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Asce di guerra

Di ,

Editore: Einaudi

4.1
(928)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 462 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806176072 | Isbn-13: 9788806176075 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
C'erano anche italiani a combattere i guerriglieri Meo, nel fango enell'orrore della giungla indocinese. Uscito in prima edizione nel 2000 pressoTropea, viene riproposto il romanzo corale, avventuroso e documentario in cuigli autori raccolti sotto il nome collettivo di Wu Ming e Vitagliano Ravaglifanno rivivere una pagina sanguinosa di storia, cancellata dalla memoriaufficiale. Alla base della ricostruzione, testimonianze dirette, tra cuiquelle dello stesso Ravagli.
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  • 4

    Asce di guerra è un romanzo del collettivo Wu Ming pubblicato nel 2000 da Marco Tropea Editore e nel 2005 da Einaudi, scritto con Vitaliano Ravagli (il libro spesso porta il suo nome come primo autore).


    Mentre il collettivo raccoglieva materiale per la realizzazione del romanzo "54", Carlo ...continua

    Asce di guerra è un romanzo del collettivo Wu Ming pubblicato nel 2000 da Marco Tropea Editore e nel 2005 da Einaudi, scritto con Vitaliano Ravagli (il libro spesso porta il suo nome come primo autore).

    Mentre il collettivo raccoglieva materiale per la realizzazione del romanzo "54", Carlo Lucarelli gli segnala l'esistenza di un uomo, ex partigiano, che è partito nelle brigate internazionali per andare a combattere con i Nordvietnamiti di Ho Chi Min. Il collettivo si incuriosisce e conosce Vitaliano Ravagli.
    Nato nel 1934, troppo piccolo per fare la Resistenza da combattente ma abbastanza grande per capire la parte giusta, nei primi anni del dopoguerra non riesce ad ambientarsi. La Resistenza ha deposto le armi, il Partito Comunista Italiano non ne è altro che una pallida ombra. Il compromesso storico di Togliatti ha lasciato i gerarchi fascisti più o meno nelle stesse posizioni che avevano con il duce. I poveri restano poveri, nonostante il Partito. Qualche partigiano fugge verso la jugoslavia di Tito, oppure in Cecoslovacchia. Vitaliano Ravagli seguirà il suo sentiero dell'odio fino in Vietnam.

    Il romanzo, che è fondamentalmente la biografia del partigiano, si articola su 3 filoni, continuamente alternati tra loro:

    In cerca del Vietcong romangnolo, totalmente fittizia, in cui un avvocato bolognese, Daniele Zani, dopo la morte del nonno partigiano Soviet, sente parlare del romagnolo che è andato a farsi la guerra di Indocina dopo la fine della guerra civile in Italia;
    Sentieri dell'Odio, che narra in maniera dettagliata le vicende e la vita avventurosa di Vitaliano Ravagli;
    Tre fratelli, lo zio Ho e lo zio Sam, che come recita il sottotitolo ("Storia disinvolta delle guerre di Indocina") è un inquadramento storico dell'Indocina negli anni '50.

    Asce di guerra è un libro bellissimo. Parla di Resistenza, e di un periodo storico volutamente oscurato, il momento in cui i partigiani devono deporre le armi o continuare la Rivoluzione. Parla di eroi che hanno scacciato i fascisti dalle loro terre, che poi vengono dimenticati ed emarginati da una società che spesso li rinnega. Parla di grandi uomini che non riescono a rassegnarsi alla loro Italietta quando hanno sognato per anni la Rivoluzione di un mondo migliore. Parla di Ho Chi Min, e di una rivoluzione che ha tenuto in scacco mezza Europa e gli Stati Uniti per oltre 20 anni.
    Il tutto con la credibilità storica e la ricerca che il collettivo Wu Ming riesce a mettere in campo.

    ha scritto il 

  • 4

    Le storie sono asce di guerra da disseppellire.

    "...Per chi era con me in quella giungla.
    Per Budrio, chissà dove riposano i suoi resti.
    Per i miei figli, che sappiano dove conducono i sentieri dell'odio.
    Ma ribadisco che non mi pento. Reagire ai soprusi è umano.
    Forse ora i serpenti smetteranno di strisciare.
    ...continua

    "...Per chi era con me in quella giungla.
    Per Budrio, chissà dove riposano i suoi resti.
    Per i miei figli, che sappiano dove conducono i sentieri dell'odio.
    Ma ribadisco che non mi pento. Reagire ai soprusi è umano.
    Forse ora i serpenti smetteranno di strisciare.
    A volte, nelle serate terse, guardo verso sud, la linea blu degli Appennini che degrada sull'orizzonte. Penso alle battaglie della Trentaseiesima. Penso ai cinque continenti, sterminate distese di terra, moltitudini di uomini e donne in marcia. Ricordo, come si li avessi vissuti tutti, secoli di lotte e sangue. Mi sento parte di una comunità universale che supera i confini e congiunge le epoche, le comunità di coloro che prendono d'assalto il cielo. E penso al vecchio Bob, che non poté diventare vecchio. Un giorno qualcuno s'impadronirà di quel futuro che i miei eroi non poterono conquistare. Sì, penso a Bob, al comandante Bob che urla "All'attacco, Garibaldi, avanti, dio boia!"
    E mi ritrovo a mormorare tra me e me: "Sì, dio boia, avanti"."

    ha scritto il 

  • 4

    Il Dopoguerra. Gli anni Cinquanta. Avrei sempre voluto intervistare mio nonno. Ho rimandato fino a che non è stato troppo tardi. E così, a trent’anni, ti ritrovi con la sensazione di aver perso qualcosa, come smarrir il filo del discorso…


    Io non riesco a non dare sempre punteggio pieno ai ...continua

    Il Dopoguerra. Gli anni Cinquanta. Avrei sempre voluto intervistare mio nonno. Ho rimandato fino a che non è stato troppo tardi. E così, a trent’anni, ti ritrovi con la sensazione di aver perso qualcosa, come smarrir il filo del discorso…

    Io non riesco a non dare sempre punteggio pieno ai libri dei Wu Ming. Quando sono in collettivo poi a mio avviso sono tra le cose migliori dell’editoria corrente, tra i pochi a potersi considerare letteratura.

    Asce di Guerra è il più arrabbiato, ingrato, frustrato, violento dei libri del collettivo. Perchè? ovvio, perché questa volta si parla dell’Italia, dell’ultima opportunità che questo Paese ha avuto per fare una vera rivoluzione, cambiare le cose e della conseguente occasione fallita.

    Rilettura interessante e fresca della resistenza. Un po’ romanzo, un po’ saggio, un po’ manifesto ideologico come per Point Lenana. A parlare sono i protagonisti che i Wu Ming rintracciano. Realtà storica e finzione si intrecciano e confondono, come sempre per il collettivo. La guerra di resistenza nell’Appenino Tosco-Emiliano diventa una narrazione collettiva di episodi più o meno eroici; a parlare sono i protagonisti, ragazzi che la guerra l’hanno fatta in primis per la disperazione data dalla fame, solo poi per gli ideali.

    E cosa emerge dal racconto? nulla di nuovo, questo Paese non lo puoi cambiare: l’Italia è la conferma che la Storia è un processo evolutivo sostanzialmente basato sul modello della dipendenza dal percorso e in parte un processo per cambiamenti graduali e per incremento, i cambiamenti sono solo apparenti, fratture vere non ce ne sono. Le spinte possono esserci, ma vengono bloccate e i rigurgiti finiscono per essere soffocati allontanando i sediziosi come nell’Italia del Secondo dopoguerra.

    Alla costituente c’è andata gente che le armi non le aveva mai prese in mano e questo fa la sua bella differenza

    Poi come al solito quando leggo i Wu Ming, imparo e imparo tanto. E qui si spazia dalla resistenza italiana alla seconda guerra mondiale, dalla storia dell’internazionale comunista alla storia del Sud-Est Asiatico.

    Non avevo prima la minima idea che ex-partigiani fossero finiti a combattere in Indocina; che il Partito Comunista (quello internazionale in cui il migliore amico del capo universale era un italiano) inviasse i reduci a supportare la guerriglia nella giungla, in quella terra di nessuno tra Vietnam, Laos, Cambogia. Nei prodromi della guerra del Vietnam c’erano partigiani italiani e chi meglio di loro poteva insegnare la guerriglia?

    Libro potente senza dubbi, lascia il segno (almeno a me lo ha lasciato). Discontinuo e controverso, i WM stessi riconoscono che:

    “Questo libro contiene le pagine migliori che abbiamo scritto. Questo libro contiene le pagine peggiori che abbiamo scritto”

    Dal punto di vista letterario, forse l’espediente narrativo è un tantino debole, ma nella prefazione il collettivo ne spiega le ragioni. L’avvocato in cerca del passato regge la trama fino ad un certo punto, ma è a mio avviso molto buono l’innesco: tutto è collegato nel mondo in un processo storico senza barriere e confini. Se oggi l’Italia è il mostro che spedisce indietro migranti disperati è anche per il processo incompiuto di democrazia.

    La rabbia degli autori e del co-autore Vitaliano Ravagli è evidente nelle parti in cui si analizzano i motivi di quei compromessi che i vincitori decisero di accettare con i vinti (paradossale, no?) sotto le insegne della pacificazione naziona ... recensione completa https://parladellarussia.wordpress.com/2014/06/29/asce-di-guerra-wu-ming/

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante ma...

    parafrasando un mio amico che al corso prematrimoniale disse:"Voi siete troppo cattolici!": questi sono troppo comunisti!!!
    Il libro è molto interessante perchè racconta la storia d'Italia nel dopo guerra dal punto di vista dei comunisti puri, ex-partigiani traditi dalla normalizzazione di ...continua

    parafrasando un mio amico che al corso prematrimoniale disse:"Voi siete troppo cattolici!": questi sono troppo comunisti!!!
    Il libro è molto interessante perchè racconta la storia d'Italia nel dopo guerra dal punto di vista dei comunisti puri, ex-partigiani traditi dalla normalizzazione di Togliatti. Un punto di vista per me nuovo e trattato con molto rigore. Tre parti compngono il libro, alternandosi: la storia di Vitaliano Ravagli combattente in Indocina, la storia romanzata della nascita del libro con incontri con ex-partigiano alla ricerca del romagnolo indocinese e una storia della situazione in Indocina negli anni 50-60. Al contrario di quanto affermano gli autori trovo la terza parte la meno riuscita, sarebbe molto interessante ma è troppo complicata, mi sono perso subito nei nomi di persone, luoghi e formazioni politiche. La migliore è la storia di Ravagli.
    Perchè critico allora il libro: perchè troppo a favore dei comunisti, della resistenza e troppo contrario alla democrazia nata nel dopo guerra e alla chiesa. L'unica interazione col clero è con una suora che ruba il cibo alle persone che dovrebbe proteggere. I partigiani non riescono a riadattarsi a una vita civile, volevano fare la rivoluzione e non ci riescono e questo è un male assoluto. La democrazia non ha alcun lato positivo, la svolta di Togliatti è un tradimento... insomma concetti che partono da idee condivisibili, ma sfociano in un eccesso.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo "oggetto narrativo", come lo definiscono i Wu Ming, mescola la storia (sorprendente e incredibile) di Vitaliano Ravagli con la Storia (con la S maiuscola) di un periodo fondamentale del nostro paese: la Resistenza e soprattutto il dopo-Resistenza.
    Il risultato è assolutamente riuscit ...continua

    Questo "oggetto narrativo", come lo definiscono i Wu Ming, mescola la storia (sorprendente e incredibile) di Vitaliano Ravagli con la Storia (con la S maiuscola) di un periodo fondamentale del nostro paese: la Resistenza e soprattutto il dopo-Resistenza.
    Il risultato è assolutamente riuscito, figure di partigiani eroici (senza retorica), il disagio di chi non seppe reinserirsi in un dopoguerra che dimenticò troppo in fretta e la storia, ripeto incredibile, di Vitaliano.
    Non ho capito assolutamente nulla delle vicende delle varie guerre d'Indocina, ma direi che non sia fondamentale per apprezzare questo "oggetto".

    ha scritto il 

  • 4

    Mi hanno beccata tardi con questo libro

    Mi dicono che sono spesso tutti così. Mi faccio accalappiare tardi da loro. Non mi piaceva molto chi mi parlava di loro. Ma, loro non fanno libri "de sinistra", loro sono la trincea e la retrovia della guerra al degrado di questo Paese per il metodo, per le storie, per lo sguardo, per l'arte e l ...continua

    Mi dicono che sono spesso tutti così. Mi faccio accalappiare tardi da loro. Non mi piaceva molto chi mi parlava di loro. Ma, loro non fanno libri "de sinistra", loro sono la trincea e la retrovia della guerra al degrado di questo Paese per il metodo, per le storie, per lo sguardo, per l'arte e la sensibilità.

    ha scritto il 

  • 4

    storia sin troppo avvincente...

    ... per essere quasi "sacrificata" in mezzo ad un panorama così ampio e una documentazione così ricca. Ottimo per chi è completamente digiuno di Resistenza e dopoguerra, eccessivo per chi ne sa qualcosa e vorrebbe solo leggere del "vietcong romagnolo".

    ha scritto il 

  • 5

    standing ovation

    finalmente qualcuno che ha le palle per raccontare la VERITA' storica. si saranno (saremo) di parte ma solo gli "intellettualmente disonesti" possono tentare di confutare gli accadimenti. pure crescendo in emilia non sono diventato "comunista" perché fin d'adolescente ho fiutato l'opportunismo, l ...continua

    finalmente qualcuno che ha le palle per raccontare la VERITA' storica. si saranno (saremo) di parte ma solo gli "intellettualmente disonesti" possono tentare di confutare gli accadimenti. pure crescendo in emilia non sono diventato "comunista" perché fin d'adolescente ho fiutato l'opportunismo, la pavidità, l'incapacità di guidare il popolo, in quelle terre si sarebbe potuto realizzare l'utopia del benessere condiviso nel rispetto dei valori e dell'ambiente.
    sarà stato "culo" ma ci avevo preso in pieno. quelle MERDE hanno permesso ai fascisti di ritornare... ora siamo vicini a un clima (disfacimento economico) simile al dopoguerra ma senza nulla da ricostruire (materialmente), i coglioni hanno pure appoggiato queste teorie revisioniste, parificando gli Eroi Partigiani a terroristi!!!
    mi fermo, che è meglio.
    GRAZIE WU MING!!!

    ha scritto il