Aspetta primavera, Bandini

Di

Editore: Marcos y Marcos (Gli alianti)

4.1
(2871)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 189 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Portoghese , Turco , Tedesco , Ceco

Isbn-10: 8871681304 | Isbn-13: 9788871681306 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Carlo Corsi ; Illustrazione di copertina: Francesco Dupré

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Arturo ha quattordici anni, abita in America, in uno sperduto paesino sulle montagne, possiede una slitta. Per il resto avrebbe preferito chiamarsi John,e di cognome, invece che Bandini, Jones. La madre e il padre sono italiani immigrati, ma lui avrebbe preferito essere americano. Poi c'è nonna Toscana, che considera il genero Svevo, padre di Arturo, un fallito, e la figlia Maria una povera pazza perché l'ha sposato. Una famiglia non solo povera: proprio fatta di povertà. Con questo volume prosegue, dopo "Chiedi alla polvere", "La confraternita dell'uva" e "Sogni di Bunker Hill", la ripubblicazione einaudiana delle opere di John Fante.
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  • 4

    TALE PADRE...TALE FIGLIO?

    Rocklin, Colorado. Inverno.

    Lei è Maria, lui è Svevo. Loro sono Arturo, August e Federico Bandini, i figli di una coppia di italiani naturalizzati americani. Lei snocciola infiniti grani di un rosario ...continua

    Rocklin, Colorado. Inverno.

    Lei è Maria, lui è Svevo. Loro sono Arturo, August e Federico Bandini, i figli di una coppia di italiani naturalizzati americani. Lei snocciola infiniti grani di un rosario che dovrebbe compensare tutta la sua miseria, lui bestemmia, muratore maledetto in un maledetto inverno.

    I toni di Fante sono questi. La narrazione quasi anaforica all’inizio, ha il potere di dipingere un quadro realistico di una realtà marginale ed emarginata, ai limiti della sopravvivenza, nella quale la fanno da padrone miseria e rassegnazione. Arturo, il figlio quattordicenne e la traduzione in parola dei suoi pensieri (anche nei momenti meno opportuni) , sono un’efficace messa a nudo di quel marasma di pensieri e di emozioni tipici dell’adolescenza. Gli eccessi nel comportamento, sanati sempre da un’indulgente e immediata confessione, sono invece l’esito tutto personale del substrato familiare e sociale di appartenenza e spesso sono tinteggiati da una gradevolissima vena ironica.

    Durante la lettura, a più riprese, mi è venuta in mente l’esperienza autobiografica raccontata da Frank McCourt nei romanzi “Le ceneri di Angela” e “Ehi prof” e quanto poco io l’abbia apprezzata. Non sono riuscita a capire subito perché invece questa narrazione, così simile nei temi, mi giungesse al contrario gradita, per arrivare poi a comprendere che è la forma la chiave di volta del mio gradimento. Aspetta primavera, Bandini è narrato in terza persona e il narratore alterna i punti di vista focalizzando l’attenzione sul padre e sul figlio, ciò fa intuire al lettore l’humus autobiografico che sorregge l’impianto narrativo per cui immediata è la corrispondenza John- Arturo e Nicola- Svevo, diversamente da quell’io auto commiserante che mi aveva irritato negli scritti di McCourt.
    Nello scritto di Fante ci si può concedere il lusso di abbandonarsi alla finzione narrativa anche se si rimane perfettamente consapevole che tutto il suo vissuto è lì tra quelle pagine e il pensiero corre a immaginarlo. Spesso la stessa narrazione, alleggerita dai toni sornioni e quasi umoristici, contribuisce ad allontanare dalla miseria, dalla bassezza del quadro familiare, da una coppia di genitori così insana nella loro unione maledettamente tenuta unita dal medesimo destino di immigrazione e di povertà non solo materiale.

    Insomma una lettura gradevole, originale ma deludente nell’epilogo ( a livello narrativo), a tratti anche una lettura amara che implica una riflessione profonda sui legami familiari e sulla strutturazione delle singole personalità in base ai modelli di madre e di padre che capita di avere. In questo caso più volte mi ha preoccupata la psicologia del giovane Arturo, la mitizzazione della figura paterna e l’inconscia ammirazione scaturita dai suoi comportamenti più riprovevoli o ancora le proiezioni fatte sulla povera Rosa di cui si dice innamorato... , per non parlare dei sentimenti contrastanti provati nei confronti della madre.
    Non so se affronterò gli altri testi del ciclo Bandini o se lascerò Arturo nell’irresolutezza della sua adolescenza.

    ha scritto il 

  • 4

    John Fante racconta attraverso gli occhi e le gesta di Arturo Bandini la sua storia e in questo primo libro, in particolar modo della sua infanzia/adolescenza.
    Svevo Bandini, il padre, muratore, è cos ...continua

    John Fante racconta attraverso gli occhi e le gesta di Arturo Bandini la sua storia e in questo primo libro, in particolar modo della sua infanzia/adolescenza.
    Svevo Bandini, il padre, muratore, è costretto durante i mesi invernali a un fermo
    lavorativo e questo butta l’intera famiglia in una serie di ristrettezze economiche
    che vanno anche a pesare sull'umore, sia dei figli che della moglie Maria..
    Per tutta la narrazione persiste questo senso di misera, la difficoltà reale del padre di mantenere la famiglia, di vestirli, di scaldarli e dall'altro lato i familiari che quasi
    lo pretendono, accusandolo di non fare abbastanza, di andare a sperperare il
    poco che hanno…e cosi in loro si insinua un dubbio…
    Questi figli poco amati sia dal padre, che dalla madre, figli che non riescono a capire ne
    il comportamento dell'uno, ne dell'altra
    Una madre perennemente depressa o comunque sempre con in mano un rosario,
    intenta a pregare lasciandoli spesso abbandonati a sé stessi, anzi preoccupati della
    sua stessa salute, come se le parti si fossero invertite.
    A tratti figli più maturi dei loro stessi genitori..
    In questo contesto crescono Arturo e i suoi due fratelli, come se le stagioni fossero lo specchio dell’anima, dei loro sentimenti, come se l'inverno con la sua neve portasse
    gelo, freddo sia fuori ma anche dentro i loro cuori..
    In questo spirito la famiglia Bandini, aspetta la primavera, sperando che porti qualche miglioramento….
    Fa impressione come a tratti John Fante riesca a inserire anche dell’ironia in mezzo a tanta povertà e miseria e la cosa a pensarci bene non lascia indifferenti...
    Per me un bel libro, spero che il secondo libro della quadrilogia non mi deluda…

    ha scritto il 

  • 5

    Che capolavoro pieno di vita e verità di sentimenti. Il mio cuore ha battuto al suo ritmo, pagina per pagina. Non posso credere che sia finito.
    John Fante, maestro. Questo libro è un insegnamento su c ...continua

    Che capolavoro pieno di vita e verità di sentimenti. Il mio cuore ha battuto al suo ritmo, pagina per pagina. Non posso credere che sia finito.
    John Fante, maestro. Questo libro è un insegnamento su ció che significa veramente scrivere.

    ha scritto il 

  • 3

    La famiglia Bandini: poveri italiani emigrati in America con tutti i cliché del caso. A tratti intenso, per lunghi periodi non in grado di creare interesse. Lo considero un passo per arrivare a quello ...continua

    La famiglia Bandini: poveri italiani emigrati in America con tutti i cliché del caso. A tratti intenso, per lunghi periodi non in grado di creare interesse. Lo considero un passo per arrivare a quello che dovrebbe essere il più importante tra i 4 libri su Bandini, Chiedi alla polvere.

    ha scritto il 

  • 3

    Non mi ha conquistato. Interessante spaccato d'America condito con un po' d'ironia. Non posso dire che sia brutto, certamente, ma non mi ha lasciato un granché.

    ha scritto il 

  • 5

    Quella dei Bandini è una famiglia così sfigata che non li vorrei manco come vicini di casa. Il capofamiglia è un incazzoso ed insopportabile presuntuoso, povero com'è non si capisce perché abbia avuto ...continua

    Quella dei Bandini è una famiglia così sfigata che non li vorrei manco come vicini di casa. Il capofamiglia è un incazzoso ed insopportabile presuntuoso, povero com'è non si capisce perché abbia avuto tre figli, e che figli poi, tre mocciosi pestiferi, uno peggio dell'altro... L'unica ad avere un carattere dolce è la signora Maria, ma non sopporto proprio di vederla imbambolata per delle ore alla finestra a sgranare il rosario... Non parliamo poi della gigantesca nonna, a parte che non sa una parola d'inglese malgrado viva in America da una vita, ha comunque dei commenti sgradevoli da fare su tutto e tutti, mi fa solidarizzare col povero Svevo che per evitarla deve allontanarsi da casa ed ubriacarsi.... molti di noi hanno dei simili parenti-mostro che per fortuna si fan vivi solo nelle ricorrenze... Com'è dunque che le tragicomiche vicissitudini di una così sgangherata combriccola le ho trovate avvincenti come una saga epica? Mi han fatto più volte ridere da solo come un cretino ed addirittura commuovere... Credo che tutto questo abbia a che fare col famoso dono di cui sento ogni tanto parlare, quello di saper scrivere e raccontare una storia...

    ha scritto il 

  • 5

    Recensione a sorpresa

    “… niente di quello che leggevo aveva alcun rapporto con me, con le strade o con la gente che le percorreva. Mi sembrava che tutti giocassero con le parole e che i cosiddetti grandi scrittori non dice ...continua

    “… niente di quello che leggevo aveva alcun rapporto con me, con le strade o con la gente che le percorreva. Mi sembrava che tutti giocassero con le parole e che i cosiddetti grandi scrittori non dicessero un accidenti di niente. Il loro stile era una mistura di sottigliezza, mestiere e forma e ciò che scrivevano veniva letto , appreso, assimilato e poi ritrasmesso a qualcun altro. Era un congegno funzionale, una “cultura della parola” assai scorrevole e prudente. Bisognava tornare agli scrittori russi precedenti alla rivoluzione per ritrovare il rischio e la passione.
    … A paragone degli scrittori del passato, i moderni non valevano gran che … Perché nessuno diceva niente? Perché nessuno gridava? … Poi, un giorno, ne presi uno e capii subito di essere arrivato in porto.
    Rimasi fermo per un attimo a leggere … con l’aria di uno che ha trovato l’oro nell’immondezzaio cittadino. Le parole scorrevano con facilità, in un flusso ininterrotto. Ognuna aveva la sua energia ed era seguita da un ‘altra simile. La sostanza di ogni frase dava forma alla pagina e l’insieme risultava come scavato dentro di essa. Ecco, finalmente, uno scrittore che non aveva paura delle emozioni. Ironia e dolore erano intrecciati tra loro con straordinaria semplicità. Quando cominciai a leggere quel libro mi parve che mi fosse capitato un miracolo, grande e inatteso … prima ancora di finirlo capii che l’autore era riuscito a elaborare un suo stile particolare .
    Ma la storia di John Fante non è tutta qui. E’ la storia di un uomo fortunato e sfortunato in ugual misura , di un uomo di raro coraggio naturale. Un giorno qualcuno la racconterà , ma ho la sensazione che lui non voglia che lo faccia qui. Dirò solo che, nel suo caso, linguaggio e personalità coincidono: entrambi sono forti, buoni e caldi. E ora basta. Il libro è vostro.”
    Charles Bukowski

    Sottoscrivo tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    Come tutti gli incontri, necessita del suo momento giusto.
    Finisco quindi irrimediabilmente innamorata della sincerità di ogni personaggio e di certe atmosfere che, ne sono convinta, solo John Fante p ...continua

    Come tutti gli incontri, necessita del suo momento giusto.
    Finisco quindi irrimediabilmente innamorata della sincerità di ogni personaggio e di certe atmosfere che, ne sono convinta, solo John Fante poteva tirar fuori con manciate di parole leggerissime ed indelebili.
    Meraviglia.

    ha scritto il 

  • 4

    Avevo tentato già una volta di leggere Fante, ma non ero andata oltre le primissime pagine. Questa volta, con "Aspetta primavera.." è andata decisamente meglio, i personaggi, il linguaggio, il passare ...continua

    Avevo tentato già una volta di leggere Fante, ma non ero andata oltre le primissime pagine. Questa volta, con "Aspetta primavera.." è andata decisamente meglio, i personaggi, il linguaggio, il passare da uno dei familiari all'altro, mi ha attratto, e circa tre quarti del libro me li sono letti velocmente. Poi non so bene perché mi sono distratta, sono passata ad altro, e ritornata a questo romanzo per finirlo non ho ritrovato la stessa carica che mi aveva contagiato prima. Comunque rimane una bella lettura, e cercherò di nuovo di affrontare "Ask the dust".
    P.S.: Bellissima la prefazione di Ammaniti, con la suddivisione in scrittori che vivono e scrittori da tana!

    ha scritto il 

  • 5

    E' molto ironico e fa sorridere, ma nasconde tanta amarezza oltre ad una certa crudeltà.
    Una scrittura molto scorrevole e vivace.
    La neve è elemento fondamentale, ecco quell'aspetta primavera del tito ...continua

    E' molto ironico e fa sorridere, ma nasconde tanta amarezza oltre ad una certa crudeltà.
    Una scrittura molto scorrevole e vivace.
    La neve è elemento fondamentale, ecco quell'aspetta primavera del titolo: a causa dell'inverno e della neve tutto è bloccato, il lavoro del padre che è sempre più nervoso e irritabile, il baseball di Arturo che non vede l'ora di poter giocare; c'è una paralisi dei sentimenti e una freddezza nelle relazioni, come se tutto fosse in un torpore in attesa appunto della primavera, quando con il sole arriverà anche il buon umore.
    Altro elemento fondamentale è la religione: questa mamma così devota, sempre con in mano il rosario, che si rifugia nelle sue preghiere per affrontare qualsiasi difficoltà... e la paura del peccato, anche se basta confessarsi e si è sciolti da qualsiasi colpa.
    E poi il comportamento di Arturo e dei suoi fratelli nei confronti della madre: tutto è loro dovuto e non capiscono il suo comportamento quando il padre non c'è, pensano che la sua sia una reazione esagerata e che invece dovrebbe tornare ad occuparsi di loro come ha sempre fatto. Certo sono forse troppo piccoli per vederla non solo come madre ma come donna ferita. Addirittura Arturo è invidioso delle madri dei suoi amici perché sono belle e si curano, mentre la sua è sciatta e trasandata.
    E quando Maria reagisce nei confronti di Svevo graffiandolo, Arturo pensa che il padre avrebbe dovuto picchiarla per la mancanza di rispetto; evidentemente questo pensiero è frutto di un'educazione basata sulla presunta superiorità dell'uomo sulla donna.
    E poi la povertà che assilla Arturo, che si sente inferiore e si vergogna, ecco perché gli piace giocare a baseball, non c'è differenza tra ricchi e poveri.
    Ultima cosa: mi è piaciuta molto l'intromissione del cane, penso sia stato un pretesto per far tornare a casa Svevo, come un'occasione per riconciliare la famiglia prima della fine del libro, visto che ormai stava arrivando anche la primavera. :)
    Per me è stato amore a prima vista, mi sono subito affezionata ai personaggi.
    Anche se alcuni loro comportamenti sono da condannare (e infatti non li ho condivisi) mi sono ritrovata ad assumere un atteggiamento comprensivo e indulgente nei loro confronti, come una nonna che scopre le marachelle dei nipoti a cui però perdona tutto.
    Di solito di fronte a tanta bassezza morale resto indignata, ma stavolta mi ha suscitato una certa tenerezza.

    ha scritto il 

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