Asce di guerra

Di ,

Editore: Einaudi

4.1
(1004)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 462 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806176072 | Isbn-13: 9788806176075 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
C'erano anche italiani a combattere i guerriglieri Meo, nel fango enell'orrore della giungla indocinese. Uscito in prima edizione nel 2000 pressoTropea, viene riproposto il romanzo corale, avventuroso e documentario in cuigli autori raccolti sotto il nome collettivo di Wu Ming e Vitagliano Ravaglifanno rivivere una pagina sanguinosa di storia, cancellata dalla memoriaufficiale. Alla base della ricostruzione, testimonianze dirette, tra cuiquelle dello stesso Ravagli.
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  • 5

    « Scrivo ai miei futuri nipoti: se un giorno vi parlerò bene degli anni Ottanta, provate a farmi delle domande diverse. Se insisto, avvertite la mamma che il nonno si è rincoglionito. »

    « Certi uomini sono quello che i tempi richiedono. Si battono, a volte muoiono, per cose che prima di tutto riguardano loro stessi. Compiono scelte che il senno degli altri e il senno di poi stringono ...continua

    « Certi uomini sono quello che i tempi richiedono. Si battono, a volte muoiono, per cose che prima di tutto riguardano loro stessi. Compiono scelte che il senno degli altri e il senno di poi stringono nella morsa tra diffamazione ed epica di stato. Scelte estreme, fatte a volte senza un chiaro perché, per il senso dell'ingiustizia provata sulla pelle, per elementare e sacrosanta volontà di riscatto.
    La retorica degli alzabandiera e la mitologia istituzionale offrono una versione postuma e lineare della storia. Ma la linearità e l'agiografia non servono a capire le cose.
    Le frasi fatte e le formule ripetute dai plachi, come dai pulpiti, coprono la rabbia, lo sporco e la dinamite, consegnando al presente quello che chiede.
    Scavare nel cuore oscuro di vicende dimenticate o mai raccontate è un oltraggio al presente.
    Un atto spregiudicato e violento.
    Le storie non sono che asce di guerra da disseppellire. »

    « Alla domanda: come ha potuto vincere il popolo vietnamita?, l'unica risposta esatta è: il popolo vietnamita ha vinto perché la sua guerra di liberazione era una guerra di popolo. »

    « A volte, nelle serate terse, guardo verso sud, la linea blu degli Appennini che degrada sull'orizzonte. Penso alle battaglie della Trentaseiesima. Penso ai cinque continenti, sterminate distese di terra, moltitudini di uomini e donne in marcia. Ricordo, come se li avessi vissuti tutti, secoli di lotte e di sangue. Mi sento parte di una comunità universale che supera i confini e congiunge le epoche, la comunità di coloro che prendono d'assalto il cielo. E penso al vecchio Bob, che non poté diventare vecchio. Un giorno qualcuno s'impadronirà di quel futuro che i miei eroi non poterono conquistare. Sì, penso a Bob, al comandante Bob che urla "All'attacco, Garibaldi, dio boia!"
    E mi ritrovo a mormorare tra me e me: "Sì, dio boia, avanti!".»

    « Si presentiva già la débacle elettorale verso cui la sinistra correva a testa bassa. Grazie a un processo suicida di rimozione della propria storia e a scelte tanto scriteriate quanto liberticide, si spianava la strada all'avvento di una destra di governo che avrebbe riproposto con mezzi moderni antiche sciagure. Mentre nel mondo nasceva un movimento d'opposizione di massa al neoliberismo, la sinistra istituzionale si rendeva sempre più succube di quell'ideologia, finendo per perdere la propria ragion d'essere. »

    ha scritto il 

  • 5

    Parafrasando un film di Tom Cruise, “mi avevano già convinto al titolo!” ma ho voluto approfondire e leggere per intero il libro. Gli autori partivano già avvantaggiati con me, perché sono in linea co ...continua

    Parafrasando un film di Tom Cruise, “mi avevano già convinto al titolo!” ma ho voluto approfondire e leggere per intero il libro. Gli autori partivano già avvantaggiati con me, perché sono in linea con loro per quanto riguarda “il pensiero”, ma “dioboia”, alla fine “Asce di guerra” ti vomita addosso tante di quelle informazioni che credo sia impossibile restare neutrali. Anche la postfazione, con la citazione di Beppe Fenoglio, calza a pennello. Ci si affeziona subito a questo bambino molto sveglio, che a differenza di tanti, non scende a patti con i suoi ideali e decide di combattere in quello che crede, a rischio della sua propria vita. L’incontro con l’avvocato nel bar, anche se frutto di fantasia, mi ha fatto emozionare.

    Libro da proporre a scuola, da leggere e analizzare, invece della giornata del ricordo…

    ha scritto il 

  • 2

    La realtà è sempre più potente e incredibile della finzione

    La storia di Ravagli è bellissima e intensa, assolutamente interessante e il libro mostra uno spaccato ignoto sia della storia d'Italia sia della storia mondiale. Peccato però che complessivamente sia ...continua

    La storia di Ravagli è bellissima e intensa, assolutamente interessante e il libro mostra uno spaccato ignoto sia della storia d'Italia sia della storia mondiale. Peccato però che complessivamente sia un libro mal scritto, specialmente nella storia d'invenzione ossia quella dell'avvocato Zani, la sola storia di Ravagli, inquadrata nel contesto storico così come proposto nella storia disinvolta delle guerre di Indocina, sarebbe bastata anzi avrebbe reso il libro un ottimo libro. Comunque lettura consigliabile anche se trovo che non sia buon gioco per i Wu Ming continuare a scrivere così male, allontana potenziali lettori.

    ha scritto il 

  • 0

    null

    non so. sentimenti contrastanti. la storia di ravagli appassiona, l'exursus storico sull'Indocina insegna, la parte "ai giorni nostri" annoia. nel complesso, però, un libro che rileggerei volentieri. ...continua

    non so. sentimenti contrastanti. la storia di ravagli appassiona, l'exursus storico sull'Indocina insegna, la parte "ai giorni nostri" annoia. nel complesso, però, un libro che rileggerei volentieri.

    ha scritto il 

  • 4

    i sentieri dell'odio mi sono molto piaciuti e mi hanno dato spunti per cercare informazioni. molto buono. Le parti La storia disinvolta del' Indocina invece l'ho trovata difficoltosa, quasi un elenco ...continua

    i sentieri dell'odio mi sono molto piaciuti e mi hanno dato spunti per cercare informazioni. molto buono. Le parti La storia disinvolta del' Indocina invece l'ho trovata difficoltosa, quasi un elenco frettoloso di date, nomi, battaglie.Non mi é bastata per capire e non mi é piaciuta. Chissà quale Wu Ming l'ha scritta

    ha scritto il 

  • 5

    Difficile leggere un libro come questo restando imparziali e mettendo da parte le proprie idee...io non ci sono riuscito, e per questo l'ho adorato.
    Un mix tra romanzo, libro storico e biografia che t ...continua

    Difficile leggere un libro come questo restando imparziali e mettendo da parte le proprie idee...io non ci sono riuscito, e per questo l'ho adorato.
    Un mix tra romanzo, libro storico e biografia che ti prende dalla prima all'ultima pagina con il conseguente dispiacere di averlo finito come mi capita con tutti i miei libri preferiti.
    Musica di sottofondo: Explosion in the sky; Mogwai

    ha scritto il 

  • 3

    consigliato, con debito filtro ideologico

    Un buon libro. Tema interessante (il destino dei partigiani comunisti nel dopoguerra, con particolare attenzione ad alcuni di loro che andarono in Indocina a combattere per i movimenti comunisti local ...continua

    Un buon libro. Tema interessante (il destino dei partigiani comunisti nel dopoguerra, con particolare attenzione ad alcuni di loro che andarono in Indocina a combattere per i movimenti comunisti locali contro i colonialisti francesi). Trama accattivante, con continui salti temporali (1944-1956/oggi) e spaziali (Italia/Indocina), con molto spazio alla narrazione delle vicende storiche della prime guerre indocinesi (1946-1956). Stile piacevole. Unica pecca: in ogni parte del libro trasuda, spesso in modo acritico e fazioso, l'orientamento ideologico degli autori facendone una specie di manifesto dell'ANPI (aspetto giustificato quando parla in prima persona il partigiano comunista, meno nelle altre parti, soprattutto quelle prettamente storico-descrittive).

    ha scritto il 

  • 4

    Non è un romanzo e nemmeno un saggio di storia, essendovi una parte romanzata che costituisce la struttura del testo, permette la stessa esperienza di lettura che si avrebbe se si leggesse un romanzo ...continua

    Non è un romanzo e nemmeno un saggio di storia, essendovi una parte romanzata che costituisce la struttura del testo, permette la stessa esperienza di lettura che si avrebbe se si leggesse un romanzo storico e si usasse il web per risalire alle fonti su cui ci si è basati per scriverlo e a nozioni di storia per inquadrare "scientificamente" il periodo in cui si svolge la vicenda.
    L'ho iniziato senza sapere di cosa trattasse per scoprire che mette insieme proprio gli ultimi due libri letti, raccontando di due guerre partigiane: quella italiana, e il suo dopoguerra, e quella che si combattè nell'area una volta chiamata Indocina, nello specifico la guerra Vietminh nel Laos, quella guerra che, all'epoca dei fatti, si negava si stesse combattendo. Queste due guerre, lontane nel tempo e tra loro, si intrecciano al racconto dell'oggi, nel libro la Bologna del 2000, incentrato sulla perdita di identità (scempio?) della sinistra e sul tema dell'immigrazione, di cui sembra preoccuparsi solo la parte antagonista con le "sue" tute bianche (i novelli partigiani, nella visione forse un po' troppo entusiasta di Wu Ming). Del dopoguerra italiano si racconta la frettolosa riconciliazione che ha impedito una vera liberazione, esemplificativo il giornale fascista emiliano che cambia nome per riprenderlo dopo appena otto anni senza cambiare un solo membro della redazione, a cui la maggior parte di chi fece la resistenza si adeguò, più o meno a denti stretti; una piccolissima parte dovette espatriare clandestinamente nel blocco sovietico (Cecoslovacchia principalmente) per non finire in prigione (si è corso il rischio di aver più partigiani che fascisti, in carcere, nel dopoguerra!); un'ulteriore minoranza scelse di andare a combattere un'altra guerra di liberazione, proprio in nome dell'internazionalismo di sinistra. Vitaliano Ravagli fece questa ultima scelta, il suo racconto permette di ricostruire il dopoguerra italiano e solo di immaginare le conseguenze che la violenza della guerra in Laos/Vietnam ebbe sui vietnamiti che la combatterono (per i soldati statunitensi c'è Hollywood): Vitaliano deciderà di tornare in Italia, dopo quattro mesi in Laos, per non perdere il proprio equilibrio mentale. Se ne Il sorriso di Pol Pot un frammento riportato in corsivo nel testo fa pensare che il massacro in Cambogia possa esser stato dovuto anche all'impossibilità di potersi fidare dell'altro perché tutti si era riusciti a vincere muovendosi solo nell'ombra e nella menzogna, il racconto di Ravagli aggiunge il tassello della violenza quale strumento difficile da riporre che, alla lunga, può dare assuefazione. Eppure è da patacca crogiolarsi in facili discorsi pacifisti, o star lì a valutare l'opportunità o meno di certe azioni, al calduccio di quella libertà di opinione che proprio quelle azioni su cui si sta a far filosofia hanno permesso di ottenere: una guerra di liberazione, dopo tutto, non è un pranzo di gala.

    ha scritto il 

  • 4

    Non un capolavoro, dal punto di vista puramente stilistico, ma ogni italiano dovrebbe leggerlo, e non per la vicenda principale, ma per il contesto in cui si inserisce, sia "locale" che "globale". ...continua

    Non un capolavoro, dal punto di vista puramente stilistico, ma ogni italiano dovrebbe leggerlo, e non per la vicenda principale, ma per il contesto in cui si inserisce, sia "locale" che "globale".

    ha scritto il 

  • 4

    non è un romanzo, ma un “oggetto narrativo”, così definito dagli autori. “per un terzo autobiografica di Vitaliano Ravagli, per un terzo una miscela di fiction-non fiction e per unt erzo saggio sulle ...continua

    non è un romanzo, ma un “oggetto narrativo”, così definito dagli autori. “per un terzo autobiografica di Vitaliano Ravagli, per un terzo una miscela di fiction-non fiction e per unt erzo saggio sulle guerra d’Indocina”.
    “le storie sono asce di guerra da disseppellire”.

    e i wuming lo fanno, con la testa e con il cuore, con l’accuratezza delle fonti storiografiche e la passione che traspare per la conoscenza di quello che è stato.
    perché l’immagine della Resistenza venga restituita nella sua complessità, senza manipolazioni, evidenziando il dolore di quanti combattendo per la Libertà si ritrovano con le stesse persone al potere, come se nulla fosse cambiato e i sacrifici inutili. I partigiani umiliati.

    Dolorose le pagine della guerriglia in Indocina e della partecipazione , a me totalmente sconosciuta, di partigiani italiani.

    Asce di guerra è un libro che si legge lentamente, intenso e doloroso.
    ma obbligatorio.

    grazie ancora.

    ha scritto il