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Aspetta primavera, Bandini

Di

Editore: Marcos y Marcos (Gli alianti)

4.1
(2729)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 189 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Portoghese , Turco , Tedesco , Ceco

Isbn-10: 8871681304 | Isbn-13: 9788871681306 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Carlo Corsi ; Illustrazione di copertina: Francesco Dupré

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Arturo ha quattordici anni, abita in America, in uno sperduto paesino sulle montagne, possiede una slitta. Per il resto avrebbe preferito chiamarsi John,e di cognome, invece che Bandini, Jones. La madre e il padre sono italiani immigrati, ma lui avrebbe preferito essere americano. Poi c'è nonna Toscana, che considera il genero Svevo, padre di Arturo, un fallito, e la figlia Maria una povera pazza perché l'ha sposato. Una famiglia non solo povera: proprio fatta di povertà. Con questo volume prosegue, dopo "Chiedi alla polvere", "La confraternita dell'uva" e "Sogni di Bunker Hill", la ripubblicazione einaudiana delle opere di John Fante.
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  • 4

    Vi strapperà il cuore

    Primo libro di Fante ad essere pubblicato, Aspetta primavera, Bandini è l'unico romanzo della saga scritto in terza persona sia per oggettiva necessità narrativa (il personaggio principale non è Artur ...continua

    Primo libro di Fante ad essere pubblicato, Aspetta primavera, Bandini è l'unico romanzo della saga scritto in terza persona sia per oggettiva necessità narrativa (il personaggio principale non è Arturo ma Svevo e buona parte della storia non accade sotto gli occhi di Arturo) sia per convenienza editoriale (il primo romanzo scritto da Fante, La strada per Los Angeles, piú acerbo ma anche piú eversivo non aveva trovato editore). Anche in questo libro ricorrono i temi tipici della produzione successiva dell'autore: la miseria degli immigrati, la netta percezione della condizione di "alterità" rispetto agli americani, il contrasto tra il ribollente orgoglio della propria identità e l'insopprimibile desiderio di essere considerati americani a tutti gli effetti.
    E' il 1928 e Arturo è un ragazzino legato da un intenso rapporto di amore/odio al padre, figura contemporaneamente titanica e fragile, naufrago sulle sponde di una società in cui non riesce a trovare il proprio ruolo. Benché giovanissimo, manifesta già quegli slanci da sognatore visionario che nei romanzi successivi dilagheranno fino a toccare punte di vera propria mitomania ma che per il momento sono arginati dalla sua tenera età e da un ambiente famigliare a cui è ancora strettamente legato.

    John Fante come sempre riesce a trasformare le situazioni piú comuni in eventi epici evitando le insidie della retorica grazie ad un puntuale riferimento a concreti elementi di vita quotidiana (ciabatte, stufe, galline, ecc.), vere e proprie coordinate assolute di un paesaggio emotivo vivido e fresco, popolato di ricordi e di figure indimenticabili come Maria, la madre di Arturo, che condivide con Svevo un rapporto di coppia istintivo e travagliato. E così, tra conti in rosso e disastrose storie sentimentali prende voce un limpido bisogno sicurezza e di famiglia che assume i contorni di un irrinunciabile diritto dell'anima alla felicità.

    Aspetta primavera, Bandini è un libro in cui la nostalgia si fa aria e pane, nutrimento e sostanza stessa di vita: non leggetelo mentre siete lontani da casa, vi strapperà il cuore.

    ha scritto il 

  • 4

    Se il mare fosse stato di latte, il Polo Nord sarebbe diventato di gelato?

    Mi piace, lo stile narrativo di John Fante.
    Ti sembra di vederlo, seduto ad un tavolo sotto un fresco pergolato, con in mano un bicchiere di vino, intento a raccontare ad un gruppo di amici le vicende ...continua

    Mi piace, lo stile narrativo di John Fante.
    Ti sembra di vederlo, seduto ad un tavolo sotto un fresco pergolato, con in mano un bicchiere di vino, intento a raccontare ad un gruppo di amici le vicende della sua famiglia.
    E ti viene voglia di leggere subito un altro libro suo, come succede al bar, quando, finito il primo bicchiere, si ordina un secondo giro ( ehm.. questo concetto l’ho fregato in toto.. ma mi piace e calza a pennello, l’ho fatto mio perché era veramente un peccato sprecarlo..)
    Impossibile non amare i componenti della famiglia Bandini, emigrati abruzzesi nell’ America degli anni Trenta, che tirano avanti tra mille difficoltà economiche e ambientali, in un Paese dove gli italiani sono considerati solo una massa di straccioni sporchi, da evitare come la peste.
    Inevitabile divertirsi, e un po' anche commuoversi, leggendo le disavventure di Svevo e Maria, dei loro tre figli, e di una suocera terribile che disprezza il genero ritenendolo un fallito; una volta al mese arriva in visita/ispezione creando guai a non finire.
    E leggendo che uno dei figli preferirebbe chiamarsi John Jones anziché Arturo Bandini, come si fa a non pensare ai Mohammed Alabi, o Abdel Bahar, che potendo scegliere vorrebbero di sicuro chiamarsi Giuseppe Rossi o Luca Bianchi. E vengono considerati da tanti europei solo una massa di straccioni sporchi e untori, da evitare come la peste.

    L'ho letto velocemente, non è un grosso libro. Ma poi, una volta finito, sono tornata ad aprirlo per rileggere alcuni passaggi particolarmente belli e intensi.
    Lui l’amava con delicata violenza, era fiero di sé, e non smetteva un attimo di pensare: non è poi così stupida, questa Maria, conosce le cose belle. La grande bolla che spingevano verso il sole esplose tra di loro, e lui gemette di gioioso sollievo, gemette come un uomo felice, per aver dimenticato per un po’ tante inquietudini. Maria, silenziosa e immobile nella sua metà del letto, ascoltava il battito del proprio cuore e si domandava quanto avesse perso all’Imperial Poolhall. Molto, senza dubbio, magari dieci dollari; perché Maria non avrà avuto il diploma delle superiori, ma sapeva leggere il dolore del suo uomo in base all’intensità della sua passione.

    ☆☆☆☆ un po' brille e molto brillanti

    ha scritto il 

  • 4

    ASPETTA PRIMAVERA, BANDINI

    Arturo Bandini è un quattordicenne, figlio di immigrati italiani straziati dalla povertà, arrabbiato col mondo a causa delle sue umili origini. La sua intrepida giovinezza trascorre in equilibrio tra ...continua

    Arturo Bandini è un quattordicenne, figlio di immigrati italiani straziati dalla povertà, arrabbiato col mondo a causa delle sue umili origini. La sua intrepida giovinezza trascorre in equilibrio tra il timor di Dio e l’ateismo. Suo padre è un muratore che, esasperato dalla mancanza di lavoro a causa dei rigidi inverni del Colorado, annega la sua triste condizione giocando d’azzardo, ubriacandosi, e ricorrendo a violenze casalinghe: “Arturo temeva il padre, aveva una fifa matta di lui. In vita sua lo aveva picchiato solo tre volte… ma erano state violente, terrificanti, indimenticabili”. Nonostante le gravi carenze, il ragazzo nutre per lui una profonda ammirazione. Sua madre è una casalinga mite ed estremamente religiosa che, a causa delle assenze del marito, si trova ad essere la colonna portante della famiglia. Arturo prova per lei un amore tenero e indulgente. E poi ci sono Auguste e Federico, i due fratelli che tollera con la condiscendenza del fratello maggiore. Ognuno di loro ha un proprio piano per evadere dalla misera realtà: Svevo si consola con l’alcol, il gioco e l’avventura, Auguste sogna di diventare prete, Federico si crogiola nelle fantasie adolescenziali, Maria si ottunde con la preghiera, Arturo, mentre si strugge nel tormentato amore per Rosa, sogna di diventare un futuro campione di baseball.
    Il linguaggio di Fante è incisivo, ricco di amara ironia e di doloroso realismo: "Avanzava, scalciando la neve profonda. Era un uomo disgustato. Si chiamava Svevo Bandini ed abitava in quella strada, tre isolati più avanti. Aveva freddo e le scarpe sfondate. Quella mattina le aveva rattoppate con dei pezzi di cartone di una scatola di pasta. Pasta che non era stata pagata. Ci aveva pensato proprio mentre infilava il cartone nelle scarpe."

    ha scritto il 

  • 3

    Buone letture (o quasi) - 10 mag 15

    Non posso non cominciare una nuova trama dedicata John Fante senza prima rivolgere il solito ringraziamento a Luana, che me lo fece conoscere, mi spinse a leggerne ed a cui ripenso ogni volto ho un su ...continua

    Non posso non cominciare una nuova trama dedicata John Fante senza prima rivolgere il solito ringraziamento a Luana, che me lo fece conoscere, mi spinse a leggerne ed a cui ripenso ogni volto ho un suo nuovo libro in mano. Questo è il primo libro pubblicato da Fante (anche se il secondo ad essere stato scritto), scritto sulla soglia dei suoi trent’anni, con tutta la rabbia che poteva avere questo figlio di immigrati verso un mondo in cui non aveva trovato ancora la sua strada. Nasce qui la saga degli immigrati di seconda generazione, quelli cioè nati in America, ma ancora immersi fino al collo nella cultura dei paesi di origine. Ed è anche l’inizio ufficiale della saga di Arturo Bandini, l’alter-ego di Fante del quale continuerà a scrivere in tutte le sue opere, e con tutte le sue problematiche. Prima fra tutte il rapporto con il padre, figura ingombrante e con la quale farà pace solo molti anni dopo. Ma c’è anche il rapporto amore-dispetto verso la madre e la sua accettazione cattolica della vita, il rifiuto della rivolta, la sottomissione. In sottordine, ma solo perché presenti, anche se poi si svilupperanno su due filoni diversi (uno in ascesa l’altro in discesa) il rapporto con le donne e quello con la religione. Qui c’è Arturo quattordicenne, che ad ogni malefatta (reale o ipotetica) corre a confessarsi per redimersi. E se anche rimarrà traccia del cattolicesimo, questa andrà scemando. E c’è Arturo che è innamorato di un’altra immigrata, Rosa, alla quale però non riesce a dichiarare il suo amore. Vedremo che poi, crescendo, altro atteggiamento riuscirà ad avere, ed il rapporto con l’altro sesso crescerà sempre più d’importanza. Comunque, qui comincia l’avventura della famiglia Bandini. Siamo nel freddo Colorado, nell’inverno del 1928. C’è il padre Svevo che vive con forte disagio la sua situazione di muratore sommerso dai debiti e costretto all'inattività a causa del rigido clima invernale. C’è la moglie Maria che sopporta pazientemente i tradimenti e le continue assenze da casa del marito, aggrappandosi tenacemente alla sua fede. Ed i tre figli: Arturo, August e Federico. Svevo si rifugia nell'alcol e nel gioco per dimenticare - anche solo per brevi istanti - la sua vita grama. Il padre è agli occhi del quattordicenne Arturo al tempo stesso una figura da ammirare - per il fatto che non si vuole rassegnare alla condizione di "povero immigrato italiano" - e da temere e odiare, perché fa soffrire la madre. Arturo trova anch'egli un modo per evadere dalla realtà casalinga nel suo amore (non corrisposto) per la compagna di classe Rosa e nella passione per il baseball. Il fulcro della storia si scatena quando Svevo, non trovando modo di sbarcare il lunario, si allontana da casa. E comincerà una storia di sesso e soldi con una vedova del luogo, tornando a casa solo per Natale, dove però i suoi regali vengono rifiutati da Arturo, memore della sofferenza della madre. Belle sono le descrizioni dei luoghi e delle persone. Soprattutto i primi, che riecheggiano quelli vissuti dalla famiglia Fante in prima persona, e che, agli occhi di Svevo ricordano le montagne dell’Abruzzo natio. La storia qui è narrata in terza persona, rispetto alla prima che userà altrove. Ma serve a Fante per poter saltare dalle soggettive di Svevo a quelle di Arturo. Che, nonostante le impennate della sua giovinezza, è anche lui un buono. E cercherà il modo (trovandolo) di riportare a casa il padre, prima che la madre prenda una china di malattia che non sarebbe recuperabile. E quel Bandini del titolo si attaglia e si riferisce ad entrambi. Sia il padre sia il figlio, infatti, attendono con speranza la primavera, uno per tornare a lavorare l'altro per tornare a giocare a baseball, entrambi per lasciarsi alle spalle le difficoltà del quotidiano. Certo, la storia lascia sempre, come in tutte quelle di Fante, un po’ di amaro in bocca per le cose non risolte, per le occasioni mancate (qui, per me, soprattutto, la mancata comprensione tra Arturo e Rosa). Ma è l’amaro di cui è poi fatta la vita. E Fante ne descrive un tratto di strada con la sua capacità ed il suo coinvolgimento, che, a libro chiuso, ci fa subito pensare di leggerne uno nuovo. Peccato che poi, li abbia letti quasi tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    Gracias por la recomendación, Hank

    He llegado a Fante por recomendación de Bukowski. He leído su primera novela y parece que la recomendación no podría ser mas acertada porque me ha encantado como escribe el autor, un estilo sencillo p ...continua

    He llegado a Fante por recomendación de Bukowski. He leído su primera novela y parece que la recomendación no podría ser mas acertada porque me ha encantado como escribe el autor, un estilo sencillo pero con mucha fuerza, como dice Bukowski escribe con el corazón y las entrañas. El argumento es simple, la vida de una familia italoamericana durante algunas semanas del largo invierno. Son muy pobres y lo pasan mal. No sé que tienen las familias italoamericanas que siempre dan mucho juego, sobre todo las madres ¡Mamma mia! Las madres italianas, como son. Arturo Bandini es el hijo mayor, se supone que es un alter ego del propio Fante, con lo que la novela sería en parte autobiográfica. Arturo es un chaval fantasioso, tan pronto ángel como demonio, un personaje muy atractivo. Ya tengo ganas de saber como le van las cosas en Pregúntale al polvo donde ya es adulto y tiene aspiraciones de ser escritor.

    ha scritto il 

  • 4

    Aspetta primavera, Bandini, fa parte di una saga familiare che vede protagonista Arturo Bandini, qui adolescente. Tra scuola, passione per il baseball, la cotta per una compagna di classe, le difficol ...continua

    Aspetta primavera, Bandini, fa parte di una saga familiare che vede protagonista Arturo Bandini, qui adolescente. Tra scuola, passione per il baseball, la cotta per una compagna di classe, le difficoltà sociali (la famiglia è originaria dell'Italia e povera) e quelle tra i suoi genitori (Svevo e Maria), si assiste, attraverso il punto di vista di Arturo, al quotidiano vivere e sperare, attendendo che la buona stagione porti una svolta.

    ha scritto il 

  • 0

    Arturo Bandini: 14 anni, italiano, inguaribile sognatore in lotta costante contro l’ascendenza italiana, causa, a suo parere, di tutti i problemi che lo assillano. Per di più è inverno: essere povero, ...continua

    Arturo Bandini: 14 anni, italiano, inguaribile sognatore in lotta costante contro l’ascendenza italiana, causa, a suo parere, di tutti i problemi che lo assillano. Per di più è inverno: essere povero, italiano, in Colorado durante l’inverno è una delle peggiori iatture che si possano immaginare! Inverno significa freddo, piedi gelati, nessun regalo di Natale, anzi nessuna atmosfera natalizia perché il padre di Arturo, Svevo, odia quella stagione dell’anno anche più del figlio. La neve e il freddo fanno gelare la calce e questo significa niente lavoro, niente soldi, debiti per mangiare e pensiero costantemente rivolto a Helmer, il banchiere, che gli ricorda che la casa dove abitano sua moglie e i suoi tre figli non è sua e forse non lo sarà mai. Svevo d’inverno sfoga la sua frustrazione giocando a poker e ubriacandosi, due attività che gli procurerebbero maggiori soddisfazioni se anche sua moglie, Maria, gli desse motivo di lamentarsi, e invece no! Maria, donna che trova nella fede in Dio un balsamo per tutte le difficoltà da affrontare, lo ama appassionatamente e lo accetta così com'è, innescando maggiormente il senso di colpa di Svevo e rendendolo ancora più scontroso in un circolo vizioso che lo porta spesso ad allontanarsi dalla famiglia.

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    http://www.lastambergadeilettori.com/2014/11/speciale-letteratura-italoamericana_11.html

    ha scritto il 

  • 4

    Bello anche questo libro della saga Bandini. Famiglia povera d'immigrati senza possibilità di riscatto. Solo per il fatto di essere Italiano rubano, come si ripete la storia, come dimentichiamo in fre ...continua

    Bello anche questo libro della saga Bandini. Famiglia povera d'immigrati senza possibilità di riscatto. Solo per il fatto di essere Italiano rubano, come si ripete la storia, come dimentichiamo in fretta.

    ha scritto il 

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