Aspettando Bojangles

Di

Editore: Neri Pozza

3.7
(134)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 141 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8854512435 | Isbn-13: 9788854512436 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Immaginate di essere un bambino e di avere un padre che non chiama mai vostra madre con lo stesso nome. Immaginate poi che a vostra madre quest’abitudine non dispiaccia affatto, poiché tutte le mattine, in cucina, tiene lo sguardo fisso e allegro su vostro padre, col naso dentro la tazza di latte oppure col mento tra le mani, in attesa del verdetto; e poi, felice, si volta verso lo specchio salutando la nuova Renée, o la nuova Joséphine, o la nuova Marylou...Se immaginate tutto questo, potete mettere piede nel fantastico universo familiare descritto dal bambino in queste pagine. Un universo in cui a reggere le sorti di tutto e tutti è Renée, Joséphine, Marylou… la madre. Di lei, suo marito dice che dà del tu alle stelle, ma in realtà dà del voi a tutti, a suo marito, al bambino e alla damigella di Numidia che vive nel loro appartamento, un grosso uccello strambo ed elegante che passeggia oscillando il lungo collo nero, le piume bianche e gli occhi di un rosso violento. Renée, Joséphine, Marylou, o anche, ogni 15 febbraio, Georgette, ama ballare con suo marito sempre e ovunque, di giorno e di notte, da soli e in compagnia degli amici, al suono soprattutto di Mister Bojangles di Nina Simone, una canzone gaia e triste allo stesso tempo. Per il resto del tempo si entusiasma e si estasia per ogni cosa, trovando incredibilmente divertente l’andare avanti del mondo. E non tratta il suo piccolo né da adulto né da bambino, ma come un personaggio da romanzo. Un romanzo che lei ama molto e nel quale s’immerge in ogni momento. Di una sola cosa non vuole sentire parlare: delle tristezze e degli inganni della vita; perciò ripete come un mantra ai suoi: «Quando la realtà è banale e triste, inventatemi una bella storia, voi che sapete mentire così bene».La realtà, però, è a volte molto banale e triste, così scioccamente triste che occorre più di una prodigiosa arte del mentire per continuare a gioire del mondo.Romanzo-rivelazione della recente stagione letteraria francese, accolto da uno strepitoso successo di pubblico e di critica in Francia, Aspettando Bojangles ha segnato il sontuoso esordio di Olivier Bourdeaut, uno scrittore «dalla disperata levità di un Fitzgerald» (Les Inrockuptibles).
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  • 3

    Recentemente ho messo a fuoco una cosa interessante.
    Mi sono accorta che quando provo a fotografare la luna non ci riesco.

    Spiego.
    Ci sono serate, in particolare ultimamente, con il freddo intenso che ...continua

    Recentemente ho messo a fuoco una cosa interessante.
    Mi sono accorta che quando provo a fotografare la luna non ci riesco.

    Spiego.
    Ci sono serate, in particolare ultimamente, con il freddo intenso che fa piazza pulita di fuliggini, nebbie e foschie, in cui alzi lo sguardo, magari guidando per tornare a casa la sera, e ti accorgi che lassù, in cielo, c’è una luna pazzesca.

    Splende sfrontata in tutta la sua placida rotondità (o meno) e ci sono delle volte in cui sembra davvero gigante.
    Al che, ovviamente, estraggo al volo il cellulare e scatto, rischiando anche il tamponamento, se la foto mi pare valga la pena.

    E niente.
    Quando poi arrivo al semaforo rosso e ci guardo: bleah.
    La luna nella foto appare poco più grande di un lampione fuori fuoco e distante anni luce. Una cosa proprio triste, insomma. ‘na schifezza.

    Una di quelle cose che ti impasta la bocca di asciutta delusione.

    Ho chiesto in giro e mi hanno spiegato che è tutta una faccenda di ottica, per cui il nostro cervello prende dei punti di riferimento e, facciamola breve, corregge le proporzioni.
    Così quando guardi in cielo e vedi la luna in realtà quello che vedi non è quello che c'è. Ma quello che il tuo occhio, correggendo le proporzioni, ti mostra.

    Fiigata. Son quelle cose che quando le scopro ci divento matta. Quando vado in pensione mi iscrivo a fisica e mi prendo una seconda laurea.

    Questo libro è così e contemporaneamente parla di questo.

    Mi ci sono adeguatamente persa durante la lettura, come quando ti incanti a guardare la luna lassù, oltre il finestrino dell’auto.
    Ma quando poi ho dovuto provare a dargli un voto, in stelline o decimi, mi sono ritrovata tra le mani poco più di un lampione sfocato.

    E in fondo la storia che racconta è questa.
    Quella della disillusione che la vita ci infila sotto pelle, delle volte, nelle sue strane pieghe ruvide.
    E della correzione che il nostro cervello (o forse il nostro cuore), continuamente opera, nel tentativo di metterci davanti agli occhi cose lucenti ed immense, anche quando sono lontanissime

    ha scritto il 

  • 3

    Sinossi: Immaginate di essere un bambino e di avere un padre che non chiama mai vostra madre con lo stesso nome. Immaginate poi che a vostra madre quest’abitudine non dispiaccia affatto, poiché tutte ...continua

    Sinossi: Immaginate di essere un bambino e di avere un padre che non chiama mai vostra madre con lo stesso nome. Immaginate poi che a vostra madre quest’abitudine non dispiaccia affatto, poiché tutte le mattine, in cucina, tiene lo sguardo fisso e allegro su vostro padre, col naso dentro la tazza di latte oppure col mento tra le mani, in attesa del verdetto; e poi, felice, si volta verso lo specchio salutando la nuova Renée, o la nuova Joséphine, o la nuova Marylou...
    Se immaginate tutto questo, potete mettere piede nel fantastico universo familiare descritto dal bambino in queste pagine. Un universo in cui a reggere le sorti di tutto e tutti è Renée, Joséphine, Marylou… la madre.
    Di lei, suo marito dice che dà del tu alle stelle, ma in realtà dà del voi a tutti, a suo marito, al bambino e alla damigella di Numidia che vive nel loro appartamento, un grosso uccello strambo ed elegante che passeggia oscillando il lungo collo nero, le piume bianche e gli occhi di un rosso violento.
    Renée, Joséphine, Marylou, o anche, ogni 15 febbraio, Georgette, ama ballare con suo marito sempre e ovunque, di giorno e di notte, da soli e in compagnia degli amici, al suono soprattutto di Mister Bojangles di Nina Simone, una canzone gaia e triste allo stesso tempo.
    Per il resto del tempo si entusiasma e si estasia per ogni cosa, trovando incredibilmente divertente l’andare avanti del mondo. E non tratta il suo piccolo né da adulto né da bambino, ma come un personaggio da romanzo. Un romanzo che lei ama molto e nel quale s’immerge in ogni momento.
    Di una sola cosa non vuole sentire parlare: delle tristezze e degli inganni della vita; perciò ripete come un mantra ai suoi: «Quando la realtà è banale e triste, inventatemi una bella storia, voi che sapete mentire così bene».

    Non starò qui a raccontarvi l’evoluzione del libro, anche perché non è un libro che si presta facilmente ad una recensione.
    Possiamo sin da subito dire che l’autore francese, Olivier Bourdeaut, ha esordito nel panorama letterario francese dando prova di originalità uscendo fuori dagli schemi classici della narrazione, e anche del tipo di storia che generalmente viene pubblicato.
    Protagonista è un bambino, figlio di due genitori non proprio ordinari presi da un amore folle, e votati a scardinare ogni convenzione e normalità.
    Il padre di questo bambino, grazie all’aiuto di un senatore si inventa una professione “l’apritore di garage”, e si diverte chiamare la moglie ogni giorno con un nome diverso, quasi a rinnovare quotidianamente l’amore provato per lei.
    L’intensità che aumenta. L’amore che si disvela. Il nome dell’innamorata che muta. Nuovi sentieri d’amore ogni giorno.
    Joséphine, Marylou, Renée, e ogni 15 Febbraio Georgette, si perché l’anniversario degli innamorati in casa Bojangles arriva con un giorno di ritardo.
    Il pregio del libro di Bourdeaut è che oltre a raccontarci le sregolarità di questi due innamorati, e l’immenso amore che questa coppia si dichiara ogni giorno, a scapito – onestamente – anche della vita del bambino, che si trova a vivere due vite parallele: quella che c’è tra le mura di casa, e quella all’opposto fatta di regole proprie della scuola; riesce a raccontarci anche di come questa bolla di perfezione, questa felicità perenne possa andare in frantumi, possa essa minata, esser messa in pericolo, non essere più la stessa, e se la musica prima suonava ripetutamente in segno di un balletto ora diventa un adagio che poco a poco abbrunisce il tutto in segno della pazzia. La pazzia di chi non si sottrae a vivere la vita senza risparmiarsi mai, e ne viene tremendamente travolto.

    ha scritto il 

  • 3

    aspetta e spera [tre stelle molto scarse]

    i francesi hanno avuto andré breton e il surrealismo, e non gli è più passata. il che a dosi omeopatiche avrebbe potuto anche non essere malaccio. salvo che, esaurito il genio vero, la passione per le ...continua

    i francesi hanno avuto andré breton e il surrealismo, e non gli è più passata. il che a dosi omeopatiche avrebbe potuto anche non essere malaccio. salvo che, esaurito il genio vero, la passione per le situazioni oniriche e la follia letteraria si è dovuta via via adattare ai fantastici mondi di amelie e alle odette toulemonde. oppure a storie come questa, dove l'iniziale levità lascia spazio alla malinconia e infine al vero dramma, ma l'effetto rischia comunque di risultare stucchevole come lo zucchero filato. aridatece benjamin malaussène.

    la cosa migliore è la citazione del titolo, da nina simone.
    http://youtu.be/eAW3y5l6Dm4

    ha scritto il 

  • 2

    Perplesso

    Da un lato, apprezzo un po la sana follia della famiglia attorno alla quale ruota tutta la storia. Per contro, il punto di vista del bambino che si trova tra la società "normale" e una famiglia un po ...continua

    Da un lato, apprezzo un po la sana follia della famiglia attorno alla quale ruota tutta la storia. Per contro, il punto di vista del bambino che si trova tra la società "normale" e una famiglia un po sui generis mi lascia perplesso. La storia si fa leggere tutta d'un fiato e scorre senza intoppi.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Sono super convinta che questo libro non poteva avere finale diverso. Nonostante i lacrimoni che mi sono scesi sul treno mentre tornavo a casa dall'università, non c'è finale migliore, maggiormente ad ...continua

    Sono super convinta che questo libro non poteva avere finale diverso. Nonostante i lacrimoni che mi sono scesi sul treno mentre tornavo a casa dall'università, non c'è finale migliore, maggiormente adatto, per coronare questa folle, adorabile, indimenticabile storia.

    ha scritto il 

  • 5

    Semplicemente geniale. Una famiglia originale e variopinta sono il pane quotidiano per un bimbo che cresce "fuori dalle righe". Per lui tutto è vita, colori e sopratutto amore. La prima parte fa più v ...continua

    Semplicemente geniale. Una famiglia originale e variopinta sono il pane quotidiano per un bimbo che cresce "fuori dalle righe". Per lui tutto è vita, colori e sopratutto amore. La prima parte fa più volte sorridere per le situazioni rocambolesche ma proseguendo il riso diventa amaro, perchè dietro al troppo "divertente" si nasconde una grande solitudine (nella parte finale non sono riuscita a trattenere le lacrime per la dolcezza delle descrizioni). Mi ha ricordato lo stile fiabesco di "Il favoloso mondo di Amélie" ma molto più profondo. La scrittura è fresca e geniale. Uno dei libri più belli di questi ultimi anni!

    ha scritto il 

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