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As Intermitências da Morte

Por

Editor: Companhia das Letras

4.0
(3019)

Language:Português | Number of Páginas: 208 | Format: Paperback | Em outros idiomas: (outros idiomas) Spanish , Italian , English , Catalan , French , German

Isbn-10: 8535907254 | Isbn-13: 9788535907254 | Data de publicação: 

Também disponível como: Others , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descrição do livro
'Não há nada no mundo mais nu que um esqueleto', escreve José Saramago diante da representação tradicional da morte. Só mesmo um grande romancista para desnudar ainda mais a terrível figura. Apesar da fatalidade, a morte também tem seus caprichos. E foi nela que o autor buscou o material para seu novo romance, 'As intermitências da morte'. Cansada de ser detestada pela humanidade, a ossuda resolve suspender suas atividades. De repente, num certo país fabuloso, as pessoas simplesmente param de morrer. E o que no início provoca um verdadeiro clamor patriótico logo se revela um grave problema. Idosos e doentes agonizam em seus leitos sem poder 'passar desta para uma melhor'. Os empresários do serviço funerário se vêem 'brutalmente desprovidos da sua matéria-prima'. Hospitais e asilos geriátricos enfrentam uma superlotação crônica, que não pára de aumentar. Um por um, ficam expostos os vínculos que ligam o Estado, as religiões e o cotidiano à mortalidade comum de todos os cidadãos. Mas, na sua intermitência, a morte pode a qualquer momento retomar os afazeres de sempre. Então, o que vai ser da nação já habituada ao caos da vida eterna?
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  • 4

    il trionfo dell'amore

    questa morte che ci accompagna
    dal mattino alla sera, insonne,
    sorda, come un vecchio rimorso
    o un vizio assurdo. (Cesare Pavese)
    La morte fa i capricci: spaventoso un futuro in cui si invecchia e rincoglionisce senza speranza di interruzione; è un problema di stato e Saramago tratta con grande ...continuar

    questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. (Cesare Pavese) La morte fa i capricci: spaventoso un futuro in cui si invecchia e rincoglionisce senza speranza di interruzione; è un problema di stato e Saramago tratta con grande sarcasmo le soluzioni "politiche". Peggio quando ci ripensa e avvisa i morituri. Ma piccole falle nella routine provocano crolli imprevedibili e infine la morte insonne burocrate, innamorata di un umanissimo orchestrale dimentica il suo dovere. Disomogenee le due parti, pubblica e privata, ma bellissima, al solito, la scrittura. Una riflessione sulla morte e sulla vita, che sento molto. http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/10/Thetriumphofdeath.jpg

    dito em 

  • 0

    Saramago proprio non mi va giu'. Quei periodi lunghissimi, senza uno straccio di capoverso, mi rendono la lettura pesantissima e mi impediscono la concentrazione. Non e' il primo Nobel che non mi piace e penso non sara' nemmeno l'ultimo.

    dito em 

  • 0

    Ho iniziato la lettura di Saramago per conoscere qualcosa in più sulla metà delle mie vacanze estive....Prosa tutto sommato scorrevole, molto interessante la seconda parte.Nessuno aveva ancora interrogato la signora con la falce....

    dito em 

  • 4

    La prima parte, sebbene condita da una piacevole ironia, mi è risultata un po' pesante, sarà che non amo chi spacca il capello in quattro.
    La seconda parte, con la personificazione della morte, mi è piaciuta decisamente di più perchè più narrativa.
    Bello il messaggio che trasmette, ma non amo mol ...continuar

    La prima parte, sebbene condita da una piacevole ironia, mi è risultata un po' pesante, sarà che non amo chi spacca il capello in quattro. La seconda parte, con la personificazione della morte, mi è piaciuta decisamente di più perchè più narrativa. Bello il messaggio che trasmette, ma non amo molto lo stile di Saramago. La punteggiatura per me è importante! Facciamo tre stelle e mezza va.

    dito em 

  • 2

    Primo romanzo di Saramago che leggo , mi ha attirata la trama che pareva particolare, invece la storia è noiosa, scialba, senza un perché, disarticolata ( tutto a mio parere eh!)
    Poi francamente anche il vezzo di scrivere i dialoghi senza virgolette punti di domanda e altro lascia il tempo che tr ...continuar

    Primo romanzo di Saramago che leggo , mi ha attirata la trama che pareva particolare, invece la storia è noiosa, scialba, senza un perché, disarticolata ( tutto a mio parere eh!) Poi francamente anche il vezzo di scrivere i dialoghi senza virgolette punti di domanda e altro lascia il tempo che trova, si capisce tutto lo stesso sia chiaro, non è fastidioso , ma perché farlo? Non ho capito se la divisione in capitoli l'ha fatta l'Einaudi per aiutare il lettore a non annoiarsi e probabilmente ad abbandonare se avesse dovuto fare tutta una tirata... lo dico perché non sono numerati , c'è solo lo stacco come nei capitoli normali ma appunto non il numero ... Sono andata avanti per inerzia...SPOILER... domande: perché la morte ha interrotto il suo lavoro la prima volta? Se bastava uscire di un metro dallo stato per morire e non più rinascere anche tornando indietro che bisogno c'era di tutto quel casino delle maphie ( lo scrivo così perché è così nel romanzo per distinguersi da quelle normali) bastava fare accordi con i governi dei paesi limitrofi e mettere rotonde ai confini , metà rotonda sei di qua metà rotonda sei di là la fai tutta e torni ... ecc..ecc.. ecc..Mha insomma ...Capisco che Saramago nel romanzo voleva fare una critica ad una morale cattolica distorta , ma certi credo erano più in voga una volta ora la sua critica risulta un "po' così"..., io quando sarà la mia ora voglio morire e voglio che la mia famiglia mi lasci morire senza accanimenti terapeutici di sorta, quindi son d'accordo con Saramago che la morte è una nostra compagna da accettare, ma insomma lui lo dice noiosissimamente, concordo con lui ma la forma in cui ci manda i concetti mi ha , lo ripeto, annoiata e poi la storia romantica a che pro? Di nuovo senza morte / senza morte siamo al caos e la morte se la gode per i fatti suoi ??? Mha! Va bè, di Saramago ho anche "Memoriale del convento" quindi darò a questo autore una seconda possibilità .

    dito em 

  • 4

    Fantasia!Saramago ci racconta una storia fantastica riuscendo a renderla realistica.Il libro è sostanzialmente diviso in due racconti quasi scorrelati di cui la prima parte è una lunghissima introduzione alla seconda.
    In ogni caso il libro non delude specie nella descrizione dei sentimenti del vi ...continuar

    Fantasia!Saramago ci racconta una storia fantastica riuscendo a renderla realistica.Il libro è sostanzialmente diviso in due racconti quasi scorrelati di cui la prima parte è una lunghissima introduzione alla seconda. In ogni caso il libro non delude specie nella descrizione dei sentimenti del violoncellista e delle metafore musicali usate.

    dito em 

  • 4

    La morte si fa donna

    Saramago non tradisce mai se stesso. L'ironia, a volte feroce, la logica inoppugnabile, la profonda umanità sono cifre inconfutabili della sua arte. La sua analisi del problema è ad amplissimo raggio: sociale, politica, economica, religiosa, filosofica, morale, psicologica, culturale. E, dulcis i ...continuar

    Saramago non tradisce mai se stesso. L'ironia, a volte feroce, la logica inoppugnabile, la profonda umanità sono cifre inconfutabili della sua arte. La sua analisi del problema è ad amplissimo raggio: sociale, politica, economica, religiosa, filosofica, morale, psicologica, culturale. E, dulcis in fundo, la sua disamina si conclude con il sentimento più fragile e più sublime che ci sia dato sperimentare: l'amore che vince la morte.

    dito em 

  • 3

    Cliché

    Da un Saramago che ha appena spento ottantatre candeline non credo sia lecito attendersi sperimentazioni letterarie o cambiamenti di registro rispetto alla sua produzione più recente e infatti Le intermittenze della morte è un buon libro "di scuola", perfettamente in linea con il carattere ...continuar

    Da un Saramago che ha appena spento ottantatre candeline non credo sia lecito attendersi sperimentazioni letterarie o cambiamenti di registro rispetto alla sua produzione più recente e infatti Le intermittenze della morte è un buon libro "di scuola", perfettamente in linea con il carattere "saramaghiano" più classico. La scrittura è quella tipica e densa che contraddistingue il maestro di Azinhaga dagli anni Ottanta (da Una terra chiamata Alentejo in poi), fatta di uno stile "orale", periodi lunghissimi, quasi senza a capo, ortografia limitata alle virgole e a pochissimi punti, uso delle maiuscole per distinguere chi sta parlando. Canonica la forma e consueto anche il contenuto: come ne La zattera di pietra, Cecità e Saggio sulla lucidità, anche qui l'assunto iniziale del libro è il classico cosa succederebbe se, l'evento inaspettato da cui consegue tutto il resto. Il problema è che da qui in poi l'uso di cliché mi è sembrato un po' eccessivo. Cito a caso: la frase che apre il libro (il giorno seguente non morì nessuno) è anche quella che lo chiude, come ne La morte di Ricardo Reis, i bersagli contro cui si scaglia l'autore sono tutto sommato i soliti (società, Chiesa, politica), la storia è ambientata in un luogo sconosciuto e in un tempo non precisato, mancano i nomi dei personaggi, come spesso succede nei libri di Saramago anche qui c'è un cane... e se vogliamo forse c'è scarsa originalità anche nel riproporre la coppia Eros/Thanatos. Peccati veniali ci mancherebbe, il libro è interessante e si legge volentieri, ho apprezzato la consueta ironia dell'autore, le allegorie, la pietas. Consuete, appunto.

    dito em 

  • 5

    Non lascia indifferenti questo romanzo: divide i lettori tra quanti lo adorano e quanti non desiderano la narrazione in forma di parabola; divide tra quanti apprezzano la prima parte, quella della psicosi collettiva dovuta all'assenza di decessi e poi quella successiva dovuta al preannuncio della ...continuar

    Non lascia indifferenti questo romanzo: divide i lettori tra quanti lo adorano e quanti non desiderano la narrazione in forma di parabola; divide tra quanti apprezzano la prima parte, quella della psicosi collettiva dovuta all'assenza di decessi e poi quella successiva dovuta al preannuncio della morte con una busta viola, e quanti trovano assolutamente poetica la seconda parte, quella in cui la morte non comprende le ragioni per cui ad un musicista che conduce una vita anonima non viene recapitata la mortifera busta viola. Personalmente non riesco a schierarmi, anche perché il finale mi ha lasciato interdetto, perplesso, incapace di un commento degno di tale nome. Quello che ho compreso è che la morte fa parte della vita: la vita è tale perché c'è la morte e l'assenza di questa determina l'inconsistenza dell'altra. La vita, senza la morte, deflagra, o implode. Una vita senza slanci, senza passioni, senza amore, si svuota della sua essenza e avvizzisce come acini arsi dal sole. Alla fine la morte sembra innamorarsi ma quel giacere accanto al violoncellista non è amore, ma il desiderio di emanciparlo dalla sua condizione di vita misera, vuota. Non è amore, è pietà.

    dito em 

  • 4

    Le dimore del felice occaso (quattro e mezzo)

    Non pensavo di riuscire ad affrontare due saramago nello stesso anno solare, soprattutto se uno dei due è L'UOMO DUPLICATO (bello, ma molto complicato da seguire).
    Intermittenze presenta la solita divertente cifra dei dialoghi non introdotti dalla canonica punteggiatura. Chiaramente questo scombu ...continuar

    Non pensavo di riuscire ad affrontare due saramago nello stesso anno solare, soprattutto se uno dei due è L'UOMO DUPLICATO (bello, ma molto complicato da seguire). Intermittenze presenta la solita divertente cifra dei dialoghi non introdotti dalla canonica punteggiatura. Chiaramente questo scombussola le categorie mentali di un lettore, ma dopo il primo disorientamento è facile riprendersi come si deve. Il libro contiene più registri: dal reportage, al saggio filosofico per arrivare al genere romanzo. Indubbiamente nei primi 3/4 ci sono piccole perle di bellezza e originalità, ma qualcosa comunque si perde perché in alcuni passaggi il ragionamento si complica un po'. Si rialza decisamente nel finale, dove il tono lirico è progressivo ed esponenziale. Mi viene in mente una poesia di Montale (di cui non ricordo il titolo) e che cito per sommi capi, quando dice che l'uomo trova un difetto nelle maglie della rete nella quale è imprigionato...

    dito em 

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