, psicologica, culturale. E, dulcis in fundo, la sua disamina si conclude con il sentimento più fragile e più sublime che ci sia dato sperimentare: l'amore che vince la morte.

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    Acquamarina07 said on Oct 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Cliché

    Da un Saramago che ha appena spento ottantatre candeline non credo sia lecito attendersi sperimentazioni letterarie o cambiamenti di registro rispetto alla sua produzione più recente e infatti Le intermittenze della morte è un buon libro "di s ...(continue)

    Da un Saramago che ha appena spento ottantatre candeline non credo sia lecito attendersi sperimentazioni letterarie o cambiamenti di registro rispetto alla sua produzione più recente e infatti Le intermittenze della morte è un buon libro "di scuola", perfettamente in linea con il carattere "saramaghiano" più classico.
    La scrittura è quella tipica e densa che contraddistingue il maestro di Azinhaga dagli anni Ottanta (da Una terra chiamata Alentejo in poi), fatta di uno stile "orale", periodi lunghissimi, quasi senza a capo, ortografia limitata alle virgole e a pochissimi punti, uso delle maiuscole per distinguere chi sta parlando.
    Canonica la forma e consueto anche il contenuto: come ne La zattera di pietra, Cecità e Saggio sulla lucidità, anche qui l'assunto iniziale del libro è il classico cosa succederebbe se, l'evento inaspettato da cui consegue tutto il resto.
    Il problema è che da qui in poi l'uso di cliché mi è sembrato un po' eccessivo.
    Cito a caso: la frase che apre il libro (il giorno seguente non morì nessuno) è anche quella che lo chiude, come ne La morte di Ricardo Reis, i bersagli contro cui si scaglia l'autore sono tutto sommato i soliti (società, Chiesa, politica), la storia è ambientata in un luogo sconosciuto e in un tempo non precisato, mancano i nomi dei personaggi, come spesso succede nei libri di Saramago anche qui c'è un cane... e se vogliamo forse c'è scarsa originalità anche nel riproporre la coppia Eros/Thanatos.
    Peccati veniali ci mancherebbe, il libro è interessante e si legge volentieri, ho apprezzato la consueta ironia dell'autore, le allegorie, la pietas.
    Consuete, appunto.

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    Héctor Genta said on Sep 27, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Non lascia indifferenti questo romanzo: divide i lettori tra quanti lo adorano e quanti non desiderano la narrazione in forma di parabola; divide tra quanti apprezzano la prima parte, quella della psicosi collettiva dovuta all'assenza di decessi e po ...(continue)

    Non lascia indifferenti questo romanzo: divide i lettori tra quanti lo adorano e quanti non desiderano la narrazione in forma di parabola; divide tra quanti apprezzano la prima parte, quella della psicosi collettiva dovuta all'assenza di decessi e poi quella successiva dovuta al preannuncio della morte con una busta viola, e quanti trovano assolutamente poetica la seconda parte, quella in cui la morte non comprende le ragioni per cui ad un musicista che conduce una vita anonima non viene recapitata la mortifera busta viola.
    Personalmente non riesco a schierarmi, anche perché il finale mi ha lasciato interdetto, perplesso, incapace di un commento degno di tale nome. Quello che ho compreso è che la morte fa parte della vita: la vita è tale perché c'è la morte e l'assenza di questa determina l'inconsistenza dell'altra. La vita, senza la morte, deflagra, o implode. Una vita senza slanci, senza passioni, senza amore, si svuota della sua essenza e avvizzisce come acini arsi dal sole.
    Alla fine la morte sembra innamorarsi ma quel giacere accanto al violoncellista non è amore, ma il desiderio di emanciparlo dalla sua condizione di vita misera, vuota. Non è amore, è pietà.

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    JPM said on Sep 15, 2014 | 2 feedbacks

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