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Aspettando l'alba e altri racconti

Di

Editore: Einaudi

4.1
(102)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 144 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806168177 | Isbn-13: 9788806168179 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
I racconti che compongono questo libro hanno una doppia anima: guerra e natura si alternano in un contrappunto che la scrittura di Rigoni sa modulare con verità. Cosí, accanto alla storia di Romedio e della sua mula che salvarono decine di feriti in Russia, o a quella di una bottiglia di grappa nascosta in una trincea da un soldato nel 1917, e ritrovata trent'anni dopo, o ancora a quella di un ritorno, dopo sessant'anni, sul luogo della sofferenza e della morte - il Lager I/B, in Polonia - trasformato in un impossibile paesaggio bucolico, possono trovare posto due piccoli caprioli che si avvicinano alle case in cerca di cibo e di riparo, una lepre inseguita nel bosco, la legna messa da parte per l'inverno o per chi verrà dopo di noi; e poi Ast, un cane speciale, addestrato a una caccia lenta, senile: un cane per chi non sogna piú carnieri abbondanti, "ma un andar lento nel bosco ". Sempre un viaggiare nel tempo, con tenacia: può bastare aprire una vecchia cassettina di noce trovata in soffitta, e leggere le lettere che un ragazzo di vent'anni - il sergente Rigoni - scriveva dal fronte. O sfogliare un atlante, da cui sbalzano "ricordi vivi di noi vagabondi dentro la storia su nevi lontane": e i ricordi che riemergono sono i piú disparati. Molti insostenibili, come quello di un soldato italiano inginocchiato nella neve che grida aiuto invano. Altri quasi lieti: le patate rubate qua e là, per non nuocere a un solo contadino, con un bastone chiodato: "Patate con il chiodo. Specialità della ditta Tardivel e Rigoni". Infine, "ora che il tempo scende al tramonto", vanno salutati gli amici: Primo, Nuto, e poi i poeti segreti. "Anche il mio corpo è stanco, - scrive Rigoni, - questo vecchio corpo che tante vicende ha subito, e nelle ore notturne, in attesa del sonno o dell'alba, il pensiero si sofferma su quel tempo, e ricompaiono volti di amici, episodi, situazioni drammatiche. Non solo sofferenze, anche momenti sereni di giochi infantili, visi ridenti, lettere d'amore, sogni, canti, montagne conquistate".
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  • 3

    Racconti di guerra e di pace

    Raccolta di racconti in due parti. La prima è dedicata ai ricordi di guerra e di prigionia: l’alpino che con la sua mula e una slitta ha salvato molti compagni dalla morte x assideramento, una ...continua

    Raccolta di racconti in due parti. La prima è dedicata ai ricordi di guerra e di prigionia: l’alpino che con la sua mula e una slitta ha salvato molti compagni dalla morte x assideramento, una bottiglia nascosta in una trincea da un fante della guerra ’15-18 e ritrovata dopo 30 anni, il ritorno al lager della prigionia in Polonia dove tutto è cambiato, anche la denominazione dei luoghi, le lettere dal fronte. La seconda parte ritorna ai temi della vita semplice di paese, il bosco e i suoi animali, caprioli e lepri, la storia di un cane da caccia e di un oste poeta. Racconti semplici, quelli di M. Rigoni Stern, frammenti di ricordi di uomo che vive serenamente in comunione con la natura e in essa riesce a sopportare il peso dei ricordi più dolorosi.

    ha scritto il 

  • 3

    Rispetto il vecchio cantore di boschi e di guerra, ma gli stessi temi ripetuti incessantemente dopo un po’ stancano. E come se Rigoni Stern per tutta la vita non abbia voluto vedere altro o ...continua

    Rispetto il vecchio cantore di boschi e di guerra, ma gli stessi temi ripetuti incessantemente dopo un po’ stancano. E come se Rigoni Stern per tutta la vita non abbia voluto vedere altro o scrivere d’altro. Con il rischio di non aver capito, pur nella corretta denuncia degli eccessi, i cambiamenti del suo tempo.

    ha scritto il 

  • 3

    "Ogni luogo della Terra una vicenda. Un fatto che ci lega al passato: la storia letta nelle cose. Qui, poi, dove si sono vissuti tanti dolori e tante fatiche, ogni piega del terreno, ogni sasso, ogni ...continua

    "Ogni luogo della Terra una vicenda. Un fatto che ci lega al passato: la storia letta nelle cose. Qui, poi, dove si sono vissuti tanti dolori e tante fatiche, ogni piega del terreno, ogni sasso, ogni piccola sorgente hanno da raccontarmi qualcosa."(pag.113)

    ha scritto il 

  • 5

    "E' troppo labile la memoria degli uomini, e voglio che mio figlio, mia moglie, mia nuora e anche l'interprete intuiscano quello che abbiamo patito per colpa del fascismo. Voglio lo sappiano i miei ...continua

    "E' troppo labile la memoria degli uomini, e voglio che mio figlio, mia moglie, mia nuora e anche l'interprete intuiscano quello che abbiamo patito per colpa del fascismo. Voglio lo sappiano i miei lettori, anche se sono storie dell'altroieri. Anche se ancora pochi di noi sono testimoni, questo nostro passato non deve restare nell'oblio perché ora i nostri ventri sono sazi e le case calde, perché abbiamo un letto pulito per dormire e i nostri nipoti sorridono compassionevoli se ci vedono raccogliere e portare alla bocca le briciole che rimangono sulla tovaglia o se mettiamo da parte un pezzo di pane rimasto sulla tavola."

    ha scritto il 

  • 3

    Come sempre Rigoni Stern ha la capacità di creare la poesia raccontando anche di cose semplici.
    Onestamente niente di particolare da questo libricino ma la pace e la serenità che si colgono sono ...continua

    Come sempre Rigoni Stern ha la capacità di creare la poesia raccontando anche di cose semplici.
    Onestamente niente di particolare da questo libricino ma la pace e la serenità che si colgono sono impagabili.

    ha scritto il 

  • 5

    "Sentì avvicinarsi un frusciare di sci, un respiro affaticato, poi lo sbattere dei legni per staccare la neve, chiamare il suo nome.
    Riconobbe subito la voce ma non si scostò dal fuoco. Sentì ...continua

    "Sentì avvicinarsi un frusciare di sci, un respiro affaticato, poi lo sbattere dei legni per staccare la neve, chiamare il suo nome.
    Riconobbe subito la voce ma non si scostò dal fuoco. Sentì battere con forza sulla porta e ancora ripetere il suo nome. Si alzò dalla panca, levò il paletto che teneva chiusa la porta, l'aperse e chiese: - Cosa vuoi?
    - Oggi è Natale, - gli rispose l'uomo. - Ho saputo che sei qui. Posso entrare?
    - Meglio di no.
    - Ascoltami, almeno.
    - Vieni avanti.
    L'uomo si pulì dalla neve, si avvicinò al fuoco e disse: - Quando ti abbiamo preso e condannato non ho fatto che eseguire gli ordini. Era quello il mio dovere verso la patria. Non è stata colpa mia.
    Non rispose, non fece nessun gesto. Guardava il fuoco ed era come rivivere tutto. Le donne e i ragazzi uccisi dai soldati tedeschi, i compagni morti di freddo sulle montagne dell'Albania, gli ebrei di Leopoli. Il Lager. Il Lager dov'era morto quel ragazzo di città che era stato preso e condannato assieme a lui: lo avevano spogliato e buttato nudo nella grande fossa oltre i reticolati, dove c'erano jugoslavi, greci, polacchi, russi, italiani. Era stato proprio l'anno prima, di questo tempo, perchè assieme alla fame c'era anche tanto freddo. Forse era Natale, quel giorno di dicembre in cui morì il ragazzo.

    Non ascoltava quello che gli diceva il suo maestro della scuola elementare, che aveva poi ritrovato in divisa della Brigata Nera. L'acqua nel paiolo stava per alzare il bollore; andò a prendere il sale e la farina.
    - Oggi è la Natività del Signore, - riprese il maestro, - ho saputo che eri qui da solo e sono venuto a trovarti. Ti chiedo scusa per quello che ti ho fatto. Ho qui nello zaino un panettone e una bottiglia di spumante.
    Non poteva perdonarlo, no. Non per quanto lo riguardava direttamente, ma per gli altri che non avevano nemmeno più un fuoco da guardare. Si avvicinò alla porta e la spalancò. Là fuori era buio e la neve che mulinava dal cielo veniva a posarsi fin sulla soglia di pietra della vecchia osteria di confine. - Va' via, - gli disse sottovoce."

    "Che bello! Silenzio, niente televisione, poche macchine per le strade, casa tiepida. E' quasi come l'anno che scrissi la Storia di Tönle, quando una grande nevicata fece cadere la linea telefonica e quella elettrica. E in casa ero ben fornito di tutto: libri, legna, farina, patate, crauti, carne, vino...
    Ecco: questo «buiofuori» potrebbe far accendere la «lucedentro». Si può vivere senza tanti artifizi; per anni l'ho provato e con la mente si possono superare e trovare soluzioni che sembrano impossibili. Le più grandi invenzioni dell'uomo sono state il fuoco la zattera e la ruota. Aggiungo anche la stampa. Non certo i telefonini e la televisione.
    Chissà se un blackout sarà capace di far riflettere la gente così dipendente dal «progresso»?
    Il caro, vecchio Ungaretti mi disse un giorno a Venezia: «A tanto progresso materiale il progresso morale non tiene il passo e le distanze si allungano»."

    Rigoni Stern rievoca in un racconto delicatissimo e di una bellezza struggente la sua amicizia con Primo Levi, in occasione della sua morte, e ne ricorda una poesia:
    "L'altra poesia è inserita in una lettera tutta manoscritta, dove tra l'altro dicevi: «So bene che fare poesie non è un mestiere tanto serio, ma mi prendo egualmente la libertà di mandarti questa che s'intitola A Mario e a Nuto: Ho due fratelli con molta vita alle spalle, / Nati all'ombra delle montagne. / Hanno imparato l'indignazione / Nella neve di un paese lontano, / Ed hanno scritto libri non inutili. / Come me, hanno tollerato la vista / Di Medusa, che non li ha impietriti. / Non si sono lasciati impietrire / Dalla lenta nevicata dei giorni.»" (dal racconto "La Medusa non ci ha impietriti")
    Non posso che commentare che questa raccolta rientra nella mia lista di libri non inutili. Levi e Rigoni Stern hanno in comune un'umiltà profondissima, piuttosto rara. Testimoni di eventi impensabili ed agghiaccianti, entrambi si sono dedicati alla scrittura come metodo per esorcizzare i ricordi e insieme come luogo di testimonianza di qualcosa che non può essere ignorato, nè dimenticato. Ognuno ha trovato nell'altro un'anima amica, qualcuno con cui parlare. Entrambi soffrivano della mancanza di empatia di coloro che li aspettavano a casa. Come dice Rigoni Stern: "No, una canzone ritrovata, una casa, un amico, una donna non furono, non saranno mai sufficienti a far ritornare le cose ancora com'erano state." Ma c'è un libro, Se questo è un uomo, indirizzato a:

    Voi che vivete sicuri
    Nelle vostre tiepide case,
    Voi che trovate tornando a sera
    Il cibo caldo e visi amici:
    [...]

    "Se questo è un uomo fu per Primo Levi una necessità morale, per noi suoi contemporanei è un dovere leggerlo. Ma, anche, è da far leggere alle nuove generazioni perchè libro di vigilanza, di scotimento."

    Mario Rigoni Stern è uno scrittore superbo non solo per le tematiche affrontate ma anche per il suo stile di scrittura. Fra tutte le caratteristiche che lo definiscono, una spicca senz'ombra di dubbio (almeno per me): la concisione. Senza dubbio esistono vari tipi di concisione ma quella che io amo e ritrovo nella sua produzione si concretizza in quel tipo di scrittura pregna di significati che gli permette di concentrare in un racconto di due pagine una tal ordinata massa di emozioni e spunti da - letteralmente - costringere il lettore a fermarsi ad ogni paragrafo e a rileggere il tutto più volte. Ogni parola sembra essere stata scelta e posizionata dopo ore di attenta riflessione, le frasi scorrono armoniosamente e il messaggio raggiunge il lettore con inconsueta trasparenza.

    ha scritto il