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Ashenden l'inglese

Di

Editore: Garzanti

3.7
(130)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 249 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: A000052198 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Fenisia Giannini

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Romance

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Descrizione del libro
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  • 4

    Una lettura davvero meravigliosa sia per lo stile sia per la costruzione avvincente del racconto. Ashenden è uno scrittore reclutato dall'intelligence britannica durante la prima guerra mondiale, proprio come l'autore. Una specie di impiegato dello spionaggio, di cui rivela anche gli aspetti comi ...continua

    Una lettura davvero meravigliosa sia per lo stile sia per la costruzione avvincente del racconto. Ashenden è uno scrittore reclutato dall'intelligence britannica durante la prima guerra mondiale, proprio come l'autore. Una specie di impiegato dello spionaggio, di cui rivela anche gli aspetti comici e burocratici. Bellissime le caricature, soprattutto del console americano, dotato di nessuna delle caratteristiche di un diplomatico, e di un uomo d'affari tanto temerario quanto ingenuo, presuntuoso e onesto al contempo, avido lettore di manulai di comunicazione, ma incapace di capire le situazioni più evidenti. Un fesso insomma, ma che fa tenerezza.
    Ashenden invece è freddo, disincantato, fa la spia per alimentare i suoi racconti con l'esperienza che deriva dall'osservazione degli uomini nelle circostanze più critiche o insolite. La fa anche per vanità. Pochi sentimenti, se non un distaccato sorriso.
    Somerset Maugham dimostra nel racconto una straordinaria maestria nel descrivere situazioni e comportamenti, una scrittura elegante, distaccata, densa di humour e di delizioso cinismo.

    ha scritto il 

  • 4

    Ripescato dalla libreria al mare …. Letto nel 1966, il testo, semiautobiografico, è del 1928. Maugham che fu, per un certo periodo, agente del controspionagggio inglese vi riporta alcuni episodi un po’ reali e un po’, forse, inventati. Gli ho dato una scorsa ed è sempre piacevolissimo: ironico ne ...continua

    Ripescato dalla libreria al mare …. Letto nel 1966, il testo, semiautobiografico, è del 1928. Maugham che fu, per un certo periodo, agente del controspionagggio inglese vi riporta alcuni episodi un po’ reali e un po’, forse, inventati. Gli ho dato una scorsa ed è sempre piacevolissimo: ironico nelle sue descrizioni, anche paesaggistiche, e puntuale nella descrizioni degli strani personaggi incontrati. In un capitolo c’è anche il racconto di un ambasciatore inglese che, in sintesi, ricorda molto il protagonista di Schiavo d’amore. E poi il rivoluzionario messicano, ai limiti del ridicolo (si ferma però un attimo prima), assassino e giocatore senza remore. La coppia mista inglese e tedesca, posta di fronte al dilemma di un ritorno in Gran Bretagna e che sfocerà in tragedia. L’americano in Russia per firmare contratti milionari, beffato dalla presa di potere dei bolscevichi. E così via, con la classe ed il cinismo di Maugham.

    ha scritto il 

  • 4

    Maugham è scrittore di razza e in questo libro racconta, probabilmente romanzandole, le sue avventure come agente secreto brittanico durante la prima guerra mondiale.
    si legge che è un piacere, la prosa è perfetta ed una sottile ironia pervade il racconto.
    qua e là un po' (tanto) auto ...continua

    Maugham è scrittore di razza e in questo libro racconta, probabilmente romanzandole, le sue avventure come agente secreto brittanico durante la prima guerra mondiale.
    si legge che è un piacere, la prosa è perfetta ed una sottile ironia pervade il racconto.
    qua e là un po' (tanto) autocelebrativo .

    ha scritto il 

  • 3

    Consigliatomi da un amico, sono stato contento di averlo iniziato. Un po' meno di averlo finito.
    Ottima scrittura, linguaggio fluido e ricercato, descrizioni dei dettagli - anche emotivi, non solo materiali - sempre curate e misurate... peccato si tratti sostanzialmente di brevi racconti ra ...continua

    Consigliatomi da un amico, sono stato contento di averlo iniziato. Un po' meno di averlo finito.
    Ottima scrittura, linguaggio fluido e ricercato, descrizioni dei dettagli - anche emotivi, non solo materiali - sempre curate e misurate... peccato si tratti sostanzialmente di brevi racconti random senza continuità; mi riservo di valutare l'autore sul banco di prova di un racconto più strutturato.

    ha scritto il 

  • 4

    "Mr Somerville è un militare?".
    "No" disse R. "uno scrittore".
    "Al mondo c'è posto per tutti, come si dice".

    Il libro è una raccolta di quadretti, con varia umanità a soggetto, tratti da un parco di memorie alterate dichiarato da Maugham in prefazione. La raccolta è poco più di ...continua

    "Mr Somerville è un militare?".
    "No" disse R. "uno scrittore".
    "Al mondo c'è posto per tutti, come si dice".

    Il libro è una raccolta di quadretti, con varia umanità a soggetto, tratti da un parco di memorie alterate dichiarato da Maugham in prefazione. La raccolta è poco più di questo: quadretti, per l'appunto, o miniature, il cui breve raggio aneddotico porterebbe al disappunto del racconto frustrato se non si facesse caso al fine di ridurre a episodica impiegatizia mondana il lavoro di spionaggio. E Maugham è uomo di mondo, dal che s'impara sempre qualcosa. Alla premessa va aggiunto che ci sono poi picchi di virtù. Maugham sembra come al solito eccelso nei casi in cui si mette a un capezzale con la pazienza dell'etologo; ed è nei panni del dottor Saunders ("Acque morte") che descrive una mummietta secca e pittata a casaccio anch'ella forse spia, la signora King, governante maltrattata da una coppia di principessine baffute che spira in malo modo rantolando "Inghilterra". Oltre a lei, le "gemme barocche su due gambe", le "rarità da considerare con delizia" sono molte e ciò vale, per quanto riguarda me, il prezzo del biglietto.

    Bonus track: la perizia con cui sbertuccia una certa faccia dell'animo russo, il cui empito spirituale si traduce nella colazione a uova strapazzate per il resto della vita. Apprezzo da amante del genere (letteratura russa, non uova strapazzate).

    ha scritto il 

  • 3

    Non è una novità che lo scrittore tenga a far sapere che il protagonista di una sua data opera non ha nulla a che fare con il lui reale, soprattutto qualora il protagonista dell’opera risulti sgradevole o imbarazzante o laido, tutti connotati i quali si teme possano essere attribuiti per osmosi a ...continua

    Non è una novità che lo scrittore tenga a far sapere che il protagonista di una sua data opera non ha nulla a che fare con il lui reale, soprattutto qualora il protagonista dell’opera risulti sgradevole o imbarazzante o laido, tutti connotati i quali si teme possano essere attribuiti per osmosi anche alla biografia “vera” dell’autore.

    Nella prefazione Maugham fa un’operazione che sta a metà strada: ammette, lo dicono peraltro i fatti della sua biografia, di aver lavorato come agente dell’intelligence inglese durante la prima guerra mondiale, ma al contempo sottolinea che il protagonista del suo romanzo non è lui, e che gli accadimenti della trama che lo coinvolgono, all’agente, sono rielaborazioni di cose che ha sentito, che gli son capitare solo parzialmente nella realtà di quei tempi travagliati eccetera.
    Anche qui, nulla di nuovo: scrivo di questa cosa solo perché mi torna buona per un’altra di cui voglio dire dopo.

    Sorvolando invece rapidamente sui fatti oggettivi del romanzo, ecco che esso ci appare come una sorta di diario narrativo inserito in una cornice narrativa più generale, ancorché labile. L’agente Ashenden si mette al servizio dei Servizi britannici, il suo diretto superiore sarà il colonnello R. Ashenden è uno scrittore, conosce il mondo e gli uomini nonché alcune lingue europee, dice R., per cui risulta assai adatto allo spionaggio.
    Il neo agente si installa dunque a Ginevra, nella neutrale Svizzera, allora crocevia di spioni e fuoriusciti di ogni sorta, e prende servizio.

    Quello che segue sono capitoli/racconti, mai troppo slegati dalla cornice iniziale, datosi che vi ritornano R. e l’ambientazione svizzera (tranne in due casi, se non ricordo male) e confinaria, racconti leggendo i quali ogni volta ti chiedi: ma queste cose gli son capitate proprio a lui, a Maugham?
    O meglio, a Maugham gli son capitate così proprio per filo e per segno (o in che misura il filo e in che misura il segno)? A Ashenden di sicuro, anche se si tratta a volte di cose che hanno curiosi addentellati con certe tematiche che a Maugham stavano particolarmente a cuore, si direbbe.

    M’è venuto in mente questo quando per questioni di servizio Ashenden va nella nazione X e lì incontra l’ambasciatore d’Inghilterra, l’azzimatissimo e inappuntabilissimo Sir Herbert Witherspoon.
    Questi invita a cena lo scrittore/agente segreto e gli racconta inaspettatamente una lunga storia di umiliazioni sentimentali che richiama paro paro le ambientazioni del romanzo d’esordio di Maugham, “Schiavo d’amore”. Curioso, nevvero?

    Ma insomma, è quasi inutile che aggiunga che tutti i capitoli/racconti sono avvincenti e scritti con la consueta maestria

    Resta da dire un’ultima cosa, e qui mi riconnetto a quanto scrivevo al principio.
    Nella prefazione, si diceva, Maugham viene districandosi nella consueta problematica della sovrapposizione tra personaggio romanzesco e autore. In questo, c’è un romanzo, a mio avviso il più bello di M., e che s’intitola “Il filo del rasoio”, nel quale tra i personaggi c’è proprio lui, William Somerset con nome e cognome e professione.

    Mi accorgo però che i caratteri di questo personaggio sono anche in altre storie dove pure esso non è citato esplicitamente con nome e cognome. Mi viene in mente ad esempio il medico radiato dall’albo di “Acque morte”, il narratore di “La luna e sei soldi”, questo Ashenden, appunto.

    Questi personaggi, i quali appunto a mio avviso riflettono un aspetto profondo del carattere di colui che li ha creati, narrativamente parlando sono dei palafrenieri. Servono la causa delle passioni e dei rivolgimenti dei personaggi veri e propri. Stanno al margine, ma non dietro il sipario: osservano, con moti di cinismo e timidezza, savoir-vivre, fors’anche un fondo di puritanesimo albionico.

    Raramente questi Maugham traslati scivolano sui sentimenti – anche se hanno l’umiltà di non dirsene immuni, anzi (il protagonista de “Lo scheletro nell’armadio” diventa appunto Maugham poiché riemerge depurato dalla passione infelice) – ma dello sconvolgimento ingenerato dagli umani trasporti conoscono ogni porosità.
    La conoscono con un piglio ortogonale, cartesiano, civile, borghese, nello stesso istante affabile e duro.

    Questa sorta di onniscienza nella pratica del mondo interiore credo portasse col tempo Maugham ad uno scetticismo finanche metafisico.
    Cosa pericolosa questa, poiché con la vecchiaia si muta in acido. L’acre cronaca dello scrittore ottuagenario asserragliato nel suo esilio dorato nel Midi fatta dal nipote scrittore Robin Maugham, pare giustificare quest’impressione.

    ha scritto il