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Asesinos sin rostro

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Publisher: Quinteto

3.6
(2378)

Language:Español | Number of Pages: 344 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , German , Italian , French , Dutch , Slovenian , Norwegian , Swedish , Polish , Finnish

Isbn-10: 8495971887 | Isbn-13: 9788495971883 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback , Hardcover , Others

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
El inspector Kurt Wallander atraviesa uno de los momentos más sombríos de su vida cuando tiene que ponerse al frente de la investigación del asesinato de un apacible matrimonio de ancianos en una granja de Lenarp. Wallander deberá enfrentarse a un asesino muy especial, de una sangre fría asombrosa, y también a una comunidad irascible cargada de prejuicios raciales.
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  • 3

    piacevole

    thriller dell'ormai fiorente filone svedese, lontano anni luce dalla spontaneità della Lackberg e dalla maestria di Larsoon, ma piacevole nella scrittura e scorrevole nella trama. diverse cose irrisol ...continue

    thriller dell'ormai fiorente filone svedese, lontano anni luce dalla spontaneità della Lackberg e dalla maestria di Larsoon, ma piacevole nella scrittura e scorrevole nella trama. diverse cose irrisolte che spero siamo riprese nei libri seguenti.

    said on 

  • 3

    Primo incontro con il commissario Kurt Wallander: sarà la traduzione, chissà, ma non mi ha preso. I personaggi bevono ettolitri di caffè e non sono molto definiti, nè interessanti.La storia vale poco, ...continue

    Primo incontro con il commissario Kurt Wallander: sarà la traduzione, chissà, ma non mi ha preso. I personaggi bevono ettolitri di caffè e non sono molto definiti, nè interessanti.La storia vale poco, due delitti diversi senza nulla in comune. un commissario sciatto e provolone. tuttavia il successo della serie è tale da farmi pensare che i volumi successivi possano essere meglio.

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    1

    Pessimo

    Uno dei peggiori libri che abbia mai letto, terminato solo perché la firma è la stessa di "Prima del Gelo", di parecchie misure superiore. Il primo caso di Wallander può essere interessante solo per c ...continue

    Uno dei peggiori libri che abbia mai letto, terminato solo perché la firma è la stessa di "Prima del Gelo", di parecchie misure superiore. Il primo caso di Wallander può essere interessante solo per chi vuole conoscere approfonditamente Mankell decidendo così di affrontare il primo capitolo. Si tratta purtroppo di un poliziesco di bassa fattura con un buon inizio avvincente; un delitto particolarmente violento attira le attenzioni del corpo di polizia locale. Wallander in particolare si distinguerà per lo zelo nel voler scoprire la verità e tra errori procedurali e fallimenti personali si imbatte in un secondo caso. A questo punto la narrativa diventa ondivaga : l'ulteriore omicidio dà spunto ad una lunga ed inutile digressione sui problemi sociali di una Svezia in rapido cambiamento. Se si aggiunge il fatto che i due omicidi non hanno alcuna attinenza, e che le riflessioni socio politiche hanno il sopravvento sulle indagini , non si può certo definire coinvolgente la lettura. La soluzione, quando arriva, non interessa, anche perché viene fuori in maniera improvvisa, senza colpi di scena e , cosa assai più grave, senza dare al lettore la possibilità di inutirla perché lo scrittore non mette a disposizione gli stessi elementi a conoscenza dell'investigatore. Refusi inaccettabili, errori di sintassi , e ripetizioni di vocabolario sono la spia di un disinteresse anche della Marsilio nei confronti di questa prima opera. Assolutamente da evitare.

    said on 

  • 1

    Alle prevedibili caratteristiche di buona creanza, reddito certo e costumi morigerati richieste agli aspiranti fidanzati delle giovani donne della mia generazione, la mia famiglia aggiungeva le pretes ...continue

    Alle prevedibili caratteristiche di buona creanza, reddito certo e costumi morigerati richieste agli aspiranti fidanzati delle giovani donne della mia generazione, la mia famiglia aggiungeva le pretese della mia adorabile e temutissima nonnetta.
    La Nonna aveva infatti idee precisissime sull'importanza dell'avvenenza umana, specie se riferita ad aspiranti generi o a qualunque maschio aspirasse ad entrare nella sua famiglia per via di matrimonio con una delle sue nipoti, giudicate tutte -imparzialmente- bellissime.
    La sua personale religione domestica, della quale era custode unica e inflessibile, vietava alle nipoti la riproduzione mediante copula con i brutti, per l'ovvio motivo che ciò avrebbe portato alla nascita di poveri infelici, rivelandosi alla fine come una forma esecrabile di egoismo e di noncuranza verso il costante miglioramento della razza umana, o almeno della parte di essa posta sotto la sua giurisdizione.
    Va rilevato che codeste regole non riguardavano i nipoti nei confronti dei quali praticava il più assoluto disinteresse, così pervenendo ad una curiosa e irripetibile sintesi di matrilinearità di sapore ebraico e di una eugenetica che forse sarebbe parsa eccessiva persino ad Adolf Hitler.

    Come ogni sacerdote che si rispetti, la Nonna rivelava però talvolta un'inaspettata indulgenza verso taluni sbandamenti nipoteschi per giovanotti non proprio di boutique, dei quali non disconosceva l' l'attrattività animalesca. Si mostrava cioè incline ad accettare quelle smagliature in ordine alla buona creanza, al reddito certo e ai costumi morigerati che non di rado si accompagnano ai più significativi portatori di testosterone, almeno in età giovanile, e possono essere indizio di una qualche personalità futura; così ponendosi in aperto contrasto con l'anima piccolo borghese del comitato delle zie e rendendo di fatto ogni presentazione di aspirante fidanzato un evento dagli imprevedibili sviluppi.
    Fu così che il giorno che la prima delle mie cugine, attualmente al terzo matrimonio, si risolse a mostrare tale Giancarlo -di modesto ma non sgradevole aspetto, modesta ma non aleatoria retribuzione e modeste ma non scandalose maniere- la Nonna pose una pietra tombale sulla accurata ma cordiale soppesatura delle modestie operata dalla famiglia, sentenziando col tono sconsolato di chi è costretto a constatare il proprio fallimento pedagogico: “Ma che ci troverà di interessante? Non è neanche un delinquente!”

    E' evidente che Ingmar Bergman, suocero di codesto scrittore, non ha conosciuto mia nonna.
    Peccato.

    said on 

  • 4

    Primo della serie Kurt wallander

    Avevo iniziato la serie anni fa, senza tener conto dell'ordine cronologico, affascinata più dal giallo che dalla figura dell'ispettore.
    Leggere il primo capitolo mi ha ...continue

    Primo della serie Kurt wallander

    Avevo iniziato la serie anni fa, senza tener conto dell'ordine cronologico, affascinata più dal giallo che dalla figura dell'ispettore.
    Leggere il primo capitolo mi ha aiutato a capire alcuni tratti del suo carattere

    said on 

  • 5

    assassino senza volto

    Con Mankell ho scoperto un mondo. Un mondo fantastico. Crudo, bestiale a tratti, romantico e nostalgico il più delle volte. Ho letto molti gialli nella mia se pur giovane vita. Ho letto molti scrittor ...continue

    Con Mankell ho scoperto un mondo. Un mondo fantastico. Crudo, bestiale a tratti, romantico e nostalgico il più delle volte. Ho letto molti gialli nella mia se pur giovane vita. Ho letto molti scrittori di gialli ma posso affermare con fermezza e palese logica che Mankell è il migliore tra tanti.
    Questa suo primo romanzo, tra l'altro, secondo me è il migliore.
    Un po diverso dagli altri. Più semplice, meno cervellotico. Dove l'indagine (di per se difficile) mi mischia ai pensieri teneri e nostalgici del protagonista. Un protagonista vero. Una persona vera. Il mio vero e umano eroe.
    Kurt Wallander è in ognuno di noi.

    said on 

  • 0

    Io ho scoperto anni fa Mankell con "Scarpe italiane". Poi ho letto altre cose, sempre estranee alla serie di inchieste del commissario Wallander e comunque successive a questo suo primo libro. Altro l ...continue

    Io ho scoperto anni fa Mankell con "Scarpe italiane". Poi ho letto altre cose, sempre estranee alla serie di inchieste del commissario Wallander e comunque successive a questo suo primo libro. Altro livello, indubbiamente. Ma anche l'autore l'ha scritto parecchi anni dopo, da scrittore più maturo. Ciò nondimeno, sarò di bocca buona, ma ho letto questa prima inchiesta con piacere. Si fa leggere, è avvincente, anche se non così sfaccettata come ti aspetteresti. La figura del commissario, poi, è molto umana, vera nella sua tristezza, nelle sue insicurezze nella sua crisi di uomo "abbandonato". E quindi credibile. I desolati paesaggi nordici che fanno da sfondo, infine, esercitano su di me un fascino assolutamente irresistibile.

    said on 

  • 2

    Un giallo classico

    Non sono una lettrice di gialli, ma ho letto questo libro -primo della serie del commissario Wlallander- perché avevo già letto "Scarpe italiane" di quest'autore e ne ero rimasta affascinata. Un roman ...continue

    Non sono una lettrice di gialli, ma ho letto questo libro -primo della serie del commissario Wlallander- perché avevo già letto "Scarpe italiane" di quest'autore e ne ero rimasta affascinata. Un romanzo introspettivo, lucido, una scrittura di rara pulizia e bellezza. Questo giallo, tuttavia, non mi ha esaltata: pieno di retorica, buoni sentimenti, stereotipi, lo vedo ancora lontano dal Mankell che ha scritto Scarpe italiane 20 anni dopo. Do comunque la sufficienza poiché la scrittura è già piacevole e sono arrivata fino alla fine, seppure senza entusiasmo.

    said on 

  • 3

    Sin ser lectora habitual del género, reconozco que ha sido un buen compañero de viajes navideños. Me ha gustado mucho el personaje del policía Wallander.

    said on 

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